#BodyLiberationFront: le mie tette

Lei scrive:

Eretica adorata,

il tuo (il nostro) #bodyliberationfront mi ha stimolato parecchie riflessioni. E questa che riguarda le mie tette voglio condividerla con te e con la community di Abbatto i Muri.

Se la storia di pubblicare le foto delle parti del nostro corpo che ci imbarazzano, non ci piacciono eccetera, fosse venuta fuori negli anni della mia adolescenza, ti avrei con tutta probabilità inviato una foto delle mie tette. E qualche stronz* avrebbe commentato con un “esibizionista”. Senza capire. Senza sapere. Allora ci ho pensato. E ho pensato che è importante che io ne scriva, come posso, come so.

Brevemente (dico sempre così, ci provo, giuro): sono stata la classica tomboy fino ai tredici anni. Solo che allora la parola non era in uso. Oggi guardo le mie foto e vedo un bel bambino. Ossuta, lentiggini, capelli cortissimi. Di me si diceva maschiaccio, maschio mancato, eccetera. Poi. Poi il mio corpo magro ha preso a cambiare profondamente. E come da tradizione di famiglia il mio seno ha preteso sempre più spazio. Tette. Tette ovunque. Non avevo altre scarpe che quelle da ginnastica, truccarmi era fuori questione e i miei capelli lunghi li legavo sempre, sempre, come fosse una delle tante parti femminili di me che avrei voluto veder scomparire. E queste tette qua, che presto arrivarono a una quarta, io le nascondevo sotto felpe extralarge. Maglioni enormi. Si vedevano lo stesso, ma un po’ meno. E lo stesso le trovavo insopportabili.

Io (ahimé, certe cose sulla mia sessualità le avrei messe a fuoco con fatica e dopo anni) che invece avrei voluto esibire un petto con appena due punte di seno, come certe modelle androgine col ciuffo, la canotta sul corpo magro e magari anche con su le bretelle (sono stata teenager negli anni ottanta), mi ritrovavo con ‘ste due bombe che i miei compagni di scuola guardavano estasiati. Io che li fulminavo con lo sguardo. Imbarazzata. Per niente lusingata. Rabbiosa a volte. Non le volevo. Io sentivo di essere diversa. Non capivo come, ma quelle bocce là erano totalmente incongruenti con l’immagine di me che avevo in testa. E’ durata anni, questa cosa qua. Anni.

Ora sono grande. E col mio corpo ho fatto pace da tempo. Non senza fatica. Tanta. Ho fatto pace con tutto. Le mie tette mi piacciono. Nonostante l’età che avanza sono ancora sode, piene, direi addirittura belle. Ma ora viene la parte più imbarazzante da raccontare. Si. Perché potrei mostrarvele in foto senza alcun imbarazzo. Ma questa cosa che segue invece è dura da dire. Ed è la ragione ultima di tutto questo sproloquiare.

I miei capezzoli sono davvero poco sensibili. La maggior parte del piacere che ne ricavo è un piacere riflesso. Mi piace guardare mentre chi ho accanto ne gode come di un regalo speciale. Sono belli, i miei capezzoli. Hanno erezioni magnifiche. Li vedo, sapete? Ma lo scrivo distaccata. Come di una cosa preziosa che hai in casa da sempre e manco ci fai più caso e sorridi quando qualcuno ne apprezza le forme, con sorpresa, piacere, commozione. Ne ho succhiati, mordicchiati, amati, di capezzoli (femminili, molto più raramente maschili) e sono rimasta incantata dalle reazioni, dall’eccitazione, dal senso di profondo turbamento che questa parte del corpo può donare (tra le zone erogene forse la più delicata). Ho invidiato le mie partner e il loro godere della mia lingua, dei miei baci, dei giochi con le dita. A me non fa questo effetto. Io non sono abbastanza sensibile. Lo dico ridendo, durante l’amore, ancora oggi. Con nessun imbarazzo particolare. Ne prendo atto e lo racconto come parte delle informazioni utili a guidare l’altr* al mio piacere. Ma solo e proprio grazie al tuo (nostro) #bodyliberationfront oggi mi pare di aver capito ci sia un nesso. Tra quel rifiuto di tanti anni fa e la mia scarsa sensibilità. Forse un nesso c’è.

Lo so, lo immagino, che ci sia una spiegazione scientifica e stop. Ma il nostro corpo è anche un mistero, non solo cellule, tessuti, sangue, muscoli, ossa, umori, terminazioni nervose. E chissà, mi chiedo, se avessi vissuto diversamente la mia adolescenza, con la mia omosessualità come una scoperta serena, non il trauma che è stato, chissà se tutto questo sarebbe stato lo stesso.

Non importa. Ma grazie per aver mosso tale riflessione e grazie per l’enorme lavoro culturale che fai (che facciamo) intorno al tema del corpo. Grazie per l’ascolto. Grazie per l’opportunità di espressione che mi offri, che offri a tutt* noi. Questo è il femminismo che mi piace. E non smettere mai di essere chi sei. Grazie. Grazie. Grazie.

A.

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Comments

  1. Cara A., non so se sarebbe stato diverso, tutto può essere, ma per confronto ti dico che io ho amato le mie tette, mi piacevano per forma, morbidezza, misura, mi eccitava vedere i partners perdersi in loro, farci mille giochi erotici, elogiarle, apprezzarle, dedicarci buona parte dei preliminari, senza trarne particolare godimento, e, come te, ho invidiato quelle che con un morso sul capezzolo raggiungevano l’orgasmo… a me invece, se i partner presi dall’entusiasmo, non mi facevano male giocandoci, era già un traguardo. Oggi le mie tette non mi piacciono più, da un annetto ormai, non le ammiro allo specchio, se le accarezzo è solo con rimpianto. . Eppure due settimane fa, sorprendentemente, hanno preso a funzionare, di colpo, regalandomi quelle sensazioni che non conoscevo e che mi sono piaciute parecchio… ora con le mie brutte tette recupero il tempo perduto, godendo come una matta. Mai dire mai, magari succede. Un abbraccio.

  2. a me il mio corpo non è mai piaciuto particolarmente nè ha mai fatto particolarmente schifo ma anche a me i capezzoli dicono solo che al mio partner piacciono…dopodichè nessuna sensazione particolare…ehm sono maschietto ma credo sia un discorso che non interessa un solo genere sessuale.

  3. Io ho sempre avuto un buon rapporto con le mie tette (quasi una quarta) e nessuna particolare sensibilità sui capezzoli, oserei dire che siano meno sensibili del tallone del piede, tant’è che alle persone giuste mi piace chiedere manipolazioni un po’ pesanti e la gioia si raggiunge lo stesso 😀 Magari nel tuo caso c’è un nesso o magari no, come nel mio

  4. Anche secondo me può esserci nesso. Nel mio caso la parte del corpo che non accetto sono le gambe e il culo(ne) e ancora lavoro per riappropriarmene. Funziona, ma è un lavoro lento.

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