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#BodyLiberationFront: le misuratrici delle imperfezioni altrui!

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Sono talmente arrabbiata da battere la tastiera così forte che a momenti vengono via i tasti. Voi non avete capito. Meglio: non riuscite a uscire fuori dalla logica normativa che vi impone non solo quel che è un modello estetico perfetto ma anche quali sono gli inestetismi oggettivamente giudicabili in quanto tali.

L’iniziativa che invita a liberare i corpi, o quella parte del vostro corpo che non vi piace, non ha assolutamente nulla di normativo e non vuole restringere il campo all’inestetismo che viene definito dalla casa farmaceutica o dall’industria cosmetica tal dei tali. Ci sono milioni di modi di sentirsi imperfette o di voler mostrare quel che per altre persone è imperfetto e in realtà è qualcosa che mostri con orgoglio.

Le donne che hanno inviato una foto, svelano mille storie dietro ogni cicatrice mostrata, ogni smagliatura, ogni minuscolo segno di cellulite che per loro ha un preciso significato e se anche mostrano un culo che secondo il vostro cazzo di parere è perfetto non siete stati chiamati a fare parte di una giuria per dare un punteggio a chi si avvicina di più al grado di imperfezione che voi siete in grado di vedere.

Non c’è nulla di più complicato che guardarsi allo specchio, e accettarsi, e immaginare difetti dove tu invece non ne vedi, perché si tratta di cose soggettive, è come la vivi tu che ci interessa e non come la vedono altre persone. E proprio per sottrarci allo sguardo giudicante altrui nasce questa iniziativa che è liberatoria perché urla al mondo che qualunque sia quello che hai passato o stai ancora passando te ne fotti di quel che dicono gli altri e le altre.

E invece voi, si, voi, uomini che non sanno tacere di quel che stimola un’erezione o di quel che non vi piace, come se ce ne fottesse qualcosa della vostra cazzo di opinione, e voi, si, voi, donne che vi nascondete dietro un dito e potete insultarmi quanto vi pare ma quando lei, lei e lei, mi affidano un pezzo della propria fragilità io le difendo con un tale livello di convinzione tale che potrebbe essere scambiato per ferocia. E forse è vero, sono feroce con chi spara idiozie a raffica e non si pone neppure il dubbio di dover stare in silenzio ad ascoltare, perché di fatto, quello che state vedendo, è un corteo di storie infinite e meravigliose fatte di coraggio, forza, riscatto, riappropriazione di se, e a chi vede sfilare un un corteo non è richiesto che voi tiriate su la vostra maledetta palettina per dare un punteggio alle partecipanti.

Dunque prendete le vostre bacchette, i vostri giudizi, le mille stronzate che avete scritto per rimproverare chi secondo voi non avrebbe difetti “veri”, perché abbiamo capito che c’è chi ce lì ha veramente veri e chi ce li ha falsi – giusto per restare imprigionate entro quello stesso schema che vi insulta con milioni di stereotipi sessisti al giorno -, allora prendete i vostri giudizi, e le motivazioni più disparate per cui vi pare più semplice prendervela con altre, e mandate una vostra foto, se volete partecipare. Diversamente addio. Abbiate rispetto di chi ha scelto di sovraesporsi e che al contrario di voi ha partecipato con la propria storia, e ha scoperto in quella dell’altra una storia simile, così a fare questo corteo di insicurezze e bassa autostima o ritrovata autostima, di vergogna e colpa, che la società ti infligge, sono due, poi tre, poi quattro, poi tantissime.

Abbiate rispetto, voi, le donne, che pensano di essere tanto gentili e poi sono anche più feroci dei maschilisti, per ogni volta che danno dell’esibizionista a chi si mostra senza chiedere il loro permesso. Per ogni volta che in fondo danno della zoccola a quella che “appare”, mentre le matrone in velo nero vorrebbero tenerle sigillate in una torre. Per ogni volta che non riuscite a fare a meno di esprimere un mediocre atteggiamento da comari. E non venite a dirmi che quel che scrivo vi ferisce perché le ferite che avete inferto voi sono molto gravi. Si tratta di legittima difesa, perciò smettete.

Se, in conclusione, non vi interessa partecipare, non sarò clemente. Perché con il vostro modo di fare avete inibito alcune donne che non vogliono mandare la foto perché temono di essere giudicate. A loro dico di non farsi intimidire a a voi di complimentarvi con voi stesse per l’indegno risultato.

Insomma, volete che vi ascolti? Mostrate il vostro punto debole. Altrimenti ciao. Definitivamente.

Ps. per chi ancora non coglie il senso dell’iniziativa: “l’iniziativa mette in discussione l’idea di perfezione e imperfezione. i confini che sono stati segnati in senso stereotipato e invita tutt* a raccontare in una foto la propria storia. quello che hai fatto fatica ad accettare. quello che ti costa tanto perché non riesci a conviverci. quello che rivendichi con orgoglio perché segna una tua vittoria sulla vita, sul dolore o su quel che ti pare. a me non pare difficile da capire. lo capisci via via che arrivano e posto le foto perché è importante chiedersi dov’è la storia di un culo prima di esercitarsi a vederne la perfezione o l’imperfezione.

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Comments

  1. “giusto per restare imprigionate entro quello stesso schema che vi insulta con milioni di stereotipi sessisti al giorno”: la mia impressione è che, ahimè, la norma e gli stereotipi sessisti vengono confermati ogni volta che sorgono queste campagne (alcune prezzolate come Real Beauty di Dove) fatte apposta per “decostruirla”. Per me questi corpi è come se gridassero “dimmi che sono normale”, vanificando nell’atto stesso ogni pretesa di normalità, perché assumono come normativi gli standard che pretendono di smentire. Tuttavia, vedo che ci sono donne che nella pubblicazione di queste foto trovano una specie di riscatto dalle loro lotte per adeguarsi a tali standard, e spero che almeno tutto questo sia utile a loro. Lo spero sempre. PS: Questo ribadire che le donne sono più spietate degli uomini, in certe occasioni, non dovrebbe più essere a mio avviso motivo di sorpresa. Purtroppo funziona in tutti gli ambiti, dal colonialismo alla lotta di classe: le vittime dell’oppressione sono trasformate nelle sue vestali finché non si ribellano.

  2. W gli esibizionismi di culi di tutte le forme e dimensioni!

  3. E’ indubbio che l’occhio si ferma su questo bel culo, ma……poi guarda quel fuck you e d’incanto smette di sognare…ahahah.
    Bel post se non fosse, a mio parere, uno strale verso i deboli maschietti.
    Breava. 🙂

  4. Se pensi che vada in giro a mandare le mie foto con il mio sedere con la cellulite, stai fresca: prima di tutto non piace a me. Quando piacerà all’unica persona degna di nota, cioè IO, allora forse mi potrò anche esporre. Altrimenti, ciao iniziativa!

  5. Ipotizzo che quando una scrive indignata “ma quel culo è perfetto” intenda dire qualcosa del tipo “se il mio culo non fosse parecchio più distante dai canoni dominanti allora sì che potrei forse avere il coraggio di mostrarlo”. Che significa: questa iniziativa è un fallimento. Sinceramente non vedo come potrebbe non esserlo. Non è che basti un invito ad abbandonare il timore del giudizio per cancellare il timore del giudizio; soprattutto considerato che sul giudizio altrui non si ha controllo, il che è l’argomento di questo post.

    • io non credo sia così. perché in tantissime dicono che questa iniziativa a loro serve. abbiamo comunque elaborato una maniera più efficace per comunicare in questa iniziativa

Trackbacks

  1. […] ha ispirato, per raccontare la storia della mia foto, quella che ho mandato per questa causa. Qui e qui potete leggere i motivi dell’iniziativa e le conseguenze suscitate. Nella pagina facebook potete […]

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