La donna a cui piace essere palpata sui mezzi pubblici

Introduco brevemente questa storia perché vorrei spiegare che non è assolutamente un’istigazione alla violenza e non intende essere neppure una difesa di chi molesta o stupra le donne. Per mio conto non condivido quello che lei ha scritto perché a me la palpata dà molto fastidio e in genere ho risposto con metodi di autodifesa. Figuriamoci quanto può darmi fastidio il fatto di poter essere sovradeterminata da chi non si interessa ai miei desideri e al mio piacere. Uno stupro è oggettivamente un crimine e credo che chi scrive condivida dei desideri che sono suoi e che non mi stupisce possa essere manifestati.

Quel che vorrei dirle è comunque il fatto che le sue fantasie si realizzano come fosse un gioco di ruolo di una coppia mentre lei lascia che gli stessi palpatori diventino oggetto delle sue avance, ma tutto ciò non vuol dire che il concetto di “violenza” sia di per se discutibile. Si intende per violenza la coercizione, ovvero quel che succede quando tu dici di no. Uno stupratore non “cade in tentazione”, perché questo stesso concetto è usato dagli stupratori per dire che è lei che se l’è cercata e che ha provocato. La violenza avviene perciò quando non gli importa di quel che desideri. Se a te piace quello che lui fa va da se che non è violenza. E non si tratta di violenza percepita o meno ma si tratta proprio della differenza abissale che intercorre tra una cosa consensuale, o che intimamente soddisfa proprie fantasie, e una cosa che non è assolutamente non consensuale.

A lei dico che non la giudico. Ditele voi.

Così scrive:

“Ciao Eretica, ti leggo da un po’ di tempo, e vorrei raccontarti una cosa che ho avuto il coraggio di raccontare solo a mio cugino, per il rapporto di fiducia che ci lega da anni, e perchè siamo mentalmente uguali.

Quando avevo 18 anni sono stata “molestata” se di molestia si può parlare.
Si tecnicamente e legalmente è una molestia, un abuso.
Avevo 18 anni e sono stata palpeggiata mentre viaggiavo sui mezzi pubblici, una di quelle toccate fulmiee, repentine, insomma, la pacca sul didietro.

Il problema è che non solo non mi ha dato fastidio, ma mi ha fatto piacere, e l’esperienza si è ripetuta negli anni. Immagina cosa può passare per la testa di una ragazza di 18 anni ancora insicura. “Sono malata?” mi facevo tante domande simili, compresa quella di rivolgermi ad uno psichiatra. Ora sono io a provocare gli uomini affinchè mi tocchino, non importa siano belli, brutti grandi o piccoli.

L’unica volta che ho provato fastidio è stata quando mi ha toccata una donna, ma comque non l’ho percepita come una violenza e non certo avrei denunciato la ragazza, al massimo avrei potuto rimproverarla o prenderla a schiaffi.
Ma non è questo il punto.

Da un po’ di tempo mi chiedo se il concetto di violenza sia unico, uguale e immutabile, o se sia relativo, soggettivo, e da qui mi son fatta anche domande sul concetto di violenti. Sono consapevole che ognuno di noi è diverso, e ciò che io non considero violenza per altre donne è un vero e proprio trauma,
ma a questo punto è chiaro che crollanno tante convinzioni, tante sicurezze che dovrebbero essere sempre con noi, per aiutarci a vivere meglio, forse.

Allora esaminiamo il mio caso:
io che mi faccio toccare sono una malata, una puttana, da portare al “manicomio”, e gli uomini che mi toccano sono dei mostri da spedire alle patrie galere. Ma è davvero così?
Paragonare una donna che prova piacere ad una zoccola pazza, e gli uomini che “cadono in tentazione” a degli stupratori della peggior specie?

Sei libera anche di pubblicarla la mia storia, mi piacerebbe il tuo parere e quello della community.

Ti auguro tante belle cose.”

Update: la donna che ha inviato il messaggio che leggete sopra ci tiene a fare una ulteriore precisazione che pubblico. Eccola:

“Intanto ti ringrazio per aver pubblicato, ma credo che occorrano delle precisazioni al fine di non essere fraintesa.
Non ti nascondo che mentre ti scrivevo mi sentivo imbarazzata come se stessi parlando davanti a una platea.
Ovviamente se vuoi puoi pubblicare.

Non è assolutamente mia intenzione dire che la violenza non esiste, o addirittura volerla istigare, oltretutto io non ho assolutamente parlato di stupri, un reato odioso che condanno.
Rispetto la tua opinione contraria alla mia, non ti ho certo scritto per essere compresa o incoraggiata, ma forse l’ho fatto per difendere la mia scelta, per sconfiggere un  preguidizio, perchè oggi sono una persona adulta, e mi sto convincendo sempre più che non faccio nulla di male e non ho nulla di sbagliato.

Conduco una vita normale, mi relaziono con gli altri, lavoro, ho amici e il fidanzato.
Queste cose le faccio quando sono single, e anche sporadicamente.
Se le facessi ogni giorno compulsivamente, allora forse si che sarei una “maniaca”.

Io vorrei semplicemente far capire che una donna che ama cose simili, e ti garantisco che non sono l’unica al mondo, non deve essere considerata una “brutta persona”, come gli uomini che palpeggiano, non devono essere per forza dei potenziali stupratori o maniaci.

Ti spiego meglio perchè non la percepisco come violenza e perchè mi piace.
A meno che la pacca non si trasformi in atti masturbatori, o sia fatta a bambini, io fondamentalmente la percepisco come una carezza, non certo innocente, ma sempre una carezza,
un uomo che mi trova bella, il sentirmi desiderata mi fa provare sensazioni uniche.

Ogni donna è diversa dall’altra sotto ogni aspetto, e sono stufa quando vogliono mettermi sullo stesso piano di altre, negando la mia individualità, come se fossimo un’unica cosa.
Ti da fastidio essere palpeggiata, allora devi denunciarlo, ma non obbligare me a farlo.

Mi hanno accarezzato le cosce, si sono poggiati dietro di me, e io non ce la facevo a staccarmi.
Crocifiggetemi se volete, ma non vedo perchè io debba rinunciare a questo piacere, fa parte della mia libertà.
So che tra uomini e donne esistono i maniaci,  i malati mentali i  pedofili e gli stupratori, e ti garantisco che so riconoscerli.

Ti dico anche un’altra cosa.
Si viene a creare una sorta di meccanismo, non so come spiegartelo, si comunica con gli sguardi e le movenze,
loro si avvicinano dapprima discretamente come se volessero “tastare il terreno”, perchè sanno il rischio che corrono,
personalmente non mi è mai capitata la pacca a sorpresa escludendo la prima, che è accaduto molto tempo fa,
quando era tollerato, considerato quasi normale, e quando una eventuale denuncia serviva poco, anzi a nulla.
E ben venga che oggi le donne, magari un giorno anche io, possano denunciare qualsiasi atto che le crei danno, dal più lieve al più orrendo.

Spero che questa mia testimonianza possa far capire che noi donne non siamo robot, non siamo perfette, nè cretine, siamo esseri umani come  i maschi, e spero sopratutto che si cominci a classificare meglio il concetto e il grado di violenza, a prescindere dai miei gusti,  dalle mie perversioni se cosi volete chiamarle.
Una persona che ti palpa il sedere, uomo o donna che sia, sbaglia, commette un reato,  e deve assumersene la responsabilità, ma non è un mostro, come non lo è una persona che si lascia toccare.
Riserviamo questi epiteti ai veri mostri, per favore.”

Comments

  1. Io la penso come te: il confine è il consenso. Un no se ignorato diventa prevaricazione e quindi violenza. In questo caso è ovvio che lei accetti, anzi probabilmente crea e provoca le occasioni per cui se a lei piace non vedo alcun problema.L’unico pericolo è che qualcuno non si limiti al suo gioco ma prenda la cosa come un invito a fare i propri comodi anche dopo ed in quel caso siamo di nuovo di fronte al bivio in cui chiunque non si fermasse dopo un no farebbe violenza.
    Detto ciò, dato che è un qualcosa che non ho mai fatto penso che, in una situazione del genere lascerei basita la ragazza e a quel punto forse sarebbe lei che penserebbe male di me!

  2. il concetto di violenza varia nel tempo, e a seconda delle culture. Ma in ogni cultura c’è un accordo di massima su cosa è violenza e cosa no, poi ci sono casi limite. In questo caso la palpata sui mezzi pubblici è una molestia. Se a te piace nessun problema, ma chi palpa è un molestatore,non perché gli viene la voglia, ma perché la realizza, sapendo che non si fa.

  3. Io non capirò mai perché vi divertite a prendere per il culo le sventurate lettrici che si avventurano in abbattoimuri. Ce l avete a morte con le femministe? Bhe che dire? Io sono femminista e mi da i nervi vedere che una delle poche voci di genere e che pretende di diffondere il “tutte contro tutte” ha risonanza tra le giovani e meno giovani. Questa continua competizione e contrapposizione insensata e senza fondamenta e’ sconfortante. Il femminismo ahimè ha in parte fallito, sicuramente sul piano solidale e della cooperazione / riconoscimento tra le femministe donne e lesbiche. Spero ci sia un’ inversione e che si possa presto dire qualcosa di più sensato tra noi…femministe.

    • cara, non ho capito cosa c’entra questo tuo commento con il testo che hai letto.
      io sono femminista, perciò come potrei avercela con le femministe? si tratta di ascoltare storia che non posso censurare solo perché non mi piacciono. è una donna anche lei e non la pensa come te o me o non so. vuoi per questo che io la consideri una nemica? è questo semmai, del femminismo, che personalmente non mi piace. questa pretesa di esigere un pensiero unico che sia valido per tutte. siamo tante, diverse, e ci deve essere ascolto per tutte.

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