Annunci

La solitudine della vagina

8

Prima dell’uomo con cui vivo adesso stavo con un ragazzo bellissimo, intelligente, fantastico a letto. Non avrei mai voluto che finisse, invece un giorno mi si presenta e dice che non è innamorato di me. Dice che gli piaccio, sta bene con me, ma non mi ama. Un sabato sera che eravamo andati al solito posto con gli amici lo avevo visto parlare con una tipa. Ridevano, erano vicini, sentivo che non era una semplice chiacchierata tra conoscenti. Erano preliminari e avevo pienamente ragione a pensarlo.

Mi dice che non mi ama, non mi ha mai promesso niente, non vuole ferirmi, ma vuole essere onesto fino in fondo e dice che vuole vedersi con quell’altra. Gli dico che non può flirtare con l’altra e poi venire a letto con me la sera. Ero profondamente ferita, avrei detto o fatto di tutto, in quel momento, per tenermelo vicino. Invece ho fatto quello che faccio sempre: se qualcuno mi ferisce lo butto fuori dalla mia vita, senza strascichi di alcun tipo. Gli do tempo fino al giorno dopo per traslocare e chiamo la mia amica per dirle che sto malissimo e voglio che dorma con me.

Lei arriva e ne arriva anche un’altra, e poi un amico e un altro ancora, e in poco tempo la casa si riempie ma nessuno è in grado di consolarmi per quel lutto. Quel ragazzo, con quel sorriso meraviglioso, una mente geniale, gli occhi puliti e un’empatia fuori dal comune se n’era andato. Aveva scelto un’altra e aveva lasciato me. Per molto tempo finsi di aver superato la cosa. Di fatto frequentavamo gli stessi posti e gli stessi amici e io non volevo che ci si perdesse in divisioni e schieramenti. Perciò dovevo fare finta di niente. Lui arrivava assieme a lei e mi sorrideva, mi guardava da lontano se ballavo con un altro, capivo che gli interessava. Lei faceva la simpatica, mi diceva cose, era gentile, la odiavo e se avessi saputo come fare le avrei cavato gli occhi.

Un giorno lui mi chiama e dice che non le importa del rispetto di alcune regole ma lui vuole quello che c’era prima. Vuole anche me. Dice che vuole vedermi, non sempre, ma vuole fare l’amore con me, ricondividere momenti di complicità. Io piango, gli dico che la cosa più brutta è il fatto che l’ho perso. Ho perso la sua amicizia, quello che c’era tra noi, le cose fatte insieme, i progetti in comune. Fino a quel momento era stato il mio più caro amico. Non voleva vedermi soffrire e arrivò subito a casa mia. Mi abbracciò, pianse con me, mi chiese scusa, e facemmo l’amore, per l’ultima volta, e fu intenso, piacevole, doloroso, perché sapevo che non avrei più potuto amarlo, accarezzarlo, baciarlo. Mi dice che non dobbiamo per forza dirci addio e io gli dico che non ce la faccio. Pensavo di non essere gelosa e invece mi rende furiosa il fatto di condividerlo con quell’altra. Non ce la faccio. Mi fa soffrire troppo, tu devi scegliere. Scelse lei. E io continuai a soffrire.

Dopo quella storia ho deciso di non stare più con persone delle quali sono innamorata. Devono amarmi tanto ma io non devo lasciarmi prendere eccessivamente. Meglio tenere le distanze, o lasciarli prima che lascino me. Per non morire di dolore, perché il dolore è troppo e non riesco a contenerlo. Mi fa perdere il gusto di mangiare, non riesco più a concentrarmi sulle cose, vorrei poter dimenticare o non averlo mai conosciuto, ma con quel dolore devo convivere e lo porterò con me per tanto tempo. Perciò il mio partner successivo è stato un uomo che mi dispiaceva per una serie di ragioni. Non mi piacevano i suoi baci, o essere penetrata da lui. La mia vagina rispondeva male. Di solito era accogliente ma in questo caso si chiudeva e non riusciva a ospitare quel pene senza provare fastidio o dolore. Me la cavavo con rapporti orali e masturbazione reciproca. D’altronde lui mi amava e io invece no e potevo chiedergli di tutto e rimproverarlo, addirittura, se non faceva quello che chiedevo.

È durata tanto. Troppo. Mi sono nascosta dietro quel rapporto per anni e dicevo a me stessa che un giorno avrei provato di nuovo quello che provavo negli anni precedenti. Come e con chi, non avevo modo di prevederlo. Ma ero sicura che qualcosa sarebbe cambiata. Ho infranto la regola della distanza solo quando lui aveva disperatamente bisogno di me. Gli volevo molto bene. Se gli riservavo delle attenzioni non era una finzione. Non lo amavo ma tenevo a lui più che a chiunque altro al mondo.

Un giorno incontrammo il mio ex sotto braccio con la tizia che lo aveva portato via da me. Si presenta al mio nuovo compagno, mi annuncia imminenti nozze. Lei è incinta e vogliono quel figlio. Mi ferisce di nuovo, mille volte, perché anch’io rimasi incinta, per sbaglio, e lui non espresse la minima voglia di avere un figlio da me. Voleva quell’altro ma quello che avrei potuto far nascere io invece no. Decidemmo insieme per l’aborto e da allora passò del tempo, lui rimase vicino a me fintanto che non disse che non mi amava e il resto è storia.

Quello che ho vissuto negli ultimi anni è stata una menzogna. Un uomo che ha rappresentato il mio rifugio, e lì ho trovato riparo, per non affrontare le mie paure e risolverle, per non soffrire ancora. Com’è possibile, mi chiedevo, che una donna come me, così indipendente, con un buon lavoro, un tetto, affetti in quantità, la capacità di fare sentire le persone che mi stanno accanto molto amate, non riesce ad affrontare la questione per risolverla. Non ne avevo il coraggio. Ero davvero priva di risorse ed energie. Così progettai, romanticamente, il mio suicidio. Finsi di avere problemi di sonno. Il mio medico si fidava di me e non pensava fossi una persona così fragile. La mia fragilità era nascosta a tutti. Io ero forte agli occhi degli altri e debolissima interiormente. Presi le pillole e non lascia traccia, biglietto, nulla. Sono stata malissimo per giorni, in quell’ospedale, nel reparto di psichiatria, con gente che arrivava e mi sedava. Pensavano che il mio problema fosse una depressione. Invece era l’incapacità di affrontare me stessa e andarmene per lasciare l’uomo che non amavo, ricominciare da sola, con le mie forze. Feci un patto con il mio compagno. Non avrebbe dovuto informare nessuno. Non volevo che lo sapesse lui, il mio amore antico.

Lasciai il mio compagno dopo un mese. Vivo in una stanza in un appartamento condiviso tra cinque donne, studentesse o lavoratrici. Non avevo voglia di stare da sola. Volevo avere attorno rumori, cene in comune, file davanti al bagno. Avevo chiaro in mente quel che volevo. Potrà sembrarvi stupido, forse riderete di me, perché una donna adulta, indipendente, una femminista, politicizzata, non può sperare di incontrare ancora una persona con la quale perdersi, carne nella carne, per dormire insieme, sazi di piacere, con un’intesa formidabile e una intelligenza che riesca a stare al passo con la mia. Una mente agile, una sensualità visibile, una pelle sensibile e una sua morale, indipendente. Non mi sarei più accontentata né nascosta. Non avrei più ferito qualcuno dietro al quale rifugiarmi per paura di affrontare il mondo. Voglio quello che avevo prima e ancora oggi, a volte, penso che voglio proprio lui, ma lui non c’è, perciò dovrò inventarmi altro. Altro, per non restare sola, con la pelle arida e il letto freddo e vuoto. Perché la mia vagina non sia sola. È sbagliato, per una come me, provare queste cose? Mi è permesso essere così fragile? Perché ho incontrato donne che mi hanno inibita, capivo che con loro non avrei potuto dire nulla. Donne che ridevano di certe cose e poi chissà se intimamente provavano dolore così come lo provavo io. Mi sono detta che il dolore e il lutto per una separazione è diventato un tabù. Allora lo infrango, e mi racconto. E ora insultatemi pure. A ciascuno il suo.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Leggi anche:

Stare con chi non ti piace, per paura della solitudine

Annunci

Comments

  1. I.Get.Out. says:

    Cara, sei coraggiosa. Il lutto è devastante, non sei più debole degli altri. E’ solo che è un tabu’. Ci vogliono anche anni a elaborare un lutto ma alla gente piace dire “insomma? quando vai avanti?”. Ma quando capita a loro sono deboli come te, a meno che non abbiano certe difese intorno al cuore che non tutti sono capaci di avere, e per fortuna, dico io. Il lutto è un tabu’ perche’ – facci caso- , tutte le vulnerabilità socialmente lo sono. Le nostre nevrosi, le malattie…La società scambia la vulnerabilità per debolezza, ma la vera forza è non aver paura della propria vulnerabilità. La debolezza è un’altra cosa: è la codardia, l’ignoranza, la malignità. Capisco anche che per sentirci emancipate a volte ci convincono che non dobbiamo essere vulnerabili. Ma tutti gli esseri umani lo sono, uomini e donne. Solo che secondo alcuni non sta bene mostrarlo. Sei anche coraggiosa perché hai deciso di affrontare te stessa e di non nasconderti più dietro un altro, dando anche a lui la possibilità di trovare un affetto reciproco. Solo un appunto: quest’uomo che rimpiangi tanto…Sei sicura di non averlo idealizzato? In fondo, per quanto amasse la compagna, non ha esitato a tradirla e a chiesto del sesso a te senza darti ciò di cui davvero hai bisogno. Avrà i suoi lati positivi, ma sono certa che puoi trovare qualcuno che ti soddisfi e non ti offra solo le briciole. Non dico che se lo hai idealizzato il lutto è minore…Anzi…è doppio. Te lo chiedo giusto perché penso che puoi avere anche meglio di quel che pensavi di avere. Un abbraccio.

  2. I rapporti hanno le forme più varie, ferire ed essere feriti fa parte del gioco, essere fragili, bisognosi di cure e attenzione è assolutamente naturale, come anche non volersi ascoltare e non voler affrontare nodi difficili, ognuno affronta la vita a suo modo e con i suoi tempi.
    Ti auguro il meglio, un abbraccio.

  3. Ti ringrazio tantissimo per la testimonianza toccante. Mi ci ritrovo in molti punti perché anch’io in passato ho vissuto una cosa simile per il mio insegnante egiziano di arabo al Cairo nel 2011.Senza scendere nei particolari per non dilungarmi troppo, basta dire che per entrambi fu un colpo di fulmine. Avevo 21 anni ed era la prima volta che mi innamoravo, il primo bacio, la prima esperienza per entrambi. C’era telepatia come se i nostri pensieri si materializzassero nell’aria senza bisogno di parlare, i nostri occhi si attraversavano come collegati da un ponte aureo, avevo la sensazione di avere Dio che pulsava dentro da quanta energia mi scorreva nelle vene e mi sentivo in connessione con gli altri, Una sensazione meravigliosa di vita pura. Poi il soggiorno studio finì e a causa della rivoluzione non ci sentivamo quasi mai. Un giorno, sempre tramite Skype mi disse che il padre l’aveva costretto a sposarsi con una cugina attraverso un matrimonio combinato ( nelle campagne del Delta del Nilo si usa ancora, purtroppo). Con il pretesto di studiare arabo, l’estate successiva ritornai al Cairo e parlammo faccia a faccia della nostra situazione. Lui non l’amava e non era felice, ma doveva sposarsi per non perdere il sostegno economico della famiglia e sapeva comunque che il padre non avrebbe mai accettato un’occidentale in casa. Mi disse queste testuali parole “…but I’ CAN’T love you because of your different life and interests”. Lame al cuore, dardi laceranti. La fonte della mia gioa non c’era più e non potevo farci nulla. L’avrei lasciato andare molto più facilmente se avessi solo saputo che almeno con lei stava bene, ma non era così. Entrambi non potevamo essere felici a causa di una terza persona. Durante la mia ultima sera, poco prima del suono dell’edhan per l’inizio del digiuno di Ramadan, ci siamo baciati, sapendo che sarebbe stata l’ultima volta per entrambi. Gli ho accarezzato il viso e ancora ora, a distanza di tempo se unisco le mani sento al tatto i suoi lineamenti. Ho impiegato 4 anni per dimenticarlo come persona e nel frattempo non c’era nulla che mi entusiasmasse. Continuavo la mia vita, ma dentro ero assente, spenta. Ho avuto altre storie “surrogato” ma nessuna paragonabile a quella come vissuto (più per sesso che per altro).Ora sto molto meglio grazie a diverse esperienze ( anche deprimenti) e ad un percorso di crescita in cui ho messo in discussione valori passati che non si adattavano più alla mia vita.Spero che la testimonianza ti sia stata d’aiuto.A volte sapere che c’è qualcuno che ha vissuto qualcosa di simile può dare conforto per sentirsi meno soli. Datti tante possibilità, non rinunciare mai alla tua vita, se hai amato, amerai di nuovo. Se sei circondata da persone che ti vogliono bene e ti stimano per la tua forza, vuol dire che ce l’hai dentro. Un abbraccio!

  4. mhà, donne sempre gli stessi errori ! Amore o possesso ? Suicidio premeditato non riuscito ! Finzione con altri uomini, inibizione della persona ! Pazzesco !!! Ma diventare grandi no ? Diventare grandi non è non soffrire dei sentimenti perduti, non è sputtanarsi o fingere inguaiando qualcun altro ! Crescere maturare convivere con noi stessi con le miserie nostre e altrui, ancor più voi donne DOVETE convivere con le nefandezze le bassezze le miserie mascili ! Son figli vostri sono frutto della vostra educazione, vedendo la cosa da più lontano ! Maturare e prendere atto che siamo tutti diversi tutti immeritevoli di ciò che ci viene donato !

    • mi permetto di cantare fuori dal coro…la vera vittima qui è il secondo compagno che è stato accanto ad una donna che amava ma da cui non era ricambiato, anni di vita di coppia nella falsità. Qui però si incensa solo l’autrice del pezzo…e poi volete la parità dei sessi?

      • Questo é vero. Non ci avevo pensato, eppure di solito io sono sempre ipersensibile nei confronti di chi viene ferito, tradito o preso in giro.
        Stavolta mi sono talmente tanto fatta trascinare dell’empatia nei confronti di lei che non ho pensato che in realtà anche lei ha preso in giro qualcun altro, qualcuno che la amava.
        Triste come anche lui abbia perso tempo con una donna che lo ha trattato solo come un ombrello, mentre invece avrebbe potuto trovarne una davvero meritevole del suo amore!!

        • sei sicura di essere donna?!? 😀 a parte lo scherzo grazie per la tua onestà intellettuale

          • Prego anzi, grazie a te che mi hai fatto notare una mia mancanza non da poco a mio parere!
            Mi piace quando qualcuno riesce a farmi mettere in discussione, significa che posso ancora migliorare!!
            Comunque sì, sono proprio donna!! 😀
            Femminista da sempre, donnista mai!!! 😉

          • Vorrei solo ricordare a tutt* che non siamo qui per mettere etichette e dare giudizi, che queste storie non vengono raccontate per questo.
            Qui c’è una persona che ha sofferto, che soffre ancora e che ha trovato la forza di condividere la sua storia, che non è soggetta al giudizio di nessuno.
            Non siamo qui per fomentare sensi di colpa né per vittimizzare nessuno, lei ha fatto le sue scelte e queste l’hanno portata a determinati esiti, sia le une che gli altri vanno rispettati.
            Mi stupisce sempre come sia facile attribuire colpe ma mi preme far presente che dietro ai personaggi ci sono delle persone con le loro vite e sentimenti, vittimizzare il secondo compagno mi sembra ancora più indecente e mi fa specie leggere questi giudizi doppi e svilenti perché entrambe queste persone vengono prima etichettati come poveri succubi e pure come tonti per essersi fatti “fregare”, lei come se non bastasse si deve anche sentir dire di non essere meritevole di amore. Per non parlare poi del primo uomo e della attuale compagna che nemmeno vengono presi in considerazione, eppure a me sembra che l’unica cosa che accomuna queste persone è l’aver condiviso relazioni e l’aver avuto valore gli un* per le vite degli altr*.
            Se avete tanta urgenza di sputare sentenze per favore compratevi un registratore e riascoltatevi prima di rendere pubbliche le cose che intendete dire.
            Qui si rispetta la sofferenza di tutti e non si giudica niente e nessuno.
            Quando si parla della vita delle altre persone bisognerebbe avere la maturità di riconoscere che le vite e le relazioni sono fenomeni complessi.
            Potete dire di essere solidali quanto vi pare ma senza rispetto state solo tentando di giustificare il vostro bisogno di sparare merda e questo non serve e non fa bene a nessuno.
            Altro che onestà intellettuale. Imparate a rispettare chi avete di fronte, anche attraverso lo schermo di un computer, ecchediamine!

            • Intanto calmati, che qui nessuno ha scritto che lei è immeritevole di amore in generale.
              Impara a leggere e capire, prima di aggredire la gente a caso, che dietro al pc siamo tutti bravi a fare gli aggressivi.
              Lei ha fatto le sue scelte e se avessi letto il mio commento sotto l’articolo (non ancora moderato da Eretica perché effettivamente troppo lungo) sapresti che la capisco benissimo, perché nella mia vita ho vissuto esperienze fin troppo simili.
              Vero è però che non ho mai usato nessuno come un ombrello per gestire meglio il mio dolore…eppure si sono sempre offerti in tanti per questo compito.
              Tanti addirittura venivano da me sapendo benissimo che sarebbero stati solo dei sostituti, che sarei stata con loro per compagnia e che li avrei abbandonati non appena l’amore della mia vita sarebbe tornato da me.
              Sarebbe stato facile per me dire loro di sì, sarei stata meno sola, avrei sofferto meno e sarebbe stato facile per me barattare la loro felicità e soddisfazione e il mio senso di giustizia con un letto caldo e un paio di spalle forti a cui appoggiarmi nel momento del bisogno.
              Non l’ho mai fatto, perché sapevo che sarebbe stato sbagliato, sia per me che per loro.
              Sapevo di non meritare il loro amore, perché non lo avevo mai voluto e non avevo mai fatto nulla per ottenerlo.
              Sono stata forte forse, ma la forza non è un obbligo possederla. In realtà non sono nemmeno sicura di essere così forte, credo solo di essere troppo indipendente per poter stare con qualcuno che non amo. In ogni caso non è nemmeno un obbligo essere indipendenti.

            • Lei ha agito come doveva per sopravvivere. Sa benissimo di essere stata ingiusta, impedendo per anni ad un uomo che la amava di farsi una vita per conto proprio trovando una donna che davvero lo amasse, altrimenti non lo avrebbe lasciato.
              L’amore vuole amore, non affetto.
              Non ho mai scritto che lei non sia meritevole di amore in generale, ho solo detto che non meritava l’amore del suo secondo compagno e che lui non meritava di essere trattato come uno scaldaletto dalla persona che amava.
              Questo non lo merita nessuno.
              Non lo meritava lei quando il suo primo uomo la trattava così e non lo ha meritato successivamente il secondo quando la carnefice è diventata lei.
              Tutti nella vita facciamo esperienze e queste a volte ci portano a soffrire. Ciò non significa che a quel punto, visto che dietro c’è stata una sofferenza, siamo liberi di far soffrire gli altri come più ci pare.
              A me sembra sempre che tutti coloro che si nascondono dietro al fatto che le relazioni sono fenomeni complessi e che tutti i rapporti hanno comunque valore siano persone che vivono la vita e le emozioni così come vengono, senza badare a come e quanto le loro azioni possano far soffrire gli altri, perché tanto il fenomeno è complesso e non può essere controllato.
              A volte la gente dimentica che la vita è solo una non solo per loro, ma anche per gli altri.
              Troppo comodo. Oltre tutto come discorso è anche fuori luogo. Questa ragazza ha sofferto tanto proprio perché qualcuno l’ha trattata da scaldaletto senza preoccuparsi dei suoi sentimenti.
              Che sono entrambi succubi e tonti non l’ho mai né scritto né pensato.
              Non mi sento migliore di lei e non credo di averlo lasciato trapelare. Tra l’altro non ne avrei nemmeno il diritto, visto che non è improbabile che prima o poi io possa crollare così come è crollata lei.
              Credo solo di avere il diritto di essere empatica con chi voglio, anche con il secondo fidanzato, e, perché no?, anche con la nuova ragazza del suo ex, che aspetta un figlio da uno che senza remore l’avrebbe tradita con una trombamica.
              Onestà intellettuale significa saper vedere una situazione a 360°, non solo dal punto di vista che più conviene.

              • Guarda hai ragione e ti chiedo scusa di essere stato aggressivo, l’ho fatto intenzionalmente e mi dispiace perché le stesse identiche cose le avrei potute esprimere in maniera diversa.
                Detto questo sono convinto che le nostre esperienze non siano mai da mettere a paragone con quelle degli altr*, che colpevolizzare qualcun* per delle scelte fatte non porti mai da nessuna parte. E la complessità delle vite e delle relazioni non è una scusante ma il motivo per cui si fanno determinate scelte piuttosto che altre. Per me non ha senso nemmeno giudicare il primo lui di cui non conosciamo la storia né le motivazioni di determinate azioni, io non cerco il pentimento, mi sforzo di capire. Tutto qui.

                • Ultima cosa che vorrei aggiungere, il secondo compagno ha scelto di rimanere in quella relazione, né più né meno di tutti i ragazzi che si sono pesentati alla tua porta per salvarti dal tuo dolore e scaldarti il letto, anche se tu non volevi farli soffrire. Il punto non è scegliere con chi empatizzare, semmai accettare che non esiste un solo punto di vista da cui guardare le cose, che molteplici fattori concorrono all’assunzione di una scelta e che questo vale per tutte le persone coinvolte. Non si è mai solo sottomess* o dominant*, la natura di un rapporto non è mai, ovviamente pare a me, univoca e immutabile. Solo il secondo compagno può dire, e mi pare l’abbia già fatto con le sue azioni, se lei meritasse il suo amore quando ha deciso di donarlo.

  5. Vale, leggendo il tuo commento al primo impatto vorrei solo dirti: respira. Poi però penso che di alcune cose potremmo anche parlare, se ti va. 🙂
    Vedi leggendo questa lettera, come sono convinto moltissime altre persone, ci ho rivisto pezzi della mia vita. E qui nulla di strano, è una storia comune a tanti, ciò che mi ha colpito è stato accorgermi che non potevo identificarmi con una sola delle persone coinvolte, non solo vedevo altre persone parlare di casi della mia e delle loro vite con le medesime parole ma anche io stesso e non per raccontare un unico aneddoto, non un unica storia ma specifici e vari momenti della mia crescita e della mia acquisizione di consapevolezza attraverso le mie relazioni.
    Ti prego non dividere le esperienze e le reazioni in maschili e femminili, capisco che sia estremamente facile e allo stesso modo renda chiaramente dei concetti ma siamo esseri complessi, non semplificare le emozioni. Ti prego non usare i figli come generatori di una responsabilità colpevolizzante. Ognuno di noi dalla culla al letto di morte è responsabile delle sue azioni e delle sue scelte. La cultura come la famiglia certo condizionano ma noi non siamo i soli attori del mondo, le ramanzine non risolveranno problemi che sono estremamente più profondi e radicati, ognuno affronta il suo percorso con le sue gambe e la sua velocità, le sue soste, anche sulle mani perché no? Con il suo modo di percorrerlo insomma, e questo non può che essere a sua unica e totale discrezione.
    Un caro saluto, Fabio 🙂

  6. murdock0582 says:

    purtroppo gli uomini sono stronzi…un uomo

  7. Anche le donne sono stronze, da quello che ho letto lei era innamorata e lui no ma l’amore deve essere per forza di cose qualcosa di reciproco se no diventa solo sofferenza, quindi se il mio amore non è corrisposto è inutile che soffro e perdo tempo con una persona.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: