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La mestruazione è mia e la gestisco io

Menstruate with pride

L’Huffington Post pubblica una notizia ripresa dal Daily Mail, fonte britannica non propriamente eccezionale.

Entrambe le testate online si fanno i fatti di donne che hanno scelto di bloccare il ciclo mestruale per poter “favorire la carriera”. Mi scattano così mille campanelli in testa. Di donna in carriera si parla, in senso dispregiativo, quando si stigmatizza la donna che lavora e che predilige il lavoro invece che la maternità o la famiglia.

Il blocco del ciclo mestruale penso lascerà un po’ attoniti una serie di maschilisti che immaginano che le mestruazioni delle donne debbano essere oggetto di attenzione istituzionale e che debbano essere imposte e regolate con serie leggi repressive. Se non sanguini ci sta che ti mettano in galera. Leggete i commenti sotto il pezzo dell’HffPost per verificare.

Come puoi, tu, femmina, bloccare le tue sacre ovulazioni di tua spontanea volontà? Se non le hai per malattia allora è Dio che l’ha voluto, e che non ti si permetta di avere figli in altro modo perché la natura è natura e c’è chi può e chi non può. Se però le hai devi restare a cosce aperte in attesa di un arcangelo qualunque che arrivi a inseminarti per farti avere un figlio benedetto da Dio.

Kiran Ghandi, ha partecipato alla maratona di Londra senza assorbente contro lo stigma delle mestruazioni

Kiran Ghandi, ha partecipato alla maratona di Londra senza assorbente contro lo stigma delle mestruazioni

Quella di impedire alle donne la possibilità di controllare e gestire liberamente il proprio corpo è storia vecchia che, d’altronde, continua ancora adesso, soprattutto per quel che riguarda la dimensione riproduttiva. Se tu rinunci volontariamente a ovulare sei dunque descritta come un’egoista che ha preferito la carriera e perciò ha preferito anche un po’ mascolinizzarsi.

I commenti negativi infatti stanno da due parti. I maschilisti perché maschilisti ai quali non è mai andata giù l’idea che una donna possa avere l’ultima parola sulla gestione del proprio corpo e di una eventuale gravidanza, e alcune donne (tipo le femministe, della differenza, piddinizzate) perché da sempre teorizzano il fatto che una donna non debba rinunciare alla propria femminilità perché la differenza è un valore. Secondo questa premessa, le donne devono lottare per ottenere lavori che ci lascino tempo di conciliare gli impegni di lavoro con quelli che coinvolgono la famiglia. Di conciliazione in conciliazione le piddine sono state tanto brave da porgere ai vari governi un bell’alibi per applicare la stessa politica che Mussolini imponeva alle donne, ovvero quella che ci ha destinate a lavori precari, esaltando la flessibilità come fosse una nostra richiesta, il part time, il telelavoro, grande cazzata che funziona in un caso su varie migliaia, e cose del genere, per darci tempo di accudire i pargoli e prenderci cura delle nostre famiglie. Come se la nostra richiesta al governo fosse quella di renderci dipendenti economicamente. Ci sono riuscite, infatti. Braverrime e continuate così, mi raccomando.

Dunque come non comprendere il perché alcune donne non preferiscono trascorrere un periodo mensile invalidante, perché a volte fatto di grandissimi dolori, sbalzi d’umore, sintomi difficili da contrastare a meno di non massacrarsi la vita con antidolorifici che spaccano il fegato. Nell’articolo dell’HuffPost, tra le tante informazioni sbagliate, si dice che i metodi usati per non avere mestruazioni possono essere dannosi per la salute delle donne. Mi chiedo se chi scrive conosca gli effetti degli antidolorifici. Mi chiedo se abbia mai visto una donna contorcersi dal dolore o dover assentarsi dal lavoro per immotivata e temporanea depressione.

Si potrebbe obiettare che in questo modo le donne scendono a patti o si piegano alle imposizioni del capitalismo. Devi essere produttiva e dunque assumi farmaci perché altrimenti la storia non funziona. Ma se si tratta di una libera scelta delle donne non vedo perché oppormi. Se sono loro a decidere di inibire le mestruazioni per lavorare meglio o per vivere meglio con se stesse, di cosa diamine ci impicciamo noi?

Ecco, la prima cosa da dire in questi casi, tenendo conto del fatto che proprio chi ci vorrebbe mestruate per imposizione statale poi non sopporta la vista del sangue che macchia le nostre mutande, è che queste non sono ovaie vostre. Nostro l’utero, nostre le ovaie, nostre le mestruazioni e nostra la decisione. Semplice, no?

Risorse:

Love your Blood, è un pdf in inglese in cui si parla della speculazione sull’igiene femminile. Chi si arricchisce con gli assorbenti o con mille altre cose, facendoci vergognare di quel che siamo e di quello che capita ai nostri corpi. 

Leggi anche:

Tutta colpa delle mestruazioni

Perché dobbiamo vergognarci delle nostre mestruazioni?

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Comments

  1. Secondo me si dà per scontato che siano libere di scegliere se bloccare o no il ciclo. Sei libera di bloccarlo solo se oggettivamente il ciclo non ti impedisce di lavorare, causandoti problemi con i datori di lavoro. Indotta dalla volontà di NON avere problemi con chi il lavoro te lo dà, è proprio la libertà di questo cavolo. Per cui, posso dire che sono libere di fare quello che vogliono solo se davvero non sono indotto da altro se non dalla volontà di star comode, altrimenti sono povere illuse. Detto ciò, per fortuna non ho un ciclo che mi impedisce nelle miei abitudinarie attività e non devo – né voglio – ricorrere a medicinali vari – farlo, in altre occasioni, vuol dire per me proprio trovarmi nel caso estremo – figuriamoci ora se vado con gli ormoni a bloccarmi il ciclo.

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