Stare con chi non ti piace, per paura della solitudine

b995f71cc48fb90c69e95c51e2e2566aae68e95a_mSono a casa e faccio il bidet. Sto parlando con la mia coinquilina dell’incontro della sera prima. Nulla di eccezionale. L’ho mollato subito. Lei dice che gli uomini devono stupirti a pelle, fin da subito. Se non succede è inutile forzare. Però a me è capitato di rifugiarmi in relazioni comode, con uomini poco eccitanti, che non ci sapevano fare, perché erano i meno pretenziosi, stravedevano per me e per quanto li trattassi male non reagivano proprio mai.

L’ultimo è durato quattro anni, che non sono propriamente una bazzecola. È un tempo infinito in cui può succedere di tutto. Per me era comunque un gran rifugio. Lui che mi amava, mi voleva bene, faceva tutto per me, non mi forzava mai a fare sesso perché sapeva che io non gradivo, così quando mi concedevo mi era infinitamente riconoscente e cercava di seguire le mie indicazioni per eccitarmi almeno un po’. Ho trascorso tanto tempo a girare il volto dal lato opposto al suo per non farmi baciare, perché non mi piaceva il sapore della sua saliva, la sua lingua squamosa e quelle labbra umide. Mi piacevano le sue mani, e se avesse usato solo quelle sarebbe andato tutto bene. E poi era timido, mi dispiaceva fargli male. Più stavo con lui e più mi rendevo conto di quanto fosse difficile lasciarlo. Pensavo che sarebbe morto di dolore, o giù di lì. Quando l’ho lasciato mi ha stretto e tremava. Mi sono fatta baciare in bocca, per l’ultima volta, l’ho accarezzato e ho ricambiato l’abbraccio. Sono rimasta lì con lui a coccolarci. Muti, a occhi chiusi, sul divano, finché non ho preteso la distanza e sono andata via.

Il mio ragazzo precedente non mi piaceva sessualmente perché non ci sapeva fare. Il suo pene non mi eccitava e non sapeva usare dita, lingua, mi irritava ogni qual volta cercava di toccarmi. Finiva che io gli facevo un pompino per saziarlo e poi andavo a fare altro. Ora seguo il consiglio di quest’amica che vive con me e quando trovo uno che non mi piace lo lascio subito, perché è meglio così, suggerisce lei, e io devo riuscire a dire di no e a confessare a questi uomini quello che penso di loro. Non vorrei ferirli ma è sempre meglio che dire una bugia. Così mi sono specializzata negli addii colmi di risentimento. Uomini che sbottano perché mi trovano superficiale, perché pretendono di piacermi senza capire che se non è reciproco non succede niente. Altri mi hanno detto che do troppa importanza al sesso, nessuno ha detto che se anche il sesso tra di noi fosse un disastro avrei potuto cercare qualcun altro. Monogami, risentiti e poco propensi ad accettare la verità se detta da una donna.

Così mi sono resa conto che non c’è una gran quantità di uomini che capisca quando è il caso di ritirarsi. Non capiscono quando c’è feeling oppure no. Se si sta bene assieme oppure no. Sanno ascoltare solo se stessi e in modo infantile, quando io spiego il mio punto di vista, mi demonizzano per non mettersi in discussione. Eppure io non ho mai chiesto loro di cambiare. Ho sempre sofferto la frustrazione in silenzio ed eventualmente sono io che mi sono massacrata per i sensi di colpa, prigioniera dei miei desideri mai soddisfatti come se fossero cose molto sporche e improbabili da compensare.

Ho cominciato a dire la verità. Tu non mi piaci. Potrai piacere a un’altra ma con me non funziona. La pelle non si sente. Non sento nessuna emozione, non mi eccita l’odore, non ho voglia di baciarti, la tua bocca non è desiderabile, per me. A volte ho detto che il pene non riusciva a entrare bene nella vagina. Ho detto che i loro movimenti erano meccanici, che non dovevano consegnare un pacco, con quell’atteggiamento da postini che eseguono un copione prestabilito. Poi ho trovato chi mi ha profondamente eccitato. Ho fatto sesso ed è stato come ritrovarmi e rinascere. È stato come se la mia pelle tornasse a vivere. Ero felice e lo sono ancora se mi capita. Purtroppo, come dice la mia coinquilina, quelli che ti piacciono sono quasi sempre impegnati o sono matti. Allora c’è da fare una scelta tra rapporti estemporanei con uomini piacenti e una relazione stabile con un uomo che non mi piace. E tra una masturbazione e l’altra, pensando ai momenti di piacere vissuti in questo ultimo tempo, senza lasciarmi distrarre dall’immagine di quegli altri momenti, in cui desideravo solo di sparire, ho stabilito una nuova regola per me. Quello che voglio è un corpo caldo che mi faccia compagnia. Una mano che mi accarezzi, una parola dolce, un sorriso, un compagno che sia presente quando ne ho bisogno, e se non trovo tutto questo in uno che mi piace a letto allora mi accontenterò di chi non sa baciare, non sa stringermi e scoparmi come voglio io. Mi accontenterò di un uomo che non sa per certo nulla che corrisponda ai miei reali desideri, e lui diventerà il mio capro espiatorio, il mio alibi, la mia sola certezza.

Sono a casa e faccio il bidet. Parlo con la mia coinquilina e quando lei esce fuori per un incontro in libreria io mi distendo fuori, sul balcone. Ci sono io, i mattoni freschi sotto di me, la tenda che ripara dal sole la terrazza e vedo nuvole, piccole. Le nuvole talvolta spiegano quello che serve per comprendere il tuo umore. Ritorno dentro. Cerco nello scaffale delle medicine pillole utili al mio scopo. Le prendo tutte. Mi addormento. Mi sveglio dopo un paio di giorni in ospedale. Dicono che mi hanno salvata per miracolo. Così sono ancora viva, mio malgrado, anche se avevo deciso di non mentire più a me stessa e agli altri, ora sono obbligata a sorridere, a dire che sto bene e che non penso più al suicidio. La mia coinquilina è molto arrabbiata. È lei che mi ha trovata distesa sul divano, con un volto pallido e la mia camicia azzurra. Quella delle grandi occasioni. Bisogna essere eleganti per andare incontro alla morte.

Mi hanno detto che sono depressa, anche se io mi sento decisamente lucida e consapevole di quello che mi succede. Mi hanno detto che sono troppo giovane per mollare. Devo resistere. Resistere. Resistere. Per chi. Per che cosa. Non so.

Sono tornata a casa con la mia coinquilina e i miei parenti a fare i turni per paura che io ci riprovi. Ho cominciato a leggere, di tutto, incluso quello che trovo sul web. Sono diventata esperta in molte materie che non conoscevo. Ho taciuto di me quando discuto sui social network, ma in fondo sento sempre quella malinconia che mi porta a dire basta. Non so perché scrivo tutto questo o cosa spero di chiarire con me stessa. Forse perché mi serve fare un bilancio e mi aiuta sapere che qualcuno mi ascolti. Vedo attorno a me gente che combatte e io mi sento un’idiota, vigliacca ed egoista, perché non devo sconfiggere alcun male, non devo superare grandi ostacoli. Poi guardo me e mi rendo conto che la verità è che mi sento sola, solissima. Mi sento sola e ho paura della mia solitudine. Temo quello che io potrei rivelare a me stessa e forse sottovaluto le mie capacità o forse no ma adesso, sono sicura, ho solo voglia di dormire. Almeno fino a domani. Poi si vedrà.

Ps: è una storia vera. Grazie per averla raccontata.

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Comments

  1. Mi riconosco nella storia trascinata per 4 anni (la mia è durata 5, poi non ce l’ho fatta più)

  2. Capisco molto questa ragazza…mi sono identificato in molti punti della sua lettera,specie in quelli finali,ma non solo..

  3. questo articolo lo manda la provvidenza. Mi sento esattamente cosi oggi, grazie a chi l’ha scritto e postato.

  4. Più leggo alcune storie più mi rendo conto che non esiste alcun tipo di rispetto! Rispetto tra le persone, rispetto per se stessi. Ma quanto è difficile essere sempre se stessi? quanto le persone (non mi piace parlare di uomini e donne come esseri contrapposti) si risentono per i desideri e le esigenze dell’altro che non sono in linea con i loro desideri ed esigenze?! Vivete nudi! quante complicazioni ci risparmieremmo!

  5. articolo prezioso, come sempre. Grazie.

  6. Certe volte la lettura aiuta, a sentirsi meno soli; certe volte…

  7. “Poi guardo me e mi rendo conto che la verità è che mi sento sola, solissima. Mi sento sola e ho paura della mia solitudine. Temo quello che io potrei rivelare a me stessa e forse sottovaluto le mie capacità o forse no ma adesso, sono sicura, ho solo voglia di dormire. Almeno fino a domani. Poi si vedrà.”
    E’ quello che provo in questo momento, con parole che non avrei mai saputo trovare. Continuano a dirmi che si sta bene da soli, che se non si sta bene da soli non si può stare con gli altri, ma se non ci riuscissi a stare sola? Cosa succederebbe?

  8. Non puoi nemmeno sapere quanto io ti capisca, ma è vero quello che ti hanno detto “sei troppo giovane per morire”, la morte arriverà comunque un giorno, tanto vale provare a vedere come va… un abbraccio forte, e ricordati che NON sei sola.

  9. Quando leggo queste esperienze, più che provare moti d’immedesimazione o simpatia per eventuali parti in causa, penso che è necessaria una sanità pubblica capace di offrire assistenza psicologica gratuita e di qualità a tutti.
    C’è ne sarebbe un gran bisogno considerato il livello di disagio esistenziale che attanaglia i componenti della società in cui viviamo, ma visto come vanno le cose, probabilmente determinate scelte sono completamente volute.

  10. Ho scritto un post a riguardo giusto poco fa, perciò non mi dilungo anche qui nel commento, ma penso possa interessarti..

  11. Capisco questa ragazza, sono nella stessa situazione emotiva, ma ovviamente per questo motivo non ho consigli da darle.
    Almeno le faccio presente che quantomeno in questo non siamo sole.

  12. Anch’io ho portato avanti relazioni, alcune per molti anni, solo per ottenere un po’ di calore.
    Dovrei vergognarmi forse a dirlo così spudoratamente, invece no. Credo sia umano.
    Hai mai provato con le donne? Mi trovo meglio.
    Ad un certo punto mi chiesi perchè con gli uomini non riuscivo ad instaurare un feeling particolare. Ho avuto le mie risposte.

    • Che sia umano sono d’accordo, sicuramente non é giusto.
      Le persone che hai usato hanno sofferto e hammo sprecato il loro tempo.
      Se non si riesce a stare bene da soli, ci si dovrebbe rivolgere ad un aiuto psicologico, non usare le persone come se fossero oggetti.

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