Percezione d’una puttana

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di Inchiostro

Oh, regaz, io non voglio farvi arrabbiare, però, insomma, voi siete contraddittori.
Anzi, non voglio farvi arrabbiare ‘na sega di nulla, siete voi ad indispormi.

Un breve riassunto: la questione è la prostituzione, la prostituzione praticata da donne che liberamente scelgono di farlo. La questione è questa, ovviamente se ne dibatte, e riguardo a questo argomento si sente dire che non è un lavoro nobile, o che non è – diòs mio – intellettualmente appagante.
Ma noi non eravamo quelli che volevano cambiare il giudizio moralista borghese?
Eravamo noi, vero, non mi sto sbagliando, non sono diventato all’improvviso schizofrenico, non ho vissuto per anni insieme ad amici immaginari che dichiaravano guerra alla struttura, vero?
Per favore, qualcuno mi tranquillizzi, perché non so più cosa credere.

Come possiamo, mi chiedo e mi domando, preporci di abbattere un qualche sistema, se poi rimaniamo ancorati, rimaniamo impregnati degli stessi metri di giudizio contro i quali insorgiamo (o pretendiamo di) quotidianamente?
Come possiamo incristarci quando danno della puttana a una nostra amica che si vive liberamente, e poi giudicare non nobile un lavoro come un altro?
Ci rendiamo o non ci rendiamo conto che siamo nello stesso campo d’esistenza, che il giudizio qualitativo è il medesimo, che è medesima anche la morale che porta ad esprimere certe opinioni?
Ce ne rendiamo conto? Non lo so.

Secondo me siamo in un momento decisivo. E’ il momento di saltare l’ostacolo.
Per il volere degli Dei, regaz, le cose ce le han dette, eh! Abbiamo alle spalle le parole di fior fiore di pensatori che hanno messo su carta cose visionarie, consigli per andare oltre – Foucault, grande Giove!, Foucault! –. Noi non dobbiamo fare altro che realizzare quei concetti. Abbiamo, per certi versi, il compito più facile, ché le cose geniali le ha già pensate qualcun altro per noi.

E siamo ancora qui, ancorati agli stessi preconcetti stantii che giuriamo di volere abbattere, come quei quattro rimbecilliti che, anziché combattere il fascismo accanto ad Argo Secondari, se ne scapparono sull’Aventino.
Siamo ancora a dire che prostituirsi è degradante, svilente per il sesso, perché non c’è sentimento. Siamo qui a dire che si può comprendere la prostituzione solo se causata da una reale necessità di denaro.

Ma, fatemi capire, poi cantate a squarcia gola Via del Campo (c’è una puttaaaanaaaa) e Bocca di rosa? No, eh, così per capire.
Per questo dico che siete contraddittori. Come, del resto, lo sono tutti i progressisti. Io non credo si debba essere progressisti, non credo nel progresso. Il progresso è figlio del capitalismo, il progresso sono i grattaceli di Kuala Lumpur costruiti devastando il territorio; il progresso sono le case di Città del Messico costruite con gli aghi di cobalto smaltiti dagli ospedali statunitensi; il progresso è l’aviazione di Pinochet che ammazza il compagno Presidente davanti alla Moneda, l’11 settembre 1973.
Bisogna essere rivoluzionari. E, in questo essere rivoluzionari (sarebbe meglio ribelli, alla Stirner, e un giorno scriverò il perché), dicevo, in questo essere rivoluzionari, dovrebbe essere compresa una guerra dichiarata alla morale borghese, ai giudizi qualitativi, alle classificazioni dei lavori in base al proprio percepito.

E’ la libertà degli altri ciò che è in oggetto, in questo caso, non la vostra opinione, né il vostro culetto, o patatina, o pisellino, o qualunque altra cosa immaginiate venga svilita in quello che, per me, è un lavoro anche più dignitoso di molti altri – il/la/* sexworker, almeno, arricchisce se stess*, non il padrone come fanno i lavoratori dipendenti –.
La libertà degli altri, si diceva, e non la vostra.

E il vero atto rivoluzionario non è battersi per il volere altrui, ma accettare che altr* siano liber* di scegliere per sé quello che meglio credono. Non perché hanno bisogno di soldi. Non perché vogliono umiliarsi. O perché gli piace.
Perché lo vogliono. Perché sono liber* di scegliere quello che più ritengono opportuno.
Smettiamola di sostituirci al nostro prossimo, smettiamola di credere, di avere la presunzione di sapere cosa possa provare un individuo che non siamo noi.

Non siamo migliori degli altri, noi, e, se veramente vogliamo fare qualcosa per gli altri, dobbiamo garantire e assicurarci che tutt* possano scegliere liberamente cosa fare del proprio divenire.
Senza giudicare.

E, attenzione, io non vi ho giudicato secondo morale. Il vostro essere contraddittori è un dato di fatto.
Inneggiare alla libertà della donna, alla libertà di qualunque individuo, e poi stabilire che una scelta di lavoro non è una cosa opportuna è un pensiero contraddittorio. Quantomeno.

Vogliamo saltare l’ostacolo, per favore?

Vi bacio, vi abbraccio, vi amo

Vostro in modo inopportuno e fastidioso

Inchiostro

  • Lui è Inchiostro. Potete trovare i suoi post nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia. 

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