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Una storia d’amore può nascere da una “vastasata”

Non c’è nulla di male a essere vastase. E’ un pregio per certune. Fare una vastasata si sa che è un atto di coraggio. Rubi la macchina di tuo fratello, vai a prendere un conoscente, lo porti in un luogo sperduto e poi gli dici che vuoi fare sesso con lui. In quel caso sei una vastasazza. In senso buono. Se lui dice di no però sei una molestatrice. Invece è successo che lui ti ha trovata simpatica al punto da farti un cunnilingus senza pretendere nulla in cambio. Voleva assaggiarti e in qualche modo dimostrarti di essere all’altezza. Come se fosse un S.o.S. Orgasmo.

Quando è calato il sole, dopo aver parlato per un paio d’ore e aver rollato e fumato almeno un paio di canne, vi è venuta fame e siete andati a prendere due pezzi dal dolce e salato in cui compri un pezzo dolce e uno salato. Cose che ingrassi solo ad annusarle. Dopo la mangiata telefona tuo fratello che vuole sapere dove cazzo sei finita. Rivuole la sua macchina e tu rispondi ridendo e si capisce lontano un miglio che hai fumato. Allora il fratello ti chiede dove sei e annuncia il suo arrivo, naturalmente a piedi.

Quando lui ti raggiunge tu sei già dentro il pub all’angolo che stai limonando con il cameriere. Un pezzo da novanta che ti fa proprio sangue e che vorresti scopare proprio lì, in quel momento. Proprio nella fase in cui gli stavi sbottonando i pantaloni arriva la chiamata del fratello. Tu non rispondi, speri che lui non ti trovi e spegni il telefono definitivamente. Il fratello starà bestemmiando da qui a Pechino, come minimo, ma alla fine sei sicura che non ti troverà nell’angolo in sui ti sei infrattata con quel bonazzo di prima categoria.

La vita è bella ed è una continua variazione di ritmi, respiri e tempi e tu non vuoi perderne nessuno, stai sull’onda, la cavalchi, come facessi surf sulla vita. Il cameriere ti concede una toccata e fuga ma poi rimanda la questione al dopo lavoro. Ce la farai mai ad aspettarlo? Vai allora nel locale di qualche via più sotto e quando entri trovi che ci sia l’atmosfera giusta per stare bene. Balli al centro della pista. Ti muovi a occhi chiusi, continui ad amoreggiare con te stessa, e canti, nel frattempo, con la tua voce che è coperta dal volume della musica.

C’è uno che ti è sempre piaciuto e una volta ti aveva messo spalle al muro per baciarti. Però arrivò la tua amica e fosti costretta a salutarlo. Ti avvicini e gli sorridi. Gli sposti il berretto e lo accarezzi. Lui sta guardando altrove e tu chiedi se puoi annusarlo. L’odore ti travolge, lo baci sul collo e lo trascini con te, di sopra, dove c’è uno stanzino vuoto con la roba delle pulizie. Magicamente è aperto. Entri e lui ti osserva come se ti vedesse per la prima volta. Togli la maglietta, lui ti guarda mentre ti spogli. Lo liberi dagli abiti, glielo prendi in bocca e quando è in erezione ti arrampichi su di lui e ti fai penetrare.

Il tuo orgasmo arriva subito, perché eri molto eccitata. Lui si sforza di continuare ma non ce la fa. Vi stendete a terra. Vuole che ti giri, probabilmente perché gli piace il culo. Lo accontenti e a quel punto viene. Vi rivestite in fretta, uscite da quel posto mano nella mano e vi avviate, insieme, verso la macchina. Gli apri la portiera, lo fai salire. Poi è il tuo turno, e telefoni a tuo fratello per dirgli che gli stai riportando l’auto e stai tornando a casa. Gli dici che non sei sola e quindi che non rompesse il cazzo con una scenata.

Tuo fratello è furioso e non dice una parola. Prende le chiavi della macchina e se ne va sgommando. Tu porti il tuo nuovo amico in casa e gli presenti la tua camera. Gli indichi la doccia, lo asciughi con il tuo accappatoio, lo accompagni a letto, così, nudo. Si stende tra le tue lenzuola, tu fai lo stesso e ancora non vi siete quasi rivolti la parola. Non sai come si chiama, da dove viene, che cosa fa, ma sai che ti piace e questo basta. Poi, a bruciapelo, confessi: mi sono quasi scopata due tizi prima di te, stasera. Con te mi è andata meglio ed ecco perché sei qui.

E lui risponde: non me ne fotte niente di chi ti sei quasi scopata prima o di chi scoperai dopo di me. Io sono qui, adesso, e domani me ne andrò. Non mi devi spiegazioni e io non ne devo a te. E ora, dormiamo. Sono stanco.

Così tu trascorri la notte a osservarlo mentre dorme. Vorresti chiedergli molte cose. Ti piacerebbe che lui restasse per potergli preparare la colazione, perché in fondo in fondo sei una perfetta mogliettina in tutto e per tutto, e per quanto tu sia libera e disinibita sessualmente, quando il primo stronzo ti dà eccitazione tu ti trasformi e diventi il fantasma di tua nonna. Ti fai ferire, dalla tua bocca vengono fuori parole incredibili e se ti definisci libera, femminista, molto strafottente circa il parere degli altri, nei fatti poi ti riveli una donna fragile che teme l’abbandono, perfino di un tale che hai conosciuto solo ieri.

È mattino, tu sei già in piedi, docciata, con una camicia che lascia scoperte le gambe, stai facendo colazione, a piedi nudi. Lui si veste e ti raggiunge. Si appoggia allo stipite della porta e ti guarda per un po’. Osserva quella tua maniera di stare sulla difensiva, la timidezza tradita dal rossore del viso, le tue imperfezioni. Tu gli sorridi ma non chiedi niente. Non vuoi che lui si senta costretto. Sposta una sedia, dopo un attimo è lì vicino a te che beve caffè e mangia biscotti. Chiedi se vuole anche un po’ di latte e lui dice che va bene. Lo vuole, certo. Poi chiede cos’hai da fare durante la giornata e tu non hai nulla da fare e anche se avessi qualche impegno te ne sei già dimenticata.

Tornate nella tua stanza e stavolta è lui a spogliarti e ti invita sul letto. Ti abbraccia da dietro, forte, e poggia la sua testa sulla tua, dà un bacio alla tua schiena. Ora c’è intimità e tenerezza. Ti accarezza i capelli e dice “dormi”. Tu sei un po’ scettica ma chiedi “ti troverò ancora qui quando mi sveglierò?”. Lui dice “si”. Posso chiederti come ti chiami e quanti anni hai? “. Mi chiamo Roberto e ho 23 anni. E tu? Mi chiamo Sofia e ho 36 anni.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Darwin si è fermato a Eboli says:

    Sono io.
    Non sapevo esistesse un modo per descrivermi.

  2. “…per quanto tu sia libera e disinibita sessualmente, quando il primo stronzo ti dà eccitazione tu ti trasformi e diventi il fantasma di tua nonna. Ti fai ferire, dalla tua bocca vengono fuori parole incredibili e se ti definisci libera, femminista, molto strafottente circa il parere degli altri, nei fatti poi ti riveli una donna fragile che teme l’abbandono, perfino di un tale che hai conosciuto solo ieri.”
    Anche io sono cosí 😦 Come si deve fare…

  3. mi chiedo come sia possibile che questo mi sia apparso appena dopo un evento del genere. Non sono la sola, ed è bello saperlo! “E per quanto tu sia libera e disinibita sessualmente, quando il primo stronzo ti dà eccitazione tu ti trasformi e diventi il fantasma di tua nonna”. Quanto è vero. Grazie, ma come si supera? Avrei voluto ripubblicarlo ma probabilmente farei la fine della mangiata

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