Sono depressa e mi vergogno a dirlo

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Sono riuscita a provare un orgasmo dopo un paio d’anni. Perché ero malata, forse lo sono ancora, di quelle malattie che non vedi e non le senti. Ti vergogni. Si. Mi sono vergognata, di dirlo a chi conosco, perfino alle mie amiche più care, e sono rimasta sola a contemplare lo sforzo di risalire lungo pareti liscie, senza appigli, fintanto che non è successo qualcosa che mi ha fatto rendere conto che dovevo smettere di assegnare ad altri la responsabilità di quel che mi è successo e ho preso ad assumermi la responsabilità di guarire. Se io stessa non voglio vivere, cosa mai potranno fare quelli che vorrebbero aiutarmi?

Baby step. Piccoli passi, iniziando a fottermene di quello che mi dicono su facebook, la solita cricca delle amiche della ragazza del mio ex. Una patetica stronza che non fa che insultarmi e se ha bisogno di farlo penso che non stia bene neppure lei. Intanto mi fa male, al punto che ho pensato di suicidarmi per fare smettere quelle voci, le orribili cose che mi dicevano, l’atteggiamento, la derisione, gli insulti. Ho pensato sul serio di togliermi la vita perché non sono così forte e dopo mesi di persecuzione non ce l’ho più fatta.

Poi, quando ho toccato il fondo, ho deciso di escludere tutti quanti, ho assegnato ad altri la responsabilità di tutelarmi. Ho chiesto aiuto, e già farlo significa che hai preso coscienza del fatto che non sei tu l’incapace, non sei infallibile, sei solo umana e come tutti, quando si inceppa un ingranaggio, hai bisogno di una mano. Dicono che la mia sia stata depressione, ora ne sto uscendo. Diminuiscono i farmaci, diminuiscono gli incontri con la psicologa. Non serve più che io mi nutra di sapere, conoscenze, linguaggi, su quel che è la mia malattia.

Mi hanno detto che sono una ragazza intelligente, piena di risorse, fottutamente coraggiosa, lucida, razionale. Ma allora perché continua a farmi male quel che dicono di me? Perché non riesco a ignorare quelle voci. Ho fatto un’altra scelta. Per quanto sia ingiusto che le stronze restino e io debba rendermi invisibile, per chiudermi in una prigione fatta di silenzio, ho deciso di chiudere il profilo facebook, non ne ho aperto un altro con un altro nome perché altrimenti sarei comunque stata tentata di vedere quello che scrivevano le stronze. Ho fatto altre cose. Mi sono abituata a rivivere senza whatsapp, chiamando al telefono le persone che volevo sentire e incontrando di persona quelle che volevo vedere.

Le mie relazioni hanno guadagnato in intimità, bellezza, complicità e io mi sento più ricca, adesso, anche se mi resta la curiosità di quel che il mondo scrive su internet. Continuo a seguire i blog che mi piacciono, a tenere contatti virtuali con gente che conosco e che mi apprezza. Non mi espongo, non faccio nulla, tranne voler riflettere qui ad alta voce, perché credo che quello che è successo a me può succedere a chiunque e forse interessa quello che ho da dire in proposito.

La malattia mi ha tolto il piacere di pensare, sognare, guardare in prospettiva il mondo. Per tornare a rivedere il sole c’è voluto tanto tempo. Tanto lavoro su me stessa, con la consapevolezza che le cause della malattia non si cancellano in un attimo, per quanto i sintomi possano essere attenuati. Perciò diciamo che sono guarita fino ad un certo punto. Quello che so è che mi sono vergognata di quello che ho sofferto. Non sono stata capace di dirlo a nessuno. Mi vergogno ancora adesso e infatti non firmo il mio racconto. Non ho il coraggio di svelarmi fino in fondo, neppure con le persone che incontro, sento, quotidianamente. La mia famiglia sa ma mi tratta come una capricciosa adulta che vuole continuare a fare la bambina.

Mio padre pensa che mi piace stare al centro dell’attenzione e mia madre dice che non può sempre preoccuparsi per me e che tutto quel che faccio sta logorando anche lei. Così i sensi di colpa aumentano e la loro urgenza è quella che io guarisca perché torni a svolgere i ruoli che mi avevano assegnato.

Sono riuscita a farmi coinvolgere da un ragazzo che mi insegue da moltissimo tempo. Mi ha vista allegra e triste, a ridere e piangere, e non è mai andato via. Non chiede, perché capisce che mi dà fastidio dirlo. Forse glielo dirò, un giorno. Per ora mi piace il fatto che mi ha restituito il mio contatto con la pelle. Il profumo, il sapore. Mi pare di puzzare meno, come se la malattia mi avesse dato un diverso odore. Forte, insopportabile, respingente, come la mia malattia. È lui che mi ha baciata e mi ha guidata a provare a masturbarmi, dopo tanto tempo, perché il mio piacere comincia da me e non da lui. E sono riuscita, finalmente, provando sollievo, perché non mi sono persa del tutto, sono ancora io, ci sono ancora e resto qui.

E ora dovrò affrontare la mia famiglia, la mia vita, tutto quello che era rimasto in sospeso, forse perfino la gente che mi ha fatto del male. Ricomincerò da capo, a respirare, amare, vivere. Bentornata a me. Con il timore che la depressione possa ritornare. Perché può ritornare, lo sapete?

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Bentornata cara!!!
    Complimenti per la forza e il coraggio che hai dimostrato!!
    Un grande abbraccio!!!

  2. Io non la chiamerei malattia ma mal di vivere, le malattie sono altre. Chi è davvero depresso non è neanche consapevole di esserlo. Qui si tratta di violenza psicologica che si riflette in mancanza di autostima e malessere psicologico. Forse dovrebbe iniziare a denunciare chi le fa del male, lo dico per esperienza personale.

    • non è così, lo perché mi sono informata. chi è depress@ è perfettamente consapevole di quello che succede. sicuramente lo è quando prende atto del problema e inizia un percorso terapeutico. le persone depresse non sono amebe, vegetali, prive di capacità mentale. non hai idea del numero di persone con depressione che mi scrivono analizzando fin nei dettagli quel che gli succede. il punto vero è che non hanno la forza di uscirne e hanno bisogno di aiuto.ma tra l’assenza di forza, volontà, e la mancata consapevolezza c’è una differenza enorme.

      • I.Get.Out. says:

        condivido che la depressione sia una malattia vera e non “mal di vivere” che come espressione fa tanto bohemien, però concordo assolutamente che la ragazza (non conosco l’età) sembra essere vittima di cyberbullismo, discriminazioni e affini, quindi certamente una parte della sua depressione potrebbe essere stata scatenata da questo e una parte importante del suo recupero è eliminare dalla sua vita queste persone che la prevaricano; lo ha fatto con un coraggio e un metodo che invidio, bravissima! Ti auguro tutto il meglio.

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