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Tornate a fare le cose da donne: questo è il progresso!

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Noi facciamo di tutto per smarcarci dai ruoli di genere imposti. Facciamo di tutto per condividere ruoli di cura e guadagnarci uno spazio nel mondo e poi arriva lei e sull’Huffington Post sciorina una serie di stronzate sulla natura che legherebbe le donne a fare nientemeno che le donne e gli uomini a fare gli uomini. Bene, brava bis. Serviva proprio un’alter ego di Adinolfi che recitasse il verbo stereotipato e sessista per ricacciarci in casa, economicamente dipendenti dagli uomini e a giustificare ogni nostra richiesta in fatto di studio, lavoro, opportunità sessuali e sessuate, non sempre in direzione etero.

Ma provo a sintetizzare, commentando quello che questa donna ha scritto. Partiamo da l’uomo fa l’uomo e la femmina fa la femmina, perché quando natura chiama la femmina accorre. Siamo noi femministe a rendere la vita più difficile alle donne. Le illudiamo che può andare diversamente e poi invece non è così. Gli uomini e le donne sono “diversi”. Ma io direi che sono diverse anche le donne tra di loro e gli uomini tra di loro, e già che ci siamo chiamiamo in causa lesbiche, gay, trans e tutte le persone che sovrascrivono la violenta attribuzione di un genere che non accettano. Ridurre la storia alla dicotomia uomo/donna è anacronistico, volgarmente sessista e anche un po’ pregiudizievole nei confronti di altri generi che non si fanno entrare in quella dicotomia. Tutto quel che questa donna ha scritto è anacronistico, a meno che non vogliamo inserirla tra quelle che teorizzano l’inimicizia del “gender”, equivalente oggi del lupo cattivo. Infatti lei sostiene che bambini e bambine vanno cresciuti in modo differente perché diverso sarà il loro destino. Dunque le bimbe a fare economia domestica e i bimbi a giocare coi trattori. Ci siamo capite, eh?

Il passaggio successivo è la descrizione di “molte donne” della sua generazione (quante? 10, 100, 1000? ne ha conosciute così tante?) che sarebbero state cresciute come “figli maschi”. Ovvero saranno state date a loro eguali opportunità. Le avranno fatte studiare, sviluppare competenze e afferrare occasioni di lavoro. Le hanno rese libere di scegliere com’è per gli uomini. E invece – guarda un po’ – alla fine le donne devono cedere il passo al mondo perché la natura le ha fatte per avere figli, e su questo siamo d’accordo, ma non capisco dove sta scritto che le donne debbano poi fare le genitrici a tempo pieno. I padri in tutto questo ragionamento dove stanno? Il loro diritto a restare emotivamente vicini ai figli? Il diritto di non sentirsi solo sgancia-soldi a mantenimento della famiglia?

La informo allora che oggi non è più così. Le donne e gli uomini hanno eguali diritti e doveri nella genitorialità, tant’é che entrambi i genitori devono saper avere cura di un bambino in ogni momento della giornata. La storia degli ormoni materni (???) che renderebbe la donna incline a restare chiusa in schiavitù con il proprio figlio sinceramente non l’ho capita. Ci sono ormoni che caratterizzano i ruoli di genere? Quindi l’uomo avrà l’ormone paterno che lo porta fuori a fare il muratore e a sedersi a tavola esigendo che la moglie gli porti da mangiare? Se mai esistesse un ormone del genere io dubito sia rimasto all’età della pietra. Penso che perfino lui si sia evoluto guardando alla nostra epoca senza nostalgici riferimenti a com’era bello prima, quando le donne vivevano solo per fare figli e nulla più.

I figli non hanno una preferenza su chi deve loro cambiare un pannolino o dare un biberon. Non hanno preferenze rispetto a chi dovrà fargli il bagnetto e rivestirli. Gli uomini sanno farlo altrettanto bene e talvolta perfino meglio delle madri, perché non é una questione di genere ma di cura, attenzione e ascolto di quel che ha bisogno un figlio.

Poi la tipa ragiona sulla condizione della donna in India, e mi pare di capire che lì non sia accettata molto volentieri la svolta progressista sui ruoli di genere. Abbiamo avuto e abbiamo anche in Italia chi ci diceva che è meglio restare sottomesse e felici, e non nego che per alcune sia così, ma perché immaginare che le donne facciano corpo unico e debbano pensarla e farla tutte allo stesso modo?

A sostegno della sua tesi l’autrice del post legittima perfino le battute sessiste fatte sulle donne “umorali, irrazionali”, e vogliamo metterci anche isteriche o non in grado di intendere e volere quando abbiamo le mestruazioni? Ma siamo state “programmate” per restare attaccate al culo dei figli, dice lei, ed è per colpa del capitalismo che ce ne allontaniamo ed è la prima volta che, da anticapitalista, direi che non è quello il mio attuale nemico ma chi la pensa come questa donna che scrive fiumi di parole, ammantate di intenti anticapitalisti, per convincermi che quel che faccio è tutto sbagliato.

Da lì in poi parte la rivendicazione sui diritti della madre, e la madre qui, e la madre là, e allora le foibe?, perché il pianto di un figlio non fa lo stesso effetto al padre. E allora vorrei capire come mai ci sono tante mie amiche che la notte cedono volentieri il passo ai padri per lasciargli cullare i figli che strillano. Forse che noi siamo super donne che non hanno bisogno di dormire? Per esperienza dico che non è affatto così. Anzi. Siamo persone non programmate a fare nulla e la pretesa che noi dovremmo essere ricollocate in casa con i figli mi offende infinitamente. Mi offende che si usi il termine dispregiativo “donne in carriera” per stigmatizzare le donne che vogliono lavorare fuori casa. Mi offende che si dica che le donne vogliono occupare posti che sono degli uomini (sul serio? anche scrivere era roba da uomini, dunque lei perché scrive?). Mi offende che si parli ancora di “carriera adatta alle donne”, ovvero l’insegnamento, l’assistente, cose che hanno a che fare sempre e comunque con il ruolo di cura e che lasciano il “tempo di fare le madri”. E mi pare di sentire certe femministe della differenza che ci hanno preso per il culo per anni con la storia della conciliazione familiare per spalleggiare idee maschiliste invece che lottare per il congedo parentale o l’affido condiviso anche per gli uomini. Mi offende il vago senso di superiorità morale che leggo tra le righe, giacché noi siamo migliori, più adatte a fare questo e quello, non si capisce esattamente cosa.

Mi offende che lei parli di lavoro e tempo per sé come di concessioni alle donne. Mi offende che lei scriva di avere una ricetta pronta per rieducare le nostre figlie in modo tale che tornino ad essere come le nostre bisnonne. Perché neanche mia nonna la pensava così. Giuro.

Moderasse l’ambizione delle sue figlie, se ne ha, ma che non tocchi la mia. Che non arrivi a mia figlia una sola delle stronzate lette in quel post. Che non le si parli di lavori “women friendly” mentre ha visto parenti e amiche lottare per occupare posti, con minore paga, da sempre assegnati agli uomini. E non si tratta di “offendere il movimento femminista” perché anche in quello sono certa che troverà delle alleate che la pensano giusto come lei. Si tratta di offendere la singola individualità delle donne, delle persone, ciascuna delle quali non si può culturalmente forzare a tornare indietro per soddisfare e placare le ansie della autrice del post.

Oltretutto non offende solo me, o qualcuna di voi, ma si mette anche a sciorinare insegnamenti all’uomo, padre, per dirgli come egli si deve comportare per essere un bravo padre. Perché, se non si ricolloca la funzione paterna, come si può ricollocare quella materna? Perciò diciamogli che può badare al figlio ma che non si permettesse di occupare il posto della madre perché allora saranno guai. La fatica tutta a noi, ‘sti cazzi, gran bel regalo alle donne, davvero. Offende anche gli uomini quando immagina che siano solo un concentrato di superficialità, parassitismo e machismo brutto da imitare (e le donne sarebbero un concentrato di virtù, grazia e bontà?) mentre stanno sbracati a bersi una birra. Ah già, perché anche bere la birra è una cosa da maschio. Giusto, no? Grrr…

Ps: dovessimo cercare delle analogie direi che l’autrice del post non dice cose tanto diverse da quelle pronunciate nel tra il 1922 e il 1940 in Italia.

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Comments

  1. Povera “Natura”, sempre bistrattata e messa in ballo!
    Negli ultimi giorni, su Twitter, ho letto di ben tre ragazzine-prodigio (e di nessun ragazzo, ahimè…); QI altissimi, predisposizione per l’ambito hi-tech…
    Se dovessimo tener fede a questa signora, verrebbe da dire che la “Natura” ha fatto un bel pasticcio…

  2. HuffPost ultimamente ci sta propinando quella che amo definire “la sagra della squinzia idiota e della sua opinione non richiesta e mal argomentata”. Dopo la signorina hipster che vuole essere single, ma rigorosamente in coppia con qualcuno (per carità, ognuno è libero di gestirsi i rapporti come meglio crede, ma quel post l’ho trovato stucchevole e puerile: una lagna priva di sostanza), e la wannabe-ganza che viaggia da sola pur essendo bella, pagandosi addirittura il biglietto con i suoi soldi (cioè, cocca, siamo nel 2015, ma di che sragioni?). Adesso arriva questa signora… La cosa bella è che a condividere sono psoprattutto donne.

  3. Beh, è vero che siamo programmati, a farlo però, non è la natura bensì noi stessi, ovvero i nostri genitori, la scuola e la società. Ne consegue che i risultati di tale programmazione sono tutt’altro che inopinabili e naturali,

  4. offesan è esattamente come mi sono sentita leggendo quel post. ottima risposta!

  5. Ho letto questo post perchè mi ritrovo da mesi e mesi a litigare con il mio ragazzo proprio su questi argomenti. Sono sempre stata una ragazza indipendente e l’uomo inetto nel vivere quotidiano non mi è mai interessato. Sono stata cresciuta con l’idea che in casa entrambi debbano fare la propria parte, anche perchè intendiamoci, sia io che lui facciamo lavori d’ufficio 8 ore al giorno, quindi l’impegno lavorativo è lo stesso. Quando ci siamo incontrati mi è piaciuto perchè autonomo: sa cucinare, tenere la casa, stirare… per un anno abbiamo sempre fatto ognuno la sua parte e per me andava benissimo così. Da un paio di mesi la svolta: devo assumermi il mio RUOLO di donna, tenere la casa, fare i figli e assumermene la cura, al massimo lui può DARMI UNA MANO. O_______O
    Per me discorso inaccettabile. Credo che siamo al capolinea. Ai posteri l’ardua sentenza. Rimane un mistero perchè, nel 2015, un ragazzo voglia una serva in casa, che beninteso ha studiato e lavora come lui.

    • La stessa paura che nutro io. Ora il mio ragazzo vive da solo e si barcamena tra casa e lavoro in maniera encomiabile. Ma ho paura che andando a vivere insieme questo cambi. Con un inizio roseo e idilliaco di armonia ed equa distribuzione delle faccende domestiche per poi sfociare in un “Ora però della casa te ne occupi tu”. La mia paura è che questo potrebbe avvenire una volta arrivati dei figli, momento in cui io sarei più vulnerabile, anche economicamente. “Incastrata” diciamo.

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