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Mi vesto come mi pare e me ne vanto

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Viola mi manda un contributo critico che analizza in chiave antisessista il contenuto di una trasmissione televisiva che vi auguro di guardare il meno possibile. Buona lettura!

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La lotta agli stereotipi della moda è questione trita e ritrita per noi femministe, lo so. E so anche che se non sei una diretta discendente di von Masoch certi programmi televisivi è meglio non guardarli. Ma sono costretta in casa da parecchi giorni, la programmazione televisiva estiva lascia parecchio a desiderare, e così facendo zapping mi sono imbattuta in un programma intitolato “Ma come ti vesti” e ne ho guardato qualche puntata.

Il programma è condotto da una certa Carla, che a mio modesto avviso sfoggia un look sempre noiosissimo ma che si è autoproclamata regina di stile, e da Enzo, quel tizio che ha sfondato come wedding planner e che a me sembra un pò ridicolo, vestito sempre come un damerino in qualsiasi occasione e contesto. Ai due viene affidata la missione di salvare una malcapitata, sempre donna, dalla sua presunta carenza di gusto nell’abbigliamento.

Sempre donna, sottolineamolo, perchè se è una donna ad essere eccentrica dev’essere subito riportata sulla retta via, gli uomini possono fare ciò che vogliono. Non ci sono grosse sorprese, la trama è sempre la stessa: la missione viene dipinta come disperata, la protagonista coperta di insulti e zittita ogni qual volta cerchi di esprimere un parere, e alla fine “trasformata”, ovvero omologata al modello di stile sovradeterminato di Carla ed Enzo, che ovviamente si guardano bene dal tener conto dei gusti o della personalità dell’ingenua creatura che stanno salvando dal cattivo gusto. In particolare alcune perle di saggezza regalateci dalla coppia di conduttori come regole di stile universali mi hanno proprio colpito.

“Abiti in stile etnico e gonne lunghe a campana sono poco chic”. Lo ricordo per primo perché è il caso in cui mi ritrovo di più, ho una collezione di gonnelloni nell’armadio per qualsiasi stagione. Curioso che lo stile più colpito sia lo stesso che più facilmente si trova al di fuori dei tradizionali circuiti commerciali.

“Se non si è più giovani è vietato scoprire le spalle”. Vi svelo due segreti, Enzo e Carla. Non tutte le donne sono disposte a rinunciare a un abito che le fa sentire bene perché non ha i giusti centimetri sulla manica, non siamo tutte così paranoiche. Secondo, a volte capita che faccia caldo… e capita perfino che preferiamo star fresche piuttosto che mostrarci perfette.

“Se si ha un’altezza inferiore ai 175 cm o qualche kg di troppo sono vietate le scarpe basse”. A ridaglie con ‘sti piedi, sarà una nuova fobia sociale. Peccato che non tutte “lavoriamo ” sedute su un divano da cui sputiamo sentenze sullo shopping altrui, c’è chi deve stare in piedi molte ore, chi deve guidare, chi inseguire bambini e vorrei vedere voi fare queste cose su un tacco 12.

“Se non si hanno gambe perfette mai scoprire le ginocchia”. Quasi nessuna ha gambe perfette e quasi tutte spesso soffrono il caldo, come la mettiamo?

“Se non si è più tanto giovani scegliere solo colori neutri”. Mia nonna ha 87 anni e ama il rosso. E francamente a me sembra meno triste di te, cara Carla.

Ultima cosa. Sapete carissimi cosa avete regalato alle donne che credete di aver salvato? Avete rischiato, se non ci siete proprio riusciti e spero di no, di far sorgere in loro complessi che non avevano. Come nel caso della giovane maestra che rivendicava di avere delle belle gambe a cui avete risposto che ha delle brutte ginocchia. Le avete private della loro personalità, del loro stile, in virtù di una divinità non più reale delle altre, la Moda, che non tiene conto minimamente dell’unicitá di ogni donna.

Le avete insultate, zittite, derise, eppure vi sentite degli eroi, complimenti per l’empatia. Se sono stata prolissa e vi ho annoiat* mi scuso. Forse mi risponderete con la stessa frase che mi son detta io, cambia canale. Ma nel 2015 per non assistere a tali sfoggi di cultura stereotipata e sessista vorrei non essere costretta a cambiare canale.

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Comments

  1. Tutt@ nud@ = un sacco di problemi in meno 😉

  2. La parodia che ne faceva Virginia Raffaele non era tanto diversa dal programma originale. Che è poi sta serie di format il cui unico fine è privare delle persone (donne) della propria personalità per sostituirla con una più conforme alle norme sociali che in linea di massima equivale ad essere anonime o trasparenti. No ai dress code!

  3. Non sei stata noiosa, anzi acuta e divertente 🙂 grazie per aver dato voce a quello che ho pensato ogni secondo che ho sprecato quando sono erroneamente inciampata in questo programma insulso, che diventa comico solo se guardi alle assurde pretese delle due ridicole mummie che lo conducono.

  4. Sono d’accordo con l’articolo, ma un punto problematico non saranno anche le ‘trasformande’ che accettando di partecipare a quella merda di programma alimentano il sistema?

  5. Un altro aspetto triste di questo e altri programmi simili è che l’esigenza di “cambiamento” non arriva dalla persona stessa, ma dal suo entourage: mamme, fidanzat*, amici… che, per inciso, spesso farebbero bene a guardarsi allo specchio prima di giudicare il prossimo.

  6. L'Internettuale says:

    Giustissimo!!!!!!

  7. Ma per favore….
    Ma fatevela na risata ogni tanto che poi un giorno finisce che ve sveglia San Pietro….

  8. Applausi, io sono anni che mi batto per l’esatto opposto cioè per togliere alle donne i complessi e far riconoscere i loro pregi e che le gonne si possono indossare con le scarpe basse, anche se non si è alte e anche se le gambe sono grosse. Ma soprattutto perché ogni donna capisca che le regole universali sono davvero una scemenza!

  9. Concordo su tutto tranne su una cosa, ovvero sul dare la colpa di certe scempiaggini alla Moda (con la emme maiuscola). Sarà che ho un’idea della moda e dello stile un po’ romantica, ma a me pare che i due personaggi dell’articolo inseguano più la omologazione, quella che negozi e programmi televisivi cercano di imporci; le “icone di stile” per me sono quelle che i canoni li ribaltano, quelle che anche a 80 anni vestono di rosso e lo fanno strabene.
    Ecco, più che una minaccia per le donne, mi pare una problematica sociale (perché c’era anche un equivalente solo maschile della trasmissione, anche se non so come si intitolasse): tu, che sei un poveraccio, devi fare certe cose; poi se sei la Loren o Eastwood è un altro paio di maniche.
    Il solito discorso della divisa al popolo, insomma.

    • perfettamente d’accordo. Moda (con la maiuscola ) ed omologazione viaggiano su strade divergenti.

    • Infatti, non so forse sbaglio io ma distinguo moda e stile. La moda passa e può essere conformiste lo stile, almeno secondo questa mia definizione, è espressione di se.
      Voi però cosa pensate degli uomini che si truccano e con lo smalto, ovviamente se abbinati con gusto, citando lo stile “rockstar” semidark, provate ad immaginarlo però in forma “moderata” non “eccessivo” o sopra le righe. 🙂

  10. Giusto qualche precisazione:
    -non ci sono solo donne ma anche uomini, sicuramente in misura minore ma qualche puntata ruotava attorno ai look maschili.
    -chi partecipa al programma fa dei CASTING quindi sa perfettamente di che natura è il programma, in particolare lo stile spiritoso e ironico che sicuramente vuole intrattenere e non dettare leggi di stile…è un programma fiction e come tale niente è vero, Enzo e Carla hanno un copione come anche la “malcapitata” che poi per caso non ci capita
    – il programma serve a farti fare qualche risata e magari avere qualche suggerimento che puoi prendere oppure no. Non mi sembra la peste nera e visto che comunque chi partecipa se non altro ha trucco e parrucco gratis direi che è una buona occasione per fare un’esperienza in tv. Tutto il pippone sui look è finto.
    Rispetto ovviamente il tuo punto di vista, ci tenevo solo a precisare alcuni punti.

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