Vorrei scoprire quel che mi piace del sesso

Cristina scrive:

“Cara Eretica,
Sono Cristina,
e leggendo le storie che racconti nel tuo blog mi è venuta voglia di scriverti.

Comincio.

Ho trentacinque anni; nella mia vita da ragazza e donna ho avuto quattro relazioni diciamo ‘serie’ e qualche avventura. Tra queste, una purtroppo mi ha segnato e non in modo positivo. Lui, la mia prima storia davvero importante, non ha mai alzato le mani e non mi ha chiusa in casa, ma mi ha resa molto insicura. Per anni non mi sono mai sentita abbastanza bella, abbastanza spigliata, abbastanza grintosa, abbastanza sveglia, abbastanza sexy. Mai. Gli ho permesso di rovesciare su di me la sua insicurezza e il suo terrore dell’abbandono (i suoi genitori si sono separati, male, quando era bambino); gli ho permesso di definirmi grassottella anche se portavo la 44, noiosa perchè ero timida e non apprezzavo il calcio che invece lui adora, frivola perchè leggevo Cosmopolitan, senza palle perchè vivevo gli esami universitari con molta ansia, pigra perchè amavo dormire. Abitiamo in due città diverse e se durante la settimana o nei weekend in cui non ci vedevamo uscivo per conto mio, ero quella che invece di studiare cazzeggiava; se però con me c’era lui e avevo da fare, si metteva davanti a me e sbuffava perchè si annoiava. Se mi arrabbiavo, ero esagerata e dovevo cercare di cambiare; idem se ero spaventata o triste.

Non è stato il primo uomo con cui ho fatto sesso, ma è come se lo fosse stato: prima di lui, ho perso la verginità con un ragazzo che mi amava moltissimo ma che io non ricambiavo, tanto che dopo un paio di volte in cui lo abbiamo fatto l’ho lasciato. Naturalmente, in linea con quello che il mio fidanzato pensava di me in generale, anche nel sesso ero un disastro. Ero troppo controllata. Ero frigida, sicuramente ed irrimediabilmente. Adesso che sono un po’ più vecchia e con più esperienza alle spalle so che ero semplicemente molto inesperta e lui troppo frettoloso ed irruento, ma allora non potevo saperlo. E siccome non lo sapevo doveva essere per forza colpa mia se il sesso mi sembrava noioso, doloroso, un male necessario. Se non capivo che cosa ci trovasse di speciale il resto del mondo in qualcosa che per me era fondamentalmente una gran rottura di palle. Eccerto, perchè quelle con cui era stato prima di me le aveva fatte tutte morire dal piacere
e se a me non succedeva, il problema era mio.

Con il tempo e conoscendo meglio il mio corpo, mi sono resa conto di una cosa: venivo piuttosto facilmente, ma solo con la penetrazione. I preliminari, che sono forse la parte migliore del sesso, erano sempre un mezzo strazio. Essere toccata, accarezzata, leccata – cose che mi toccavano solo quando lui era molto in vena, ovviamente – era piacevole, ma a un certo punto o lui interrompeva per la fretta di concludere oppure ero io che mi bloccavo e non volevo che andasse avanti; forse, in qualche modo, sentivo di non meritarmi tutta quell’attenzione esclusiva oppure non volevo sentirmi rinfacciare che ‘ci mettevo troppo a venire’ quando con due colpi di pisello ‘il problema’ si risolveva in un attimo.

Siamo andati avanti così per quasi quattro anni. Quando gli rinfacciavo il suo comportamento mi rispondeva che era fatto così, che non vedeva motivo di cambiare e che siccome in passato aveva sofferto tanto, adesso aveva il diritto di comportarsi come riteneva giusto, anche se questo significava fare a pezzi me.Se non mi andava bene, fatti miei; o mandavo giù oppure quella era la porta. E infatti a un certo punto, non so dove io abbia trovato la forza, la porta l’ho presa e l’ho sbattuta dietro di me senza voltarmi indietro.

Da quella porta sbattuta sono passati più di dieci anni; ora siamo entrambi sposati (lui con figli, io no) e abbiamo reiniziato a rivolgerci la parola con un teso ‘Ciao, come stai?’ forse un paio di anni fa, non prima. Non ce l’avrei fatta. Ancora adesso, quando penso a quel periodo, mi sento ribollire di rabbia e rancore e vorrei urlargli tutto quello che non ho avuto il coraggio di dirgli quando era il momento. Ce l’ho con lui per come mi ha trattato e con me stessa per averglielo permesso. Sono furiosa, perchè quel periodo ha condizionato tutta la mia vita sentimentale e soprattutto quella sessuale. Il marchio di ‘frigida’ non mi ha mai abbandonato e come le famose profezie che si autoavverano, penso di essere diventata una sorta di ‘frigida selettiva’.

So che molte donne si sentono menomate perchè con la penetrazione non vengono e forse dovrei ritenermi fortunata perchè per me l’orgasmo è quasi assicurato anche con un partner che va subito al sodo. Però non sapete quante volte avrei desiderato avere un orgasmo in faccia a un uomo durante un cunnilingus, o guardandolo negli occhi mentre mi tocca; quante volte avrei voluto chiudere gli occhi e abbandonarmi a quello che il mio partner mi stava facendo in quel momento. Anche quando ho incontrato negli anni qualche uomo ‘giocherellone’ e attento al mio piacere, nei preliminari non riesco a lasciarmi andare, mi irrigidisco, penso che tanto a godere così non ci riuscirò mai e che tanto vale piantarla lì e andare avanti. Anche con mio marito, con cui sono riuscita a rivelarmi come con nessun uomo ho mai fatto, è così.

Come amante di suo non è molto fantasioso, ma accetta con piacere le variazioni quando le propongo e sono sicura che sarebbe felice di accontentarmi se io gli chiedessi di dedicarsi solo a me per tre ore di fila. Peccato che io non gliel’abbia mai chiesto e chissà se avrò mai il coraggio di chiederglielo. Fingo che le sveltine, quando siamo morti di sonno, siano il mio genere di sesso preferito, mentre invece avrei voglia, almeno ogni tanto, di un pomeriggio di petting sfrenato come se avessimo ancora quindici anni, quando ancora non sai che cosa ti piace e la cosa più bella di tutte è proprio la strada per arrivare a scoprirlo.

Grazie per avermi ascoltato.
Un abbraccio.
Cristina”

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