Sono una prostituta: perché le abolizioniste non possono essere felici per me?

sexworkerhaveright

Mi è arrivata la mail di una delle tante donne, sex worker, che mi hanno raccontato la propria storia. Io l’ho poi raccontata a voi. Mi scrive in inglese e dunque traduco e sintetizzo quello che mi ha scritto. Buona lettura!

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Cara Eretica,

quando ho letto del voto di Amnesty ho pianto di gioia. Ho pensato: finalmente una organizzazione umanitaria si occupa di noi. Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo tanti anni trascorsi a comunicare disagi, discriminazioni, la persecuzione della polizia. Dopo aver visto le mie sorelle straniere prese e portate via, inghiottite nel nulla, espulse dal paese, da chi diceva di volerle aiutare. Le hanno aiutate a tornare in luoghi di fame, povertà e morte. Finalmente Amnesty ha riconosciuto che meritiamo rispetto per i nostri diritti umani.

Ho pianto e ho sentito al telefono altre colleghe, ho comunicato in chat, via mail, con amiche e amici che in questi anni ci hanno supportato, e ho sperato di vedere le femministe (abolizioniste) sedute assieme a noi a parlare in modo civile, ascoltando quello che noi abbiamo da dire, senza aggredirci o chiamarci pappone, criminali, nemiche delle donne. Ho cercato notizie su twitter e ho letto i soliti messaggi di donne arrabbiate. Eretica, perché sono così arrabbiate? Da dove viene tanto livore? Perché non si può parlare con loro senza essere insultate?

Dicono che Amnesty difende i papponi e non le sex workers. Dicono che così aiuteranno gli sfruttatori a tenere le donne in stato di schiavitù. Amnesty pazientemente ha risposto a tutti. Ha scritto pagine chiarissime e non capisco come si possa essere così disoneste da travisare volutamente parole chiare distorcendone il contenuto.

Come posso spiegare che questo lavoro io l’ho scelto e che se c’è qualcuno che mi ha fatto male non sono i clienti? Ho subito la repressione della polizia. Mi hanno cacciata da case, strade. Non mi hanno permesso di lavorare assieme alle mie amiche e colleghe. Le femministe che ogni tanto passavano da noi ci consigliavano di andare da un buon psichiatra, perché per loro le prostitute che hanno scelto il sex work per scelta o sono malate o non esistono. Hanno deciso che le donne sono tutte schiave, tutte vittime.

Io sono una persona modesta, di media cultura, e tu sai, Eretica, da quel che ti ho raccontato altre volte, che non giudico le scelte di nessuna donna. Il mio mestiere mi ha insegnato a guardare alle altre con rispetto, tenerezza e molta ironia. Capisco anche le femministe, con l’urgenza di dover salvare altre per salvare se stesse. Vorrei abbracciarle e dire loro che va tutto bene, io sto bene, noi stiamo bene e siamo felici della scelta di Amnesty, perché io sono diversa da una vittima di tratta e una vittima di tratta è diversa da una immigrata che arriva senza documenti e sceglie di fare la prostituta per guadagnare ma allo stesso tempo non è sfruttata da nessuno. Il mio mondo è tanto complesso e non c’è spazio per le semplificazioni.

Se io, che vivo questa professione, riesco a guardare tutto con la giusta distanza, per vedere la mia realtà fin nei minimi particolari, senza lasciarmi tentare dalla voglia di semplificare, chi non fa questo lavoro dovrebbe essere ancora più obiettivo. Invece non è così. Mi chiedo, perché? A cosa serve vedere le prostitute come un solo mucchio, tutte uguali, tutte private della libertà. E di quali libertà discutono? C’è un solo modo di intendere la libertà? Per me poter lavorare senza conseguenze e pericoli è libertà. A chi serve criminalizzare la prostituzione facendo in modo che le prostitute finiscano in carcere?

Ho il dubbio che a guadagnarci è quella che Laura Agustìn chiama “industria del salvataggio”. Tante associazioni contro la tratta, organizzazioni come quella di Somaly Mam che ha mentito al mondo intero dicendo di essere una vittima di tratta quando invece non lo era. Perché non lasciano che quelle come me si organizzino come meglio credono, in cooperative, a lavorare in luoghi chiusi assieme ad altre, per maggiore sicurezza? Non le capisco e sono molto amareggiata.

Perché queste donne non possono essere felici per me? Sarebbero felici se io vivessi la vita che vivono loro? Ma siamo diverse e, allora, perché? Tu hai una spiegazione?

Un abbraccio

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  • Cara, no, non c’è l’ho una spiegazione tranne quella che mi sono data per capire chi mi ha insultata per tanto tempo e mi insulta ancora oggi perché supporto le sex workers. Fanatismo, fondamentalismo, poi dipende dal carattere delle persone e alcune sono davvero intrattabili ed è difficile considerarle “sorelle”. Ad oggi ho concluso che con certe abolizioniste è inutile parlare. Così come non si parla con qualunque persona che invece che confrontarsi con me molla pugni e sputi e volgarità. Quindi io faccio un’altra domanda: com’è che queste persone riescono ad avere quel minimo di seguito che hanno? Un abbraccio Eretico 🙂

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Comments

  1. Io credo che alcune donne non abbiano davvero risolto i loro conflitti interiori. In realtà non sono femministe, si sentono compresse nell’atavico modello della donna-santa-senza-desideri-sessuali.
    Io faccio la cartomante, le persone mi pagano perché io legga loro le carte. Io offro un servizio e loro lo pagano. Il sesso non è un servizio meno delicato e complesso, che richiede empatia, professionalità, consapevolezza e non vedo nulla di degradante nell’essere pagati per un servizio offerto. Il degrado, l’umiliazione, è essere maltrattata, insultata per il mestiere che si fa.
    La prostituzione, poi, non è un lavoro solo femminile. Molti uomini si prostituiscono ma pare non facciano scalpore.
    A volte ho l’impressione che si voglia negare che alle donne piaccia il sesso talmente tanto da farne una professione o che abbiano bisogno di rivolgersi a dei professionisti (nel caso dei gigolò).
    Sinceramente consiglio un film bellissimo, Irina Palm, spero che pubblicare il link al film non sia contro le regole.

    http://www.filmtv.it/film/37496/irina-palm-il-talento-di-una-donna-inglese/

  2. Ecco il trailer

  3. risposta: perchè le abolizioniste pensano che tu sia infelice.in realtà, ritengono di conoscere come stanno le cose veramente.
    Altra domanda da paragonare: sono un disabile, perchè c’è chi pretende di decidere della mia felicità e mi vuole selezionare/eliminare fin dalla nascita perchè poi – dice – sarò di sicuro un infelice?

Trackbacks

  1. […] ho letto del voto di Amnesty ho pianto di gioia” – mi scrive una sex worker che lavora in un paese straniero: “Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo anni trascorsi a […]

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