22 anni e la “colpa” di essere ancora vergine

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Lei scrive:

“Leggo l’articolo della ragazza ancora vergine a 25 anni, poi la sequela di commenti che seguono sotto il post di Facebook: alcuni paragonano queste ragazze a delle mele («Le migliori sempre in cima, le più difficili da raggiungere, quelle in basso che tutti pigliano, beh, quelle..»), altri dicono che si tratta della bellezza fisica («Sicuramente un cesso a pedali.. Un vero bidone dell’umido»), altri ancora ci scherzano sopra.

Io ripenso a quello che ho letto, alla ragazza della storia, che rema con le sue spalle larghe e ha i capelli corti e se da una parte mi sento meno sola, dall’altra sento riaffiorare un po’ di tristezza.
Anche io sono vergine, talmente illibata e intoccata che a 22 anni non posso nemmeno vantarmi di aver baciato un ragazzo con la lingua: il mio primo bacio l’ho dato a un ragazzino basso, coi capelli rasati a zero, ai tempi delle medie. Lui nemmeno mi piaceva, ma stavamo giocando al gioco della bottiglia, io avevo undici anni e tutti mi guardavano, e allora ho proprio dovuto farlo: un bacio a stampo, rapido, per levarsi il pensiero. È stata la sensazione peggiore che io abbia mai provato.

Volevo solo andarmene e quando mia madre tornò a prendermi io ero così felice che mi ficcai in auto e stetti zitta tutto il tempo, impaziente di infilarmi sotto le coperte, dormire, cancellare tutto. Quello che non immaginavo però fu che da quella sera, io non avrei più smesso di giocare a quel gioco. Di sentire quella pressione addosso, le opinioni di tutti, di dover sempre giustificarmi perché io il ragazzo non ce l’avevo, non sapevo bene baciare e mi agitavo sempre, e invece gli altri no. Crescevo, e a 13 anni mi sentivo già così profondamente frustrata, mi sentivo così sola, così inutile, come se l’unica cosa che potesse contare nella mia vita fosse quella di avere un ragazzo, uno che ti bacia, che poi ti dice che ti ama, che ti porta a letto e ti scopa.

Non riuscivo a darmi pace, non potevo dormire la notte, tale era la pressione che mi schiacciava ogni qual volta balzavo giù dal letto per iniziare la giornata. Sapevo che questo gioco io lo dovevo vincere o quanto meno finire e quindi cominciai a barare, solo per essere come tutti gli altri: mi inventavo queste storie, storie che avevano me per protagonista e dei ragazzi che cadevano ai miei piedi come sacchi di patate, che mi amavano fortissimo, mi veneravano quasi, con i quali davo libero sfogo a ogni capriccio e fantasia.

A loro non importava se ero vergine o no, mi prendevano tra quelle lunghe braccia immaginarie e mi cullavano piano, mi dicevano che lo trovavano carino, dolce, che dovevo andarne fiera, perché non ero mica “come tutte le altre”. Mia madre diceva sempre che prima o poi la verità viene sempre fuori e capii che aveva ragione quando la natura di queste mie storie venne in parte a galla e mi costò rispetto, dignità, relazioni (e, in parte, rapporti che dovrebbero essere votati a una sincerità pura perché costruiti con persone importanti, che fanno parte della mia vita tutt’oggi, ma a cui però ho mentito, perché credevo che mi avrebbero presa in giro, ferita e che poi lo avrebbero raccontato a tutti gli altri. E adesso non posso farci nulla, se non tenermi questo immenso senso di colpa).

Quindi in questa maniera, almeno così imparai, non poteva funzionare. Questa verginità che le bugie non potevano cancellare divenne allora la mia segreta medaglia al valore e io mi divertivo a guardare dall’alto in basso tutte quelle ragazze che amavano, si gettavano fra le braccia della vita, godevano, erano felici. Erano delle superficiali, sicuramente, così mi ripetevo con dissimulata sicurezza, per star meglio. Intanto il tempo passava, io crescevo, cambiavo idea, e quando la smisi di misurare una donna in base alle volte che aveva detto «Sì» mi domandai perché non riuscissi a fare la stessa cosa con me stessa.

Mi domandai perché mi sentivo ancora così disperatamente provata da questo gioco che non finiva mai e che stava sempre sotto gli occhi di tutti che coglievano ogni occasione per impicciarsi dei fatti miei (e il ragazzo dov’è, e con chi esci, e con chi ti vedi, e con quanti ci sei andata), per guardarmi storto quando rifiutavo i ragazzi in discoteca, per darmi dell’asociale perché non volevo uscire con quel ragazzo là, per sapere quale storia avessi da inventare per giustificarmi che no, non avevo nessuno e la faccenda non sembrava essere prossima a una vera e propria soluzione.

Mi arrabbiavo così tanto, stringevo i pugni e piangevo, pensavo che sarei morta sola, perché se non era successo fino a quel punto, allora significava con buone probabilità che non sarebbe successo mai più, perché evidentemente c’era qualcosa che proprio non andava in me, che non importava quanto bella fossi diventata, quanto simpatica fossi, quante belle cose imparassi, cosa volessi fare nella vita, perché non avevo un uomo, non avevo un amore, in definitiva, non avevo un coito e quindi, eccoci qua, ai giorni nostri, 22 anni vergine. E quindi, com’è essere vergine a 22 anni? Pericoloso.

Pericoloso perché viviamo in questa società che usa misurare una persona specialmente in base ai propri rapporti sessuali, in base a questa verginità che poi io non l’ho mai capito cos’è, da cosa dipende, se è un carattere universale che uno si deve levare come facevi da bambina quando tua mamma ti legava il dentino da latte a un filo per cucire e poi ti diceva che era più il dire che il fare e in un unico, secco, liberatorio “stoc” si sarebbe tutto risolto e tu saresti stata felice. Pericoloso perché essere vergine fra un gruppo di ragazze abituate dal mondo intorno a loro a pensare che solo un uomo ti possa conferire le chiavi della salvezza sociale e personale, che sia l’unico a renderti felice, amarti, alza la pressione a un punto tale da farti restare lì nel letto di notte mentre tutti dormono, tutta o mezza offesa dalle parole altrui, dall’umiliazione, dalla frustrazione, e farti cominciare a pensare che forse dovresti pagare per provare, per avere uno che viene lì e ti fa capire veramente di che si tratta e tanti saluti al vecchio detto che la prima volta deve essere speciale, in cui tu hai sempre (e continui) a credere fermamente.

Pericoloso perché arrivi anche a pensare che la tua verginità ti rappresenti tutta e che tu possa addirittura arrivare a sparire in mezzo a queste nove lettere che ora sembrano essere il tuo corpo e la tua anima. Pericoloso perché smetti di fidarti di te stessa, pensando che tizio caio e sempronio sappiano meglio di te cose sui ragazzi che ti servono, le spinte che ci vogliono, e tu ti ritrovi lì, a un bar con uno che più brutto non si può, che è il più viscido che tu abbia mai visto e che ti fissa le tette tutto il tempo, nonostante le tue braccia perennemente incrociate sul petto, perché la tua amica ti ha detto stizzita che non te ne va mai bene uno, che devi sempre trovare il pelo nell’uovo e allora fai come ti pare!

No, non fai come ti pare, fai come dice lei per farle piacere, per sentirti parte del gruppo, perché hai paura, perché il gioco non smette mai e tu non ce la fai più e questo è pericoloso. Così pericoloso, essere vergine da 22 anni, che smetti di vedere, capire che in realtà il motivo per cui sei come sei («Ancora incellophanata», come ti definisci da sola a volte, ridendo mentre ci pensi) è perché quel famoso ragazzo, tu non lo vuoi. E certo, se capitasse di innamorarsi, allora il discorso sarebbe diverso, ma a me non è più capitato dai tempi del liceo e comunque, come si sarà capito, si è risolto in un nulla di fatto.

Quindi io non voglio nessuno e questo, a modo suo, è un pensiero pericoloso da affrontare perché, forte dei tuoi venti e rotti anni di esperienza, sai che continuerai a venire misurata solo in base a questo, a chi ti accompagna cioè, fuori e dentro il letto, e che non importeranno mai i tuoi successi, le tue qualità, i tuoi fortissimi ideali, la tua voglia di sapere, perché finché sarai vergine e single, questi saranno solo la cartina tornasole alla tua figa. Nulla di più.
Ma se c’è una morale a questa storia, un insegnamento piccolo che posso passare a qualcuno con un po’ meno di esperienza di me, per evitare almeno che patisca tutto il dolore che ho patito io (e che a tratti ancora patisco) è che solo perché è pericoloso, non significa che non può essere fatto. Non significa che non puoi conquistarti un posto nel mondo, anche se non hai un uomo e ancora quelle ragazze che conoscevi al liceo ti guardano come se ci fosse qualcosa che non va in te. E per un attimo, lo senti, è il pericolo di cedere, di scusarti per una colpa inesistente, giustificarti degli anni che ti sembra di aver sprecato, di non sapere come fare a tornare a guardarti allo specchio perché pensi che sia proprio vero che se solo un uomo può definirti, allora la verginità se la tiene stretto sotto braccio per andarci di pari passo.

Poi pensi che sei così bella e sei buona, e sei intelligente, molto più di tanta gente che conosci e sei la migliore del tuo corso universitario, e sai già quattro lingue. Pensi che l’anno prossimo te ne vai in Cina a studiare, a imparare, pensi che vuoi andare a specializzarti in Irlanda, lavorare, avere una casa.

Pensi alla gioia che lo sport che pratichi ti procura, al fatto che finalmente, dopo anni di depressione, ti sei decisa a entrare in terapia e poi pensi al dolore che provavi quando pensavi che il mondo finisse ogni volta che un ragazzo ti diceva «No», prima di capire che non è mai veramente successo, e che tutti quei «No» li hai detti solo tu e allora ci sarà un motivo in fondo e il motivo è che forse, finché non trovi qualcuno che ti ami più di quanto tu ami te stessa, allora non vale la pena ammazzarsi di dolore per una scopata che non arriva e tu puoi anche piangere, piangere perché sei così pura che nemmeno la Madonna, quando invece la gente nemmeno se le immagina le cose che vorresti provare, piangere perché non hai una persona con cui svegliarti nel letto la mattina, che faccia stare zitte tutte quelle ragazze odiose che ti hanno fatto vivere un vero e proprio calvario, piangere su questa verginità così pericolosa, così normale, eh, per carità. Ma son lacrime da mezza lira.”

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Comments

  1. Whinydreamer says:

    Sì, è pericoloso: pericoloso perché ci facciamo influenzare troppo dagli altri e dal nostro ruolo prestabilito. Ma la domanda è: quanto contano per noi questi altri e questo ruolo?
    Credo che ognuna di noi debba decidere pensando solo a se stessa, senza considerare gli altri e i ruoli che ci fanno interpretare.

  2. Darwin si è fermato a Eboli says:

    Io sono arrivata ai 23, con paranoie e pensieri, ma non ho mai dato loro voce così tanto.
    Non mi sono lambiccata il cervello, e forse è stata una salvezza. Se avessi dato luce ai miei pensieri sarebbe venuto fuori forse tutto questo e oltre.
    Improvvisamente mi sono buttata in una relazione e tutto è andato, è successo.
    “Meglio con lui che con un altro” pensai. Avevo scelto un bravo ragazzo che però non mi andò a genio per molto tempo, ci lasciammo ma io mi ero un po’ sciolta.
    Quando si perde la verginità da ragazzine non si ragiona molto, si ha la “fortuna” di essere ciecamente innamorate e ci si butta. Da più grandi è più difficile, si ragiona di più, si sceglie, si è più mature mentalmente ma meno a livello sessuale…
    Si deve trovare lo sblocco, poi tutto va da se.

  3. Credo che tutto il sistema culturale che è stato creato attorno alla verginità non sia “solo” un’influenza, ma sia molto difficile da sradicare perché è stato introiettato del tutto in ognun* di noi. Ho avuto la stessa esperienza della ragazza del post (anche se nel mio caso, fino ai 19 anni) e ricordo che, anche se ero sicura di me stessa e di ciò che volevo, la pressione a tratti era davvero insostenibile. La cosa assurda è che spesso il pensiero era più ossessivo per me che per gli/le altr* che magari fino a un certo punto se ne fregavano o non ci davano peso.

  4. Un testo delicato ed immenso.
    Nella semplicità, una malinconia articolata che si dimena senza arrestarsi.
    Leggerti, offre la sensazione di essere su di un treno che continua a sballottarci. Destra, sinistra. Dietro davanti.
    Mentre, anche il cartello della colpa, pende sinistramente sulla testa di chi scorre.
    Bellissima scrittura.
    G.Di Vito – To The Sky Feat. Liz Hill (Original Mix)

  5. L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

  6. L’ha ribloggato su L'angolo di fraalways.

  7. Io ne ho 29 e ho perso la verginità l’anno scorso… con l’unico ragazzo che dicendoglielo non mi ha riso in faccia. La decisione migliore della mia vita. Aspettate quello giusto e non ve ne pentirete.

  8. Premetto che di solito a me non piace internet, what’s up non so neanche come si scrive e dopo un po’ mi stanco a leggere sul computer. Fosse per me “leggerei libri, scriverei diari e parlerei solo alla gente di persona”. Pero’ questo articolo che ho letto molte settimane fa mi aveva colpito e finalmente trovo il tempo e anche forse un po’ il coraggio per scrivere.

    Partiamo dalla fine: ho 35 anni, un marito che adoro (diventato marito da poco ma ci sto insieme da 13 anni) e una figlia meravigliosa. Ma non sono sempre stata cosi’ felice. E spesso se ripenso ai miei 20 anni (che per me oscillano dai 18 ai 22) li definirei “complessi”.

    Da un lato adoravo studiare e viaggiare. Ho conosciuto tante persone importanti durante i miei viaggi, più’ o meno lunghi. Adoravo e adoro studiare, soprattutto le lingue, tanto che al giorno d’oggi ne parlo 5 (oltre all’italiano) cosa che mi ha fatto trovare anche un buon lavoro. Adoravo e adoro anche mangiare e cucinare, una passione da quando ho 9 anni.

    Dall’altro lato ero molto instabile psicologicamente tanto che neanche l’incontro (tardivo 🙂 con il mio amore ci ha potuto fare tanto… per questo non ci sono principi azzurri che tengono… ognuno ha le proprie gambe e le deve usare quando è il momento… Il momento per me è arrivato solo quando sono diventata mamma, a 30 anni, ho deciso di fare psicoterapia e questa mi ha aperto le porte sulla conoscenza di me stessa: traumi, pregi e difetti, punti di forza e di debolezza. Soprattutto mi ha insegnato per la prima volta perché reagivo in un determinato modo ad una situazione, quali erano le cause. E’ stato semplice? no E’ stato doloroso? si Lo rifarei? si certo. Ne è valsa la pena fino in fondo.

    Come potete immaginare anch’io il ragazzo l’ho trovato tardi e proprio in un momento quando di ragazzi proprio non ne volevo (mentre chiaramente per tutti quelli prima li avrei voluti ma scrivevo chilometri e chilometri di lettere nei miei diari invece di avvicinarmici…. perché in realtà non ero pronta a stare con nessuno ma mi innamoravo, come si dice, a vuoto, e devo dire che anche questo aveva alla fine la sua bellezza – e anche le sue sofferenze… ma chi non ha mai sofferto d’amore a 20 anni?! :-). Ma se qualcuno mi avesse detto: “Ma va bene cosi’, stai tranquilla… studia, viaggia, divertiti, avrai tempo per stare con qualcuno, si vede che non è quello giusto!” sarebbe stato tutto più’ semplice… invece spesso tutti rigiravano il coltello nella piaga… (ma come? non è possibile! ma cosi’ bella, intelligente e carina? sempre da sola? va tutto bene??!) Invece ripensandoci erano proprio belle persone quei miei “amori mancati”, che ho più’ ricordi belli con loro nella mia primissima gioventù’ che se fossi stata con uno e poi magari non l’avessi più’ visto dopo un mese (o un giorno, sono ottimista 🙂

    A me sono sempre piaciute “le persone” e mantenere buoni rapporti con tutti.

    Si è vero, le gioie del sesso sono tante. E quando uno si guarda indietro magari forse rimpiange qualcosa. Che forse a sedici anni sarebbero potuti essere anche solo baci e coccole, non solo sesso, tanto per sentirsi meno soli in un periodo cosi’ difficile come l’adolescenza. E’ anche vero pero’ che il sesso non è come un dolce al cioccolato che lo puoi mangiare quando vuoi! E’ una cosa molto più’ complessa e io penso, ma chiaramente ognuno può’ dire la sua in base alla propria sensibilità, che sia importante farlo anche con la persona giusta.

    E poi basta alla donna, soprattutto quella di sinistra, che per essere ganza deve 1. darla a tutti senza neanche sapere come si chiamano e anche se non le va perché deve fare l’emancipata 2. darla a nessuno perché deve fare invece l’intellettuale di sinistra che è disinteressata a queste cose di basso livello come il sesso. Ognuno ha del resto la sua sensibilità e decidere di fare le sue scelte in base a questo che si decida di cambiarne molti o averne solo uno. L’importante è essere in pace con noi stessi ed essere sereni.

    Perché se quando hai vent’anni tutti ti dicessero che ognuno ha i suoi tempi e che il ragazzo puoi trovarlo a 14 come a 24 anni e va bene uguale, l’importante è essere sereni e seguire la propria natura….. godersi la vita che in fin dei conti è breve, trovare delle passioni, portarle avanti, viaggiare e scoprire questo mondo cosi’ grande e cosi’ affascinante… ecco, sarebbe sicuramente tutto più’ semplice!! 🙂

  9. Ciao, io vado per i 28 e ho il tuo stesso “problema”. Uso le virgolette perchè ha smesso di essere un problema nel momento in cui ho deciso di non considerarlo più tale. Premesso: ho un ragazzo da più di due anni, che ha capito che non sono nè una bigotta nè una che crede in valori in disuso (matrimonio, castità, ecc… non sono nemmeno credente, per dire!) e ha deciso ugualmente di aspettare, perchè è una forma di rispetto e se qualcuno non lo fa, il problema non è tuo, ma suo. Non è vero che o ci si concede o si muore da soli, così come non è detto che si debba spiattellare al mondo intero quanti amanti ci sono stati nella propria vita, non lo farei nemmeno se non fossi vergine, così come non racconterei i fatti intimi della mia famiglia… che c’è di strano? D’altra parte, tanti ragazzi cercheranno di usarti come oggetto sessuale, perchè per loro non sarai altro che quello: un puro passatempo, e useranno il senso di colpa per spingerti a soddisfare i loro desideri, facendoli passare per bisogni, quando invece sono solo capricci, o al massimo desideri indotti e amplificati dai messaggi che la società invia loro. Come se la felicità, il valore o la bontà di una persona si misurasse dall’attività sessuale: a me sembra semplicemente ridicolo! Se questo “problema” ti porterà ad essere rifiutata da qualcuno, probabilmente è solo un bene: è come un amico che ti allontana se non hai la moto per scarrozzarlo in giro…. è un amico, o solo un “approfittatore”? Allo stesso tempo, esistono persone in grado di vedere oltre il corpo e il sesso, persone che amano qualcuno affetto da gravi disabilità (e quindi considerato “indesiderabile” per motivi simili), persone che potrebbero anche desiderare un rapporto privo di fisicità, perchè anche tra gli uomini c’è chi vive il sesso come un esame, un’imposizione per misurare la propria virilità, e preferirebbe non subire questa pressione. Il mondo è bello perchè è vario, non si sfugge alle delusioni nè alle sofferenze, questo vale per tutti, ma rinunciare in partenza lo trovo sciocco, sarebbe come darla vinta a chi sputa sentenze per mascherare le proprie debolezze. Tu va’ avanti, sempre! Un bacio, Giù.

  10. Credo che tu sei una persona speciale, che da’ il valore che merita ad ogni cosa. Non e’ facile vivere contro corrente, ma avere dei valori e difenderli da un sapore alla vita, che molti, mi dispiace per loro, non potranno mai assaporare. Sei grande

  11. Devi decidere tu e solo tu il momento. Il momento giusto? E anche se fosse quello sbagliato?
    Chi lo sa… sicuramente sono fatti tuoi, sicuramente gli altri non possono giudicare (a meno che non sia tu a chiederlo), sicuramente non c’è un’età giusta per farlo (io ne avevo 21 e mi sentivo un alieno, avevo e ho, per fortuna, delle amiche stupende che non mi hanno mai fatta sentire strana né “compatito”).
    i sono mille modi per provare, sentire, esplorare la sessualità. Farlo con una persona per cui non provi nulla? Per alcune va bene così, è giusto che facciano quello che vogliono.
    Aspettare di essere innamorata? Padronissima di farlo. Trovare una persona che rispetti e che ti rispetti? Va bene, va bene comunque.
    Il sesso non deve essere mai un’imposizione, mai.

  12. Grazie

  13. io sono nella stessa situazione ho quasi 24 anni e ho paura che sia pericoloso quello che sto scrivendo ,perchè qualcuno che mi conosce può vedere come va veramente la mia vita sessuale. il problema non è quello della verginità in sè, ma il fatto di non avere mai potuto abbracciare forte e baciare qualcuno che amo veramente e sentirmi amata da lui. l affetto di tanti amici ce l ho sempre ma non è lo stesso affetto che mi mostrerebbe qualcuno di cui sono innamoratissima. fino a qualche tempo fa non mi sono preoccupata più di tanto perchè ho pensato a cose più importanti, ma adesso che credo di avere veramente tutto mi rendo conto che l unica cosa che mi manca davvero è solo questa. vedo tutte le mie ex compagne del liceo sposate e con figli, pensavo che essendo una bella ragazza e cantante avessi avuto una marcia in più e invece quando mi hanno posto domande sulla mia vita sentimentale ho dovuto mentire perchè sapevo che se tanto avessi detto “le volte in cui mi sono innamorata da quando avevo 14 anni le conto sulle dita della mano e mi hanno sempre rifiutata” non mi avrebbero creduta “si proprio tu che sei bellissima e bravissima”. purtroppo si dà per scontato che se una è una bella donna allora va bene la sua vita sentimentale. quando mi chiedono cosa aspetti di più nel futuro ho dato risposte diverse, ma io non ho mai desiderato nient altro che innamorarmi della persona che a sua volta mi ama veramente

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  1. […] mi sono decisa a scriverti, ispirata dai due articoli delle ragazze “ancora” vergini a 25 e 22 anni, visto che anch’io, che ne ho 24, sono nella loro stessa […]

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