La ragazza coi piercing e il giornalismo di infima categoria

Come dicevo ieri gli esempi di cattivo giornalismo sul caso di Ilaria non si fanno attendere. Ne cito uno a casa, pubblicato su Repubblica, a firma Alessandra Ziniti.

Il titolo sensazionalista, basato su una ipotesi di testimonianza, un sentito dire, chissà. La foto della ragazza, quella presa da facebook che dà l’impressione che la tizia non smettesse mai di avere la posa da tossica. Le viene fuori dalla bocca nientemeno che del fumo azzurro. Chissà che cosa mai sarà. I piercing, che fanno tanto “faccia da drogata”, come qualcun@ commentava su facebook ieri, commenti che poi non si discostano da quel che leggo sui media mainstream, e poi il lobo dell’orecchio che non è, cara Ziniti, “sfondato”, ma è adornato di un dilatatore che è la moda del momento. Si inizia con un piccolo dilatatore, poi via via se ne usa uno sempre più grande e lo usano persone di ogni tipo. Tu pensa, lo usano anche quelli che non fumano neppure le sigarette.

Ma a parte l’impreparazione sulle mode, i piercing, il taglio di capelli e l’ampiezza dei pantaloni, il pezzo è strapieno di riferimenti illogici in cui sono citati come dati di fatto tratti di testimonianze (?). Non si capisce chi sia la fonte (gli investigatori?) ma Ziniti scrive che la ragazza sarebbe stata “particolarmente inquieta”, e scommetto che nell’età adolescenziale chiunque lo era a modo suo. Lo siamo stat* tutt*, Ziniti a parte. Tutt* ci siamo ubriacat*, sballat*, abbiamo fumato, bevuto, e il punto, come diceva giorni fa una madre in un pezzo dell’huffington post, è imparare a capire dove sta il limite, trovare informazioni su questo, per non stare male, ed archiviare gli sballi di gioventù, per l’appunto, in gioventù.

Ma su Repubblica la ragazzina “sballata” fa notizia e si continua a scrivere che Ilaria aveva

il viso sfigurato dai piercing, compreso una perla sulla lingua, il lobo dell’orecchio destro sfondato, i capelli cortissimi rasati alle tempie a darle un aspetto ancor più mascolino così come l’abbigliamento, jeans larghi, maglietta nera e scarpe da tennis“.

Cara Ziniti, io non ho visto quello sfiguramento di cui parli, dell’orecchio ho già spiegato, non si capisce cosa tu abbia contro i capelli rasati alle tempie e l’aspetto “ancor più mascolino”, e notate l’aulicità dell’ancor a dare un tocco di poesia alla faccenda. Se lei avesse avuto il volto senza piercing, con i lobi adornati di orecchini di perle, capelli legati con fiocco in cima e abitino anni ’60, con immancabili calzini corti sotto scarpe con tre dita di tacco, sarebbe stata di tuo gusto? sarebbe stata l’esempio della bimba tutta casa e chiesa? avremmo potuto iscriverla al club della purezza o cosa? Sul serio dobbiamo iniziare a guardare con sospetto le ragazze “mascoline” (complimenti per l’impreparazione in fatto di cultura queer)? E quelle con i capelli rasati?

La causa della morte di una minorenne sulla quale si dovrebbe dire il meno possibile, alla faccia della deontologia professionale, diventa l’ecstacy o un cocktail di droga e alcol. Ma ne siamo sicure? Direi di no, perché si conferma che Repubblica non pare abbia avuto in anticipo il risultato dell’autopsia. Dunque tutte queste ipotesi diventano il pretesto per continuare a ravanare nella vita della ragazza. Non è finita qui. Si scrive che la madre sia una inserviente “romena”. Cosa diamine c’entri la sua nazionalità non si sa. Però si ipotizza anche che Ilaria era ribelle e trasgressiva e che, guardate un po’ voi che sorpresa, litigava con la madre. Alzi la mano chi non ha mai litigato con i genitori nell’adolescenza, Ziniti a parte.

Si parla di pasticca fatale, di presunti spacciatori, di “compagni dello sballo” e di mondi dark con miscela di satanismo e cultura emo.

Ziniti: hai dimenticato i sacrifici umani. Volendo si poteva inserire pure un patto col demonio grazie ad un amplesso con un animale cornuto al chiaro di luna. Con un soggetto così ci si può sbizzarrire quanto ti pare.

Poi si scopre che Ilaria non frequentava discoteche ma, udite udite, era vicina a “gruppi antagonisti e centri sociali”. Ed ecco fatto il quadro perfetto fornito a chi associa certi mondi al Male.

I commenti che conseguono all’articolo sono tantissimi. Molti, per fortuna, dicono alla Ziniti quel che è adeguato dirle in questa circostanza.

Io vorrei capire, sul serio, come si fa a scrivere un tale cumulo di sciocchezze. Ilaria era minorenne, una adolescente come tante, si occupava di arte, aveva il diritto di vestirsi e conciarsi come le pareva, perché una persona non dovrebbe essere giudicata per le visioni proiettive che altri non possono fare a meno, oggi, di vomitarle addosso.

Quante ragazze, amiche, sorelle, abbiamo visto bere o fumare a quell’età? E per questo potevamo dire che fossero brutte persone, o potevamo sapere cosa sarebbero diventate? Allora il punto non è quello che indossava Ilaria o come si pettinava, perché il vero punto sta nel fatto che esistono adulti piedi di pregiudizi che non possono fare a meno di usare un tono paternalista per educare altre fanciulle a restare in casa a prepararsi per le nozze dell’anno.

Ilaria poteva essere mia figlia, vostra figlia, ed è morta, e sentirne parlare così mi fa malissimo e mi fa arrabbiare infinitamente, senza contare il fatto che ci si mette di mezzo ogni cliché possibile e immaginabile. Figlia scapestrata di romena immigrata, faccia bucherellata e vicina ad ambienti antagonisti. Il mostro perfetto in un mondo di mostri perfetti. Quindi di chi è la responsabilità, qualunque cosa le sia capitata? Di sua madre? Dei piercing? Dei centri sociali? Diccelo tu, Ziniti, giacché sai. Diccelo. Siamo qui ad attendere la tua verità.

Leggi anche:

Le speculazioni sulla ragazza che portava i piercing

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Comments

  1. Chiamare questa “roba” giornalismo è un insulto alla professione. E tra l’altro…vogliamo parlare come di colpo ci siano notizie sulle discoteche? Che poi mi chiedo…crepasse uno dei tanti parlamentari cocainomani per salvaguardarci tutti che fanno?Chiudono il parlamento?

  2. L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

  3. Non scrivo mai su Internet.
    Benché sia utilizzatori da 1995 quando lo conoscevamo solo noi ingenieri.
    Non scrivo mai perché non ho voglia e tempo di repliche, precisazioni, trollaggi, mezze verità, mezze cazzate, illazioni, deduzioni, chiacchiere da comari.

    Ma questa volta sono rimasto deluso, che un giornale abbastanza conosciuto come “La Repubblica” pubblichi una infamia del genere su una ragazza morta.
    Spero che Ziniti venga licenziata e si dedichi ad altre attività.
    Ella non credo abbia l’onore per farlo da sé.

  4. Annalisa De Luca Cardillo says:

    Di cosa vi stupite? Media in Italia… merda allo stato puro!
    Poi repubblica…. una cloaca a cielo aperto!

  5. Ci sono tanti bravi e coscenziosi cronisti consapevoli delle realtà di oggi, e di come sia giusto raccontarle, costretti a fare la fame nelle redazioni, e poi c’è gente che da 30 anni, col bel sederone al caldo riparo di remunerativi contratti, scrive porcherie simili. Che schifo. Da giornalista, ma ancor prima da uomo, dono una lacrima sincera ad un cucciolo di 16 anni che, al di là di tutto, ha avuto il pieno diritto di scegliere i percorsi da seguire nella sua breve esistenza, e adesso merita soltanto il fiore profumato di un doveroso rispetto. Andrea

  6. Hai notato che quando i commenti sono negativi rebpubblica toglie la possibilita’ di commentare??

  7. Personalmente non penso che la correlazione tra aspetto/abbigliamento e uso di stupefacenti debba matematicamente essere correlato, ma trovo che i due fattori siano entrambi evidenti indici di un’inquietudine che riguarda quasi la maggior parte degli adolescenti ma che si può manifestare in diverse forme. L’utilizzo di piercing e il taglio mascolino trasmettono all’apparenza aggressività ma sotto questo conformismo a questo tipo di moda che ricalca lo stereotipo della ribelle e ragazza sicura di sè al contrario vi è molta insicurezza. L’uso di stupefacenti è sempre atto di ribellione oppure di evasione, è necessità di uscire dai limiti . La compagnia che frequenta incoraggia il suo modo di apparire e comportarsi, sono tanti adolescenti insicuri, confusi, molto disinformati e dunque con una buona dose diirresponsabilità ahimè. Alla ragazzina dell’altro articolo che scrive che non è giusto che non possa parlare liberamente di droghe con i genitori si dovrebbe spiegare che questi potrebbero essere molto spaventati della questione sapendo che riguarda la loro figlia e che prima di parlare di stupefacenti è il caso che parli realmente di ciò che le hanno proposto, ovvero le sue preoccupazioni, i suoi problemi, il bisogno di trovare un’identità, di farsi accettare dagli amici, di fare qualcosa che la faccia sentire su di giri… gli stereotipi come dice la parola, son percorsi brevi tra i concetti, spesso vi è una base veritiera. Invece di categorizzarli come bianchi o neri, cercate di comprendere che logiche vi sono alla base e capire a piccoli passi cosa è vero e attinente ad un singolo caso e cosa invece vada scartato.

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