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Mia madre è morta e io mi sento finalmente libera

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Un mese fa è morta mia madre e io ne sono stata felice. Ero sollevata. Mi sono autocensurata perché di fronte agli altri è sempre necessario dire che quella fu una santa donna, ma dentro di me il cuore batteva forte e immaginavo già come sarebbe stata la mia vita da quel giorno in poi.

Non avrei dovuto più ascoltare i suoi consigli non richiesti, le sue considerazioni sul mondo e le sue osservazioni sul mio corpo. Pancia in dentro, petto in fuori, dimagrisci, fai la brava, non hai forza di volontà, sei una fallita, non riesci mai a concludere nulla. Questa è una minima parte delle parole a me dedicate che facevano parte del suo repertorio.

Ho gettato via gli abiti che lei mi portava per nascondere la pancia. Ho risistemato casa secondo il mio gusto, vi ho ospitato persone che mi piacciono e ho organizzato cene con amici che se ne fregano del mio peso. Ho preso l’abitudine di passeggiare nelle prime ore del mattino. Quando spunta il sole e la città è deserta, faccio il giro dell’isolato e poi respiro, annuso, tasto, nel giardino con la via che raggiunge le colline.

Ho fatto sesso nel mio letto, ho urlato per gli orgasmi ricevuti, ho dormito con chi mi piace e ho preso un ritmo che mi fa stare bene. Che merda sono, però, a pensare che mia madre è meglio da morta che da viva. Quella schiavista che teneva le catene strette e si dimenava per serrare ogni uscita della mia prigione emotiva.

Che strano che non soffri, disse una. Non piangi, dovresti essere distrutta, in fondo è morta tua madre, il perno della tua vita, colei che ti ha creato, dovresti avere rispetto della sua memoria. Oh, si, e io invece che speravo lei schiattasse prima, senza causarle male, naturalmente, ma in mente avevo un “vorrei che morisse” che per me era liberatorio. Bisogna mentalmente uccidere la madre per diventare persone adulte. E cosa fai quando tua madre non vuole saperne di morire e ti perseguita, ti stalkerizza e non ti consente di crescere indipendentemente da lei? Come si fa a liberarsi da una madre oppressiva che ti tiene per le palle e ti vieta tutto quanto?

Dichiarare di essere felici della morte di una persona cara, o se non proprio felici comunque la cosa mi è indifferente, è come rompere un tabù grande. Il rispetto per i genitori è un valore acquisito e se non lo applichi trasgredisci all’ordine costituito. Che dire di quei genitori che non rispettano i figli? Che ne facciamo? Come si fa a rendere i figli indipendenti, economicamente, per sottrarsi alle dinamiche disfunzionali che ti rovinano la vita? È una questione di sopravvivenza. O io o lei. Così è stato per me.

E ho provato a ignorarla, a sfancularla, a parlarle, a commuoverla, ma quella stronza non voleva saperne di ascoltarmi e so, perché lo so davvero, che non mi amava. Recitava il ruolo della madre afflitta e mi ha resa succube di attenzioni non richieste, per apparire adeguata a quel che ordinano le convenzioni sociali, ma non mi amava, non mi ha mai amato. L’amore tra madre e figlio non scatta necessariamente. Avrei mille volte di più preferito che mi abbandonasse, mi desse in adozione, perché certe donne, per quanto siano ben intenzionate, non sono adatte a fare le madri, e serve dirlo per rivendicare il diritto mio di rompere il cordone ombelicale senza ritorsioni, e sarebbe servito a lei per vivere una vita senza frustrazioni.

Mi dice una che addirittura augurarle la morte è stato eccessivo, ma avrei voluto vederla a sentire la voce dell’arpia dalla mattina alla sera urlarti che non sei una persona apprezzabile. Mi ha resa insicura più di quanto abbia mai fatto chiunque io abbia incontrato. Mi ha tolto quel po’ di autostima che facevo fatica a recuperare. Mi ha resa debole e non le rinfaccio tutto perché sono rimasta all’età dell’adolescenza in cui si sfanculano i genitori. Lo dico perché è vero. Da adulta io sento di dire che mia madre mi ha distrutta. Il minimo che io potessi fare era augurarle di morire.

Ora è successo e io mi sento libera e vorrei dire che la storia del legame con la madre è tutta una cazzata. A volte accade e altre volte no. Non è una legge di natura o lo è, se consideriamo che ci sono animali che a volte mangiano i loro piccoli. Ecco, lei era una famelica bestia che cercava di mettermi all’angolo e mangiarmi, ingoiarmi, rendermi impossibile esistere. Allora è un bene che sia morta presto, che non mi abbia costretta ad assisterla per una lunga malattia e che non mi abbia obbligata a tollerarla in caso di disabilità.

Era mia madre. Tra noi non c’era amore. Lei voleva distruggermi. Io la volevo morta. E ho vinto io, mamma. Infine ho vinto.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

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Comments

  1. Crudele? Forse.
    Ma almeno è uno sfogo sincero: nessun genitore può considerarsi “buono per definizione”.

  2. Magari cercarsi una casa /stanza anche solo a pochi km dalla madre poteva dare gli stessi risultati…cmq il mondo è bello perché vario

    • No…anche lontani km certi rapporti patologici di dipendenza non svaniscono.

      • Non è la mia esperienza: tra i 16 ed i 25 ho desiderato spesso la morte di mio padre ma non avrebbe certo risolto i miei problemi sociali solo tolto un rompi cz che mi tormentava con i suoi te lo avevo detto etc poi è bastata la laurea e l’entrata in uno stage in un’altra città e le cose sono cambiate

        • Ti posso assicurare che non è sempre così. Ci sono genitori che sono convinti che i figli siano di loro proprietà. E come tali li trattano. La madre ed il padre di mia moglie, ad esempio. Non me la sento di chiamarli “miei suoceri”. Hanno, oltre a mia moglie, altri due figli. E quando questi hanno deciso di farsi una vita propria, si sono come “offesi” e adesso fanno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a loro e ai rispettivi compagni. Sono sempre super-impegnatissimi a piantare discordia nella coppia e a punire il figlio/la figlia che da’ ascolto al compagno/compagna invece che a loro. Devono mettere bocca su tutto e addirittura hanno intimato mia moglie di non dare consigli a suo fratello più piccolo, quando questo li chiede, anche sulle cose più stupide. Questo perché hanno paura che i loro figli si rendano conto di non avere bisogno di loro, che si rendano conto che senza di loro possono addirittura progredire. Cosa che in realtà è già accaduta e che loro non vogliono assolutamente accettare. Hanno costruito una villa con piscina della quale non c’era assolutamente alcun bisogno e non fanno altro che rinfacciarcela come una cosa che ci lasceranno. Nel frattempo pretendono che siamo noi a curargliela. E’ un ragionamento da ingrati? Per chi guarda la cosa da fuori, forse è così, ma nessuno ha chiesto loro una mega-villa nella quale vivere come se fossimo una comunità e piano piano tutti i figli si sono resi conto che mettere su famiglia significa lasciare il nido per crearne uno proprio. Non parliamo poi dei metodi poco puliti con i quali è stata costruita e dei quali un giorno si dovrà rispondere, motivo per il quale io mi sono opposto sin dall’inizio, ottenendo di venire osteggiato in tutti i modi. Quindi è crudele sperare nella morte di un genitore ed è sufficiente allontanarsi? Non credo, io vivo in un’altra città e nonostante questo ogni giorno la mia vita è condizionata dai loro ordini e ciò che è peggio, mia moglie lo nega con fermezza. Io stesso ho avuto degli scontri con i miei genitori per delle scelte che non condividevamo e alla fine ho fatto di testa mia, accettandone le conseguenze, ma non tollerando che mi si mettessero i bastoni tra le ruote solo per dimostrare che “aveva ragione la mamma, aveva ragione il papà”.

  3. L'Internettuale says:

    Posso capirti bene, una storia meravigliosa, ma cosa ci vuoi fare, certe cose non sono facili da dimenticare..

  4. Wow

  5. Perchè le hai lasciato tutto questo potere? Sei sicura di aver vinto?

  6. Mi dispiace molto per te, è triste arrivare al punto di odiare la propria famiglia che, nonostante tutto, ti ha messo in questo mondo. Anch’io ho avuto un’esperienza simile alla tua con i miei genitori, anche se non altrettanto dura, e adesso che non viviamo più insieme e li vedo sempre di meno, sempre più vecchi e stanchi, mi sale davvero una tristezza immensa per tutti gli anni in cui mi hanno vomitato adosso il loro “disprezzo” , la loro voglia nel farmi sentire inadeguata e io addosso a loro il mio odio e la mia insofferenza. Come dici tu, forse certe famiglie non dovrebbero essere tali, tutto qui.

  7. Anna Di Maria says:

    Finalmente un pò di sincerità… Non è poco ma da ammirare per il coraggio di dirla

  8. Credo che ti ha raccontato questa storia abbia bisogno di farsi curare. La dipendenza patologica nei confronti dell’atteggiamento distruttivo della madre, l’inazione apatica e la grave dissociazione tra la vita ambita e quella vissuta sono i presupposti per una seria degenerazione verso la malattia mentale. Se davvero la conosci, aiutala a rivolgersi ad uno specialista per un colloquio clinico. Saluti

    • Concordo in pieno.

    • Non sono d’accordo con te e con coloro che hanno detto “te ne dovevi andare” . Secondo me c’è molta più patologia nell’ignorare volutamente il dolore che può creare un familiare perché “bisogna volergli bene”. Lei ha detto chiaramente che la madre ha causato dei danni alla sua sfera emotiva che possono esser stati determinanti nel non trovare la forza di volontà per andarsene di casa, aggiungendo inoltre che ci possono essere di mezzo anche difficoltà pratiche come le questioni economiche; non è che si può prendere, uscire e stabilirsi nella prima casa vuota che si incontra per strada. “Dovevi andartene”. Che razza di commento è? Ma come ragionate? Vi rendete conto che suona tanto simile al “perché non l’ha lasciato?” che viene rivolto a tante donne vittime di abusi o femminicidio?
      Sono felice per voi se la situazione con la vostra famiglia di origine è idilliaca, ma se dovete sparare queste cazz*te senza nemmeno provare ad immedesimarvi un po’ fate più bella figura restando in silenzio.
      Alla donna della testimonianza vanno invece i miei complimenti per il coraggio di aver esternato un pensiero fin troppo scomodo per la società in cui viviamo. Sappi che non sei l’unica, e soprattutto che non sei sola.

    • Io invec emi auguro che possa cominciare a vivere davvero…a volte rimestare il passato con la psicoterapia è inutile e autolesionista

  9. No, mi dispiace. Se tua madre ti rende la vita impossibile te ne vai di casa, non è che stai lì ad aspettare che crepi. Capisco che sia difficile diventare indipendenti, ma quando si vuole davvero una cosa, un modo lo si trova.

  10. WOW ! Non ho davvero parole per gli ultimi commenti! Neanche un* psicoterapeuta professionista si azzarderebbe a dare giudizi così azzardati basandosi su un post di mezza paginetta! Complimenti! Ma come vi permettete di dirle che dovrebbe farsi curare o che se ne sarebbe dovuta andare di casa? Ma che ne sapete voi di quello che ha passato o meno questa persona e quali erano le sue circostanze?

  11. Vedi, Clara, stai sottovalutando tante cose, ad esempio il fatto che, se cresci tutta la vita con una persona che ti dice che sei una fallita, ti tratta da fallita, ti schernisce, ti umilia, le tue possibilità di renderti indipendente calano drasticamente, a volte si azzerano: finisci per fare tue quelle parole e quei giudizi, anche se non vuoi.
    Immagina (anche se mi pare ti risulti difficile, perché è evidente che non hai vissuto ferite psicologiche del genere): “Sono una fallita. Non valgo niente. Qualsiasi cosa io tenti di fare, non riuscirò. Non riuscirò mai a trovare e tenermi un lavoro. Provare e fallire, come sicuramente accadrà, servirebbe soltanto a dare occasione a LEI di schernirmi di più, di dirmi che questa è la dimostrazione che io sono una persona inutile e incapace. Servirebbe a darle occasione di distruggermi ancora di più.”
    E’ una cosa orribile ma che non riesci a toglierti di dosso; tu ti iscriveresti alle olimpiadi di nuoto, Clara? Immagino di no. E perché no? Perché SAI che non avresti speranze. Ecco: stessa cosa per una persona la cui autostima è evidentemente distrutta. Quello che a te sembra fattibile, a una persona che ha imparato “SEI UNA FALLITA” per tutta la sua vita sembra insormontabile.
    E concordo con quel che dice La Sally. Tu non sei psicologa né psicoterapeuta né psichiatra. Se tu lo fossi sapresti che non si sparano diagnosi nei commenti di un post su un blog o su facebook: per fare diagnosi esiste una cosa chiamata colloquio diagnostico. Quindi visto che non hai titolo per dire a nessuno di “farsi curare”, fammi il piacere: abbi maggior rispetto per l’esperienza di una persona che ha sofferto.

  12. Ti capisco perfettamente. Io sono riuscita ad andarmene da casa ma questo non significa che l’abbia perdonata per quello che mi ha fatto passare dall’infanzia all’età adulta. Anch’io speravo che morisse ma, giusto come ciliegina sulla torta, se ne è andata a 91 anni costandomi pure una fortuna in quanto disabile. Sei stata fortunata.

  13. Coraggio. È la parola giusta per te. Coraggio per aver sopportato. Coraggio per aver vissuto. Coraggio per essere cresciuta nonostante una madre assassina. Coraggio per essere riuscita a fare un’analisi così chiara. Assassina perché non si uccide solo togliendo la vita, si uccide anche ammazzando la quotidianità, la stima, la personalità di una figlia.
    Io ce l’ho fatta. Me ne sono andata ho preso la mia strada e ho costruito la mia famiglia. ho vissuto la sua assenza punitiva x trenta anni. Ed ora che ha bisogno di me, ci sono. Farò tutto quello che devo. Ma l’amore, la complicità, la vicinanza con un genitore è persa per sempre.
    Modi diversi di affrontare un anaffettismo, reazioni diverse,certo, ma alla base una verità: genitore non è automaticamente amore, dedizione, impegno. Prenderne coscenza nonostante le imposizioni culturali è una crescita e una evoluzione coraggiosa. Sarà una donna sicuramente migliore di quella che quella madre avrebbe voluto plasmare.
    Sarà morta veramente quando anche la rabbia si sarà sopita.

  14. “Ho gettato via gli abiti che lei mi portava per nascondere la pancia. Ho risistemato casa secondo il mio gusto, vi ho ospitato persone che mi piacciono e ho organizzato cene con amici che se ne fregano del mio peso. Ho preso l’abitudine di passeggiare nelle prime ore del mattino. Quando spunta il sole e la città è deserta, faccio il giro dell’isolato e poi respiro, annuso, tasto, nel giardino con la via che raggiunge le colline.”
    Da queste parole a mr sembra che lei abbia una casa sua: non credo che una madre descritta come nel racconto si lascerebbe modificare l’arredo della propria casa.
    Penso proprio che si sia resa indipendente, ma non riusciva a “sbarazzarsi” della madre che, in quanto tale, non scompare dalla vita di una figlia così dal nulla a meno che non lo faccia quest’ultima….
    Ma perché essere così crudeli e criticare da sapientoni quando sappiamo solo un piccolo frammeno….

  15. È tutto legittimo, fuorché questa apologia del “famolo strano” in nome dell’espressione del sé.
    Esistono modi diversi e migliori per dichiarare di esistere come individui.

  16. bella storia, cruda ma sincera. Le vite e le esperienze di ognuno sono del tutto uniche e personali e credo nessuno si debba permettere di giudicarle. Non credo sia stata scritta per ricevere le opinioni di noi che leggiamo. é solo una storia, come possono essercene tante, più allegre o felici o tristi. Vedo che il mestiere del genitore non è facile e spesso nemmeno il ruolo di figlio.

  17. Bello vedere che al solito il web è pieni di medici laureati su google con master in wikipedia. Deve farsi curare? Malata mentale? Eterna adolescente?
    Ma la lasciate in pace? Ci vuole una cazzo di vagonata di coraggio per dire quello che ha detto nella mail che ha mandato ad Eretica. E no, i genitori non ce li scegliamo come loro non scelgono noi come figli, e no, non sempre è automatico che ci si voglia bene. Non sappiamo la situazione di questa donna al di là delle righe che leggiamo. Non sappiamo perché non ha lasciato la casa familiare; ho letto sottili accuse di “adolescenzialità patologica” che mi ricordano tanto le parole dei nostri politici quando parlano di “bamboccioni”. Ma che cazzo ne sapete? Magari lavora ma non guadagna abbastanza per un affitto, mentre la casa è di proprietà della famiglia. Magari un lavoro non riesce a trovarlo. Magari, quelli sono cazzi suoi, di contorno alla questione principale del post che è una madre che è stata per tutta la vita il bullo della figlia.
    Cerchiamo di uscire dal ragionamento tale per cui le beddematrisantissime sono sempre immacolate e sante e degne di essere adorate come divinità. Smettiamola di puntare il dito su questa donna che ha la sola colpa di non voler bene a una persona.
    E certa gente i figli non dovrebbe farli, punto.

  18. Difficile per me aggiungere altro. Ho passato tutta la vita a colpevolizzare mia madre per la mia infelicità, ma sebbene razionalmente trovi delle spiegazioni, ti assicuro che il dubbio di essermi costruita io stessa la mia gabbia torna frequente. Ho perso mia madre dopo quattro mesi di malattia…avevo pensato pochi giorni prima alla sua morte vista l’infelicità che mi trasmetteva…non sai il tormento…Ora mi sento incapace di avere una reazione adeguata, mi sento come già prima apatica, come se avessi solo girato una pagina…Se ti ho capita, secondo me anche tu sai già che non ti fermerai alla lettura di questi commenti…Non c’è una ricetta valida e nessuno può permettersi di dirti che sei malata, tuttavia un punto di vista esterno forse può esserci utile, se non altro per pianificare meglio il nostro futuro, non credi?
    Ti abbraccio

  19. Cara “laglasnost”, hai ragione a smontare il mito dell’idilliaco rapporto fra madri e figli. Non lo dico perche’ la mia situazione sia simile alla tua, ma perche’ ho letto vari articoli sui genitori narcisisti o con altri problemi psicologici, che trattano male I figli. Cioe` la relazione con la propria mamma puo` essere complicata, perche’ non tutte le mamme sono uguali!!!!!!! Mentre I bambini, anche se possono avere caratteri diversi, sono pur sempre bambini e quindi indifesi e inesperti, le mamme possono essere piu` o meno brave nel loro “mestiere”. Se non lo sono e` spesso per problemi psicologici loro…Quindi mi dispiace molto che tu abbia avuto una mamma “non adeguata”, “non sufficientemente buona” pero` sono sicura che puoi rimediare al danno che lei ha fatto e mi pare che gia` tu lo stia facendo, apprezzando il mondo che ti circonda e avendo piu` fiducia in te stessa. Io ho mia mamma che sta per morire di tumore e con lei ho avuto un rapporto bellissimo. Sono stata fortunata. Non e` perfetta, nel senso che credo che mi abbia protetta troppo e quindi sono “venuta su un po’ sprovveduta”, pero` mi ha dato amore sincero e per questo mi sento fortunata, ma non e` merito mio, e` solo fortuna! Poi pero` nella vita ci si scontra comunque con la sfortuna (almeno io penso di averla incontrata!!!) e quindi, come dire, ho i miei problemi anch’io, forse anche proprio perche’ ero abituata troppo bene (e comunque ringrazio lo stesso per questo). Mi sono interessata ai narcisisti & C. perche’ volevo capire mia suocera. Si sa che in genere i rapporti suocera-nuora non sono facili (ma anche qui, non e` sempre cosi`), cmq leggendo qua e la` ho capito che le mamme sono molto piu` complicate dello stereotipo della mamma buona e amorevole. Brava e buona fortuna!

  20. Questo articolo mi piace perché ammiro la sincerità, un pregio che pochi hanno. Tanta gente ha paura a esprimere le proprie opinioni.

  21. E’ terribile. Ma io mia madre se avessi potuto non l avrei mai scelta. Mai. Non riusciamo a parlare. Devo andare dalla psicologa anche per farmi consigliare su problemi d’ amore, sui ragazzi. Cose banali, normali che una madre con un minimo di intelligenza capirebbe. E mi aiuterebbe. Mi lascia sola. Anch’io preferirei piangerla morta che vedere come non mi ama da viva

  22. non sai quanto ti capisco. a me mio padre ha fatto molto peggio: eravamo tre fratelli e lui prediligeva il primo, si divertiva a mettere l’uno contro l’altro. E’ morto il 24 dicembre,due giorni fa: in realtà non ci parlavamo più da 4 anni, io vivo in un’altra citta e non sono andato nemmeno al funerale. Addio papà: che merdaccia sei stata!

  23. Io !!! Un infanzia vissuta con un padre pedofilo e una mamma anaffettiva. La mia adolescenza ?? Non ricordo di avere avuta una. L’ho passata con mio padre che abusava di me e contemporaneamente ad aiutarlo quando era ubriaco e veniva ricoverato in ospedale. Voi direte e la mamma?? Erano separati io avevo 3 anni e ho vissuto con mia mamma e mia nonna di 90 anni e mia mamma viveva con i suoi soldi. Alla morte di mia nonna mia mamma e’ scomparsa da casa e dalla mia vita per soldi e’ andata a casa di parenti ricchi a lavorare come tutto fare, certo io avevo la possibilità di andare da li a mangiare quando uscivo da casa ma non mi sono mai sentita a mio agio e quindi il mio ripiego e’ stato andare a casa di mio padre con tutto quello che comprendeva. ( molti anni dopo quando mia madre ha saputo quello che mio padre mi aveva fatto, mi sono sentita dire ‘ sei tu che volevi andare’ e forse aveva ragione ) in fondo che altre alternative avevo tra una casa vuota o una casa non mia dove mia mamma era sempre impegnata a curare un altra casa e i loro figli, e ovviamente i continui paragoni con i figli di questi parenti ricchi molto più bravi e buoni di me ecc. Intanto la mia vita scorreva cattivi voti a scuola, problemi alimentari, urla di aiuto a mia mamma inascoltati ovviamente.poi dopo la morte di mio padre ho conosciuto un uomo violento che mi picchiava regolarmente tutti i giorni l’ho sposato per fuggire da casa e nonostante mia madre sapeva quello che stavo subendo non ha mosso un dito per aiutarmi . Tutto questo e’ durato fino a quando lui non ha deciso di lasciare me e mio figlio senza soldi e io sono stata costretta a ritornare con mio figlio a casa di mia mamma e lei costretta a riprendermi in casa. Poi ho deciso di studiare mi sono laureata ho trovato un lavoro lontano da casa ma purtroppo dopo qualche anno che mia mamma e mio figlio sono venuti a vivere con me sono caduta nella trappola della tossicodipendenza.anni bui dove mia madre appena ha saputo e’ ritornata a casa sua von mio figlio. Io rimasta da sola sono andata sempre più giù in un buio totale in mezzo alla indifferenza di mia madre, che si ha provato ad aiutarmi con i suoi fratelli ma dopo si è arresa. Ricordo ancora quel giorno quando sono andata a casa sua avevo 25anni ad elemosinare aiuto , e finalmente l’ho avuto sono entrata in comunità a pagamento ( pagata tutta da lei per un po’) ma lei ha sempre detto che preferiva pagare piuttosto Che tenermi in casa. Dopo 6 anni sono finalmente riuscita a uscire dal tunnel della droga . Mi ricordo che sono partita di casa con una macchina vecchia e pochissimi soldi per trovare un lavoro ( quante difficoltà ho dovuto affrontare!!! Tutte da sola) poi finalmente il lavoro stabile e una casa e finalmente sono riuscita a portare mio figlio con me e magicamente e’ comparsa anche mia mamma che e’ venuta a vivere con noi. Da allora sono passati tantissimi anni mio figlio e’ andato a vivere da solo e io mi sto preparando cura di mia mamma oramai 95enne. Insomma ora sono io la sua mamma e sto facendo del mio meglio per accompagnarla nella sua vecchiaia, sono arrabbiata con me stessa, con lei e per queta assurda situazione che si è venuta a creare . La odio a volte quando penso che lei per me non ha fatto nemmeno la metà di quello che sto facendo io la odio con tutto il cuore perché mi sta rovinando ancora la vita ( ho fatto di tutto per scappare di casa) e niente alla fine lei è ancora prepotentemente nella mia vita e me la sta ancora rovinando con la sua vecchia, io non sono libera di andare dove voglio devo prendermi cura di lei e non so se portarla in una casa di riposo e lasciarla al suo destino o continuare così. Passo da uno stato di senso di colpa a uno stato di incertezze insomma è riuscita a rovinare la mia vita ancora una volta e io non so come comportarmi

  24. Dudy, alla fine ti sei realizzata, dopo tanta sofferenza. Ma cosa vuoi dire che hai fatto di tutto per scappare di casa (ultime righe?). Fai quello che ti senti con tua madre, pensa a quello che è più giusto per te e per la tua salute. Se pensi che mettendola in un ospizio potresti aggravarti tu per chissà quali sensi di colpa allora non farlo ma se pensi invece che tu e tuo figlio avreste una vita normale e più libera fallo senza pensarci due volte. Questa è la tua vita, tu non hai fatto del male a nessuno, solo a te stessa purtroppo. Quando eri piccola non hai potuto difenderti e le scelte che hai fatto dopo non sei stata in grado di elaborarle in piena serenità poichè non ne avevi gli strumenti. Ora sì, usali questi strumenti. Complimenti comunque.
    La mia storia è la storia di una figlia unica, figlia di un padre-padrone che mi ha sempre fatto fare quello che voleva lui. Fino a 23 anni, età in cui mi sono sposata, ho dovuto veramente fare tutto quello che lui voleva. Appena mi ribellavo (ma si parla di ribellione soft) erano botte, anzi cinghiate. Anche a mia madre era riservato lo stesso trattamento ma a lei è andata peggio poichè in più veniva umiliata appena mio padre ne aveva l’occasione, di solito in presenza di amici e parenti. E’ che quel gran figlio di puttana fuori di casa aveva una faccia e dentro casa un’altra. Un sacco di amiche, quando venivano a trovarmi a casa, mi dicevano quanto fosse simpatico e divertente! Ed io stavo male perchè avrei tanto voluto sfogarmi con qualcuno e raccontare loro cosa realmente era mio padre. Mi vergognavo. Mi vergognavo di non essere uguale agli altri. Questo quando ho capito che, confrontandomi con i miei coetanei, non tutti i figli venivano picchiati e maltrattati psicologicamente. Io non contavo le ore, contavo gli anni che mi separavano dalla mia libertà. L’unico modo per andarmene di casa era sposarmi. Non bastava avere un lavoro, quello ce l’avevo, dovevo avere anche un marito. Questo secondo mio padre, la convivenza non era contemplata.
    Andarsene di casa, scappando, voleva dire sensi di colpa tremendi e comunque ci voleva qualcuno che mi aiutasse perchè io non sarei stata in grado da sola di prendere una decisione così drastica. Il matrimonio mi ha regalato qualche anno di tranquillità e libertà. Libertà di essere non chissà chi ma me stessa, senza pregiudizi e senza troppe interferenze da parte dei miei, sì perchè anche mia madre ormai era diventata completamente succube di quell’uomo, era sempre d’accordo con quello che diceva lui. Immagino fosse per lei una specie di ventata d’aria nella prigione psicologica in cui l’aveva messa mio padre. Dicevo che gli anni intanto passavano abbastanza tranquillamente, questo con il tacito “controllo a distanza” che si tramutava in telefonate a una persona di cui non mi fregava niente e soprattutto con l’andare a trovarli in estate perchè “è dovere di una figlia andare a trovare i propri genitori”. Infatti, io vivevo all’estero, non in Italia.
    Tutto è filato come voleva mio padre fino a che non mi sono separata da mio marito. Mio padre, ricordo, non mi chiese neppure il motivo della separazione, mi disse “hai il tuo lavoro, trovati un appartamento”. Stop. Nello stesso anno della separazione ho conosciuto quello che ora è mio marito, stiamo insieme da 17 anni e abbiamo due figli meravigliosi. A mio padre non gli è mai piaciuto. Feci conoscere la mia primogenita 14 anni fa, durante la solita vacanza estiva obbligata, e poi ci fu una lite poichè mio padre lo offese, a titolo gratuito, perchè non sapeva come riempire gli spazi vuoti, doveva per forza far fare aria alla bocca. Lo mandai a quel paese ma non poeticamente. Due anni di silenzio, interrotti dalle telefonate di mia madre e poi ho voluto fare un passo io quando nacque il mio secondo figlio.
    Vorrei fare capire che io mi sono sempre sentita una figlia sbagliata, sempre in dovere di fare qualcosa perchè sennò sarebbe intervenuto lui a dirmi in cosa sbagliavo. Ora ho quasi 50 anni e solo negli ultimi anni sto realmente elaborando quello che quest’uomo mi ha fatto. Mi ha rovinato gli anni più belli della vita di una persona, l’infanzia e l’adolescenza. La mia vita da donna libera in realtà non lo era affatto perchè il pensiero é sempre a lui, a cosa pensa, a cosa ha da ridire, a come me “la farebbe pagare”. Ora mi sono scocciata, non ne posso più. Non sono di sua proprietà, sono una persona, voglio avere quel rispetto che mi è sempre stato negato. Cos’é? Lui è più importante di me per caso? A che titolo?
    Il fatto è che lui è malato, non grave, mia madre invece sì. E’ invalida nel senso che soffre di una malattia degenerativa ed è completamente dipendente da mio padre che la cura. Io aggiungo anche che questo è il karma. Di tanto male le ha fatto da quando si sono sposati (e di porcate gliene ha fatte tante, compresi i tradimenti) ora è giusto che sia lui ad occuparsene (questo da circa cinque anni). Sarà neanche un mese, dall’ultima volta che ci siamo visti, che è scoppiata un’altra lite. Mio marito ha preso le mie parti, perchè io purtroppo non sono in grado di controbattere come vorrei, qualcosa ho detto però.
    Risultato? Secondo mio padre sarebbe mio marito il mostro che “ci ha fatto litigare” ed io sono qui con i sensi di colpa perchè già sto pensando al giorno in cui mia madre morirà ed io non so come comportarmi quel giorno. In casa di mio padre non ci voglio andare più. Dovrò prendere l’aereo, andare al paesello, aspettare fuori di casa che escano con la bara, andare al cimitero, lontano da lui. La gente che parla, che bisbiglia… “ma quella è la figlia?”…. Psicologicamente sarà molto dura ma di mio padre non voglio più saperne niente. Non si merita niente. Come ha già detto qualcuno sopra, certe persone non si meritano proprio di avere dei figli. Vi assicuro che non ero una ragazza difficile, non mi meritavo certo un trattamento così. Nonostante tutto sono stata fortunata, ho sempre incontrato uomini che mi hanno amata e aiutata. Non vedo l’ora che mio padre muoia. Non voglio sempre pensare a lui e a quello che potrebbe fare, sì perchè è pure un vendicativo, ha già parlato per esempio del fatto che mi avrebbe diseredato. Ma, sorpresa caro papà, i tuoi soldi non li voglio. Anche se solo io so quanto ne avrei bisogno. Datemi un consiglio per favore.

  25. Ti posso ben capire. Io ho quasi 51 anni e mia madre di 82 vive con noi. CIoè con me e mia figlia di 22. Sono separata. Ho un’altra figlia di 26 anni. I rapporti sono rotti a causa di questa catena familiare. Mia madre dopo la morte di mio padre ci ha nascosto che aveva avuto in assegnazione una casa del Comune pure di stare attaccatt alle mie gonne, al sicuro. Le ho sempre fatto da madre. Forse anche il mio matrimonio non sarebbe finito così. Ora che esce meno a causa dell’età è sempre in depressione. Vorrebbe sempre le mie attenzioni. Se esco si irrigidisce. Le mie figlie non capiscono il mio senso di rabbia e di soffocamento. Vorrei vedere loro a cui ho dato sempre libertà. Forse non sono stata una madre perfetta ma ho rispettato le lore scelte. Avevo un uomo dopo la separazione. Mia madre diceva che quando io ero al lavoro le telefonava. Non era vero. Un giorno quest’uomo mi regala una sciarpa, Poi non la trovo più. Vedo che l’ha presa mia madre. Un amore malato Gelosia. Mi sono sentita morire. Non ho più voglia di vivere. Rotti i rapporti con le figlie. Ha mille disgrazie ma non muore mai. Ancora vorrebbe comandare. A casa nostra il clima è teso. Io non riesco più a parlare. Lo stesso mia figlia. Ci siamo parlati una volta fuori di casa in corriera quando mia madre non c’era. I suoi malesseri non sono bene identificati. Uno psichiatra a cui ho raccontato tutto dice che è dispettosa e lo fa per attirare l’attenzione. Vi prego datemi un consiglio non ne posso più.

  26. Ti capisco sono situazioni durissime.Esistono genitori patologicamente egocentrici che credono di volere bene ai loro figli ma sono un disastro che quando muiono lasciano nei figli oltre al dispiacere della perdita anche un senso di liberazione e di sollievo.Mi è successo.Forse ti trovi in uno stato interiore in cui hai bisogno di rielaborare il tutto e di fare un passo avanti magari con uno psicoterapeuta per vivere questo nuovo momento della vita senza sensi di colpa,ma con speranza verso il futuro.Sarebbe stato meglio se fossi riuscita ad affrancarti da tua madre prima, ma certe sofferenze segnano profondamente.

  27. Beata te !
    Non vedo L ora … una donna che tutti i giorni
    Ti angoscia , che devi aver paura di raccontare di essere
    Uscita con una amica , sorella o marito
    Che ti ricatta , che ti ha sfruttato tutta la vita
    Perché il suo solo amore era il figlio maschio
    Non è degna di essere chiamata madre
    Ed a 50 anni non voglio più fingere

  28. Io ti stimo. Mettere nero su bianco quello che pensi non sempre é semplice, soprattutto se va a cozzare contro quanto questa società bigotta ti impone. Anch’io la odio e certi giorni vorrei sparisse per sempre.
    Mi ha rovinato la vita sotto molti aspetti ed il mio terrore più grande é che io non possa diventare una brava madre. Se Dio esiste spero mi aiuti ad essere diversa con i miei figli, altrimenti preferisco mille volte non metterne al mondo

  29. Idem a me. A che serve fare i figli se poi non sai dargli l’amore, le cure e le attenzioni che un figlio merita? Purtroppo il bambino anche se brutalizzato da chi doveva proteggerlo tende sempre a porgere la mano alla madre. Un padre assente e succube completa il quadro. Certi legami patologici vanno spezzati. In questi casi è bene ribellarsi e tutelarsi. Anche per me finirà quando mia madre morirà ma se non correggo le sue dinamiche di violenza introiettato continuerò a perpetuare pensieri e comportamenti errati. Bisogna spezzare questo ciclo negativo e riuscire a emendarsi dalla negatività.

  30. Assolutamente vero. È ipocrita dire che su va sempre d accordo e ci si ama sempre. Non è vero. Io sono così stanca di vivere coi miei che urlano e alzano le mani solo perché è casa loro e pensano di poter fare tutto. Vorrei che sparissero e mi lasciassero la casa

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