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La capa mi insulta sul posto di lavoro e mi ferisce moltissimo

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Lei scrive:

Cara Eretica,

ti scrivo sull’onda emotiva che mi ha accompagnato stasera, e che mi ha fatto tornare a casa in lacrime da lavoro per la terza volta in tre settimane.
Mi sei venuta in mente tu, il femminismo, la solidarietà femminile… tutto a puttane, dove lavoro io.

Una breve premessa: a luglio dell’anno scorso mi sono laureata in una materia che non mi piace e mi ritrovo oggi, a un anno di distanza, con uno stage aziendale appena iniziato e un lavoro come cameriera in un ristorante per potermi mantenere almeno nelle piccole cose. La benzina, qualche cambio di vestiti presi in saldo per andare allo stage, una rara birra fuori infrasettimana.

Ed è proprio il ristorante, cioè il mio sollievo economico, il mio problema principale: la titolare, infatti, da qualche tempo (a cadenza settimanale), mi fa osservazioni non sul modo in cui lavoro… ma sul mio peso.

Secondo lei, il fatto che io lavorando sudi molto è dovuto al peso eccessivo; secondo lei, dovrei farmi curare (“In ospedale c’è un dottore bravissimo, ci vai con la mutua, mia cugina c’è stata e le ha dato la dieta perfetta da 1400 calorie, si mangiava anche una pizza a settimana… certo che bisogna avere volontà, non so se tu ne abbia abbastanza“); stasera, dal nulla, mi ha chiesto se mi fossi comprata una gonna più stretta per lavorare o se mi fossi ingrassata “ancora”. Ancora?

Sono alta 1,79 e peso 97 chili, da preadolescente ho avuto problemi di disturbi alimentari, sono figlia di genitori obesi, sono uscita da poco da una depressione curata a psicofarmaci: sono più consapevole che mai del mio corpo, di quanto mi sia pesante, di quanto tutti i giorni io mi guardi allo specchio con schifo e di quanto vorrei lasciarmi andare una volta per tutte. Cancellare le mie forme, non fare più nessun movimento, non provarci più, finire sola.

Se solo quella donna sapesse quanto io trovi agghiaccianti e allo stesso tempo allettanti questi pensieri, sfondare i 100 chili, poi magari i 200, chissà come sarebbe riconoscere di non amarmi affatto.
Eppure in qualche modo tengo duro, non so nemmeno io perchè, probabilmente per paura. Forse perchè penso che se riesco a darmi un po’ di tempo, e a ritrovare un po’ di serenità, il peso (che per me rimane un problema secondario rispetto al lavoro e alla sicurezza economica) seguirà da solo un percorso in discesa. Sono stata in forma, mai magra, ma in forma sì, so come fare a stare meglio, ma per adesso non ho il tempo materiale per pensarci.

Indagare i motivi per cui lei si senta in diritto di dirmi certe cose non mi interessa, fosse cattiveria gratuita o sincero interessamento per me non cambierebbe nulla, quello che importa è come mi sento io, e io mi sento male. Umiliata, ferita, lacerata da un dolore che mi porto dietro da anni e con il quale non riesco ancora a relazionarmi positivamente.

Perchè in un ambiente di lavoro così, semplice, senza tante pretese, non si è al riparo da osservazioni tanto taglienti? Perchè una donna di mezza età che tutto è tranne che magra, o anche solo in forma, si permette di entrare così a fondo nel privato di un* dipendente? Non siamo amiche, non lavoro lì da anni, sono anche sottopagata e in nero, c’è un rapporto più che formale… eppure, eppure, eppure.

Non sono una leccaculo, non sono mai riuscita a fare buon viso a cattivo gioco, e certe cose non riesco proprio a farmele scivolare addosso.
Mollare tutto e andare in cerca di un altro posto sarebbe una mossa azzardata? Non lo so, continuo a chiedermelo ma non trovo risposte.
Parlarne con lei è fuori discussione, non ci riuscirei nemmeno. Oltretutto, non vedo nemmeno il motivo per cui dovrei. Sono cose mie, sono intime, ne sono gelosa e se ne devo parlare ne parlo con chi può darmi veramente delle risposte di valore.

Tu cosa ne pensi?

Ciao cara, scusa lo sfogo.

 

Non c’è nulla di cui scusarsi. Il problema non sei tu ma la tua datrice di lavoro che ti fa trottare, in nero e sottopagata, tra un tot di tavoli, apparecchio, sparecchio, comande, e poi si lamenta del tuo sudore. Il problema è lei che non sa come passare il tempo a parte fornire osservazioni non richieste che feriscono le sue vittime. Avevo una datrice di lavoro, il mio secondo lavoro, altrettanto stronza. Capelli mechati, stivali di pelle di coccodrillo, abiti firmati, stava alla cassa e fondamentalmente, come la tua capa, non faceva un cazzo. Trovava però sempre il tempo di umiliarci, a turno. Sapeva che io non avevo scelta e che quel lavoro mi serviva per campare la prole. Mi pizzicava quando vedeva che i clienti simpatizzavano con me e mi davano le mance, lo faceva quando vedeva che i tizi che stavano in cucina, vedendo come trottavo, mi facilitavano senza farmi aspettare, e lo faceva anche quando arrivava suo marito al quale doveva forse fare notare che lei era una direttora responsabile con i controcazzi. Un bel giorno poi trovai lavoro in un pub e la mandai a quel paese.

Cambiando settore non è che sia tanto meglio. Trovi colleghe inacidite, competitive, gelose, invidiose, a volte proprio perfide. La sorellanza in termini professionali io l’ho sperimentata poche volte e con persone belle che avevano a loro volta subito un clima di ostilità per via di altre persone. Le osservazioni sul fisico, la linea, gli abiti, i capelli, su tutti, arrivano prima da altre donne e poi da stronzi di passaggio in strada. Una mi disse, una volta, che avevo il culo africano e lo disse con disgusto. Io ho sempre amato il mio culo proprio perché terrone, come me.

Se a qualcun@ di voi è capitato lo stesso, ditelo, non tenetevi tutto dentro, perché non è giusto, sono violenze psicologiche, sono ricatti economici, sono forme di molestia che vanno individuate e chiamate per nome. Solidale con le lavoratrici che vengono vessate nel lavoro. Rivendichiamo diritto. Esigete di essere trattate da persone.

5 pensieri su “La capa mi insulta sul posto di lavoro e mi ferisce moltissimo”

  1. A me è capitata una situazione simile, durante il mio primo lavoro. Mi ero da poco trasferita a Roma e fui fortunata a trovare un impiego come segretaria ben retribuito. Uscivo da un periodo molto nero e avevo preso 7-8 kg, arrivando a 60 kg x 1.60 m. La capa, con una storia di anoressia alle spalle che ritornò quando l’azienda fu sotto una pesante inchiesta giudiziaria, criticava di continuo il mio aspetto fisico. Il colore dei capelli non andava bene, troppo scuro..le sopracciglia non andavano bene..e il mio peso non andava bene. Ogni giorno mi guardava e mi diceva che avevo troppa pancia, troppi fianchi, mi chiedeva quale fosse il mio peso e mi impose di dimagrire almeno 10 chili. Quando mi mandava fuori per delle commissioni mi indicava che strada fare “in modo che prendi la stradina in salita, sudi e dimagrisci”. Un autentico incubo. Quando persi, effettivamente, un paio di chili (ma per un ritrovato benessere psico-fisico e non per le salite da lei imposte), festeggiò e mi offrì un pranzo. Un insalata. Per mia fortuna, l’inchiesta giudiziaria portò anche il mio allontanamento dalla azienda e l’incubo dei suoi giudizi estetici finì dopo 6 mesi. Poi è iniziato l’incubo del precariato, ma lì è un’altra storia. Mando un forte abbraccio a questa ragazza e le auguro di trovare presto un lavoro che le dia piena dignità, economica ed emotiva.

  2. Ai tempi delle superiori, nella mia classe, c’erano due ciccione: una ero io. L’altra, l’ultimo anno, si è messa a dieta ed ha perso tanti kg, tanto che un mio prof. – un giorno – a fine lezione, davanti a tutta la classe, mi ha chiesto quando avevo intenzione di mettermi a dieta.
    Avrei dovuto prenderlo a schiaffi e invece ho solo biascicato un “quando ne avrò voglia.”
    La sua materia era la mia preferita e all’università avrei voluto continuare in quell’ambito. Ma per colpa sua ho fatto scelte completamente diverse; il suo essere un pezzente, mi ha fatto odiare la materia che tanto amavo.
    È morto un paio di settimane fa, di malattia. Non nascondo – che in fondo al cuore, un briciolo di piacere – l’ho provato.
    E no, non mi sento in colpa.

  3. Ho lavorato alcuni anni con un ruolo di responsabile in una piccola azienda di proprietá di una donna dove vi lavoravano quasi esclusivamente Donne compresa la figlia di quest’ultima, mia coetanea, e coetanea pure la mia collega.
    la collega era bella, come tante, piena di magnifici tatuaggi come tante, su un corpo provocante come tante, con una relazione sbagliata alle spalle come tante, con un figlio a carico come tante, e nemmeno sposta sempre come tante….
    Non passava giorno in cui questa mia collega non venisse vessata psicologicamente per i motivi piu disparati, che non riguardavano mai questioni lavorative, ma sempre questioni personali come il suo modo di vestire, ilsuo aspetto, le sue scollature, la sua vita, le sue scelte…
    Per loronon era mai vestita in maniera adeguata, non si esprimeva mai in maniera adeguata, le sue scelte personali erano costantemente tirate in ballo, giudicate, criticate, messe in discussione, sempre….
    io assistevo con molta rabbia e difficolta a questo scempio, e quando ne ho avuto l’opportunita ho cercato di far valere le sue ragioni, che per me, sono anche le mie, cioè riguardano la societa in cui vivo e la condizione di tutte le donne….per tutta risposta ho ricevuto qualcosa di molto simile a un bel “fatti gli affari tuoi” la cosa non ti riguarda.
    peggiore la reazione di altre colleghe che pur condannando il comportamento del capo, sostenevano che in fondo la collega in questionese se lo andava a cercare vestendosi in una maniera “non consona” in un ufficio, peraltro non aperto al pubblico e pieno di donne, dove i pochi uomini che entravano la vessavano in continuazione con battutine e battutone di ogni genere per cui lei era comunque ritenuta responsabile solo per il fatto di esistere….
    per fortuna non sono piu costretta a lavorare in un ‘azienda con persone cosi e qualche anno fa ho potuto licenziarmi, ma la mia avvenente collega, purtroppo é ancora lí…..😞

  4. Perché non dovresti parlare con lei? perché non fare la cosa più ovvia, più giusta, più chiarificatoria? Affrontarla con calma, dici bene non conta per te perché lo fa, ma che tu ci stia male e glielo dici come lo hai scritto, più o meno (magari un po’ meno, più concisa almeno d’acchito), le dici che magari lei lo fa animata da buone intenzioni, ma non cambia che a tela cosa disturbi, ti faccia stare male etc e che farti stare male è il peggior modo di aiutarti, se è questo che vuole, perché come hai ben detto è quando avrai sistemato un po’ di cose che andrai in discesa con il peso ..
    a quel punto se ti sei posta in modo chiaro, pacifico etc i casi sono due: a) capisce e allora smette e allora tu capisci magari anche lei e tu smetti di stare male b) non capisce niente, è una stronza e insiste .. e allora hai chiaro che va da stronza a cretina e pertanto non può ferirti uguale .. e appena puoi cambi posto .. mica è un posto da difendere con le unghie e con i denti data prospettiva, entrate, sicurezza, no?

  5. Ciao , scusate se mi intrometto in questo rancore verso il prossimo ma avete mai pensato che una buona battuta simpatica spiazza la maleducata che vi vuole offendere ?
    Io ho scelto per comodità di rasarmi i capelli e spesso le persone che non mi conoscono fanno commenti più o meno cattivi , rispondendo con il sorriso e senza essere maleducati il 99% delle volte si trovano così spiazzati che la volta successiva stanno bene attenti a quello che dicono, esempio : quando la datrice di lavoro ha detto se ti eri comprata una gonna più piccola le avrei risposto : esatto l’ho comprata più piccola perchè ho perso 3 kg e sono contentissima che qualcuno se ne è accorto , ovviamente a te verranno le lacrime agli occhi per la presa x i fondelli e a lei il dubbio .
    Questo modo di rapportarsi con le persone fa in modo che pian pianino ti sentirai anzichè offesa per una battuta maligna detta da una persona ignorante , indifferente proprio xchè detta da tale persona.
    Ricordati non esiste muro contro la crudeltà , esiste solo l’autostima che non la fa il peso ma l’intelligenza , sicuramente la tua forza di volontà non è particolarmente forte visto che hai scelto di laurearti in qualcosa che non ti piace , ma prendilo come spunto e inizia a studiare quello che ti piace , anche se ci impiegherai molto non importa , avere due lauree non è da tutti …Prendi spunto da quello che la vita ti offre , la vita è bella e lasciarsi “uccidere” da degli ignoranti non è una cosa da contemplare , se vuoi pensare ad altro vai a fare volontariato presso centri per infanti affetti da patologie , ti renderai conto dell’amore che possono dare a persone che altri neanche guardano e di quanto potresti essergli utile .

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