Lei scrive:
Ciao,
vorrei dare il mio contributo (alla riflessione collettiva) raccontandoti due episodi di un bel po’ di tempo fa.Il primo. 2001, una delle mie prime trasferte di lavoro. Mi hanno chiamata come collaboratrice per un campus estivo frequentato da ragazzi di età molto variabile, per la maggior parte compresa tra i 16 e i 22 anni. Di giorno si fa lezione e si studia, di sera si fa bisboccia. Io le serate le passo a volte coi docenti, ma più spesso con gli allievi. Siamo tutti alloggiati nello stesso albergo e, come succede tra ragazzi, alla sera non c’è più la stanza mia e la stanza tua, ma tutte le stanze sono di tutti, le porte rimangono aperte e si passa da una stanza all’altra. Sono in una stanza con un gruppetto di ragazzi e ragazze, e dal corridoio si sente una voce: “voglio scopare”. La voce si sposta, la sentiamo entrare ed uscire dalle stanze ripetendo sempre quelle parole. Nel mio gruppetto c’è qualcuno che la conosce: “È V., sta fuori come un balcone”. Alla fine la ragazza approda nella nostra stanza, è evidente che è ubriaca, ma è presente a se stessa, cammina senza sostegni, la sua dizione è chiara ed è stata in grado di spogliarsi e mettersi in camicia da notte senza aiuto; abbraccia uno, “ti prego scopami”, ne abbraccia un altro, noi tutti ridevamo, e infine si mette a cavalcioni sopra un ragazzo seduto su una sedia. Un ultimo “scopami”, uno strusciamento, poi la ragazza appoggia la testa sulla spalla del ragazzo, lo abbraccia e stacca la spina. Un attimo di imbarazzo, qualche altra risata e poi ricominciamo a chiacchierare come prima; il ragazzo cinge la ragazza perché non cada, come si fa quando si tiene in braccio un bambino addormentato e si rimette anche lui a chiacchierare. Al momento di andare a dormire la scuote con dolcezza, lei si riprende e si ritira nella sua stanza. Il giorno dopo non ricorda più niente, le raccontiamo del suo show della sera prima e lei ride divertita e incredula. E dopo quasi 15 anni penso che è bello che le cose siano andate in modo da poterci ridere sopra, e penso anche che il ragazzo su cui lei si è strusciata non è né frocio né coglione, ma semplicemente normale.
Episodio n.2. 1996, estate dopo la maturità. Sono al mare con amici, siamo due ragazze e due ragazzi. Càpita un giorno che il tempo è brutto e non sappiamo cosa fare, per cui dopo pranzo decidiamo di farci un riposino, tutti e quattro in un letto matrimoniale. Ma non dormiamo: uno dei due ragazzi ridendo allunga le mani e tocca le tette all’altra ragazza (due gran tette, con le mie non ci sarebbe stata soddisfazione). Lei gli toglie la mano e per vendicarsi punta dritto verso i suoi testicoli, e così iniziamo tutti una finta guerra, in cui lo scopo è mirare al sesso degli altri e difendersi dagli attacchi. Non è a squadre maschi contro femmine, è un tutti contro tutti. E così ridiamo e ci eccitiamo, come verifica P. quando riesce con una mossa fulminea a sfiorarmi tra le gambe, e così verifico anch’io. Mi ritrovo stesa sopra F. e sento la sua erezione sotto di me. In quel clima giocoso ed euforico mi lascio prendere la mano e mi struscio, attraverso i vestiti, su quel pene eccitato. F. inizialmente sembra starci, ricambia lo strusciamento mentre tocca le tette di M., poi all’improvviso si mette a sedere sul letto. Gli chiedo cosa c’è, dice che vuole fumarsi una sigaretta, prende il pacchetto e va fuori. Ancora molto eccitata lo raggiungo sperando che i miei istinti possano trovare soddisfazione. Arrivata fuori lo guardo, capisco che non gli va. Per un attimo penso che se se il suo pene era così duro mi basterebbe poco per convincerlo; mi immagino di infilargi la lingua in bocca e una mano tra le gambe, poi dall’immaginazione torno alla realtà e mi passa la voglia. Anche un uomo può revocare il consenso e se insistessi mi sentirei una merda.
Le storie sono vere, me le ero dimenticate e mi sono tornate in mente leggendo le discussioni recenti. Grazie per il tuo impegno.
A.