'SteFike, Affetti Liberi, Autodeterminazione, Coming Out, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Io, lei e le sue tette

Credevo di aver battuto la testa, invece eccola lì, non è un’illusione. C’è questa donna che ha due tette di considerevole grandezza e io penso solo a come affondare le mie mani in quella carne e mordere i capezzoli. Lei mi serve da bere e le sue tette ballonzolano, liberamente, e io le seguo con lo sguardo e sono sotto ipnosi. Dove vanno quelle tette vado io. Le seguirò in capo al mondo, perché lei non può non farmele toccare. Chiedo un’informazione idiota, per attirare la sua attenzione e riuscire a concentrarmi ancora su quelle tette. Lei si rende conto del mio stato e mi guarda come si guarda un affamata. Dico che mi serve il bagno e lei mi segue perché ha la chiave per aprirlo. Le afferro la mano e le dico “resta”. Lei dice “devo lavorare” e si allontana lasciandomi sola, sofferente, in uno stato davvero pietoso. Come si può perdere completamente il senno per un paio di tette. Entro e piscio, senza sedermi perché mi fa sempre un po’ schifo poggiare le chiappe sui cessi pubblici. Dopo un po’ sento bussare e io rispondo “occupato” pensando a un’altra persona con la piscia appesa. Invece è lei. Le apro. Entra.

Toglie la maglietta e vedo quelle meraviglie vicine alla mia faccia. Non so da dove cominciare. Da quale parte? Comincio dall’esterno e conservo i capezzoli alla fine? Un po’ come si fa quando mangi la vaniglia e poi conservi il cioccolato come ultimo gusto. Mi afferra i capelli e spinge con la lingua dentro la mia bocca. Le piaccio e vuole scopare. Tocco liberamente, dall’alto in basso e viceversa. Tocco anche quelle tette e le bacio, le lecco e poi accolgo l’invito della mano che mi spinge in basso. Vuole venire, in pausa lavoro, ed è una gran bella pausa a pensarci bene. Impiego tutta la mia passione, la sento bagnarsi, eccitarsi e continua a tirare i miei capelli. La sento soffrire, forse non sto facendo quello che vuole. Le chiedo “cosa?” e lei mi tranquillizza. Ci vuole un po’ di tempo, dice, e così ho beccato la donna che ha la durata lunga, e sai che divertimento e che piacere se questo volesse dire averla a letto, con me e poter accarezzare quelle tette tutte le volte che voglio. Insisto e pare che lei stia cedendo. Il suo è un orgasmo per nulla silenzioso e lei non si preoccupa di quel che può pensare la gente. Fuori c’è musica, bevono, qualcuno balla, non possono sentirci o forse si. Ma cosa importa?

Finisce e mi bacia appassionatamente. Non ha tempo e voglia, immagino, di ricambiare, e invece mi spinge sul lavandino e usa le dita per darmi piacere. Le spinge dentro, stimola il clitoride, mi bacia e mi offre ancora quelle tette strepitose che da sole valgono un orgasmo. Arrivo dopo pochissimo e lei sorride. Sapeva che io sarei durata meno. La bacio anch’io, la stringo e sento quelle tette che premono sulle mie. Mi dice che non è necessario scambiarci i numeri e io dico che va bene, certo, anche se vorrei un’impronta dei suoi capezzoli sulla mia pelle. Giusto un tatuaggio per ricordo. Se ripassi cercami, mi dice lei, ed è possibile che se mi va lo rifacciamo. Però sono bisessuale. Se mi vedi con un uomo non ti incazzare e lasciami in pace.

Faccio segno di si con la testa, sempre più confusa, ma d’altro canto se un uomo mi avesse scopato per poi dirmi arrivederci e grazie io non avrei battuto ciglio. Sono favorevolissima alle scopate per diletto. Usciamo da quel quadrato angusto e io conservo il suo sapore in bocca, e sento il suo odore. Lo sento fino a quando non arrivo a casa e faccio la doccia. Mi fermo un attimo davanti allo specchio e rido. Che grande zoccola che sono e che zoccola è lei. E’ andata così e mi va già bene.

Il giorno dopo sento un amico che mi dice “oh, ma lo sai che cosa è successo ieri sera al pub?”- E io “no, che è successo?”.

C’erano due lesbiche in bagno che ne hanno fatte di tutti i colori. Fuori c’era la fila e le sentivamo gemere e urlare come due porche.”. Devo fargli la domanda, devo chiederglielo, anche se temo fortemente la risposta: “ma le avete viste? Chi erano?”. “Io sono uscito nella piazzetta e quando sono tornato alla porta c’eri solo tu che eri andata a pisciare…”. “Ah ecco, allora erano quelle prima di me. Si si. Le ho viste. Erano proprio delle porche…”. “La prossima volta che le vedi me le presenti?”. “Certo”. E rido, tra me e me, perché per la prima volta dopo tanto tempo ho rischiato di far sapere a tutti che mi piacciono le donne. Per la prima volta non m’importava di mostrarmi abbracciata a lei. Per ora no, continuo a dire che io non sono io. Ed è così che sparisce anche il diritto di poter sognare. Io. Lei. Le sue tette.

ps: è una storia vera. grazie a chi me l’ha raccontata.

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3 pensieri riguardo “Io, lei e le sue tette”

      1. Allora sei stata davvero…fortunata! 🙂
        Non so in che città abiti, ma spero che, almeno con i tuoi amici, tu possa essere te stessa. E magari anche farli crepare di invidia, perché un’avventura come quella capitata a te, di desiderare qualcun* e realizzare subito il desiderio, beh, è cosa rara!

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