Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze, Sessualità, Storie, Violenza

C’è differenza tra violenza imposta e dominazione consensuale

dominatore

L’ultima volta che il mio ex mi frantumò la faccia, labbra sanguinanti, un dente rotto, una guancia livida e gonfia e un rigonfiamento sulla testa, molle, con il sangue dentro, decisi di andarmene e salvarmi la vita. E’ un po’ come con le sigarette. Per tante volte dici di smettere e non lo fai. Smetti e ricominci, non ne sei molto convinta, poi, un bel giorno, capita che smetti di colpo e non hai più voglia di tornare indietro.

Non ho ricette da servire ad altre donne e non mi fermo a suggerire consigli sulla base della mia esperienza, perché ciascuna ha una propria storia determinata da una propria verità. La cosa che in seguito ho trovato molto antipatica è la spinta, ansiosa, ossessiva, della società ad appiattire la mia e le altre esperienze secondo una sola visione. Mi sono sempre vista negare la mia individualità e poi mi sono sentita in colpa, perché non l’ho denunciato.

Non avevo alcuna voglia di trascorrere anni e anni inseguendo una sentenza, tenendo la mia vita sospesa e ferma alla condizione di vittima. Per fare un favore a chi? A gente necrofila che forse avrebbe preferito mille volte di più che io fossi morta per poter parlare al posto mio. E mi hanno detto che avrei dovuto farlo per salvare altre che sarebbero arrivate dopo di me, come se il mio ex fosse un serial killer.

Che cosa ne so io delle tensioni che si creano in una coppia in altre circostanze, con altri stimoli. Due persone creano un mondo a se’ e questo non significa che io prendo una parte della colpa ma si sa che io con lui siamo stati una cosa e io e un altro siamo differenti. Creiamo un mondo a parte. Così potrebbe essere per lui. Questa mania di archiviare il mostro invece di ragionare sulla cultura che caratterizza quella violenza mi lascia sconcertata. E odio essere trattata come un soldatino che dovrà, da un certo momento in poi, diventare testimonial antiviolenza per incoraggiare le altre a denunciare. ‘Sti cazzi. Non lo farò mai. Rispetto ogni scelta ma se una donna non vuole denunciare ha tutto il diritto di non farlo. Non per questo dovrà essere stigmatizzata dalla società, perché è nostra la vita, nostro il corpo e nostre le scelte.

La violenza che io ho subito non è un fatto di cui deve occuparsi la società. È un danno a me, a una persona, e nessuno deve essere messo in grado di intervenire al posto mio. Così, lasciandomi alle spalle una storia violenta ho ricominciato a respirare. Senza di lui. Lontano da lui, sola, con me stessa, senza più scuse, perché restare troppo tempo incastrate nel ruolo di vittime significa che addebiti ogni sconfitta o fallimento a quello che hai passato, ma ci deve pur essere un momento in cui si torna un po’ più indietro con la mente e si affrontano i propri fantasmi, quelli che c’erano prima e ci saranno anche dopo.

Per me è stato così. Restare incastrata nel ruolo della vittima mi avrebbe offerto un ottimo alibi per essere cullata, coccolata. Andare avanti, invece, per me è stato un po’ più duro. Ho affrontato me stessa. Ho capito perché mi sono ritrovata in quel genere di relazione. Ho smesso di colpevolizzarmi su tutto ma mi sono assunta responsabilità, nei miei stessi confronti, che poi mi hanno permesso di innamorarmi di uomini completamente diversi dal mio ex. Diversi, corrispondenti al mio livello di crescita di quel momento. Non più una fanciulla innamorata dell’amore che scambiava il sesso con qualcosa di più e che non riusciva a connettere a proposito del proprio rapporto.

Sono diventata un’altra cosa. Ho indagato sulle mie preferenze, i miei desideri, e mi ha aiutato un amico a farlo. O un tromb-amico, non so adesso come si chiama. Un amico che mi ha fatto conoscere me stessa da mille altri punti di vista. Mi ha raccontato un’altra me, mi ha indotto a esplorare il mio piacere e infine io ho capito. Non amo la violenza non consensuale ma amo sentirmi dominata. Mi piace una relazione in cui è lui a tenere a bada il mio desiderio. Voglio che lui abbia il controllo, che sia forte, perché chi ti picchia in altro senso è una persona debole. Chi, invece, sa soddisfare le tue voglie è senza dubbio una persona che ti guarda e ascolta, ti vede e ti soddisfa.

Sto adesso con un uomo che mi regala sensazioni che mai avrei potuto immaginare. A volte vado in giro, portando con orgoglio qualche livido, e c’è chi dice che sono solo un po’ malata, perché se fossi intera vivrei un sano rapporto di coppia in cui si scopa alla missionaria. Non giudico le altre e non capisco perché debbano giudicare me. Io sono amante della dominazione. La ricevo e mi eccita, e se non si capisce la grande differenza che esiste tra violenza non desiderata e quella concordata in maniera consensuale non posso spiegarlo ulteriormente. Così è per me. Forse non dovrei esserne felice?

ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

3 pensieri su “C’è differenza tra violenza imposta e dominazione consensuale”

  1. Credo che ognuno possa amare come crede,se é consensuale e non reca traumi o violenze di nessun genere…e ognuno può far sesso come crede…le finte santarelle che giudicano le altre sono le prime che fanno di ogni….dico che nel mondo già abbiamo mille divieti e obblighi che la scelta di vita sotto le lenzuola dev’essere propria…

  2. …Voglio che lui abbia il controllo, che sia forte, perché chi ti picchia in altro senso è una persona debole. Chi, invece, sa soddisfare le tue voglie è senza dubbio una persona che ti guarda e ascolta, ti vede e ti soddisfa. Il vero amore!!! Complimenti per i tuoi articoli, continua così.

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