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Il sesso (vietato) tra i figli di una famiglia allargata

Lei scrive:

ciao cara,

sento il bisogno di scriverti la mia storia anche se non ti conosco, perché per la prima volta credo che non sarei giudicata dal mio interlocutore.
Da ragazza mi sono capitate tre occasioni piuttosto brutte di molestie: una volta un vecchio, in autobus, ha preso la mia mano e se l’è strofinata sul pacco, un’altra volta mi è capitato un maniaco seriale che colpiva nella mia città delle ragazze più o meno coi miei colori e con la mia corporatura: ti fermava per la strada fingendo di essere un incaricato di qualche azienda che doveva comunicare qualcosa ad un inquilino del palazzo davanti a cui ti aveva fermato e ti chiedeva una dichiarazione per i suoi datori di lavoro (qualcosa tipo “io ho provato a comunicare col signor pincopallo, ma non era in casa, ma meno male che questa bella ragazza si è fermata e mi ha lasciato dati e firma”). poi ti invitava ad entrare nel portone, presumibilmente per violentarti. un’altra volta sul treno, che era deserto, un passeggero si è seduto proprio di fronte a me, ha tirato fuori l’uccello e ha cominciato a masturbarsi guardandomi.

Tutte e tre queste esperienze sono state decisamente sgradevoli, ma sono finite bene: sono riuscita a scappare, o ad urlare e me la sono cavata così, ringraziando le mie gambe e i miei polmoni per non aver dovuto subire una violenza.
c’è un episodio della mia vita che però mi ha fatto sentire davvero sola e abbandonata da tutti, vittima, stavolta sì, del pregiudizio del “te la sei cercata”.

Quando ero molto giovane mia madre, separata da mio padre, decise di iniziare una relazione con un altro uomo. lui aveva tre figli nati dalla sua relazione precedente.
io all’epoca avevo circa 15 anni e un ragazzo (che crescendo si sarebbe rivelato un omosessuale) con il quale non avevo ancora fatto sesso.
Dei tre figli del compagno di mia madre, l’unico che mi dimostrò, se non proprio dell’affetto, almeno della simpatia, fu il più piccolo, e col tempo tra noi si stabilì un bel rapporto cameratesco.

Quando decisero di provare ad andare in vacanza tutti insieme, come una grande famiglia allargata, in una località piuttosto remota, ero contenta; anche se il luogo non era proprio pieno di miei coetanei e tutti i posti letto sarebbero stati occupati da parenti più o meno prossimi, potevo contare sul mio compare per uscire la sera e divertirmi.

A un certo punto della vacanza, diciamo a metà, una sera che mi stavo riposando, lui entra e si stende sul letto a fianco a me. In maniera molto dolce comincia a toccarmi, come il mio ragazzo non aveva mai fatto. Prima il seno, poi in mezzo alle gambe. Ho sentito per la prima volta l’erezione di qualcuno. E non sapevo che fare.
Se fosse entrato qualcuno, avrebbe chiesto spiegazioni e io non sapevo proprio che dire.

Se lui avesse deciso di non aspettare un mio ipotetico cenno di assenso sarei rimasta lì, a subire del sesso, che io non avevo voluto, che io non avevo cercato.
Mi venne in mente il mio ragazzo e le promesse di esserci fedeli che ci eravamo scambiati prima di partire.
Lui ha capito che era meglio non insistere e mi ha lasciato sul letto.
Io ero talmente stranita dalla situazione, ed ero arrabbiata perché lui aveva deciso di ridurre tutto quello che mi sembrava bello e assolutamente cristallino alla sua voglia di fare sesso con me.
L’ho detto alle due persone che, pensavo, mi avrebbero aiutato, e cioè mia madre e il mio allora ragazzo.

La reazione di mia madre mi lasciò sgomenta: mi fece tutta una paternale sul fatto che erano settimane che io provocavo questo tipo, girando in casa in costume (ehi, eravamo al mare!), che i maschi sono così, che me l’ero cercata. E che tutto era una mia macchinazione per farle lasciare il suo compagno e che queste cose tra fratelli non si fanno.
Il mio ragazzo mi chiese se secondo me era proprio necessario che lui venisse; alla fine stavo facendo un dramma di una cosa che magari era meno grave di come io l’avevo intesa.

Quindi io mi sono ritrovata sola, ad affrontare questa cosa. Mi avevano dipinto come una cattiva ragazza e mi avevano detto che ero io a provocare lui. Feci quindi quello che avrebbe fatto una cattiva ragazza, e cioè aprire le gambe.
Sono passati tanti anni e io non mi sono mai pentita di quella scelta: molto di quello che so sul sesso e su come funziona il mio corpo lo devo a lui. Con lui ho avuto una bellissima storia, segreta, che è durata anni e che mi ha tolto tante inibizioni.

Spero che possa servire a qualcuna come aiuto…

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3 pensieri riguardo “Il sesso (vietato) tra i figli di una famiglia allargata”

  1. È proprio assurdo che una donna non debba essere libera di decidere quando fare del sesso..è la stessa logica degli stupratori, che vivendo nello stesso contesto, possono pensare di essere legittimati ad abusarci sulla base dell’idea che una donna nn ha diritto di godere e di avere una sessualità

  2. dunque il tuo ex ti dice che stai drammatizzando .. invece di fare una scenata folle di gelosia .. tu te la prendi con lui, ma poi hai per anni una storia segreta, tra ‘altro, con chi in teoria quella sera ti ha toccato fino a turbarti dal chiedere aiuto? vista la storia successiva direi aveva ragione il tuo ex .. niente di strano .. quindi cosa gli rinfacci? e cosa c’entra tutto il cappello con le molestie subite? cosa c’entra con l’episodio successivo se vogliamo ascriverlo alla normalità? che poi in teoria tra fratelli, per quanto non di sangue, il cameratismo di solito ammazza l’attrazione .. poi c’è anche un condizionamento sociale .. ma può anche finire che ci si piace .. la sola con reazione scomposta è stata tua madre, scomposta e fuori luogo ma visto che non ti ha impedito poi di avere una relazione con questo ragazzo .. alla fine condannabile il suo comportamento, ma ininfluente .. o no? perché sento puzza di contraddizioni in questa lettera.
    ps il tuo corpo avresti capito come funziona con qualsiasi ragazzo che ci sapesse un minimo fare e con il quale tu fossi stata in sintonia erotica.

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