Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Mia sorella sta con un violento. Cosa posso fare per lei?

Lui scrive:

Sono cresciuto con mamma e una sorella. Papà è morto quando io ero piccolo. Ho sempre sentito un grande senso di responsabilità nei confronti di quella bambina, così piccola, anche se mi ha fatto rotolare giù dalle scale, mi ha quasi fatto ammazzare con un incidente, perché mi tappava gli occhi per gioco. Mi ha fatto quasi strozzare con un cibo pessimo, quando eravamo più grandi e ho rischiato di prendere molte legnate quando l’ho difesa dal suo fidanzato violento.

Altre persone mi dicevano che mia sorella avesse una speciale predilezione per i guai. Uno ne mollava e altri cento ne trovava. Non gliene andava bene una. All’inizio l’ho giustificata, poi, man mano che cresceva, ho semplicemente capito che era il suo modo di restare sempre piccola. Almeno così credo. Piccola e vittima, con tante urla per allertare questo fratello più grande e tante lamentele per tenere mia madre sempre in ansia.

L’ho pregata di fare attenzione, di essere più responsabile, perché è vero che i guai non sono colpa di nessuno ma lei sembrava per davvero colpita dalla lancia porta sfighe. E la sua scelta dei ragazzi? In casa lei non ha mai subito violenza. E’ sempre stata coccolata. Perciò non me lo spiego. Perché cercare uomini così aggressivi? Ho ultimamente cercato di capirla leggendo cose che riguardano il bdsm. Forse le piace essere dominata, mi sono detto.

Le ho parlato e le ho chiesto come andasse la sua vita sessuale, se le piacevano certe cose e mi ha guardato come se io fossi impazzito. Ha reagito male. Mi ha detto che non può farci niente se si innamora di uomini che la trattano male. So, perché mi sono informato, che non è giusto intervenire in suo aiuto se lei non me lo chiede. Non mi voglio neppure sostituire a lei e non voglio obbligarla a fare nulla. Lei sa che io ci sono e così come l’ho difesa la prima volta la difenderò in altre occasioni, se ci saranno e io spero di no.

Ma cosa posso fare io se non frappormi fra lei e il suo violento fidanzato? E se la settimana dopo lei torna con lui cosa posso dirle se non che in ogni caso io ci sarò sempre? Non posso dirle che sono cazzi suoi, non posso disinteressarmene e mi dispiace enormemente di vederla consumarsi in questo modo, come se dentro di lei ci fosse un fuoco che la stesse riducendo in cenere. Non so che fare. Ho esaurito le idee e mi chiedevo se voi aveste qualche proposta.

Dico da subito che non intendo fare denunce al posto suo perché non voglio sovradeterminarla e so che qualunque intervento autoritario la farebbe sentire oppressa, prevaricata e la spingerebbe ancora di più a stare con lui. Dunque cosa posso fare? Devo aspettare che lei muoia? Devo aspettare che lei sia ferita in modo irreversibile? Grazie di avermi ascoltato.

5 pensieri riguardo “Mia sorella sta con un violento. Cosa posso fare per lei?”

  1. E’ una situazione difficile e penso che la tua delicatezza sia veramente apprezzabile e indice di sensibilità. Però al tempo stesso quando mi sono innamorata della persona sbagliata, a posteriori avrei voluto che qualcuno in qualche modo mi aprisse gli occhi e mi proteggesse. So che non ci si può sostituire all’autodeterminazione altrui ma a volte già cercare di aiutare qualcuno a guardare la situazione da un altro punto di vista è abbastanza. Prova ad ascoltarla e a parlarle col cuore..Magari si sente in qualche modo giudicata “immatura” e questo previene che le arrivi “il messaggio”.
    L’altra cosa che mi sento di dirti è che se si innamora dei violenti è perché é sensibile a un certo tipo di manipolazione e abuso emotivo. La violenza fisica è sempre parte di un pattern di violenza psicologica. Violenza psicologica e manipolazione vuol dire che un tipo può arrivare a farti pensare che ti meriti sinceramente le mazzate che prendi, e che ti vengono date per amore e con amore. Prova a informarti un pò sull’argomento. Non credo c’entri nulla il mondo bdsm, che in genere è un mondo consensuale e improntato alla sicurezza. Cerca risorse sull’abuso emotivo e sull’effetto che ha sulle vittime e a cercare di parlarle facendola uscire dai suoi soliti circuiti di pensiero che saranno senz’altro alterati dalla situazione…In bocca al lupo.

  2. Sono consapevole che la tua situazione è tremenda, però credo che tu sappia che se lei non vuole essere aiutata, significa che in modo forse inconscio ha bisogno di percorrere questa strada fino in fondo. Dovunque porti. Prova a considerare – non ne sono affatto certa, te la lascio solo come ipotesi su cui riflettere – che forse la consapevolezza dell’aiuto che sa che le offriresti in ogni caso è proprio quella che la spinge a proseguire su questa strda. Forse se percepisse che stai rispettando fino in fondo la sua scelta (non come trucco mentale però, come vera e totale accettazione) potrebbe decidere di cambiare. L’unico modo onesto, doloroso e inevitabile di percorrere questa strada è cambiare la domanda. Che non è: perché lei si comporta così? Ma è: perché io non riesco ad accettare che lei si comporti così? Cosa mi obbliga ad assumermi la responsabilità delle sue scelte? Ti abbraccio e ti auguro moltissima fortuna.

  3. Tra moglie e marito… ma in certi casi è meglio intervenire, prima che vada a finire peggio e vivere di rimorsi per tutta una vita. Io sono intervenuto verso un vicino violento che picchiava in continuazione sua moglie, altri da me consultati che erano a conoscenza della situazione han preferito non immischiarsi. Sono intervenuto non su di lui ma ho aiutato la moglie, gli ho fornito dei numeri da chiamare e farsi consigliare. Beh! da parecchio tempo non si sente più nulla, sembra tornata la calma. Ho saputo poi che lei si è consultata con un psicoterapeuta e gli hanno detto di fare denuncia, cosa che lei non ha fatto, ma ha messo al corrente il marito. E’ bastato questo per indurlo alla calma almeno per il momento. Anche se penso, chi violento non si redime facilmente, occorre un percorso molto lungo ma da psicoterapia, per entrambi.
    Mio consiglio non intervenire sul marito violento ma su tua sorella, che vada a farsi consigliare come poter reaggire.
    Saluti e in bocca al lupo

  4. Consiglio un testo che potrebbe essere utile per capire la dinamica psicologica e culturale che c’è dietro: Enrichetta Buchli, Il mito dell’amore fatale. Se lo trovassi interessante, potresti suggerirglielo.

  5. Sono colpita dalla tua grande sensibilità. Si può sempre fare qualcosa, in alcuni casi proprio non facendo nulla. Ti consiglio la lettura di un libro illuminante sulla dipendenza affettiva: “Donne che amano troppo” di Robin Norwood. E’ un testo molto famoso, in commercio dagli anni ’70, lo trovi facilmente da Feltrinelli. Prima leggilo tu e poi cerca di regalarlo a tua sorella.
    Un abbraccio e buona fortuna

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