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Aspetto un figlio: suo padre non vuole saperne

Lei scrive:

Ciao Eretica.

Ho un momento di calma, e le mani sudate, l’idea di scrivere pensieri, emozioni associate ai fatti che raccontano la mia maternità mi agita.
Non so da dove iniziare, forse dal principio, da una relazione che non era una relazione, erano solo scopate, io gli “facevo sesso” da quando mi aveva conosciuto, lui mi attraeva anche se non avrei mai voluto una storia con lui, infatti non c’è mai stata. Siamo stati entrambi due imbecilli, perché non abbiamo mai preso precauzioni.

Appena scopro di essere incinta, mi sento come se il mondo mi crollasse sulla testa, veramente ho la sensazione che la mia vita non sarebbe più stata la stessa, in ogni caso. Piango disperata, chiamo una mia amica e tra i singhiozzi le racconto cosa ho appena scoperto, e lei mi dice una cosa che ha molto influito sul seguito: “so che quello che sto per dirti è molto distante da come ti senti, io sono felice per te! perché penso che tu sia una persona che riesce ad affrontare tutte le situazioni in cui si trova” – la seconda telefonata è a mia madre, che cerca di tranquillizzarmi dicendomi che ho tempo per pensarci, che lei è dalla mia parte. Il giorno dopo mi sveglio con una certezza: porterò avanti la gravidanza.

Dopo 2/3 giorni sento lui, gli dico che devo parlargli. Ci vediamo 7 giorni dopo la scoperta, la sua reazione è di incredulità, non mi ci vede come mamma, e non pensa a se stesso come papà. Io gli dico in modo chiaro, e forse troppo duro, che la mia decisione l’ho presa, e che non è un buon motivo per stare con lui. Decidere di portare avanti la gravidanza non vuol dire che ho voglia di iniziare una relazione con una persona con cui non sono voluta stare fino a quel momento.

Gli dico di pensare se vorrà fare il padre oppure no.
Passano i mesi, niente, non si fa sentire, io immagino che questo voglia dire che non ha nessuna intenzione di fare il padre.
Poco prima di rientrare nella mia città di origine, gli chiedo di vederci e riesco a tirargli fuori con le pinze una risposta chiara: non vuole fare il padre, per lui il padre di mio figlio sarà la persona con cui deciderò di stare. E a me questa cosa fa incazzare da morire. Per me stare insieme è una cosa, fare i genitori un’altra. Lo odio.

Ho mille motivi per essere felice e grata della sua assenza nella mia vita e nella vita di mio figlio.
Eppure lo odio, e mi trovo a pensare che se morisse mi farebbe un piacere.
Mi farebbe un piacere perché per me sarebbe più semplice dire a mio figlio che suo padre non c’è perché è morto.
Mi farebbe un piacere perché non sopporto l’idea che mio figlio possa sentirsi rifiutato da questo padre che non c’è.

Mi sono confrontata con tante persone su questo, anche con chi sentendomi fare questa affermazione mi ha guardata come se fossi un mostro (almeno è questo è quello che ho letto nello sguardo).

Io metto al primo posto la verità, e so che mio figlio da me avrà la verità, una verità che dovrà essere dosata (non alterata) in base all’età di mio figlio nei momenti in cui ne parleremo.

E poi ci sono io, mi sento sola, dannatamente sola, anche se ho tante persone che mi aiutano.

Mi sento sola e non sento di essere abbastanza per mio figlio.

E ci sono tutte le cose a cui ho rinunciato, tutta la mia vita, che non c’è più, e che non potrò mai riavere indietro.

È facile quando non sai cosa ti aspetta, pensare che non sarà un problema cambiare le proprie abitudini e la propria quotidianità, poi quando la tua intera vita va in frantumi ti rendi conto che non è così facile, che non puoi più tornare indietro.

Ci sono dei momenti in cui “mamma, mamma, mamma” mi fa venire voglia di rispondere “mi vuoi morta?”
Accanto a questo ci sono momenti meravigliosi, non li nego.
Penso che sia giusto, onesto e indispensabile non negare neanche i momenti in cui mi chiedo “se potessi davvero tornare indietro farei la stessa scelta?”
Non ho il coraggio di rispondere a questa domanda, credo sia ipocrita dire che la risposta è una risposta obbligata.
Non è vero.
Non voglio rispondere alla domanda, non è possibile tornare indietro, questo è il bello della vita.

Per questo cerco di prendermi la mia responsabilità, per questo non riesco a non odiare chi questa responsabilità non se la sta prendendo.

Dovrei mettermi a fare una battaglia legale? Sì, se mi interessasse avere i suoi soldi lo farei. A me i soldi non interessano, vorrei riuscire a campare bene. E quest’odio che continuo a sentire mi fa campare male.

Credo che sia l’aspetto più doloroso.

Mi sento in un paradosso. Non voglio che stia nella mia vita, eppure non sopporto che sia lui a non volerci stare.

Quando mi dicono “che brava, quanto sei forte, da sola con un figlio…”, grazie, grazie mille, farei volentieri a meno di questa bravura, io non mi sento né brava né forte. Il mio ex mi disse “sei una cogliona, stai a fa’ ‘na cazzata” e forse aveva ragione.

Queste sono in parte le cose che mi fanno stare male, che mi fanno sentire una brutta persona.

A volte riesco a dare loro un’altra forma, a volte, e poi ci sono quei momenti in cui mi sale su la rabbia, e la tristezza. E vorrei lasciare tutto.

Rispetto a molte altre vite, la mia è una vita fortunata. Sento che l’odio che provo mi impedisce di apprezzarla fino in fondo.

Rileggendo la storia che mi ha fatto venire voglia di scrivere la mia, mi rendo conto che davvero sono fortunata.
Non so se la mia storia possa essere interessante ora che la rileggo, non so neanche se sono davvero riuscita a scrivere quello volevo, ho scritto quello che ho potuto.

Forse è questa solitudine, il senso di solitudine, che mi fa più male.

Qualsiasi cosa tu voglia fare con queste righe, grazie per averle lette, so che non le giudicherai.

Un abbraccio, xxxx

3 pensieri su “Aspetto un figlio: suo padre non vuole saperne”

  1. Impara ad essere felice di questo grande dono, Te lo dice una che dopo tre aborti spontanei forse non sentirà mai le parole “mamma,mamma,mamma”…

  2. Questa cosa che scrivi: “Mi farebbe un piacere perché non sopporto l’idea che mio figlio possa sentirsi rifiutato da questo padre che non c’è”… Farebbe un piacere a te, forse, chissà a ‘vostro’ figlio, che ci sia un rifiuto o meno: un giorno potrebbe comunque dirgli le sue ragioni, che sono valide come le tue. Potrebbe venire il dubbio che il tuo odio sia solo quello di chi viene contraddetto, ma in un caso così la tua opinione e la sua hanno uguale dignità e la tua implicita richiesta di non venir giudicata si applica anche a lui. Tu hai fatto la tua scelta, lui la sua. O volevi scegliere anche per lui? Auguri per tutto.

    1. Giapix, credo non si riferisse a ragioni di lui o di lei più o meno importanti, ma che si riferisse al fatto che il figlio dovrà necessariamente elaborare il “non essere stato voluto” da chi lo ha concepito.
      Verità che, per quanto potrai “spiegare” e “dosare’, procurera’ dolore.

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