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Sei una femminista vittimista e moralista? La violenza sulle donne è anche colpa tua!

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Le donne che subiscono violenza avrebbero dovuto scrivere questa lettera molto tempo fa. Dato che la violenza l’ho subita a suo tempo anch’io allora credo di avere il diritto di sottoporvi il frutto della mia elaborazione, le mie nuove consapevolezze, affinché voi sappiate quanto male fate a quelle che invece ritenete di aiutare. ***

Cara femminista vittimista e moralista,

una donna che subisce violenza non deve necessariamente apparire con il volto tumefatto e tutti gli altri segni che comportano un giudizio paternalista da parte della società. Tutti pronti a proteggerti se sei a testa bassa, la vittima per eccellenza con tutti i santi crismi e come dio comanda. La vittima per come deve essere secondo le norme delle femministe come voi che ben coincidono con quelle di tanti patriarchi.

Devo farti vedere i lividi e devo dirti che resterò così a vita, non posso tirare su la testa per andare avanti, mostrare grinta, forza, capacità di rinascita, volontà di farcela senza essere cullata da una società fatta di matriarche e patriarchi necrofili. Quelli che amano la fashion victim, buona per tutte le occasioni. Quelli che oramai hanno reso la lotta contro la violenza sulle donne un patetico brand che ci vuole tutte uguali, al di fuori da ogni complessità. Perciò se dopo la violenza io camminavo a testa alta c’era chi mi diceva che allora non era successo nulla, perché le “vere vittime” di violenza sono altre.

Lo stereotipo della “vera vittima” non è solo responsabilità di una cultura paternalista che ci vuole a capo chino per poter giocar al cavaliere che salva la fanciulla, ma è responsabilità anche di quelle “femministe” che ti invitano ad assumere un atteggiamento consono, decoroso, fuori e dentro i tribunali, nella società e ovunque. La vera vittima parla in un certo modo, dice solo certe cose e non altre che quelle. Così arriveranno le evangelizzatrici anche sul web, e di sicuro le riconoscete dal piglio e dalla pedanteria, che vengono a importi una narrazione precisa sulla violenza, sostituendosi alla tua voce, pretendendo di parlare al posto tuo. Allora no. Quando io mi resi conto di questo mandai a quel paese un bel po’ di gente e decisi che avrei elaborato a modo mio. Quindi grazie ma anche no il vostro aiuto fumoso, le vostre parole pietose e il vostro tono monacale che vuole irreggimentarmi prima di farmi sfilare come un fenomeno da baraccone per aumentare l’audience di una femminista bottegaia. Una delle tante.

Una donna che subisce violenza non necessariamente deve essere quello che vuoi tu. Può essere una scostumata, una che viaggia nuda o anche vestitissima. Può essere un’attrice porno, una che posa in foto hard o una sex worker. Può essere tutto e non una donna castigata che soddisfa il vostro bisogno di moralizzare la nostra vita e la nostra sessualità, approfittando della lotta contro la violenza sulle donne per imporci abiti, burqa, atteggiamenti e scelte. Vi sfugge, e non da ora, che l’autodeterminazione va rispettata sempre e non solo quando facciamo scelte che piacciono a voi. Invece siete lì, autoritarie, a insultare le sex worker che chiedono la regolarizzazione, o le attrici porno che chiedono parola o quelle che espongono il proprio corpo per lavoro o per diletto, e in fondo voi, si, voi, state riaffermando quello che da sempre dicono i maschilisti: se vai in giro in minigonna e provochi allora te la sei cercata.

Perciò siamo a due questioni sulle quali avete il dovere di riflettere perché io non sono né la “vera vittima” dei vostri copioni standard né la creatura castigata che serve al vostro cervello che va solo per schemi dicotomici, santa o puttana, nulla di più. Bisogna smetterla con la morale fatta a chi vive di pelle. Bisogna smetterla di delegittimare le prostitute che chiedono la regolarizzazione e di chiamarle “colluse” con il patriarcato. Bisogna smettere di contestare chi si mostra in bikini o nude perché quando qualcuno dirà che lo stupro è avvenuto perché lei stava in bikini dovreste avere una gran faccia di bronzo per dirvi dalla parte di tutte le donne che subiscono violenza. Siete sicure che si tratta di tutte o solo di quelle che seguono il vostro codice, linguaggio e che obbediscono alle vostre regole?

Da quel che so è vera la seconda cosa. Delle prostitute che subiscono violenza a voi importa solo lo status della sfruttata. Se è una che fa la prostituta per scelta ve ne fregate salvo dire poi un penoso “te l’avevo detto”. Delle donne che mostrano il corpo a voi interessa solo se la bastonata subita in seguito a una violenza riduce quelle donne alla brutta copia di se stesse. A testa bassa, pudiche, mai più sessualmente libere. Se invece si tratta di donne che dopo una violenza continuano a restare nude e a fare sesso ve ne fregate. Come potreste spiegarlo, voi, d’altronde, alle vostre piccole menti? Non potete. Non riuscite neppure ad afferrare quello che vi sto dicendo. E dunque ve lo dico con chiarezza: voi siete “complici” morali di chi compie violenza e la giustifica perché non fate che alimentare lo stigma che pesa sulle donne e le giudica in antitesi a quelle per bene.

Siete voi, d’altronde, quelle per bene, con le vostre abitudini infiocchettate e la vostra attitudine ad anteporre alle battaglie comuni il vostro ego, i vostri obiettivi personali, la vostra anacronistica visione morale. E infine c’è chi per voi non può neppure essere nominata. Quella che fa sesso sporco, che è stata con più uomini (oddio, gli uomini!) o anche donne. Quella che non si vergogna di aver fatto sesso a tre o che pratica bdsm perché per voi quelle sono perversioni e vi si legge in faccia l’imbarazzo che provate quando tentennate in risposta alla richiesta di schierarvi contro la violenza che ha subito. Se ama fare la sottomessa a letto, d’altronde, dite, se l’è cercata, no? Se ama farsi frustare o ama essere umiliata a letto come si fa a dire che ha subito violenza? Così si scopre che questa specie di femministe loro per prime non hanno capito il significato della parola “consensualità”.

E non l’hanno capito perché è da un po’ che tentano di dettarci norme che riguardano il sesso. Non è come vogliamo noi ma come reputano giusto loro. Chiedete in giro a quelle che pensano che la penetrazione è stupro o che la fellatio non è femminista. Chiedete a quelle che giudicano le webcam girl donne perdute e possedute dal demonio. Chiedete a quelle che pensano che io sia una sorta di troia del patriarcato perché non sputo su nessuno in generale ma considero che lo stereotipo sessista così come vale per me quando si generalizza varrà anche per gli altri.

Così vi invito a riconsiderare le vostre presunte consapevolezze perché tante tra noi sono stanche di essere giudicate, e io lo so perché ricevo storie e lettere ogni giorno e tutte dicono che fino ad ora non sono riuscite a parlarne perché perfino le “femministe” di loro conoscenza giudicano e impongono il proprio punto di vista. Quand’è che il femminismo è diventato questa cosa assertiva, autoritaria, che riguarda alcune? Quand’è successo che per fare sesso come mi pare io devo chiedere il permesso alla matrona femminista? Quand’è successo che io devo giustificare il mio mestiere, senza trovare supporto per le mie rivendicazioni, perché solo loro sanno? Così il femminismo diventa altro. E’ una degenerazione che assume la propria parzialità e la fa diventare universale, commettendo lo stesso errore che hanno fatto quei patriarchi e mostrando ambizione coloniale nei confronti di chiunque. Le donne sanno, ma non tutte, solo quelle che insultano le altre quando fanno scelte che non condividono. A tutte queste femministe io vorrei dire, sinceramente, che voi contribuite alla cultura violenta, dello stupro, sessista, e che se un tempo qualcuno mi ha fatto violenza, ebbene si, ora posso dirlo, è anche vostra responsabilità. Tanto avevo da dire.

Cordiali saluti
Eretica

 

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Comments

  1. Amen sorella!
    Ps. l’immagine è stupenda, da dove arriva?

  2. parole sante. grandissimo blog, l’ho scoperto solo stasera grazie ad un link nel video di marta (barbiexanax) e devo dire che mi piace tantissimo!!

  3. Questo articolo dovrebbe essere inviato a chi di dovere. Molti, anche ai piani alti, del “gruppo” di cui io faccio parte non lo capiscono.

  4. anzianasaggia says:

    A parte il fatto che le colpe non esistono, esistono solo ferite…. per quanto riguarda il resto, forse non ne conosci tutta una fetta, del comportamento delle donne. Le bambine malate di papà sono feritissime e sono sempre inconsciamente in cerca dello sguardo del paparino su di loro. Fanno guai, a se stesse e alle altre/altri. Creano triangoli inconsci dolorosissimi. Hanno bisogno di guarire. Hurt people hurt people. Amore a te e alle tue ferite.

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