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#Firenze #Stupro – assolti perché lei è bisessuale e promiscua?

Avevo seguito a suo tempo la vicenda, incluse le differenti versioni di difesa e accusa. Lei ubriaca, quindi non in grado di dare il suo consenso, loro forse brilli, non si sa. Non so, non c’ero, non mi interessa misurare la colpevolezza di qualcuno a partire da una visione repressiva del problema. Non mi interessa neppure legittimare un’istituzione paternalista, patriarcale, che decide quando puoi dirti stuprata e quando no, perché nel fare questo sostanzialmente ti entra nelle mutande, guarda le cose attraverso le lenti della propria morale e questo non è accettabile. Non lo è per chi accusa e, se ci pensate bene, neppure per chi si difende.

Abbiamo intanto il fatto che non si trattava di rumeni, stranieri, ma di ragazzi italiani. Quindi abbiamo le famiglie coinvolte, sicuramente con grande e comprensibile peso e sofferenza, ma ancora di più c’è la famiglia di questa ragazza che dal 2008 ad oggi, e si parla di ben sette anni, ha scontato una pena enorme mentre veniva passata in rassegna la sua vita, le sue abitudini sessuali, ogni millimetro della sua pelle e della sua esistenza.

C’è una sentenza di assoluzione che, secondo un pezzo de Il Fatto Quotidiano, dice cose incredibili. Praticamente lei era ubriaca ma presente a se stessa, voleva ma poi non si è opposta abbastanza, il fatto è increscioso (moralmente) ma non penalmente rilevante. Lei era disinibita, sessuata e perfino bisessuale (capisci che zoccola?) e dunque si sostiene che il suo comportamento avrebbe dato modo di pensare che la ragazza fosse disponibile. Lei? Disinibita, si, ma il giorno dopo aver fatto sesso di gruppo si è lasciata prendere da un attacco di moralismo acuto e per abbozzarla avrebbe inventato la storia dello stupro. Dice che il suo racconto sarebbe un po’ contraddittorio, che lei ha dissentito ma non si è difesa assaissimo. E via di questo passo. Trovate degli stralci dell’articolo in basso.

Qual è l’impatto culturale di questa sentenza? Orribile. Ci stai perché sei promiscua. Ci stai perché da ubriaca non ti sei opposta moltissimo. Dicevi no ma sei rimasta in “balìa del gruppo” (qualcuno spieghi che cosa significhi).

Praticamente lei è stata condannata a dire un po’ di preghiere in ginocchio sui ceci perché immorale e da immorale qual era tutto quello che le è successo se l’è meritato. E se invece che questa ragazza a denunciare uno stupro di gruppo fosse stata una prostituta cosa avrebbero scritto?

Allora mi viene da darvi qualche altro suggerimento, oltre quelli che vi ho già dato nella mia lettera a una donna stuprata. Se vuoi ottenere un po’ di considerazione quando denunci uno stupro devi arrivare a quell’evento: vergine, etero, e con sogni compatibili alla morale dei giudici. Poi, quando esci, portati dietro un lanciafiamme, perché così, forse, potrai dimostrare che ti sei difesa a sufficienza.

Io descrivo un dato: le donne stuprate, se temono che qualcuno faccia loro del male, aspettano che tutto finisca, capita anche che fingano di starci fintanto che non si trovano da sole, perché si tratta di semplice istinto di sopravvivenza. Le donne che denunciano uno stupro ovviamente non hanno ben chiaro quello che è accaduto per filo e per segno, perché se sei ubriaca e vieni interrogata per sette anni sullo stesso episodio sfido chiunque a ricordare tutto per filo e per segno. Anzi: chi inventa una storia la ripete a memoria sempre, non c’è mai un’incongruenza, nessuna contraddizione, nessuna complessità, nessuno sforzo cognitivo e nessuna evoluzione nell’analisi. Una che non ha inventato invece attraversa tutte queste fasi. Un’ultima cosa: una che è disinibita, bisessuale, così esplicita nelle proprie relazioni, perché mai si sarebbe dovuta vergognare il giorno dopo di quel che ha vissuto? A giudicarlo un “momento di debolezza” è il giudice che guarda la cosa con il suo metro bacchettone. Se lei è così aperta allora quello non dovrebbe essere giudicato un “momento di debolezza” ma una scelta di piacere. Se lei dichiara invece che non lo è stata perché è così difficile crederle?

E dunque, non so, davvero, quanto questo sia costato in termini di energia ma anche di soldi, per le spese legali, a questa ragazza: io le mando un grande abbraccio. Ma proprio grande.

Ecco alcuni estratti dell’articolo citato:

A partire dal titolo:

– “Fu momento di debolezza della ragazza”;

– “La vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile. La giovane era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca, l’iniziativa di gruppo comunque non fu ostacolata“;

– “per la Corte d’Appello la vicenda è “incresciosa”, “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile“. In sostanza – ragionano i giudici nelle quattro pagine di motivazioni – la ragazza con la denuncia voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”;

– “I giudici d’Appello scrivono che il suo comportamento fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa“. Inoltre “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto: la sua versione è ritenuta “vacillante” e smentita “clamorosamente” dai riscontri.”;

– “Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono poi che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo””;

– si parla di “vita non lineare”, secondo i giudici, perché la ragazza “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”;

– “In una motivazione di sole quattro pagine – conclude l’avvocato della ragazza – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”.

– “In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.

 

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Comments

  1. Terrificante.

  2. Tutta la mia solidarietà…

  3. In uno Stato di diritto esiste il principio per cui “in dubio pro reo”: se Tizio è accusato di aver fatto qualcosa, l’onere della prova ricade su chi lo accusa, non su chi si difende. Quindi sì, se Caia dice che Tizio lo ha violentato, giudice e parti dovranno “entrare nelle mutande” di Caia per riscontrare e condannare solo una volta superato ogni ragionevole dubbio.
    Evidentemente la Corte d’Appello non ha ritenuto superati i ragionevoli dubbi e ha correttamente pronunciato una sentenza d’assoluzione.

    Sul metodo. Lo sport di commentare sentenze che non si sono lette lo trovo estremamente fastidioso, soprattutto quando ciò comporta inevitabilmente giudizi sulle persone coinvolte.
    Le dichiarazioni dell’avvocato di parte civile lasciano il tempo che trovano: il suo mestiere è difendere l’assistita, farle guadagnare un mucchio di denaro come risarcimento del danno ed evitarle eventuali processi per calunnia. Oltre che farsi molta pubblicità e procacciarsi clienti sui giornali, si intende!

    Mi piacerebbe infine capire come un garantista possa accettare che, se Tizio e Caia, ubriachi, si accoppiano, Tizio sarebbe da ritenere imputabile (ovvero pienamente capace di intendere e di volere), mentre Caia sarebbe da ritenere nelle condizioni di non poter prestare un vero consenso (ovvero non capace di intendere e di volere).
    E’ chiaro che i penalisti non la risolvono in questo modo: si ricorre alla dottrina dell’actio libera in causa, ovvero si riconosce che Tizio non era pienamente in sé, ma si aggiunge che si era ubriacato e quindi si era messo nelle condizioni di non essere pienamente in sé. Questo principio si applica a qualsiasi reato, non solo alla violenza sessuale, ovviamente.
    Una simile dottrina non si applica per la prestazione del consenso: Caia era ubriaca fradicia, dunque il suo consenso non sarebbe un vero consenso. Insomma, un istituto che si applica unicamente in malam partem, cioè contro il reo.
    Da quei pochi frammenti di sentenza che leggo, mi sembra che la Corte d’Appello di Firenze abbia seguito questa linea, sostenendo che il consenso fosse stato concesso già in precedenza (rispetto a quando? Non lo sappiamo).

  4. Forse può interessarti anche questo:
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/07/18/news/violenta_una_giovane_sul_treno_arrestato_un_ventenne-119331926/
    dove l’ “unica leggerezza” della vittima “è stata quella di sedersi in uno scompartimento senza nessun altro passeggero”.
    Indipendentemente dai fatti, è lo stile del giornalista che dà il polso della situazione culturale del paese.

  5. “E’ chiaro che i penalisti non la risolvono in questo modo: si ricorre alla dottrina dell’actio libera in causa, ovvero si riconosce che Tizio non era pienamente in sé, ma si aggiunge che si era ubriacato e quindi si era messo nelle condizioni di non essere pienamente in sé. Questo principio si applica a qualsiasi reato, non solo alla violenza sessuale, ovviamente.”. Maurizio, se permetti la violenza sessuale e’ un reato diverso dagli altri. Vi sono moltissimi paesi anglofonii dove ubriacarsi e’ un costume culturale quindi la frase ‘si era messo nelle condizioni di non essere pienamente in se” non regge. Che vuol dire che se l’e’ cercata? Per piacere! E’ un paese definitivamente bigotto. No comment.

    • Mi pare che in nessun paese del mondo l’ubriaco che compie un massacro sia assolto perché incapace. Se hai notizie diverse, ti prego di rendermente edotto.

      • ma cosa c’entra? dimentichi che c’è una differenza madornale tra chi compie un reato e chi ne è vittima. una donna ubriaca non commette un reato. e se è vittima dello stupro è lui che deve essere processato e non lei. una donna ubriaca non è in grado di dare consenso e quindi quel che avviene dopo è stupro.

        • Da civilista odio tirare fuori il codice penale, ma oggi faccio eccezione 😉

          Per prima cosa dobbiamo precisare che cos’è un reato. Il reato, contrariamente a quanto pensano i più, non coincide col fatto dannoso, che ne è solo un elemento: l’altro principale elemento del reato è la colpevolezza, ovvero l’elemento soggettivo, che coincide con lo stato mentale di chi il reato lo compie (quindi il processo serve ad entrare non nelle mutande, ma – peggio – nel cervello dell’imputato!).
          Premetto che, come è noto, il codice penale vigente è il Codice Rocco, quello fascista, e che gli articoli di parte generale che citerò non sono mai stati modificati. E’ irrilevante, ma utile per capire l’impostazione ideologica che c’è dietro al nostro sistema.
          La violenza sessuale (art, 609 bis e segg. c.p.) è un delitto, quindi non è punibile in assenza di dolo da parte di chi lo compie ai sensi dell’art. 42, comma 2 c.p. (“nessun può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non l’ha commesso con dolo…”), dove dolo, ai sensi dell’art. 43, è intesa la situazione in cui “l’evento dannoso […] è dall’agente preveduto e voluto come sonseguenza della propria azione od omissione”.
          L’art. 85 ulteriormente prevede che “nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. E’ imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere”.
          Quindi il principio generale è che se io per una qualsiasi ragione non sono nel pieno delle mie capacità mentali, non posso commettere un reato, tantomeno un delitto, che richiede da me la capacità di prevedere e volere le conseguenze delle mie azioni. Una persona ubriaca fradicia non è in grado di prevedere e volere (per esempio, se un ubriaco stipula un contratto, quello è annullabile per vizio della volontà).
          Poi c’è il problema dell’imputabilità, che è diverso. L’art. 91 c.p. esclude la punibilità di chi è ubriaco per caso fortuito o per forza maggiore. Invece l’art. 92 c.p. fa una cosa interessante: afferma la punibilità di chi è ubriaco colposamente (o volontariamente, ma in questo caso addirittura aumenta la pena!). Quindi quando uno è ubriaco per caso fortuito e quando colposamente? La giurisprudenza è sempre stata inflessibile, per cui il caso fortuito lo individua solo quando l’addetto ad una distilleria è inebriato dai fumi dell’alcol o quando uno ha ingerito cose che non sapeva e non poteva sapere essere alcoliche. Se hai bevuto un bicchiere di troppo ha stomaco vuoto, invece, è colpa tua e quindi sei pienamente imputabile.
          Effettivamente, quindi, se io stipulo con te un preliminare di compravendita della mia casa e sono ubriaco, lo posso annullare. Se io ti dico “sparami” e sono ubriaco, il mio consenso non ha valore. Se invece siamo entrambi ubriachi e io ti chiedo di spararmi e tu lo fai, allora tu sei pienamente imputabile.
          Le ragioni del legislatore fascista possono essere condivisibili o meno, ma vi prego di non venirmi a dire “è giusto così perché Mussolini volle così”.
          Ma l’art. 92 c.p. riguarda l’imputabilità, non la colpevolezza. Perché ci sia dolo io devo essere lucidamente in grado di sapere ciò che sto facendo: non posso avere coscienza e volontà di ciò che sto facendo! Qui il codice ci abbandona e ci si è lanciati nelle più disparate ricostruzioni al fine di far figurare come lucida una persona che se si fosse ubriacata in modo diverso non sarebbe stata neppure stata considerata capace di intendere e di volere.
          In genere nelle aule di tribunale mi è parso di capire che la colpevolezza si basa su una finzione: si fa finta che l’imputato fosse lucido. Quindi l’ubriaco che fa l’incidente perché andava troppo veloce è processato per omicidio colposo, perché è considerato come in grado di essere consapevole di stare mettendo in atto una condotta imprudente.

          • Aiutami a capire il tuo ragionamento anche in riferimento al commento che hai lasciato al post stesso: se io trovo un ubriaco che dorme in macchina con la portiera aperta, lo butto fuori e mi prendo la macchina, quello secondo te non dovrebbe essere considerato un furto, perché l’ubriaco è stato imprudente e magari non è stato chiaro sulla sua volontà di regalarmi la macchina (o perlomeno la colpa è da dividersi 50 e 50)? Oppure non c’entra nulla perché il furto non è un delitto, ma un reato, e quindi neanche subire un furto durante un comportamento imprudente dovrebbe essere considerato un delitto, secondo te, mentre essere stuprati o uccisi da ubriachi invece sì (o almeno la colpa è da dividersi 50 e 50)? Giusto per capire, eh…
            Poi sul fatto che non si dovrebbero commentare sentenze che non si sono lette (interamente), sono d’accordo, ma di questa sono stati pubblicati alcuni stralci che suonano effettivamente agghiaccianti.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Lasciare la macchina aperta non è un assenso a rubarla. Se mi dici “prendila pure” è diverso e non sono sicuro abbia risvolti penali (ma non me la sento di dare una risposta univoca).
              Gli stralci non esistono, ci sono poche parole isolate della pronuncia. Ecco, direi di essere prudenti prima di far dire loro ciò che non dicono.

              • Sì, ma da quel che hai scritto sopra sembra che essere ubriachi invece rappresenti di per sé un assenso a un eventuale atto sessuale. O che l’ubriachezza dovrebbe in qualche modo rendere “imputabile” (o non credibile per principio) anche la vittima. Se ho capito male, mi dispiace, ma il senso sembrava essere quello.
                Di nuovo, sulla seconda parte sono d’accordo, anche se ho comunque delle perplessità rispetto all’ingresso di considerazioni di quel tipo in una sentenza, che ha espresso molto bene Gabriele nel commento qua sotto. Trovare uno stralcio, anche minimo, anche estrapolato dal suo contesto, che fa riferimento al colore della pelle, alla provenienza geografica, all’orientamento sessuale o altre caratteristiche simili di un presunto colpevole o di una presunta vittima in una sentenza di condanna o assoluzione, mi pare comunque grave o perlomeno molto disturbante.

            • Credo che Maurizio facesse un discorso diverso. Nel tuo caso dell’auto, Anonimo, verresti probabilmente riconosciuto colpevole perché, a differenza del proprietario dell’auto, saresti sobrio, quindi cosciente di quello che stai facendo. Maurizio mi pare invece si riferisse a quest’altro caso: tu sei ubriaco marcio, un altro ubriaco marcio dorme sul sedile con la portiera aperta, tu lo butti giù e gli prendi la macchina. Qui tu sei imputabile -a meno che tu non lavori come addetto di distilleria e sia particolarmente sensibile all’alcol-, ma per essere ritenuto colpevole ti si deve poterti attribuire il dolo, ossia la consapevolezza, al momento dell’azione, di cosa stai facendo e delle possibili conseguenze. Ed è difficile, mi sembra affermare Maurizio, stabilire come si possa dire che tu sai cosa stai facendo (rubando un’auto) se sei completamente sbronzo.

              Poi forse sbaglio. Comunque, credo che il punto di Eretica fosse evitare di entrare nella specificità della sentenza (giudicare l’operato dei giudici e il verdetto), ma sottolineare come questa possa risuonare in un clima sociale che colpevolizza la ragazza.

              P.s. Se mi è concesso, dico anche che si possono fare entrambe le cose: affermare che i giudici si sono mantenuti fedeli al principio del “pro reo”, e insieme sostenere che non si debba passare dal non attribuire la colpa all’accusato all’affibbiarla all’accusante.

              • Su questo sono d’accordo. Mi è parso di capire, però, dai commenti di Maurizio, che in qualche modo l’ubriachezza della vittima andrebbe trattata come quella dell’aggressore, cioè che dovrebbe in qualche modo redistribuire la colpa (o chiamiamola responsabilità) su entrambi, e, così come si considera comunque imputabile l’aggressore, si dovrebbe considerare “complice” la vittima. Se ho capito male mi scuso, ma se ho capito bene davvero non capisco come si possa arrivare a un ragionamento di questo tipo.

  6. L’ha ribloggato su Elena.

  7. Eretica, come già scritto altrove, su altri giornali sono emersi ulteriori aspetti che scagionerebbero i ragazzi: la presenza di una settimo ragazzo non ammesso al rapporto dietro rifiuto della ragazza, una amica della ragazza testimone del rapporto e da quest’ultima rassicurata che tutto era ok. Se quanti sopra fosse vero, l’articolo qui sopra andrebbe abbastanza riscritto

  8. la testimonianza della ragazza:
    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/06/10/AObr9Db-processo_testimonianza_firenze.shtml

    http://iltirreno.gelocal.it/montecatini/cronaca/2015/03/04/news/non-ci-fu-stupro-di-gruppo-tutti-assolti-1.10979358

    ìhttp://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2013/01/14/829935-condannati-sei-dei-sette-accusati-di-uno-stupro-di-gruppo.shtml

    La mia impressione? Qui abbiamo a che fare, secondo me, con una cultura della sessualità da film porno in cui, per essere figo/a, devi sperimentare anche la zoofilia ( è ovviamente un’iperbole), ma non perchè ti piace, perchè, appunti, fa figo.
    Alla ragazza è sicuramente sfuggita di mano la situazione e , probabilmente, non le è nemmeno piaciuto granchè ma, probabilmente, non ha effettivamente fatto nulla per far finire l’atto. Poi, si è pentita (perchè consigliata? chi lo sa) e ha denunciato.

    Come hanno scritto i giudici, una vicenda incresciosa e non edificante per nessuno…

    • qui c’è la lettera che ci ha mandato la ragazza stamattina https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/19/firenze-fortezza-significa-forza-adesso-non-piu/

      • Letta, posso essere cinico? Anche prevedibile…onestamente cosa ci aspettavamo? Che dicesse: ” Ah no ok, hanno ragione i giudici, ho fatto una sciocchezza che mi si è ritorta contro…”
        Anche in questa lettera la ragazza non dice come mai ha rifiutato l’aiuto della testimone o come mai ha rifiutato un ragazzo e non gli altri che, direi, sono punti focale….molto, ma molto di più della sua condotta di vita

    • questa è stata anche la mia impressione, dagli stralci di sentenza pubblicati. L’assoluzione mi sembra più motivata non tanto dalla condotta libera della ragazza, quanto dal presupposto che la sua condotta non fosse univocamente libera per scelta, carattere e consapevolezza, ma forzata tanto poi da ingenerare il senso di colpa. Questo, ribadisco, indipendentemente da quel che è realmente accaduto, visto che, come dovremmo sapere tutti, la verità che ne viene fuori è quella processuale. In questo non escluderei, (visto che nella lettera la ragazza lamenta suggerimenti datigli dal suo avvocato sul non farsi vedere troppo libera) che si sia anche potuta frenare dopo il fatto, ingenerando così involontariamente quest’impressione sui giudici. Cio’ che non comprendo è la strumentalizzazione della sentenza in questo caso, laddove è scritto chiaramente che la ragazza è stata giudicata ““un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”. Mi sembra ben lontano il concetto che non sia stata creduta perché forte, libera e disinibita. Mi sembra l’opposto. E ripeto, a scanso di equivoci, indipendentemente da quel che è avvenuto e da quelli che sono i criteri per cui si è giunti alla sentenza di assoluzione. Tra l’altro mi sembra di aver letto che nella sentenza di primo grado (di condanna, ma che escludeva la forzatura fisica e soltanto il fatto di aver approfittato dello stato di confusione dovuto all’ubriacatura) il difensore della ragazza non era pienamente soddisfatto della motivazione.

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  1. […] stupro di gruppo alla Fortezza da Basso di Firenze hanno fatto molto discutere. Per il moralismo evidente e perché il giudizio sulla vita privata e sessuale della ragazza sembrerebbe la motivazione […]

  2. […] per stupro. La denuncia avvenne per fatti accaduti nel 2008 a Fortezza da Basso. La sentenza già commentata da Eretika, è stata già fortemente criticata dai difensori e sul web. Ci sono infatti numerosi riferimenti […]

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