Scrive giustamente Erica Vecchione, su Il Fatto Quotidiano, che la news prodotta da facebook, con le icone women friendly, non è altro che il frutto di un patto tra donne bianche, ricche, e molto poco attente alle differenze in generale, di razza o di classe, per esempio, ed un social network che macina soldi a palate anche grazie a queste pubblicità che usano le donne come brand.
Mentre noi, le femministe intersezionali e queers, diciamo che l’abito non ha genere e che tu puoi essere chi vuoi, a prescindere dalla biologia che ti ha caratterizzato alla nascita, queste signore vecchio stile legittimano il pinkwashing usato da facebook per plaudire la figurina di una femmina posta in evidenza nell’icona di richiesta dell’amicizia. La prossima volta cosa si chiederà? Un’icona che rappresenta le donne con il pancione per rappresentare le madri?
Vi dico quel che facebook non fa per le donne: non ci consente di autorapprensentare i nostri corpi come vogliamo perché se vede un capezzolo, solo quello femminile perché quello maschile va bene, ti censura l’immagine, ti blocca l’account e ti minaccia di ulteriori conseguenze se per caso dici bah o lo rifai di nuovo. Ho visto censurare corpi autodeterminati in quantità che nulla avevano a che fare con la pornografia. Il corpo nudo di Simone de Beauvoir, quello di Alda Merini, che siamo costrette a pubblicare con le stellette ai capezzoli manco fosse una ballerina d’altri luoghi, quello di Frida Khalo e altri corpi ancora, di femministe che con i propri corpi esprimono dissenso, rivendicano diritti, si oppongono alla repressione.
Facebook, al di là del fatto che io sono contro ogni censura, è anche quella che ti dice che una certa cosa che fa schifo non va contro le regole standard della comunità anche se si parla di gente che sputa contro donne, stranieri, rom, gay, lesbiche, trans, uomini in disaccordo con tizio caio e sempronio. Prima dell’icona dunque, se proprio ci tenete, dovreste chiedere una bella dose di obiettività nel considerare alcuni dubbi e spiacevoli contenuti. Più volte mi si dice che facebook non fa nulla neppure se c’è qualcun@ che in vario modo ti sta insultando, ti sta marginalizzando, diffamando, discriminando, perché a facebook della tua reputazione non gliene frega niente.
Ci sarebbe da dire a facebook che l’atteggiamento da Gestapo, con la schedatura dei profili, l’obbligo di inserire nomi e cognomi invece che identità, se pur riconoscibili, virtuali, la richiesta di riconoscimento degli amici, il documento, il numero di telefono, e presto vorranno l’impronta digitale o quella biometrica o una prova di riconoscimento facciale, è un po’ troppo. Il ricatto per cui ti fanno perdere contatti, relazioni, contenuti, perché gli gira così e ti fanno controlli ogni due minuti, con la costante minaccia di chiuderti il profilo, è roba da fascisti.
Ci sarebbe anche da dire che la profilazione degli utenti che facebook si rivende per poi proporci pubblicità a tema, per soddisfare i nostri gusti che conoscono perfettamente, a partire da quel che scriviamo, condividiamo, dai like che mettiamo, è già di per se’ una schedatura autoritaria finalizzata a utilizzare la conoscenza che hanno di noi per poi trattarci semplicemente da oggetti di un bombardamento pubblicitario senza sosta. Quella profilazione consente a facebook di guadagnare sulla nostra pelle e noi dunque siamo utenti ipercontrollati, iperschedati, e addio alla nostra fottuta privacy che abbiamo tutto il diritto di rivendicare, e anche fonte gratuita di denaro per loro. Mentre viaggiamo su facebook noi stiamo lavorando per loro, li facciamo guadagnare, e questo riguarda tutti, che siano uomini, donne, trichechi o meduse.
Dunque queste donne che festeggiano l’iconcina del cazzo messa in altra posa, regalata, a suo dire, da un network che di quel che hai in mezzo alle cosce non gliene frega nulla, giacché interessa esclusivamente il fatto che si possa guadagnare su di te, devono sinceramente dirmi perché lo fanno. Per mantenere in vita l’idea che quel femminismo serva alle donne? Per far notare che le donne hanno bisogno di essere rappresentate da loro? Ma non hanno ancora capito che io, noi, molte donne hanno bisogno di altre cose? Strumenti, casa, reddito, istruzione gratuita, rispetto per l’autodeterminazione, tutto quel che le donne bianche, ricche e sfruttatrici delle altre donne immagino hanno già.
Quel che queste donne fanno, di fatto, non è diverso da quello che fa facebook. Si comportano da azienda che alimenta la necessità della propria esistenza per guadagnare sulla nostra pelle, prestigio, soldi, posizioni di potere. Forse non gli è chiaro che la storia è già finita e che non ci caschiamo più. Forse non gli è chiaro che abbiamo altre esigenze e che ci autorappresentiamo. O forse lo sanno ma continuano a prenderci per il culo. Sarebbe il caso di dire che devono smetterla? Io lo dico da un po’. Chi lo dice assieme a me?
Ps: in basso immagini tratte dalla campagna sul Femminismo Spurio.





Se proprio volevano celebrare l’uguaglianza, non potevano posizionare le icone fianco a fianco? 😉
Ma in fondo basterebbe non utlizzarlo… Vendono un servizio, sono un’azienda privata; hanno loro regole, non perdono occasione per ricordarlo: se vuoi stare a casa loro le accetti, sennò han tutto il diritto di accompagnarti alla porta. Se stai con loro, accetti le loro regole, che sono quelle del mercato. Se le vuoi sovvertire dall’interno, idem come sopra: quando gli va, hanno tutto il diritto e i mezzi di farti sloggiare. Se cambiano, è solo quando gli conviene dal punto di vista economico, è evidente: è un’azienda. Come in questo caso, perché tanti ingenui vedranno con simpatia questa trovatina simbolica. Abile pubblicità, a buon mercato.
Ed una persona che conosco , all’anagrafe donna ma che si sente uomo e da tale si comporta,ora che farà? Spiegherà a Facebook il suo percorso per avere la giusta icona maschile ?
buongiormo
penso che questo sia un buon giorno per noi donne
finalmente ci si è accorti di un’insopportabile discriminazione nelle icone e si è provveduto a rimediare
adesso, però, dobbiamo mobilitarci affinché nelle icone dei gruppi, rappresentate da due figure maschili e soltanto una femminile, sia raggiunta la parità di genere rivendicando il diritto alle nostre ambite quote rosa
😉
e buona domenica a tutti
Quella del nome ha dato molto fastidio anche a me. Lavoro con un utenza abbastanza delicata ed essere trovata su facebook,con tanto di richiesta di amicizia da parte delle persone che seguo ,mi ha infastidito non poco. Se avevo un nome falso avevo il mio motivo . Che poi è verissimo che su Facebook ti ci iscrivi con un recapito mail ed un numero di telefono che sono inevitabilmente tuoi; scrivi da un pc che è il tuo, e se usi quello di qualcun altro facebook lo nota subito. Posto con l’opzione “amici” e mi cerco gli amici con cautela. Evito di rendere pubblici dati come la data e il luogo di nascita , la situazione sentimentale ed evito i comunissimi ” Ora sono in questo posto” . Non so quanto possa essere vero e quanto paranoico come concetto, ma postare un Selfie da Miami quando magari casa mia è vuota non mi da molta sicurezza . Provo tristezza per le coppie dal profilo comune e per chi si racconta direttamente nei commenti ( scusate,ma una telefonata non potete farvela? I fatti vostri così,su piazza?) . Un discorso a parte meriterebbe la scelta o meno di rendere pubbliche le foto dei propri bambini. Chi giura essere istigazione alla pedofilia chi trova il concetto li per se paranoico. Conosco persone che passano la vita ad aggiornare su face circa la propria vita e persone che si imitano a commentare. Ma anche persone abbastanza paranoiche eh! Trovo post in cui c’è scritto “Ho scaricato l’applicazione con cui posso vedere chi mi guarda ” o qualcosa del genere ,mah! Credo che però di fondo ci sia la paura di non esistere se non su facebook. Un mio amico , stanco di dover star dietro a facebook quasi fosse un lavoro , ha mantenuto attivo il suo profilo ma in realtà usa altri canali per tenersi in contatto con le persone a cui tiene maggiormente. In questi giorni ha postato una cosa su facebook ,e un commento di risposta, a quanto pare serio,tanta la commozione , giurava credere che questo mio amico fosse passato a miglior vita.