Ancora una storia, che parla di violenza relazionale. Buona lettura!
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Voglio raccontare anch’io la mia storia. Voglio raccontare di come sia difficile intraprendere una nuova relazione lottando contro le paure del passato. Sono stata insieme a un ragazzo che soffriva di depressione, una persona che si nascondeva dietro la malattia pur di non ammettere di avere un carattere sbagliato: geloso, possessivo, maschilista, soffocante, furbo e manipolatore. Per aiutarlo a uscire dalla sua malattia ho rinunciato alla mia vita, ho eliminato amici di sesso maschile, colleghi universitari, ho rinunciato a viaggiare e a studiare serenamente, ho litigato con la mia famiglia.
Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico ogni qual volta litigavamo, mi ha fatto credere di essere sbagliata, malata a mia volta, troppo libertina e irrispettosa nei suoi confronti. Sono andata da una psicologa per qualche mese, ho finalmente aperto gli occhi, perché lui era malato ma solo quando si trattava di far leva sul mio senso di colpa. Per il resto, conduceva una vita sociale attiva togliendomi la mia.
Finalmente sono riuscita a liberarmi del parassita emotivo che era dopo una pesante aggressione verbale. Adesso ho conosciuto una persona meravigliosa, che mi ama per come sono, una persona buona che gioisce con me dei miei successi, dei progetti futuri, del fatto che io sia una persona di nuovo piena di amici e interessi. Lotta ogni giorno contro la mia ritrosia, la mia paura di affidarmi e fidarmi, conosce il mio passato e mi conquista ogni giorno dandomi tanto e non togliendomi nulla. Dalla mia passata esperienza ho imparato che i parassiti emotivi agiscono solo laddove noi glielo permettiamo, perché siamo troppo deboli o troppo innamorate per dire di no.
Oggi vedo il femminismo con occhi diversi e so che ognuna di noi lo interpreta in modo diverso, ma il mio si riassume in un solo elemento: il rispetto.
Antigone