Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Quel cazzo che non avevo previsto

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Sono le due del mattino ed esco dal lavoro. Di solito rientro in bici, ne ho per mezz’ora, ma oggi è sabato e vado a una festa da amici. Quando mi hanno assunta al bar, ho pensato subito che attraversare la città in bicicletta in piena notte avrebbe potuto essere pericoloso, ma non avevo scelta e comunque, fino ad ora non è mai successo nulla. Il quartiere dove sono diretta è in cima a una collina e ci sono 37°, decido quindi che non ho nessuna voglia di pedalare e chiamo un taxi.

“Sono 20 euro di corsa, ma almeno farò più in fretta… e poi nessuno mi scasserà le ovaie durante il tragitto.”
Scendo dal taxi e comincio a camminare e ad addentrarmi nelle stradine che portano a casa del mio amico, dove sono tutti gli altri. E’ tutto tranquillo, sono sola e tira un venticello leggero, è il weekend, i miei amici mi aspettano… insomma, va tutto bene.

Un tizio si ferma in macchina accanto a me, chiede un’informazione. FIUUUU niente di grave, e io che immaginavo già fosse una persona rompicoglioni pronto a commentare il mio didietro o a propormi un giro in macchina! La prova che mi sbaglio e che non ci sono solo stronzi su questa terra. Poi, il tipo riparte, piano piano, per la sua strada. Il poveretto deve essersi perso, penso, si starà guardando intorno per capire dov’è. Si ferma 20 metri dopo e aspetta che gli passi di nuovo di fianco, per dirmi: “Hey, ho dimenticato di chiederti una cosa…”. Mi volto e do’ un’occhiata dentro l’abitacolo per sentire cosa vuole ancora, e il tizio è lì, che mi guarda con gli occhi spalancati dietro i suoi occhialetti da giovane sfigato, con il cazzo in mano intento a farsi una sega. CUCU’! E grazie per il trauma!

Posso così dire che avrei potuto/dovuto/voluto reagire altrimenti. Gli ho gridato incazzata una cosa che in italiano si può tradurre con: “Fai schifo!!”/“Sei una merda!” e ho continuato per la mia strada, decisa, scuotendo la testa, furiosa.

Nei secondi subito dopo, mi sono resa conto che non ci avevo neanche pensato, alla mia reazione. Era venuta fuori così, d’urgenza, ma non era esattamente ciò che volevo davvero fare. Anche i miei amici, una volta arrivata e raccontato l’accaduto, mi hanno detto che avrei potuto prendere la targa e denunciarlo, sfotterlo, scoppiare a ridergli in faccia… altri invece hanno detto che ho fatto bene ad andarmene subito, come se fossi in pericolo. In realtà non mi sentivo in pericolo. Non ho avuto paura, ero profondamente schifata, e mi sentivo umiliata e volevo allontanarmi il più in fretta possibile da quella tristezza.

Ma dopo qualche secondo quel subbuglio di emozioni si era già trasformato in furia. Mi pento di non averlo massacrato di botte. Quello che avrei voluto fare davvero, e che vorrei fare se mi ricapitasse di trovarmi davanti uno stronzo che mi costringe a vedere la sua vomitevole erezione mio malgrado, è fare il giro della macchina e trascinarlo fuori e riempirlo di mazzate, fargli sputare le budella, spaccargli faccia e denti a calci e lasciarlo in sangue per terra. Magari anche rigargli quella sua macchina di merda.

E’ esagerato? Non lo so, non mi interessa. Se mi ricapita io lo faccio. Mi compro uno spray al peperoncino e me lo porto dietro, spruzzo gli stronzi che ogni 20 passi mi fanno un commento o cercano di mettermi la mano sul culo e poi li saccagno di mazzate.
La cosa triste, con questo genere di esibizionisti, è che sono deboli, minuscoli e pietosi, ma riescono comunque a importi il loro cazzo. Tu ricevi quella che io mi sento di chiamare una violenza contorta e infame e poi rimani con la tua rabbia.

Rimani con la rabbia e la frustrazione malgrado il tizio non sia nient’altro che una povera merdaccia e ti chiedi come si sta a svegliarsi una mattina e dirsi: “Vabbé sono un tipo a posto, un tizio simpatico. Mi piace girare in macchina di notte e mostrare il mio cazzo duro alle ragazze che girano sole per strada, è il mio passatempo…”

Poi chiaramente, stanotte l’ho sognato, e oggi mi sento ancora nervosa e disgustata, malgrado il fatto di averci riso sopra con gli amici. Non c’è nulla che mi renda più furiosa di non riuscire a camminare a cuor leggero per le strade della mia città. Questa volta mi ha presa alla sprovvista, ma lo giuro a me stessa, il prossimo che prova ad infastidirmi lo faccio pentire di essere uscito di casa.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha scritta e raccontata.

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21 pensieri riguardo “Quel cazzo che non avevo previsto”

  1. Io reagisco a questo genere di cose sempre molto male. Una volta un camionista di passaggio (avevo 15-16 anni per la cronaca) mi ha urlato qualche apprezzamento pesante che neanche ricordo, ed io gli ho tirato un sasso al camion facendogli un bel bozzo nella fiancata. Un’altra volta è successo anche a me di trovarmi davanti un povero sfigatello con il cazzo in mano (avevo sempre 16 anni). Stavo andando a prendere il bus con le mie amiche, e il tizio in questione era famoso per appostarsi sulla strada e farlo vedere alle ragazzine che passavano. Solo che quando ha beccato me, io ho raccolto un altro sasso e gliel’ho tirato; è scappato a gambe levate e non è più tornato. Non ho tolleranza per questi esseri insignificanti.

  2. a volte, quando sto rientrando a casa di notte, in apprensione, con la paura che qualcuno possa farmi del male, con le chiavi strette nella mano a mo’ tirapugni, inizio a sperare che per una volta quel qualcuno ci sia veramente, a sperare di potergli cavare gli occhi dalle orbite con le mie chiavi, perchè tutta la paura e l’ansia che mi fanno provare vorrei trasformarla in forza per sconfiggere la paura.

  3. Avevo 12 anni e stavo andando a scuola. Un uomo a bordo di una 126 verde oliva suona il clacson e mi chiede un’informazione. Mi avvicino e mi chiede se sapessi cosa fosse quel “coso” che teneva in mano. Io ci ho impiegato un po’ a capire e poi credo di aver pronunciato il mio primo “vaffanculo”. Il primo pene ed il primo vaffanculo, non male come prima volta… Il suo volto me lo ricordo ancora, a distanza di 20 anni.

  4. Qualche giorno fa, mentre camminavo tranquillamente per andare in facoltà, mi si è accostato un tipo in motorino, salendo un po’ sul marciapiede. Ha attirato la mia attenzione dicendo così: “Scusa un’informazione”. Io mi sono voltata e lui ha continuato: “Mi fai vedere il tuo buco di culo?”. Mi sono sentita molto disgustata. La cosa peggiore è stata questa: subito dopo, mi sono guardata in una vetrina e mi sono rammaricata di essere vestita con i jeans aderenti e la maglietta corta. Io questo rimprovero ingiusto non me lo perdono; nonostante i miei studi, nonostante le mie letture, ancora riecheggia in me la voce del patriarcato.

  5. La ragazza che ha scritto questo pezzo per me ha del sessismo interiorizzato.

    La ragazza infatti prova odio, voglia di ferirlo, di umiliarlo, di insultarlo perchè lui le ha mostrato il pene. Io (maschio etero) mi sono immaginato in una situazione analoga: un uomo gay si avvicina, mi mostra il suo pene e mi fa un’avance. Ora immaginandomi in questa situazione capisco perfettamente lo schifo, il disgusto, il fastidio e anche un briciolo di paura che possa proseguire con il suo approccio. Ma questa rabbia, questa voglia di umiliarlo, questo odio proprio non credo che lo proverei per una persona che semplicemente non riesce a contenere la sua sessualità.

    Da dove deriva quindi l’odio di questa ragazza? La mia impressione è che la ragazza si senta sporcata da questo gesto… Come se questo gesto le togliesse quella purezza a cui le donne più vicine al patriarcato tengono tanto… Quella purezza che loro vogliono preservare a tutti i costi perchè le rende più appetibili per il tipico maschio machista, non so se mi spiego.

    Ripeto: capisco perfettamente il disgusto e il fastidio. Non capisco l’odio, la voglia di vendetta, ma per cosa poi? Per aver mostrato il pene? Quello che le dà fastidio evidentemente è il significato implicito del gesto: “te lo mostro perchè potrebbe piacerti”. E’ sicuramente falso che le potrebbe piacere ma questa illazione sembra far imbufalire questa ragazza in un modo un po’ strano.

    1. Non è proprio così. Se un uomo gay ti imponesse il suo pene probabilmente per te sarebbe una rarità; magari mi sbaglio ma penso che ci siano buone probabilità che tu sia stato molestato da uomini gay un numero di volte molto inferiore rispetto a quanto una donna è quotidianamente molestata da uomini eterosessuali, e già questo potrebbe spiegare perché la reazione potrebbe essere differente (fermo restando che lo troverei comunque ugualmente grave e avresti tutto il diritto di incazzarti). Se mi obblighi a vederti mentre ti masturbi non è perché hai sporcato la mia aura virginale, ma perché mi hai in qualche modo coinvolta in un atto sessuale a cui io non ho dato nessun tipo di consenso. A me il pene piace e non mi sento in alcun modo offesa se qualcuno pensa che mi piaccia, il problema è che se qualcuno mi impone un atto sessuale quello che provo non è eccitazione, è umiliazione. A me è successa la stessa identica cosa e ho provato la stessa rabbia, perché mi sentivo appunto umiliata, presa in giro e anche disgustata, perché mi era stato sottoposto uno spettacolo a cui non avrei voluto assistere. Un uomo che fa un atto del genere non lo fa certo sperando che la donna gli dica “wow un pene! fantastico! aspetta che te la do!”, lo fa per esercitare una certa forma di potere, quindi penso c’entri poco la capacità di contenere la propria sessualità.

      1. sono lontani i tempi in cui Carmen Covito descriveva nel suo libro la scena di un ragazzino che le correva incontro nei sotterranei della metro con un pene in erezione e lei pensava che era un peccato sprecare un’erezione… . Resta il fatto che vedere in un pene eretto l’occasione di un trauma è preoccupante. E francamente mi fa pensare ad una sessualità femminile molto fragile, autoreferenziale e particolarmente debole. Trovo che ci sia un’indicibile violenza nei pensieri che esprimete nei riguardi di questi episodi. Il fatto che siano rari o frequenti non capisco cosa c’entri. Anzi, in teoria se fosse raro che un gay si facesse vedere col pene in erezione o che una donna sbattesse in faccia ad un uomo le tette o il culo o si tirasse giù le mutande dovrebbero essere episodi ancora più traumatizzanti perchè non si è avuto modo di crearsi una difesa psicologica. Ma non ho mai sentito uomini che commentassero una sessualità femminile esibita, ancorché fastidiosa, con questa violenza e questo desiderio di annientamento. Mai. C’è sempre questa autoreferenzialità femminile per cui “io posso” e “c’è differenza” senza nemmeno chiedersi quale sia la differenza e perché dovrebbe essere meno traumatizzante una donna che si strusci contro un uomo del contrario. E non mi dite che non avviene mai. Se avviene in genere l’uomo cui da fastidio si allontana o la allontana senza manifestare particolare desiderio distruttivo o annientatore e senza darle della “sfigata senza un domani”

        1. Non ho mai parlato di trauma in realtà. Mi pareva di essermi spiegata bene ma evidentemente non è così. Sentirsi infastidite da qualcuno che usa un gesto sessuale per umiliare un’altra persona non è sintomo di una sessualità debole o autoreferenziale. È semplicemente umano. Se ci umiliano una reazione la abbiamo, che sia di rabbia o mortificazione o che altro. Che poi ci sia differenza se a farlo è una donna o un uomo sono parole che non ho mai scritto, anche se mi sembrerebbe ingenuo, se si parla di esercizi di potere, mettere sullo stesso piano donne e uomini nella società in cui viviamo. Detto questo, ripeto, non ho problemi con peni eretti, né con la masturbazione né con la sessualità. Ho un problema con le umiliazioni che mi pare diverso. Poi se invece ad altre donne non fa né caldo né freddo trovarsi in una situazione simile lo rispetto, perché sicuramente non sarò io ad andare a dire alla gente come deve sentirsi.

      2. ” lo fa per esercitare una certa forma di potere” Lo fa per una certa forma di ESIBIZIONISMO, non c’entra nulla il “potere”, ma poi “potere” per cosa? E’ come se io dicessi che se una donna me la mostra senza senza il mio consenso, lo fa per “potere”. E poi come ha giustamente detto Giulio, un conto è il legittimo e sacrosanto disgusto e l’ indignazione per questo gestaccio, un altro conto è questa violenza e vendetta così sproporzionata rispetto al gestaccio subito. Con questo spirito si legittimano i forcaiolismi stile Lega, anzi si si va anche oltre(la Lega chiede la castrazione per uno stupro, non per la molestia)

        1. sì in effetti a quanto pare, in certi ambienti si scatta subito se qualcuno osa definire una cosa “loro” o “nostra” o di “tutte”, ma la loro definizione di cosa pensano gli uomini non ce la rispamiano mai… comunque io parlavo in generale nei commenti di risposta. C’è una violenza indicibile, un desiderio di vendetta che fa pensare davvero a qualcosa di non risolto. Eh sì ognuno si sente umiliato per determinate situazioni, anche se non sappiamo nemmeno in che misura l’altro o l’altra avesse intenzione di umiliarci, però siete pronte a riempirli di mazzate, spezzettarli fargli sputare sangue etc. A me sembra quasi incredibile come, di solito, atteggiamenti anche verbale di questo genere da parte di un uomo suscitino immediate reazioni indignate, di stigma, mentre al contrario manco ce se ne accorge.

          E comunque ok,.. non hai mai parlato di trauma: “CUCU’! E grazie per il trauma” sì scusa sono io che ho letto male evidentemente e ho interpretato la parola “trauma” col significato di trauma 🙂

        2. a parte che io non ho chiesto la castrazione per niente, ho solo detto che la rabbia è legittima; rabbia che io personalmente non tradurrei in niente più che una risposta verbale o un dito medio alzato. poi, per il resto, se per te le molestie non sono un esercizio di potere (“ti faccio questo perché posso fartelo, ne ho il diritto”, giusto per dirla proprio all’acqua di rose) partiamo proprio da basi completamente diverse e quindi forse è difficile farti capire perché io e altre donne, evidentemente, le viviamo come un’umiliazione e non come una goliardata esibizionista.

    1. a me non pare che siano affatto la stessa cosa, anzi. girare “vestite come ci pare” non significa mostrare un pene eretto e imporlo a una donna che sta camminando per andare ovunque. Il pene eretto è un’imposizione volgare e autoritaria ed è una forma di molestia. vestire in minigonna invece non lo è. non è molestia affatto.

      1. Domanda non retorica: perché mostrare il pene eretto dovrebbe essere espressione di autoritarismo? Capisco la volgarità, capisco il ritenerlo una molestia. Un po’ meno l’imposizione, ma per niente l’autoritarismo.
        E poi: nella stessa identica situazione ma a parti invertite (cioè uomo che cammina per la strada, donna in macchina che cerca la scusa di chiedere informazioni), mostrare il seno coi capezzoli eretti e la vagina bagnata con tanto di dito che la penetra sarebbe ugualmente un’imposizione volgare e autoritaria ed è una forma di molestia? E se la risposta è no anche solo a uno dei quattro punti (imposizione-volgare-autoritaria-molestia), perchè?

  6. A me è successa una cosa molto simile, quando avevo 12-13 anni. Tre del pomeriggio, via centrale di una cittadina di provincia, in Sardegna. Avevo appuntamento con delle amiche per andare a fare volantinaggio. Il Signore in questione, sulla sessantina, si accosta con la sua 127 bianca scassata per chiedermi un’indicazione su come raggiungere l’ospedale. Gli rispondo che basta andare sempre dritto per qualche centinaio di metri, riparte lentamente e poco dopo ri-accosta e mi ripete la stessa identica domanda, solo che quando mi avvicino al finestrino mi accorgo che ha la patta dei pantaloni aperta e il pene in bella vista.
    Oggi mi fa tenerezza pensare a quella ragazzina minuta con lo zainetto e i pantaloncini corti, 13enne ma con le sembianze di una bambina, che per prima cosa pensò: “Avrà qualche problema là sotto, e per quello starà cercando l’ospedale…”
    Gli rispondo nello stesso identico modo, con la stessa identica indicazione, cercando di non guardarlo tra le gambe. Lui lentamente come la prima volta riparte, ma gira a destra, ignorando la mia indicazione per l’ospedale. E’ solo allora che capisco. Mi auguro che non si fermi una terza volta. L’idea di segnare la targa non mi sfiora neanche, anche se avrei avuto tutto il tempo per farlo. Non appena l’auto scompare dietro la curva, inizio a correre correre correre più forte che posso verso il luogo dell’appuntamento. Ho fatto quei 2 chilometri sotto il sole in 5 minuti netti, a perdifiato, sperando di non rincontrare quella 127 bianca e il Signore coi pantaloni abbassati. Solo la sera, raccontandolo ai miei genitori, mi resi conto di aver subito una molestia.

  7. Io, ormai, ho l’abitudine di rovesciare i ruoli e pensare a quale effetto potrebbe avere.
    Fatelo, serve a non essere sessisti.
    Per quanto mi riguarda, ho un episodio simile da raccontare, realmente accaduto e mi chiedo a quanti uomini sia capitato.
    Il fatto si svolge alcuni anni fa, in ufficio.
    Una collega non particolarmente bella, né interessante.
    Usciamo un po’ di volte per la pausa pranzo. Ho modo così di conoscerla.
    Capisco che è una delle tante allumeuse del tipo “Te la mostro, ma col cavolo che te la do!”.
    OK. Mi limito quindi a conoscerla meglio.
    Un giorno mi dice che, no, niente pranzo noi due, perché ci va con un altro.
    L’altro è un collega conosciutissimo da tutti e soprattutto da tutte, per il fatto che “ci prova” sempre e nel farlo è parecchio viscido, per cui le donne tengono sempre le distanze. Tutte… eccetto lei.
    Usciamo nuovamente assieme per pranzo, durante il quale mi dice che quel “porco” ci ha provato con lei.
    Continuo a frequentarla, a questo punto solo per curiosità. Ho una sgradevole sensazione di pericolo, ma la curiosità la vince sul disagio.
    Una mattina ci troviamo per caso in ufficio, il mio ufficio è parzialmente separato dal suo da degli armadi. Non è ancora arrivato nessuno. Lei è voltata verso il suo PC e io verso il mio.
    Io mi abbasso per sistemare dei cavi, lei si gira sulla sedia, alza la gonna, allarga le gambe e si “sdraia” sulla sedia.
    Se io avessi reagito come TUTTI potrebbero immaginare, sarei stato accusato di molestia sul posto di lavoro e, a seconda della gravità del fatto, mi avrebbero trasferito o avrei perso il posto.
    Cos’è questa, se non una molestia?
    “Se voglio, maschietto morto di figa, ti rovino quando voglio, perché so che la Donna è considerata sempre vittima e l’uomo SEMPRE carnefice.” Non è POTERE, questo?
    Le donne non molestano perché la molestia femminile viene considerata come NON ESISTENTE.
    Di fatto, gli uomini, quando capita a loro, non lo raccontano.
    Ora, rovesciate i ruoli.
    Immaginate se io, uomo, mi fossi comportato come lei, Donna…
    Ci arrivate da soli, no?

    1. Da donna, non considero quest’altra donna una vittima nè lei un carnefice. Ma non è nemmeno vero che come dice lei, la donna è considerata sempre la vittima e l’uomo sempre il carnefice… anzi spessissimo in caso di stupro sono la donna, i suoi comportamenti e i suoi vestiti ad essere sotto accusa, perché è ancora radicata l’errata convinzione che siano quelli a causare uno stupro, e non un desiderio di violenza e prevaricazione nella mente dello stupratore.
      Ne abbiamo avuto una dimostrazione recente con la faccenda della ragazzina di 15 anni e il militare a Roma: sono fiorite accuse perchè la ragazzina era in giro a mezzanotte con la minigonna, o sbaglio?
      La sua storia evidenzia un’altra errata convinzione, che è quella che l’uomo, in quanto maschio virile, debba per forza essere costantemente arrapato.
      Se lei avesse raccontato questa storia, sarebbe stato insultato e si sarebbe beccato del “frocio”… ma da parte di chi? Da parte di altri uomini, perchè la convinzione che SI DEBBA essere perennemente arrapati viene dal pensiero maschile dominante. Insomma, è un’altra sfumatura del predominio maschile, che in casi come questo va a svantaggio del maschio stesso.
      Nel momento in cui tutti, uomini in primis, cessassero di pensare che un Vero Maschio debba sempre costantemente avere desiderio di penetrare qualsiasi cosa gli passi davanti (donne ritenute “inchiavabili” a parte… ), questa leva scomparirebbe.

      1. viviamo in due realtà parallele: nella mia a dare del “frocio” a un uomo che si ritira quando fai delle avances sono le stesse donne che queste avances le hanno fatte. Poi, a seguire, gli altri uomini. Anche questo racconto del “è colpa vostra se l’uomo dev’essere virile” è un segno della perenne deresponsabilzzazione femminile. Come a dire, se a dare della zoccola ad un’altra donna è una donna è colpa del maschilismo che le ha permeate, sembrerebbe che da migliaia di anni le donne siano state non compartecipi della storia ma marionette malleabili e di fatto manipolate dal maschilismo. Praticamente esseri inferiori.

        1. Non mi sembra di avere detto che le donne non hanno colpe: sono quasi sempre le donne stesse (uniche depositarie, nella nostra cultura, dell’educazione dei figli) a portare avanti questo trend di pensiero trasmettendolo alla prole con le parole e con l’esempio. Ma il pensiero di base non “nasce” da loro. (“uomini in primis” non significa che le donne siano esentate)
          Non so dove vive lei, ma dove vivo io le donne raramente danno del “frocio” a un uomo, al massimo dello stronzo. Probabilmente in diverse parti d’Italia gli atteggiamenti sono diversi.

  8. comunque sì, di fatto Charles, secondo me ha ragione, le donne molestano ma le loro non sono viste come moleste. Perchè agli uomini non è stata mai insegnata la sensibilità all’offesa sessuale. Uscire dall’empasse non è semplice, forse l’unica strategia sarebbe stata denunciare la donna che ti ha mostrato il suo organo genitale come molesta, procurarsi prove, video e portarle alle Forze di Polizia, anche a costo di essere derisi, forse se diventa una massa o un movimento come avviene ed è avvenuto nel femminismo si possono smuovere le convinzioni, di chi vede sempre e solo la parte che riguarda il suo fastidio e i suoi diritti senza tenere conto della complessità dei fenomeni. (en passant, anche nel fatto riguardante la ragazzina di Roma, i commenti sono stati fra i più variegati, dalla demonizzazione delle forze armate come covo di stupratori alla moralizzazione delle ragazzine, e francamente non mi pareva che la seconda tendenza fosse più veemente e violenta della prima.

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