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Non amo mio figlio e so che mi odierà

Ancora un’altra storia che parla di maternità sofferta. Buona lettura!

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Buongiorno,
ho bisogno di sfogarmi, di condividere con qualcuno il peso che ho sul cuore e nell’anima…
Sono il frutto di un aborto mancato, mia madre é rimasta incinta di me a 17 anni e mio padre e mia nonna le hanno praticamente impedito di abortire…
Sono cresciuta con mia nonna perché mia madre non era psicologicamente in grado di occuparsi di me..

Perché piangevo, non dormivo, non mangiavo… Insomma, per lei ero un peso.
Dopo 16 mesi, arriva mia sorella e lei si, lei l’ha amata e l’ha voluta ed ora che siamo grandi, la differenza di trattamento é palese.
Quando eravamo appena adolescenti, é andata via di casa scappando con un altro uomo ed ha avuto un’altra bambina.
Nonostante lei mi trattasse come un’estranea, io l’amavo ed elemosinavo un abbraccio, una carezza…
Ho sofferto molto, troppo.

Questa mia fame d’amore ben presto ha trovato “sfogo” in una bulimia nervosa/binge che mi ha dilaniato l’anima…
Dalla bulimia sono guarita e a 22 anni ho incontrato mio marito, un uomo generoso e dolce che mi ha sempre coccolata e fatta sentire speciale.
Un figlio era nei nostri progetti ed io ho sempre pensato che non avrei mai potuto essere come mia madre…

Nel 2013, a 33 anni rimango incinta al primo tentativo! Eravamo felicissimi!!!
La gravidanza é stata abbastanza tranquilla, ma all’ottavo mese ho avuto un distacco di placenta ed ho subito un cesareo d’urgenza.
Ho visto il mio bambino per la prima volta e non ho provato nulla, zero, il vuoto.
Me lo hanno portato in camera ed ho pensato “tu che vuoi da me?”
Dov’era finito quell’amore che ho provato nei mesi precedenti?

Mi sono rifiutata di attaccarlo al seno e la sera lo lasciavo al nido…
E piangevo a singhiozzi, disperata..
Di nascosto…
Siamo tornati a casa e il mio malessere aumentava sempre piú.
Io non volevo prendermi cura del bambino.
Non lo volevo.
Piangevo e volevo solo morire.

E sono iniziate le liti con mio marito, furiose.
Lui mi diceva che DOVEVO FARE LA MADRE, ma io volevo solo tornare indietro.
Che cosa stava succedendo? Io l’ho voluto mio figlio!!!
Ero diventata mia madre.
Il tempo é passato, ma la fatica per me é troppa…
Non sorrido più, non provo interesse per nulla, guardo mio figlio e penso che ho sbagliato tutto…
Sono stanchissima, sempre.
Ho un macigno sul cuore perché non riesco ad amare mio figlio.

Piango ogni giorno, ogni santo giorno.
Mio marito mi aiuta, ma non capisce come io possa non amare mio figlio.
Litighiamo tanto e io non ce la faccio piú.
La mia vita non é piú mia.
Sono mia madre, anaffettiva e fredda.
Mio figlio, un giorno mi odierà come io ho odiato mia madre.
E io non ho le forze perché ció non accada.

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5 pensieri su “Non amo mio figlio e so che mi odierà”

  1. cara è normale quello che ti sta succedendo! se hai avuto deprivazioni affettive del genere nell’infanzia è normalissimo riproporre il modello a tua volta, non fartene una colpa, già il fatto che tu te ne renda conto è un buon punto di partenza.

  2. Cerca qualcuno che ti aiuti, uno specialista di questi sentimenti: non è niente di strano e capita a moltissime persone, anche quelle per cui è una fase transitoria – nel senso che non è basata su un brutto vissuto come il tuo – dicono che è terribile.
    Non torturarti per niente e trova chi ti può dare una spinta a uscirne.

    Una mia amica – ha fortemente voluto la sua bimba – ha ammesso molto candidamente che non faticava a capire le mamme che vogliono scappare o che perdono lucidità e fan del male ai bimbi, anche se non si è mai trovata a quel punto.

    Cerca di stare meglio, prima di tutto per te

  3. Cara la medesima cosa è successa a me, si chiama depressione post partum e si materializza nel rifiuto del bambino. L’amore per un figlio non è solo un accadimento è anche una responsabilità e se non lo si prova si può scegliere di rivolgersi ad uno specialista. Io l’ho fatto e nel giro di poco il nodo si è sciolto. La sofferenza che hai vissuto come figlia ha cambiato le tue percezioni. Puoi scegliere se perpetrare la sofferenza o fermarla.

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