E lava e rilava e lava ancora. Non smettevo mai di sciacquarmi la fica dopo aver avuto un rapporto sessuale. L’ultima volta che andai in chiesa raccontai al prete, in confessione, che avevo perso la verginità e forse ero perfino incinta. Il prete a modo suo bestemmiò e con aria molto contrita mi impose un botto di tempo a stare in ginocchio e pregare, pregare, pregare.
Pensavo di essere incinta ed ero confusa. Mi mancava il fiato. Pensavo che non avrei più avuto altra prospettiva. Era una sensazione di grave claustrofobia. La dichiaravo spesso alle persone che conoscevo ma era impossibile per me farmi capire. Poi, per fortuna, arrivarono le mestruazioni, dopo un ritardo di ben venti giorni. Io tirai un sospiro di sollievo e dissi a me stessa che non sarebbe mai più successo di fare sesso senza protezione.
Mi piace scopare con tizi improbabili e anche piuttosto ai margini della società. Mi siedo accanto al musicista di strada e poi mi ritrovo in qualche luogo angusto a strappargli via maglietta, pantaloni, perché mi serve averlo dentro, tutto, e dichiarare così la mia adesione ai problemi sociali oggi esistenti. Il musicista di strada, il venditore di aggeggi luminosi che arriva da un paese che sta a oriente. Il punkabbestia, con i cani appresso, o il militante che si perde in venti ore di assemblea per deliberare una cazzata. E questa collezione di cazzi discriminati risolve la mia intenzione militante. Li scopo, poi mi lavo.
Sarò ipocrita, una stronza, ma non lo faccio apposta, o forse si ma non ne sono molto cosciente. Ho analizzato questo aspetto solo da poco, perché mi sono ritrovata a rivedermi a distanza mentre ero imprigionata in una coazione a ripetere le stesse mosse, dinamiche, azioni.
Quando scopai il tossico che incontravo spesso quando andavo in un bar, tentai di capire cosa ci fosse di sbagliato in me. Ma io non sapevo che lui fosse tossico, e tra l’altro fu molto sincero. Disse che avrebbe potuto contagiarmi con qualcosa, perciò usò ogni precauzione e alla fine mi ringraziò come si fa con una santa che ha appena consegnato una santa concessione.
Forse ero diventata una missionaria della scopata. Gratis. O forse, come diceva mia madre, ero solo una classista di merda che voleva dimostrare chissà cosa “sporcandosi” con gente di un diverso ceto sociale. Risposi che probabilmente sono classista. Forse sono una persona di merda che uso la fica per placare la coscienza, ma quelli del mio “ceto sociale”, come li chiama mia madre, hanno di diverso soltanto il fatto che la loro droga è più costosa, ma sempre tossici sono.
A modo loro sono scrocconi, poi fanno finta di avere l’arte in corpo e invece non sanno tenere in mano una chitarra. Pensano di essere migliori di quei poveracci che stanno seduti per strada a chiedere una sigaretta e invece sono peggiori. Mi sono fatta raccontare mille storie dagli uomini che ho incontrato. Perché dormire in strada. Perché la droga. Perché la musica in strada. Perché la vita a chiedere l’elemosina. E a parte quelli che poi scoprivo essere figli di papà con il vezzo del dispetto adolescenziale, c’erano uomini che avevano storie davvero interessanti.
Il musicista di strada era un vero musicista ma beveva. Non riusciva a risollevarsi da una condizione autodistruttiva. Eppure il suo talento era visibile. Ma se gli avessi dato una possibilità, un lavoro, qualcosa per cui lui potesse essere pagato, so già che non si sarebbe fatto vivo. Perché per gli alcolisti è così. Non tutti gli artisti di strada sono come lui. Ce ne sono di bravissimi che guadagnano in un giorno quel che normalmente tu guadagni in una settimana.
Il tossico, era un poeta che raccontava fiabe bellissime. Fiabe per adulti. Mi teneva sul suo letto, nuda, e massaggiava la mia schiena contratta, parlando sottovoce, fino a farmi addormentare. Era il mio rifugio, il mio angolo di quiete, salvo quando mi chiese soldi che io non potevo dargli. Allora finì la nostra amicizia. Gli dissi di curarsi e lui mi disse che ero una stronza. Fine della storia.
Ultimamente ho scopato con uno che ha un botto di problemi psichiatrici. Un depresso, fondamentalmente. E ben sapendo che io non sono mai stata madre teresa di calcutta nelle relazioni con chiunque, chi mi trombava, chissà perché, pensava di vedere in me una fonte di salvezza. Invece ero io che mi nutrivo delle loro tragedie per completare la mia lettura personale sugli esseri umani imperfetti, sbagliati, marginalizzati.
L’ultimo che mi ha conosciuta, biblicamente parlando, è stato un giovane batterista che ho incontrato in un locale. Pensavo di aver fatto progressi. Non viveva per strada e non era dipendente da alcool o droga. Con lui sperimentai lo stupro. Di notte, sul suo letto, io dormivo, lui mi mise a pancia in giù, mi bloccò le mani, non ebbi il tempo di svegliarmi, e mi penetrò forte. Venne e sul viso aveva stampato un sorriso idiota. Gli dissi “che cazzo hai fatto” e lui rispose che non c’era nulla di male. Oh, non c’è nulla di male che una che dorme con te sia sodomizzata nel bel mezzo della notte.
Mi rivestii e camminai per un paio d’ore. Erano le quattro, alle sei del mattino mi fermai a prendere un caffè in un posto vicino casa mia. C’era un tizio che vedevo sempre, lavorava al banco bar. Presi il caffè e con i soldi gli passai anche il mio numero del telefono. Non mi fece attendere molto. Disse al proprietario che aveva una cosa urgente da fare e mi raggiunse sulla porta di casa. Il sesso fu veloce, senza tanta passione. La parte più eccitante fu quando mi baciò e premette forte i suoi jeans, gonfi d’erezione, sul mio pube. Mi salutò promettendo che sarebbe tornato. E in effetti tornò. Ancora adesso viene a trovarmi, di tanto in tanto.
Quel che io mi chiedo, e chiedo a chi mi ascolta, è perché mai questo sesso, comunque consensuale, non mi soddisfa? Chi dice che il sesso free sia soddisfacente? E se mi facessi pagare? Ci penserò. Ci penserò domani.
Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

Premesso che non me fotte una beata minchia di chi scopa chi e perché, la storia mi ha trasmesso sensazioni che pensavo ormai dimenticate e sopite dalla “maturità” di quando, pur di avere addosso il calore di un corpo, avrei e ho avuto rapporti con chiunque mi facesse sentire meglio! Forse il “problema” è nel non avere ancora chiaro il vuoto che si ha dentro! riempito quello, forse, il sesso, anche quello fine a se stesso, potrà essere appagante e la vita più equilibrata. (per quel che vale)
In ogni caso grazie per avere condiviso una storia che potrebbe avere qualsiasi volto, anche il mio!