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Masturbazione infantile e controllori molesti

Ancora a proposito di masturbazione repressa nell’infanzia.

Elena racconta di un ricordo. Si toccò che aveva pressappoco cinque anni. La vide uno zio. La sculacciò, poi lo disse alla madre, la svergognò a tavola davanti a tutti e infine le disse di fare delle preghiere per farsi perdonare per quell’insano gesto. Elena pregò e pregò soprattutto di non trovarsi mai più davanti a quello zio così perfido.

Continuò a masturbarsi, senza consapevolezza alcuna e senza capire perché mai quella cosa fosse proibita. Si strofinava. Mi dice che stringeva una bambola tra le gambe. Una di quelle bambole rigide, in plastica, credo, che se le pigi va giù la sagoma e poi ritorna a posto. Elena pigiò talmente tanto da rovinare il gradevole aspetto della carinissima bambola.

Con lo zio il rapporto rimase sempre molto brutto. Per lei lo zio rappresentava l’impedimento al piacere. Poi la rappresentò come una molestia. Chiunque violi lo spazio riservato al piacere di una persona e ne faccia argomento di dileggio per poi concepire alcune punizioni in realtà è una persona molto molesta. Quel che fa è pura violenza psicologica. Lo zio la riprese in altre occasioni di festività comuni, quelle in cui pezzi di famiglia si radunano, e dato che aveva un grosso ascendente sugli altri membri della famiglia, più che altro perché aveva soldi e ne prestava in continuazione alla famiglia di Elena, così pensava di avere il potere di fare il padre padrone e di gestire perfino l’educazione delle nipoti.

Elena era la pecora nera. Non rispettava gli orari di uscita e ritorno, non faceva nulla di quel che le veniva detto, non volle andare in chiesa dall’età di nove anni e odiava ogni forma di imposizione. Oggi squirta allegramente, alla faccia dello zio, di tutti i sessuofobi di questo mondo e di tutte le persone che obbligano tanti bambini e bambine a viversi con vergogna una cosa così bella e naturale.

Roberta è stata beccata a 6 anni dalla sua maestra mentre si sfregava il pube senza una apparente ragione. La maestra pensò si trattasse di un’infezione, qualcosa che potesse causarle danno. Lo comunicò alla madre e lei portò Roberta dal medico. Avete una pallida idea di cosa significhi, a quell’età, farsi analizzare il pube da un dottore, un pediatra, solo per giustificare uno sfregamento?

Il medico la fece sentire sbagliata, malata, sporca. Roberta ricorda che lui la guardò attentamente e dopo aver indossato un guanto la visitò anche dentro la piccola vagina, appena in superficie, per dilatarle le labbra e vedere se ci fosse arrossamento. Il senso di colpa e di vergogna di Roberta raggiunse livelli altissimi perché a quel punto lei fu sicura che quello che aveva fatto non solo era sbagliato ma meritava l’attenzione di un medico.

A visita finita il dottore prescrisse una semplice pomata per arrossamenti nelle parti intime, anche se non c’era nulla di arrossato e il pube di Roberta era in perfette condizioni. Quello fu il primo contatto “intimo”, di fronte all’attenta supervisione della preoccupatissima madre, che Roberta ebbe con un uomo. Non si toccò più per molto tempo. Solo nell’adolescenza Roberta si fece toccare da un ragazzo che la accarezzava lì ma senza sortire alcun effetto. Allora, dato che quei massaggi la lasciavano molto frustrata e insoddisfatta, Roberta cercò notizie, roba da leggere, per informarsi e capire un po’ di più di se stessa, dato che nessuno glielo aveva spiegato. Voleva sapere se la sua vagina fosse una sorta di veicolo per arrivare all’inferno, una cosa sporca, così come le era sembrato da bambina, o se potesse essere veicolo per il suo piacere.

Imparò a toccarsi, a esplorare e capire come avere un orgasmo. Il primo vero orgasmo di cui si ricorda risale all’età di 15 anni. Era felice, stanca, sudata, con i muscoli contratti, e mentalmente mandò a fare in culo la maestra, il medico e un po’ anche sua madre.

Queste sono altre storie di masturbazione censurata. Come dicevo nel primo di questa serie di post se avete qualcosa da raccontare scrivete a abbattoimuri@grrlz.net.

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4 pensieri su “Masturbazione infantile e controllori molesti”

  1. In realtà che il medico o pediatra dia una controllatina ai genitali ci può stare: è una parte anatomica come un altra. Ma bisogna normalizzare, non patologizzare. Genitori e medici dovrebbero sapere che i bimbi si toccano per esplorarsi e non solo se hanno la dermatite o i pidocchi!!

    1. infatti non esiste la “lezione frontale” rivolta ai bambini. le linee guida servono a informare gli adulti, insegnanti, per fare in modo che sappiano quel che succede a un bambino e cosa fare, come agire, all’occorrenza, per non praticare traumi.

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