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Liberatemi: non voglio essere la madre dei miei figli!

Opera di Marc Chagall
Opera di Marc Chagall

 

Inspira, espira, inspira, espira. Spingi, premi, schiaccia, sputa, urla, stringi, allarga, forza, dai, spingi, ancora. E io giù a spingere, come se fosse il mio compito perenne. Spingere per andare avanti. Premere per venire al mondo. Spingere per darmi una chance nel futuro. Spingere per non restare schiacciata in un solo ruolo. Sto al secondo figlio e sono molto arrabbiata col mondo.

Non volevo neppure essere madre e non so com’è successo che ne sono venuti due. Parlo dei figli. Quegli esseri mocciolosi, che urlano, esigono, prendono, prendono, e premono, e schiacciano, e io mi sento dalla parte opposta, a spingere, di nuovo, per non restare incastrata nell’angolo in cui mi vogliono imprigionare.

So cosa direte: potevi pensarci prima, esistono i contraccettivi, ma per questioni di salute non posso prendere la pillola, il mio compagno non ama il preservativo e devo fidarmi della sua marcia indietro che a volte marcia e altre volte assolutamente no. Non so come abbia fatto ma sembra quasi che lui lo abbia programmato. Il primo figlio ha già quattro anni e allora eccone un altro. Per rendere felice la nonna, il fratellino, e della mamma chissenefotte.

Il primo figlio è ancora vivo. Posso dire questo e penso che sia già tanto per come mi sentivo quando è nato e per come mi sento ancora quando lo vesto, lo nutro, lo porto in giro o lo lascio alla materna. Non era detto che io superassi quella fase perché chi dice che abbiamo istinto materno innato racconta un mare di balle e chi sostiene che alla fine ci si innamora dei propri figli, sempre e comunque, non tiene conto di una serie lunghissima di fattori.

Mio figlio è vivo e io pensavo che non sarei riuscita a sopravvivere o che, forse, avrei potuto ucciderlo e poi suicidarmi. Perché questi pensieri vengono in testa, giacché le mamme non sono poi questi mostri di perfezione. Suo padre è stato presente, certo, ma giusto per insegnargli le cose da maschio. Giocare a palla, andare in bici, e nel frattempo mi ritrovavo con quintali di roba da lavare, pranzi e cene da preparare, e le mie giornate iniziavano e finivano in funzione di questo figlio che mi sorrideva, ignaro, e non poteva sapere quel che mi passava per la testa.

Sempre blindata per non cogliere il disappunto altrui, i rimproveri, gli eterni insegnamenti di madre e suocera che se l’avessero cresciuto loro mi avrebbero fatto un gran favore. E invece no. Sono sempre lì a rompere le palle ma quando è ora di faticare scappano, le codarde. E ora c’è quest’altro, e io lo guardo in faccia e vedo un altro estraneo. Non lo conosco, non so chi è. Non è così automatico volergli bene.

Mi ha fatto male più del primo, perché la gravidanza è stata dolorosa e perché l’ho vissuta pensando che avrei dovuto abortire, abortire, abortire. E ora sono in trappola, così mi sento, non posso andare, scappare, volare, non posso neppure pensare perché se penso troppo finisce che prendo a testate il muro. Non ho deciso cosa farne, di questo figlio, perché non voglio ricominciare tutto da capo. Lui l’ha voluto e lui se lo tiene. Perché devo essere io? Perché ancora io?

Chiami sua madre, mia madre, una babysitter, qualcuno che mi salvi da questa situazione. Quand’è che viene il mio turno? Quando? Tu lavori, hai trovato un po’ di stabilità, io sono economicamente dipendente da te e se anche volessi non potrei lasciarti. Tu ci mantieni e io faccio la stramaledetta regina del focolare.

E penso che la condanna mi è piovuta dall’infanzia. Le figlie femmine, carne da macello, cresciute per diventare madri e mogli, per fingere felicità anche quando vuoi morire. Le figlie femmine, destinate alla cura dal primo all’ultimo familiare, perché le tue mani possono fare solo quello e il tuo cervello non ha diritto di concentrarsi su qualcosa d’altro.

Sono ferita, sanguino, non ce la faccio. Un giorno arriva il mio compagno e mi trova seduta sul divano. Al buio. Fisso un punto qualunque della stanza. I bambini sono a letto. Hanno mangiato, vissuto, respirato, e io? Non ho altro da fare. Non so chi sono, cosa posso fare io. Così resto seduta, al buio, finché un lamento non mi convoca al bisogno e io ricomincio a recitare il ruolo della mamma.

Quando è arrivato lui, la luce accesa mi ha ricordato in qualche modo che sono ancora viva. Ho preso le chiavi della macchina, senza dir nulla a lui, mi ritrovo a guidare per andare in un posto che frequentavo prima dei figli, prima di tutto quello che mi è rimasto da vivere nel frattempo. Sono rimasta lì, ho chiesto ospitalità a uno che conoscevo, ho fatto sesso con lui, mi sono svegliata in una stanza estranea e mi sono accorta che non mi mancavano i miei figli, il mio compagno, la mia vita da madre di famiglia. Sono rimasta ancora, dopo aver detto al mio compagno, per telefono, che ero fuori e avrebbe fatto bene a non cercarmi.

Lo so che questa è una fuga e che dovrò affrontare le mie responsabilità e occuparmi dei miei problemi, ma è una fuga piacevole, e ho un po’ di tempo per me stessa. In questo frammento temporale scrivo la mia storia, perché a qualcuno dovrò pur dirla. Sono ancora da questo amico. Mi piace svegliarmi abbracciata a lui e con le cosce, nude, intrecciate. Mi piace il fatto che lui mi porti la colazione a letto e mi coccoli così come nessuno faceva più da tempo. Sono in questo limbo a rubare attimi di felicità. Al posto mio voi che fareste? Tornare indietro o restare?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

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24 pensieri su “Liberatemi: non voglio essere la madre dei miei figli!”

  1. Rimani dove sei, goditi questo “furto” di felicitá che ti spetta più di quanto tu creda. Vivere nell’ipocrisia in cui annega il ruolo della madre è distruttivo, estenuante…ho 23 anni e un figlio di 7, che amo immensamente, però mi sono persa di vista. Vivo con i miei ma sono completamente sola, perchè tutti coloro che mi circondano, ormai, mi vedono solo come madre, credendo che io non ho nessun bisogni e che tutto sia dovuto, non solo a mio figlio ma anche a loro, perchè mi hanno (ri)messo un tetto sopra la testa dopo una brutta storia. E io? La MIA persona? Dov’è? Non ho forse il diritto di vivere i miei 23 anni e realizzarmi in un qualche modo, nonostante le responsabilitá che ormai gravano sulle mie spalle? È come se non esistessi più, e la voglia di sparire davvero è tanta. Hai avuto un gran bel coraggio e ti ammiro per questo. Rimani.

  2. Devo aver letto da qualche parte che nelle società “primitive” i figli non erano della madre, o della coppia, ma erano di tutto il gruppo sociale (tribù, villaggio, non so). Forse non era una cattiva idea. Il peso materiale e psicologico dei figli può essere grande, condividerlo farebbe bene (anche ai figli).

  3. Il tuo sfogo è legittimo. Hai diritto a pretendere uno spazio tuo e i figli si fanno in due, ce ne si occupa anche in due. Troppo comodo scaricarli a te. Ti consiglio un buon medico per chiarirti le idee. Io non ne voglio. Non potrei reggere il peso che tu ammetti e troppe donne negano in nome dell’amore. Quando vorrai sfogarti contattaci. Sono d’accordo con k3ore says: i figli cresciuti da tutto un gruppo sociale sarebbero un peso diverso in una società frenetica come la nostra. Chiediti chi sei, e cosa vuoi. E la vita è una sola, cerca di essere felice

  4. Mentre leggevo, ho pensato che questo pezzo avrei potuto scriverlo io, che ventidue anni fa (ne avevo diciannove) sapere dell’esistenza di persone che vivevano la mia stessa realtà mi avrebbe di sicuro aiutata a non sentirmi un mostro.
    Ho avuto anch’io un secondo figlio e la voglia di fuggire – ogni maledetto giorno -.
    L’ho fatto quando i figli sono cresciuti. E non è stato facile. Certi retaggi irretiscono le viscere e le scelte fino a che non capisci che se non ti liberi crepi.
    Una cosa ho capito: di non essere indispensabile. Per i figli in primis.
    Anche questo, dopo un certo periodo di luttuoso rodaggio interiore, ha significato libertà.

  5. Neanche io voglio figli.
    Moltiplicarsi non è un dovere, un obbligo, esattamente come non è ovvio che si nasca donne con istinto materno incorporato.
    A volte – il mio nickname vorrebbe dire qualcosa – credo che il riprodursi sia sopravvalutato. Siamo certi che sia un bene andare avanti portando in spalla credenze e convinzioni del medioevo?
    Le donne come noi – come me, come tutte quelle che OSANO dire che essere madre non è l’unico scopo cosa per cui siamo venute al mondo – desiderano un figlio solo quando sono abbastanza accecate dall’innamoramento per un determinato uomo e solo allora riescono a desiderare di immolare la propria vita per il frutto della somma del loro amore e quello del loro compagno. Ma voler far nascere un frutto d’amore non è abbastanza per concepire un figlio, perché quel frutto sarà causa di problemi e scosse e se non si era anche sufficientemente innamorate della specifica idea di fare un figlio, allora si vacilla seriamente.
    Nei momenti di merda, quando si scopre di avere davanti un uomo che non è disposto a rinunciare al suo tempo libero per aiutarti a dividere l’impegno di accudire il figlio anche suo, o sei sempre stata chioccia e votata all’idea di fare la mamma a tempo pieno – e quindi la superi sportivamente – o ti ritrovi pensieri neri insinuanti e maledetti, che non puoi condividere con nessuno. Anche peggio.

  6. Chiaro che esisti anche tu, l’unica cosa che non capisco è perché non hai abortito, se non è la vita che vuoi.

    Non mi pare che fidarsi della retromarcia del compagno sia una cosa intelligente, quando non si vuole diventare madre né che sia una cosa sensata fare una colpa di come funziona la propria esistenza a chi non ha chiesto di essere lì.

  7. se mai avrò figli sarà in quel preciso istante in cui ci sarà la certezza che qualsiasi cosa possa succedere nella coppia la priorità saranno comunque i figli e il loro benessere, è un gradino profondo che lega la coppia al di la del rapporto amoroso, è una cosa fatta di responsabilità, affetto infinito interesse, e amore quell amore di cuore che prescinde dal rapporto di coppia, ma rimane nel tempo tra persone che si sono strette nelle radici e nell anima, una fiducia atavica che nasce dalla condivisione. Non possono essere le pressioni sociali o le pressioni del compagno/a a definire il mio futuro. c’è un mondo pazzesco fuori, e prima devo cercare di capirne almeno un millesimo. quando troverò casa saprò riconoscerla. quando troverò casa magari sarà tardi per avere figli e allora si potranno adottare. l’idea di base non può essere solo la maternità come si vedono tante e tante donne che dedicano una vita all uomo che le mantiene fornendo figli, sesso, presenza e costruendo la vita di questi bambini su ricatti psicologici, tensioni e rancore. l’idea di base è il meraviglioso esperimento di una famiglia, in qualsiasi modo si compone è quello ceh scorre li dentro a renderla famiglia. ognuno deve avere l’occasione di raccogliersi, riconoscersi e sperimentarsi anche al di fuori del quotidiano, solo in questo modo possiamo conoscere i nostri gusti, le nostre aspirazioni, le nostre capacità. mi dispiace dare giudizi, che ovviamente sono di parte dopo aver letto il tuo racconto. ma questo padre è un benemerito, se non è capace di farti sentire la sua donna, se non è capace di ritagliare tempo e spazio attorno a te, dedicare le sue energie all ascolto delle tue parole e dei tuoi silenzi, se la “presenza” è sempre stata passiva e non di condivisione (e quindi di suddivisione) di responsabilità, esperienze, cura è un uomo male abituato. forse se avessi avuto qualcuno capace di sorreggerti quando cadevi, di farti sorridere i giorni in cui avevi la tensione a fior di pelle, di trovare poesia e gioia nel condividere i momenti insieme in casa con i bambini, qualcuno che ti sapesse spalleggiare, capire, alleggerire, magari avresti vissuto meglio certi passaggi pesanti, proprio perchè nessuno “nasce imparato” o per forza con l’istinto o l’automatismo, ma tutti siamo capaci di dimostrare le emozioni, e l’empatia è quello che ci rende sociali. non far ricadere l’astio tra di voi sui bambini, percepiranno sempre se stessi come il problema, l’intoppo, la magagna. ci vuole un equilibrio difficile da trovare..
    buona vita e buona fortuna, che la curiosità sempre ti accompagni!

    1. Goditi la vita, tanto gli uomini quando diventi mamma pensano che tu ormai non sia più nient’altro, la nostra vita deve essere solo pulire vomito, Cacca. Fare la casalinga e la baby -sitter 24 su 24. Dio che palle, potessi tornare indietro e riprendere la libertà

      1. È un pugno allo stomaco leggere tante donne con la stessa mancanza di senso materno e con figli. Ma perché li avete fatti? Lo scrivo da figlio di 27 anni, con una madre con cui ho sempre fatto ha pugni, è andata via di casa quando avevo 15 e poi quando avevo 17 anni. Io sono sempre stato un figlio modello: introverso, studioso, romantico, riservato. Troppo facile incolpare gli uomini, e io da persona molto lontana dagli schemi odio anch’essi.

        Si fanno molti errori nella vita, ma mi spiace, l’errore di lasciare i figli a loro stessi – e ancora ne pago i danni – non è libero arbitrio: è vigliaccheria.

        Il mondo non ha bisogno del 100% del senso materno, è vero.
        Ma non necessità nemmeno di persone vigliacche che se la prendono con il più debole.

        Forse ho il dente avvelenato. Ma io proprio non posso tollerare certe scelte dell’ego. Il vostro spazio è un insulto a chi ha sofferto le pene dell’inferno nel pensare morta la propria madre, una vita spezzata da una non scelta. O dalla scelta sbagliata.

        Facile sfogarsi e scegliere quando non si sceglie: spero i vostri figli vi ripaghino col 100% di amore divenendo persone migliori di voi e mettendovi in faccia che il problema non erano i figli, ma voi stesse.

        1. marco, non è corretto generalizzare a partire dal tuo punto di vista e dalla tua esperienza. le donne che si raccontano lo fanno a partire da sè. non restano protette dietro una tastiera a sputare giudizi sulle storie di altri. allora raccontaci la tua e sicuramente troverai molta più comprensione di quella che troverai con l’odiosissimo commento che hai lasciato. quando starai dalla parte dei genitori potremo riparlarne, temo. ma fino ad allora…

  8. Attenta a non fare una povera anima con il tuo amico… Anche io non voglio fare la mamma MA se nonostante tutte le prevenzioni (anche io nn posso usare la pillola quindi finché l’altro nn si decida a fare la vasectomia vai di preservativi o niente sesso se l’altro nn vuole collaborare), un figlio la natura me lo inviasse allora darei anima e cuore a questo,nuovo essere che non ha colpa delle mie pazzie e frustrazioni.

  9. Ho una sola figlia, concepita ‘per errore’; che amo, adoro, proteggo, vezzeggio, coccolo.
    Non ne avrei voluti, di figli, e lei è nata in mia ‘tarda’ età, arrivata che io e suo padre nemmeno si conviveva.
    Rimpiango la mia vita precedente?
    Un po’ – ripeto, a 36 anni non sentivo desiderio né necessità alcuna di maternità.
    Sono più felice oggi?
    No, non credo – ho 30 Kg di troppo e mille più problemi (perché di fatto, anche se non di diritto, sono una madre single), un lavoro a tempo pieno che non è quanto avrei desiderato dalla vita ma mi rende indipendente.
    Vero, non sono pienamente felice né appagata né ‘risolta’ – però non vedo perché, a causa di mostri solo miei, lei ci debba rimettere: non ha chiesto lei di venire al mondo e di certo non meritava una madre così poco dotata di senso materno quale sono io – ma questo le tocca.
    Ed a me non resta che fare del mio meglio.

  10. Io ho 35 anni e non voglio figli!!!! nel 2016 ho scoperto di essere incinta ed in accordo con il mio compagno ho abortito due gemelli, pentita??? No direi di no.. in compenso molto sollevata, non sono una donna con istinto materno non mi sento madre e non voglio esserlo……poi oltretutto ho il terrore dei canoni che la nostra società ci impone e di tutto quello che DEVE essere una madre, FANCULO io non ci sto!!! Quindi si’, potrei dirti che hai sbagliato a tenerli!! ed è vero! avresti potuto non farlo!!! Però ti capisco e non ti giudico ! un unica cosa!!! Torna solo se sei realmente convinta di voler essere madre!!! altrimenti evita ! resta dove sei per il tuo bene e per il loro !!!.
    BACI

    1. se si è cresciute in un ambiente malsano dove le donne esistono solo come madri prima si esce da sto ambiente, ci si fa una vita .. poi eventualmente si fa un figlio dopo aver pensato che tipo di madre essere .. se per un motivo o per un altro non è riuscito sto percorso si vede di farlo da mogli e madri .. male che vada ci sarà una separazione da parte di chi non ci riconosce più, ma almeno ci si riconoscerà nello specchio, si sarà donne più stabili, più responsabili, più felici o meglio meno infelici .. perchè se hai figli pensi a come potresti sentirti senza, se non li hai ti mancano, esattamente come quando hai un lavoro stabile, da anni timbri un cartellino tutte le mattine e hai magari pure un buon stipendio, ma sogni a volte di essere disoccupata e di doverti inventare le giornate .. poi ti ricordi di quando eri disoccupata e ti viene male .. insomma nessuna soluzione non fa sognare l’opposto .. l’importante è trovare qualche fuga e piccola soddisfazione e avere piani b, c e d per la propria esistenza .. i figli crescono, i lavori si possono cambiare o lasciare .. gli studi riprendere .. usciamo un po’ da sta narrazione tossica di donne costrette da educazioni repressive .. tante donne non l’hanno avuta e pure più vecchie di voi eppure dubbi, angosce, depressioni possono ugualmente colpirle .. la differenza è una maggiore strutturazione personale che consente di reggere un po’ di più, ma dove non ha potuto l’educazione altrui, perchè mancante, si può con l’autoformazione, con il cambiamento di sè o meglio la scoperta di sè .. invece di lottare contro modelli di carta frutto di culture ormai sepolte in cui non ci si ritrova .. non ti senti di aderirvi? vorrei vedere .. quindi non metterti a discutere .. agisci diversamente e basta .. sii moglie madre e donna come desideri essere .. con senso di responsabilità verso di te e di conseguenza verso gli altri

  11. tuo figlio ti pesa immensamente perchè pensi ad esserne madre come vogliono gli altri e non come vuoi tu .. devi scegliere tu che madre essere. cosa offrirgli, in cosa prestarti, in cosa no .. stabilito un minimo di attenzione necessario il resto è decisione tua .. mangia cose veloci da fare? basta sia una dieta equilibrata, non sta scritto da nessuna parte siano manicaretti .. i vestiti? basta sian puliti .. non occorre vesta cose complicate da lavare, stirare, etc .. fa capriccci vari? beh lo educhi .. i genitori ci sono per questo .. poi ovvio sia una fatica cmq .. ma non è solo fatica .. e se anche rimesso in chiaro che tipo di madre vuoi essere e cosa vuoi offrire .. non ti senti ancora troppo bene .. non trovi aspetti positivi nell’essere madre .. vuol dire che hai bisogno cmq di un aiuto per trovare una soluzione adatta al tuo caso

  12. Un compagno che non si accorge del tuo malessere e del tuo disagio ha già dato una fine ad un rapporto di coppia e quindi io se fossi in lei non tornerei indietro.
    Magari trovare uno psicologo per elaborare questo distacco dalla famiglia e non distruggere la vita dei figli, che non devono subire le conseguenze di due genitori inadatti a stare insieme.
    Ma mai tornare indietro per ricucire una commedia stupida d’amore quando non esiste rispetto e comprensione e neanche dialogo.

  13. “perché li hai fatti allora?!” quante volte si sente questa frase pronunciata o scritta da chi non spreca nemmeno un secondo a mettersi dall’altra parte, che si crogiola nella sua aura ipocrita a dispensare giudizi.
    “Perché li hai fatti?” perché a volte il destino e fottutamente bastardo, perché si innescano degli eventi in cui rimani intrappolato, soffocato come tra le spire di un boa che ad ogni respiro si stringono ancora più strette al corpo, stritolandoti.
    “Perché li ho fatti?”, perché quando l’ho scoperto era ormai troppo tardi!
    Facevo regolare uso di contraccettivi , usavo il nuvaring (anello intravaginale), ma chiaramente qualcosa è andato storto. Il problema è stato che usando i contraccettivi ero tranquilla, continuavo ad avere le mie regolari perdite mestruali tra un cambio e l’altro.. come avrei potuto immaginare di essere incinta??? Magari me lo dite voi che etichettate subito con ”se non volevi figli potevi usare i contraccettivi!”.. Bene, è esattamente ciò che facevo!! Ed è esattamente questo il motivo per cui non mi sono accorta della situazione! usando i contraccettivi ormonali continuavo ad avere il ciclo!
    Un giorno mentre facevo la doccia mi accorsi di avere i seni particolarmente gonfi, palpandoli uscì del liquido lattiginoso, pensai fosse un’infezione o qualcosa del genere, andai a fare una visita.. la ginecologa capì subito cos’era, infatti mi fece un’ecografia…
    Ancora oggi ci penso e mi sembra irreale, ero una taglia 40, non avevo un solo filo di pancia, eppure sullo schermo apparvero due feti perfettamente formati.. la diagnosi? ero incinta, tra la 19esima e la 22esima settimana!! Era troppo tardi.. legalmente non potevo più abortire, e illegalmente nessuno volle prendersi il rischio di interrompere una gravidanza gemellare in stadio così avanzato…
    Ero distrutta.. nella mia vita non c’era posto per loro..
    Mi ritrovai a 35 anni, con una carriera in ascesa dopo tanti sforzi e sacrifici, la laurea prima, la specializzazione poi, gli studi all’estero, il dottorato di ricerca.. mi ero lasciata dietro tutto amici, fidanzati, avevo i miei traguardi nella vita.. ora sono solo un cumulo di carta straccia..
    Il lavoro lo persi subito, appena comunicai lo stato di gravidanza, persi anche la casa che era in affitto ovviamente.. mi ritrovai letteralmente in mezzo ad una strada. Non chiesi aiuto alla mia famiglia, non volevo che sapessero.. Avevo deciso: se non potevo abortire li avrei dati in adozione e mi sarei ripresa la mia vita, il mio lavoro.. Poi un giorno, poche settimane prima del termine della gravidanza, non so ancora come, mia madre piombò in ospedale mentre ero in attesa della visita di routine.. Qualcuno aveva fatto la spia! Fù la fine… mi prelevò per riportarmi a casa con lei, si intromise nella mia scelta di dare via i bambini… con la loro nascita sono morta io.
    Oggi sono disoccupata, vivo a casa di mia madre con questi figli che non ho voluto e senza più forze per andare avanti.. L’unica cosa che mi tiene ancora viva sono i miei cani, che ho desiderato, che amo e che non posso abbandonare…
    Sia chiaro però io non odio quei bambini, sono vittime di una orribile situazione proprio come me, però io non sono in grado di essere una madre…

    1. lyriam Tu hai perfettamente ragione – ma sei L unica … tu stavi facendo tutto responsabilmente… hai avuto un momento di incertezza quando è arrivata tua madre che a questo punto i figli se lo poteva spupazzare lei …

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