Delle pedofile si parla poco, eppure esistono

Sono Massimo e sono stato stuprato a 13 anni. Lo chiamo stupro adesso perché allora non sapevo cosa fosse. Dopo la scuola andavo a prendere lezioni da un’insegnante che pressappoco aveva trent’anni. Single, viveva con sua madre, vestiva sempre con camicie che lasciavano intravedere il reggiseno. Gonne sopra al ginocchio, gambe scoperte, accavallate o pantaloni aderenti. Il suo atteggiamento era volutamente provocante e so per certo che non lo faceva solo con me. Almeno altri due miei compagni di classe sono finiti nella sua rete e come me non hanno detto niente a nessuno.

Lei era solita avvicinarsi molto, per leggere dallo stesso libro, così diceva, e quando dovevo ripeterle quello che avevo capito me la ritrovavo a pochi centimetri dalla faccia, a osservare la mia bocca, mentre era distratta e con la testa chissà dove. Per farmi capire meglio quel che dovevo studiare lei mi toccava. Toccava la spalla, il braccio, il viso, i capelli, poi faceva scivolare la mano sulle spalle e la teneva lì per secoli.

Io ero stordito, un po’ provavo ribrezzo, perché lei era una vecchia, per me, e non mi attraeva affatto, e aveva un odore forte e non riuscivo a starle così vicino. Poi per me fu una totale confusione. Lei cominciò a toccarmi, un giorno, e io ero paralizzato, provavo mille cose e nessuna, volevo scappare e restare, era dolore e piacere, era stupore e curiosità, era sbagliato ma lei diceva il contrario. Mi disse che le piacevo. Non le risposi. Nel frattempo i miei pantaloni si bagnarono e io scappai via pieno di vergogna.

Il giorno dopo inventai una scusa e non andai, ripromettendomi di dirle che non volevo essere toccato. Ma ero un bambino e la cultura che apparteneva al mio contesto diceva che avrei dovuto apprezzare, esserne orgoglioso. Anzi, dovevo goderne perché una fortuna così non capita mica a tutti. Ero il solo, nel mio ambiente, che percepiva questa cosa come una molestia. Quindi non ne parlai con nessuno. Poi lei chiamò mia madre e chiese come mai mi fossi assentato e mia madre, mortificata, disse che ero stato poco bene e promise che sarei andato da lei il giorno stesso.

Quando arrivai lei mi accolse con il suo solito sorriso. Ero un bambino, eppure ero più alto di lei. La guardavo per carpire un gesto, un’espressione che tradisse le sue intenzioni, invece niente. Lei cominciò regolarmente la lezione e per un po’ io mi sentii a mio agio. Pensai che forse non sarebbe più successo. Forse non era necessario dire niente. Invece mi si avvicinò di nuovo. Stavolta prese la mia mano e la utilizzò per eccitarsi. Chiuse la porta a chiave. Mi spogliò e cominciò a baciarmi. Ci ritrovammo a letto, io con una erezione involontaria e lei a fare cose che a quel tempo mi sembravano prive di significato.

Così sperimentai il sesso per la prima volta, con il fastidio che mi restava attaccato sulla pelle, fu una violenza, sesso senza coinvolgimento, con una donna che non mi piaceva affatto. Non so spiegare quello che sentivo perché il mio corpo non corrispondeva ai miei pensieri. Una mattina mi ritrovai bagnato e in qualche modo pensavo a lei. Per un mese circa, almeno un paio di volte a settimana, a volte anche tre, lei usò il mio corpo per fare quello che voleva.

Non dissi niente ai miei e non dissi nulla neppure alla mia insegnante. Pensavo solo che prima o poi sarebbe finita. Al posto suo avrei avuto difficoltà a continuare, perché lei vedeva come reagivo ogni volta. Non riuscivo a guardarla negli occhi. Non sapevo dire nulla, e per ogni eiaculazione il senso di colpa e di vergogna aumentava. In fondo ero io quello che non aveva la forza di dire basta, di ribellarmi. Era colpa mia, ed è questo che finiscono col pensare tutte le persone violentate, no?

Durava poco, se ci penso bene, il tempo di pochi preliminari e dopo un po’ era finito. Io mi rivestivo, in silenzio, lei diceva delle cose che non ero in grado di capire, e quando il mio tempo delle lezioni si concluse mi chiese di andarla a trovare ancora, se volevo. Ma io non volevo. Le dissi di si per liquidarla in fretta e non ero comunque in grado di dirle altro. Poi dovetti tornare una volta che lei disse a mia madre che avevo dimenticato un libro, e non potevo lasciare che la cosa trapelasse. Infine non ebbe più scuse per telefonare a casa mia.

Essere usato in quel modo non mi fece bene. Il sesso per me oramai era quello che mi aveva insegnato lei. Non guardavo le mie coetanee perché mi sentivo sporco, inadeguato. Quando una ragazza tentò di darmi un bacio la respinsi senza capire neanche il perché. Poi incontrai un’altra donna, anche lei con molti anni più di me. Io avevo 17 anni e lei ne aveva 28. Non so per quale motivo ma sapevo che con lei potevo parlare senza vergognarmi. Le raccontai tutto e lei mi chiese se io volessi riprovare quell’esperienza. Invece no. La 28enne mi piaceva molto, a differenza di quell’altra, ed era rassicurante la sua presenza. Con lei potevo ridere di me, recuperare naturalezza, scoprire quel che mi piaceva davvero e senza costrizioni o ricatti di alcun genere.

Con lei ho conosciuto l’amore e so che in qualche modo mi ha salvato. Oggi vivo con una donna che ha 6 anni più di me, l’età per me non conta e così neanche per lei. La amo, ci sto bene, abbiamo un figlio e di una cosa sono certo in assoluto: non lo manderò a prendere lezioni private da nessuno, salvo persone che conosco veramente molto bene. Perché in tanti anni mi sono comunque reso conto che la violenza che io ho subito non è neppure socialmente percepita. Anzi. Se avessi detto a tutti quello che mi è successo mi avrebbero chiamato frocio e non mi avrebbe creduto nessuno. Allora chiedo: perché le violenze commesse da donne sono culturalmente tollerate? Perché se metto a confronto la storia di un pedofilo con una tredicenne e una pedofila con un tredicenne, la ragazza viene percepita come vittima di un mostro, senza mezzi termini, e il ragazzo, invece, come uno che in qualche modo non può aver subito alcun trauma?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

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Comments

  1. Non se ne parla perchè fa comodo non parlarne.

Trackbacks

  1. […] Sorgente: Delle pedofile si parla poco, eppure esistono – Al di là del Buco […]

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