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Preoccupazioni materne 17°: tenere i figli lontani dai pericoli. Al chiuso. Per sempre!

Ci sono persone che sono ossessionate da livelli di paranoia irreparabili. La cosa riguarda anche le donne quando sono madri. Iniziano ad allontanare chiunque possa prendersi cura dei figli perché solo loro immaginano di essere in grado di farli sopravvivere. Temono che il mondo esterno sia pieno di pericoli e c’è chi al massimo accompagna i figli in chiesa, affidandoli a preti che non sempre sono mostri di virtù, o c’è chi, addirittura, nasconde i figli in casa, li tiene segregati, impedisce loro di vedere la luce del sole.

Se questa cosa la fa un uomo leggerete fiumi di inchiostro a descrivere la mostruosità di quest’ultimo, la sua morbosa mania di controllo, lo stato mentale compromesso e se questo accade ai danni di figlie femmine diventa una privazione insostenibile per la sensibilità sociale.

Quando avete invece letto di una madre che teneva segregata in casa la figlia disabile, quasi alla fame, in mezzo alla sporcizia, se ne è parlato giusto un giorno e basta così. Quando la madre ha realizzato trincee entro le quali i figli sarebbero stati costretti a immaginare che là fuori esiste un mondo fatto solo di pericoli, a momenti a quella madre danno una medaglia. Perché la madre è protettiva, come se un uomo invece non lo fosse. La madre “sente”, “percepisce”, e già siamo a livelli di capacità extrasensoriali di non poco conto che rendono ogni madre una potenziale e grammaticata maga della tivvù.

Una madre apprensiva non viene considerata un gran pericolo. Nessuno, o quasi, si interroga sul fatto che una donna del genere, a furia di costruire mostri esterni, padri inclusi (a volte) per tenere i figli lontani dalla porta d’ingresso, non fa altro che sottrarre a quei figli ogni possibilità di vivere e respirare al meglio delle sue possibilità. Nella cultura italiana si banalizza la mammosità. Si stabilisce che se una mamma racconta ai figli di fantasmi, orribili persone, che vivono all’esterno, portando ad esempio, com’è tipico della narrazione popolare, fatti isolati, ingigantiti o inventati, tutto ciò non costituirebbe un trauma per i figli.

Allora condivido il racconto di Melissa e Federico, sorella e fratello, cresciuti accanto a una madre che gliene ha fatte passare di tutti i colori. In casa, sempre. Raramente a fare i compiti con altri. A scuola, a fare alcune attività e poi basta così. Giocavano in un piccolo terrazzo la cui ringhiera si sporgeva verso il mondo. Potevi vederli, nell’infanzia, con i corpi appiattiti sul metallo e i volti incastrati tra le grate. Così tentavano di respirare un po’ di ossigeno che a loro non era concesso.

In genere si comincia con una donna che proietta sui figli le proprie paure. Li veste con tessuti pesanti perché lei sente freddo. Li nutre troppo perché lei ha fame. Immagina di proteggerli da emozioni e sentimenti che a lei fanno molta paura. Non c’è peggiore prigione che la paura di una persona. Se tua madre è così sei capitat@ proprio male e il consiglio è quello di fuggire, molto lontano.

Così hanno fatto Melissa e Federico: sono scappati. Hanno studiato e poi, dopo aver subito le intrusioni materne in ogni cosa, con questa madre che esigeva dal marito un comportamento da orco affinché fosse lui il responsabile dei divieti, sono semplicemente andati via.

Melissa e Federico mi hanno mandato una mail, ieri, perché hanno letto questo articolo che parla di una donna che ha rinchiuso i figli per 33 anni. Li ha privati di una vita, ha impedito loro di scegliere. Ha plasmato le loro menti e ne ha fatto quel che voleva. Ha reso quella casa un tormento, temendo perfino di poggiare i piedi sul pavimento. Usciva solo lei, fino a qualche anno fa, con fare circospetto e senza che la gente temesse nulla. Allora, si chiedono Melissa e Federico, per nulla sorpresi di questa notizia, com’è possibile che la gente non si sia accorta di niente?

E se qualcuno a lei chiedeva come stavano i figlioli che tipo di risposta riceveva? Come si può considerare una persona che fa questo tipo di scelta? Preoccupata? Molto preoccupata? Giochiamo il jolly della pazzia o stabiliamo che questa donna ha protratto per anni uno schema violentissimo privando i figli della vista stessa? E’ violenza questa oppure no? Fate un po’ voi.

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