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Sono anoressica e lo Stato vuole togliermi mio figlio

Ogni mattina mi sveglio, percorro pochi metri, mi avvicino al letto di mio figlio, lo accarezzo, e sono felice perché lui è ancora lì. Qualche volta mi prende il panico, penso che potrebbe sparire, diventare invisibile, perché proietto su di lui una paura che oramai riguarda me. Sono anoressica da 15 anni. Quando sono rimasta incinta tutti mi dicevano che avrei dovuto abortire o il bambino sarebbe nato con vari problemi di salute. Ho portato avanti la gravidanza a dispetto di tutti, sforzandomi di mangiare, il minimo necessario, anche se il cuore mi batteva forte e tremavo, tutti i giorni, pensando che non sarei riuscita a sopravvivere per superare la notte.

Mio figlio è nato, splendido, sano, non gli manca niente e sta bene. Non ho potuto dargli il latte e subito dopo la sua nascita io ho ripreso le mie abitudini alimentari. Colazione, pranzo e cena, quasi niente. Ho perso subito molti chili, sono sparite definitivamente le mestruazioni e mentre la mia mente malata mi portava a pensare che così avrei potuto tenere tutto sotto controllo sono arrivati i primi problemi dall’esterno. Il padre di mio figlio non è una persona affidabile. Mi vuole bene e ama suo figlio ma non se ne occupa e ho dovuto sempre pensare a tutto io. Dei problemi di quell’uomo però non sta a me parlarvi. Non mi sembrerebbe giusto. Dico quel che riguarda me.

Io sono sempre stata sola e mia madre cominciò a insistere che il bambino sarebbe stato meglio con lei. Voleva togliermi l’unica ragione della mia esistenza. Non era vero che io lo trascuravo. A lui preparavo da mangiare, lo nutrivo, lo lavavo, l’ho cresciuto con mille attenzioni. Tra l’altro nel frattempo lavoravo perché sono sempre stata brava a mantenere il mio stato anoressico proprio al limite della sopravvivenza. Ero e sono magra, si, ma non quanto lo sono altre che non sanno più come nascondere le ossa che sporgono dappertutto. Un giorno ho avuto un problema al cuore. Pensavo stesse esplodendo, allora ho chiamato il 118 e loro mi hanno portato in ospedale. Il cuore non aveva nulla ma la mia anoressia fu a loro più che evidente. Chiamarono altre persone, incluso una psichiatra, e mentre io dicevo che dovevo tornare a casa da mio figlio, lei, così zelante, si mise in contatto con i servizi sociali e me li ritrovai alla porta di casa qualche giorno dopo.

È per il tuo bene, mi dicevano, con la stronza di mia madre che seduta sul divano continuava ad annuire, e il ricatto era il seguente: se non ricominci a mangiare ti togliamo il bambino. La condizione per cui tu puoi continuare ad essere madre è quella che ti impone di andare in ospedale e farti curare. Convinsi allora i medici a farmi restare solo di giorno e a darmi la sera e la notte libera per stare con mio figlio. Rimasi in ospedale per un mese e con molta fatica e tanti attacchi d’ansia, per la perdita di controllo e per il cibo, presi dieci chili. Con quel risultato andai ai servizi sociali per dire che avevo fatto esattamente quello che volevano, e ora che mi lasciassero in pace. Invece no. Dissero che non funzionava così, perché una volta che i servizi sociali ti mettono gli occhi addosso tu diventi una cosa dello Stato, di cui lo Stato può fare quel che vuole. Basta un cenno da parte di un’assistente sociale, o una descrizione sbagliata che tocca allo psicologo, e tu sei fottuta.

Mi avrebbero monitorata periodicamente e tenevano a farmi sapere che se non obbedivo avrei perduto il figlio. Mi venne in aiuto mio fratello, disse che si sarebbe preso cura di me e che avrebbe fatto da tutore per mio figlio. Le cose però non vanno sempre così e i servizi sociali non se la sono bevuta. Per quanto io mi sforzassi di essere diversa, nonostante avessi cura di quel bambino in ogni momento della sua giornata, alla prima crisi e al primo nuovo ricorso a cure mediche i servizi sociali presero il bimbo e lo mandarono in un istituto. Tentammo allora di tutto, mio fratello si propose per l’affidamento, mia madre, naturalmente, giacché non attendeva altro, si rese disponibile, perfino delle amiche si fecero avanti, ma non ci fu nulla da fare. Una madre nelle mie condizioni, secondo loro, avrebbe potuto condizionare negativamente la vita del bambino. Lo avrei trascinato a fondo con me e per quanto chiunque rivelasse che quel figlio stava più che bene, andava bene a scuola ed era socievole e allegro, nulla influì su quella gente affinché mi restituissero il figlio. Solo dopo un po’ di tempo si convinsero a ridarmelo sotto la responsabilità di mio fratello e con l’assicurazione che io sarei stata un po’ in disparte. Non vi dico di più, anche se c’è dell’altro, ma questa è la sintesi della mia storia.

La racconto perché ho saputo che all’estero ci sono cliniche specializzate per la cura dei disturbi alimentari, dove una mamma può all’occorrenza portarsi dietro un figlio. Perché non è giusto ed è contrario a qualunque etica il fatto di allontanare una malata di anoressia dai familiari e dalle persone che le sono più care. L’anoressia non è contagiosa e se ci sono programmi di inclusione familiare per chi è ammalato di Aids perché mai chi ha il mio problema non può usufruirne? E cosa credono di fare con ricatti del tipo: o mangi o ti togliamo un figlio? Soprattutto quando il figlio è curatissimo e non ha nessun problema. E’ una forzatura, una soluzione autoritaria, è lo Stato che mi obbliga a fare una cosa che non voglio agendo con un ricatto ignobile e violento.

So che ci sono stati casi in cui i figli sono stati tolti a madri che avevano grossi problemi e malattie. Ma parliamo di alcolismo, di mamme tossiche che dimenticavano di avere quei bambini. Parliamo di persone schizofreniche o di altro genere di disturbi evidenti. Il mio disturbo è serio, io lo so, ma sono perfettamente consapevole di quello che vivo e non dirò che tengo tutto sotto controllo perché è la malattia che mi farebbe dire una cosa del genere ma quando guardo mio figlio, mi sveglio al mattino, gli faccio la colazione, lo pettino e controllo che abbia fatto tutti i compiti, non mi pare di togliergli qualcosa perché mangio pochissimo. Anzi mi pare che le ingerenze esterne stiano incutendo in mio figlio una paura, di perdermi, che prima non aveva.

Per me è grave che si possa pensare di invadere la sfera privata e familiare di una persona con disturbi alimentari se io non trasgredisco alla giusta regola di cura e attenzione e sostegno morale di mio figlio in ogni momento della sua vita. Qualcuno mi ha detto che è un controsenso perché essere anoressiche sarebbe un po’ come lasciarsi morire, prima o poi cede il cuore o morirò per altre situazioni, ma qualunque cosa possa accadermi, avete visto mai i servizi sociali intervenire e togliere un figlio se la madre è ammalata di cancro? Non si lascia forse il figlio accanto a quella madre fintanto che a lei è possibile regalare al bimbo tutto l’affetto che può? Allora penso che la nostra società diventa sempre più piena di pregiudizi, di fobie e in certi contesti persone incompetenti e superficiali usano lo stigma che pende sulla testa di chi ha una malattia mentale per escluderti dalla società, per isolarti, come se fossi un’appestata.

Mi piacerebbe sapere se avete vissuto qualcosa del genere o se siete a conoscenza di uguali atteggiamenti da parte delle istituzioni. Qualunque contributo o suggerimento è gradito. Grazie.

Ps: è una storia vera. Grazie di averla raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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11 pensieri su “Sono anoressica e lo Stato vuole togliermi mio figlio”

  1. Odio profondo per la maggior parte degli assistenti sociali…I bambini devono essere sempre tutelati ma personalmente ho notato che invece di aiutare e supportare le famiglie questi individui tendono a distruggerle. Sei povero, hai perso la casa, hai un periodo di depressione, la tua casa non è perfettamente pulita ecco che arrivano: tolgono il bambino e lo mettono in un istituto senza tener conto che vi sono altri familiari idonei per la tutela. le volontà dei minori non sono mai ascoltate, il supporto al genitore in difficoltà è inesistente. Detto questo però conosco delle mamme anoressiche che per via della malattia hanno avuto difficoltà nel pianificare i pasti dei pupi. Molto spesso non sapevano regolarsi con le porzioni e la scelta degli alimenti, quindi l’unica soluzione è affidarsi al medico di base e al nutrizionista e seguire perfettamente i loro consigli quando si preparano i pasti per i propri figli.

      1. Sì sì era solo una riflessione generale, non metto in dubbio che lei sappia gestire il tutto ma purtroppo ci sono molte persone che per via della malattia non sanno regolarsi con le porzioni, e in questi casi l’unica soluzione è affidarsi al medico di famiglia o un nutrizionista (cosa che dovrebbe essere fatta a mio modesto parere in ogni caso). A me è successo il contrario…avevo un parente che aveva dei problemi con il cibo e m’imbottiva in buona fede con tante schifezze. Tutto ciò mi ha causato un sacco di problemi

  2. ci si sofferma troppo sul superficiale delle cose,dei sentimenti. non si pensa al meglio delle persone,siamo tutti oggetti da catalogare e classificare. occorre ascolto,aiuto,interesse e non disprezzo per una forma di esistenza differente dai canoni imposti dalla societá

  3. Da schifo il sistema italiano!!!!!
    Dopo di avere denunciato finalmente al mio ex compagno italiano di maltrattamento. Adesso mi vogliono togliere i mie bambini, gli ass sociale, perché non ho una casa.
    Vivo in una casa di auito alla donna in difficoltà, ma loro dicono che é scaduto il mio tempo di stare li, mi amenaciano che si no Sco i bambini li portano dal padre!! Sapendo che lui glio ho fato più de 5 denuncie, per a minace, stalking, botte
    Adesso il sistema italiano di merda! Vuole archiviare le mie denuncie per mancanza di prove.
    Cavolo ho presentato 5 refferti medici del ospedale.
    Y mi chiedo…
    Picchiata, umiliata Dell ass soc, più minacciata di togliermi i bambini solo perché ho denunciato al mio ex compagno che anzi tutto lui è. Un dottore in svizera io e le sue 2 bambine viviamo della caritas😞 mentre lui fa la bella vita con le sue amanti!
    Questa é la Italia

  4. Per il lavoro che faccio so bene che non si può togliere un bambino ad una persona in quanto anoressica. Qui abbiamo a che fare con un’anoressia grave (un mese di ricovero in SPDC non è una cosa da poco), valutazioni di psicologi e psichiatri, assistenti sociali ma, soprattutto, un iter giudiziario tutt’altro che facile per dare l’affido della figlia a qualcuno che non sia la madre. Un assistente sociale non può decidere da solo di “togliere” un bambino, nè credo la signora sia sprovvista di avvocato – se le cose stessero come vengono raccontate non sarebbe legale – quindi temo che ci sia qualcosa che manca nel racconto.
    Questo per far riflettere chi già lancia strali contro lo stato assassino.

    1. ho pensato la medesima cosa, ma ho pensato anche che ci sono casi di malasanità e malowelfare, ci sono assistenti sociali più capaci che in situazioni delicate e complesse hanno la flessibilità per dare corda quando va dato e tirarla quando non va fatto, mentre altre sono magari più standardizzate, più schematiche e rigide in un mestiere in cui non lo si dovrebbe essere. Ribadisco tuttavia che l’assistente sociale da sola non decide un bel niente e non è raro che l’assistente sociale sia di un parere e giudice o consulenti di un altro .. il suo lavoro sarebbe cercare una mediazione .. specie quando ritiene che nonostante le apparenze, le criticità, i limiti della relazione parentale sia meglio per il bambino restare con il genitore magari un po’ insufficiente che andare in istituto che non è esattamente una passeggiata, come non lo è andare in un’altra famiglia. L’anoressia è un problema serio, chi scrive lo sa e non se lo nasconde, come lo sono altri problemi diffusi, la bulimia, la depressione, l’ansia .. e sono problemi che possono essere in forma da lieve a severa. Una cosa vorrei a questa mamma, che se riesce a dimenticare le regole che impone a sé stessa quando si occupa di suo figlio non si accorge che ha già in sé quello che le renderebbe possibile darsi altre regole .. ce l’ha a portata di mano .. Non è vero che l’anoressia non sia contagiosa però, non nel senso che diverrà anoressico, piuttosto rischia altri problemi alimentari, ma perché l’anoressia non è semplicemente mangiare poco o niente, come la bulimia non è semplicemente mangiare di tutto di più in mezz’ora .. sono i sintomi questi, non la malattia in sé .. sono sintomi di un disagio con sé e con il mondo .. (quando ovviamente siamo nel patologico vero, non è che sono per standardizzare come una persona debba mangiare e quanto debba pesare) e questo disagio pesa .. Non è un motivo per togliere un figlio, ma il figlio subirà cmq il nostro disagio. E aggiungo che il disagio dell’anoressica si vede, anche quando non è di grado severo, altri magari con più conseguenze meno .. sono meno visibili .. ma magari fanno pure più danno .. Non dico questo perché penso che i figli vadano allontanati, anzi .. ma perché non si pensi che il problema sia solo nostro e non del figlio, che si adatta .. si adatta più o meno anche in base a come è fatto lui stesso . non è una tabula rasa, non tutti i figli sono uguali .. stessa madre e figli diversi . fossero pure gemelli o nati a pochissima distanza per cui han vissuto gli stessi problemi della madre (o del padre o di ambedue) .. Sono stata figlia di una persona con problemi, non severi, ma li aveva .. ho conosciuto figli di genitori con problemi più o meno severi .. sono a mia volta madre con i suoi problemi e mio figlio tutto sommato mi pare venga su anche troppo bene .. mi chiedo se prima o poi non mi presenterà il conto per le mie debolezze, poi mi cullo nel pensiero che tutti le hanno e non ho di tragiche .. Però rimane che i problemi di un genitore si trasmettono, eccome se si trasmettono .. anzi no sono fatti vivere perché nostro figlio vive con noi.

  5. Fa molto riflettere… cancro e anoressia sono diversi per i servizi sociali, penso che loro (non io) sottintendano una sorta di colpa/complicitá/forse persino pigrizia, mentre il cancro é tragica fatalitá, “non te la sei cercata”. É la mia ipotesi per la LORO distinzione. con questa madre si stanno comportando da Stato padrone, si sfocia nell’abuso di potere qui. Pensano di risolvere un problema togliendole l’unico pilastro che la sostiene da quanto ho capito, perché invece non fare una terapia mentre é mamma, questo tipo di sostegno aiuta la terapia, l’unica soluzione che mi sembra logica é curare questa condizione. non é facile, non ho idea di come sia viverla e non penso che sia facile o persino possibile farcela da soli. Usano il bimbo come ricatto e non come aiuto alla terapia, potrebbe essere la leva per far si che la terapia, “lascia che ti aiuti a guarire cosí potrai vedere crescere tuo figlio”, Stato totalitario a parte il problema va risolto, perché il bambino ha diritto a crescere con la madre e, se non verrá traumatizzato da questo iter, di sicuro sará traumatizzato da un lutto. Forza e coraggio, spero che riesca ad affrontare un processo di guarigione e tenersi suo figlio.

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