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Un Registro degli stupratori? Una proposta per dialogare, non per confliggere!

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Al mio post di critica alla petizione delle tassiste che chiedono il Registro Pubblico per gli stupratori rispondono le donne di Preferenza Rosa sottoscrivendo una lettera inviata da Sofia Corben. La pubblico integralmente perché così voi possiate valutare i motivi che le hanno spinte a promuovere questa iniziativa e partecipare, se volete, a questo bello e costruttivo confronto. Buona lettura!

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UN REGISTRO DEGLI STUPRATORI? UNA PROPOSTA PER DIALOGARE, NON PER CONFLIGGERE.

Cara Eretica,

io sto con Preferenziale Rosa. Quando decisi di passare al turno di notte le mie zie iniziarono una vera e propria campagna per la mia sicurezza. Stanca di sentirle tornai a lavorare di giorno: mi rapinarono! La collega romana è stata picchiata, violentata, derubata alle sette del mattino. Non sto dicendo che di notte posso guidare nuda, con un diamante al collo e i paraocchi di Chanel ma ogni professione è un mondo e troppo spesso invece di esplorarlo con curiosità, lo giudichiamo con troppa velocità. La lotta contro lo stupro non è una rivendicazione di categoria ma di genere, eppure cercando di risponderti forse è utile procedere dalle esperienze delle tassiste, perché viviamo e lavoriamo in strada e la strada è un luogo di tutti.

Nadia fa il turno di giorno, racconta il suo viaggio della paura in una Milano d’agosto: lui insiste per sederle accanto, dice di voler vedere il nuovo quartiere di Porta Garibaldi, con i grattacieli a specchio, poi dovrebbe andare in Stazione, non ha una destinazioni chiara: “gira di qui, vai di lì…” sembra seguire le regole del manuale del buon rapinatore: alla ricerca di un posto isolato, come è accaduto alla collega romana. Intanto il tizio comincia a fare discorsi strani sulle sue abitudini sessuali. Il taxi incrocia un’auto della polizia, Nadia fa segno con i fari, accende e spegne gli abbaglianti, una, due, tre volte… ma la volante si allontana come se il taxi fosse invisibile, uno dei tanti in città. La tassista è sola con quel tizio ben vestito, dalla faccia pulita, chi l’avrebbe mai detto… Assomiglia a quello che Giorgia carica un pomeriggio, anche in questo caso vuole stare sul sedile anteriore, accanto alla tassista. Lei tiene il posto occupato da giornali, occhiali da sole, mappe della città, libri: “in modo che se anche ci provano desistono oppure faccio a tempo a dirottarli dietro”, spiega. Anche il cliente di Giorgia va in luogo imprecisato, fuori città. Vuole sapere se il suo taxi nasconda qualche telecamera, poi le domanda cosa pensa lei dello stupro, non sembra solo curiosità… Arrivati a destinazione spinge la testa tra i due sedili, invita la tassista a guardare il cielo sopra il suo parabrezza: “le vede le scie chimiche?” Giorgia vede solo il cielo terso di un pomeriggio d’inverno, insolitamente limpido. “Sembra una scacchiera! – l’uomo insiste – Ci stanno avvelenando ma lei non le vede? Mi sta dicendo che non le vede?”
In qualche modo Silvia e Nadia riescono a cavarsi fuori, salve! Almeno fino alla prossima corsa. Anche per Silvia la storia si ripete: per fortuna incrocia l’auto di un collega, gli fa segno, lui capisce, la segue fino a fine corsa, accosta, guarda dentro: i due capiscono che Silvia non è sola. E poi c’è Maria, oggi attende il processo perché ha denunciato le minacce e le intimidazioni di un abusivo, anche questa è violenza ma è soprattutto coraggio.

Suggerisci l’uso di divisori ma non risparmiano il contatto con il cliente, non solo per il pagamento, è sufficiente che qualcuno chieda di poter poggiare una borsa nel bagagliaio e poi quando i clienti sono tre o quattro il regolamento non consente di rifiutare la corsa. E allora videosorveglianza? corsi di autodifesa? un contatto diretto con la polizia? Perché no? Una proposta non esclude le altre. Molti di questi dispositivi sono già una realtà, come i pulsanti che consentono di dare l’allarme al radio taxi, che geo localizza l’auto per mandare soccorsi. Succede ma chi ti rapina è già fuggito, anche se a volte la rapina è il meglio che ti possa capitare!

Preferenziale Rosa non ha mai detto che il Registro, da solo, sia la soluzione ma soprattutto non ha mai pensato che debba essere una sorta di social network del crimine per folle con i forconi! I casellari penali sono già pubblici, gli atti processuali sono pubblici. In materia di stupro l’unica privacy che la legge tutela è quella delle vittime. Il registro è una proposta che comunque deve essere compatibile con i principi generali del diritto, dunque chi è in attesa di giudizio, anche se in detenzione preventiva, non deve comparire nello stesso. Preferenziale Rosa non ha mai detto che il registro debba essere online a mo’ di facebook degli stupratori! Deve essere detenuto presso le procure o le questure. Perché non renderlo consultabile soprattutto alle donne che svolgono professioni a rischio? sex workers comprese, ovviamente.

Nessuno ha mai detto che debba essere una condanna a vita. Che gli apparati giudiziari siano oberati da innumerevoli istanze, che le risorse siano un problema in tempi di tagli, non è un segreto. Nessun attacco alla dea bendata ma viviamo nel paese dei condoni e poi ci sono le libere uscite, ecc.
Dici che il carcere deve recuperare e non punire. La pena non è il castigo ma la conseguenza delle proprie azioni. Renato Mele, l’uomo che ha realizzato il circuito delle biblioteche nelle carceri lombarde, mi disse che il carcere non deve recuperare, deve responsabilizzare. Capire il dolore che si produce nel cambiamento è impossibile per molti, soprattutto per le persone che sono state aggredite. Allora la riflessione più giusta, forse, è sulle gogne ai tempi di internet. Non è il registro che crea la gogna ma l’ignoranza.

Sono disposta ad addentrarmi nei meandri dei lati oscuri del violentatore, anche se li trovo più banali che interessanti: violentare una donna non è solo sesso, reato, brutalità, è anche un atto di potere, di prevaricazione e il potere sui primitivi esercita fascino ed eccitazione. Però tu sei disposta ad ammettere la possibilità che un registro degli stupratori, avente tutte le caratteristiche sopra indicate, sia davvero inutile? Non solo per le tassiste.

Sofia Corben*

* Sofia Corben è blogger di giorno e tassista di notte. Dopo una Laurea in Filosofia ha deciso di conciliare il suo lavoro con la passione per il noir. Così è nato Psicotaxi, un blog dove racconta i suoi clienti e la sua città, Milano. I suoi racconti sono stati pubblicati su Repubblica e la rivista MilanoNera. 

1 pensiero su “Un Registro degli stupratori? Una proposta per dialogare, non per confliggere!”

  1. buongiorno:-)
    tralasciando gli aspetti diciamo “etici” del suddetto registro, non credo davvero che non ci si renda conto della sua ridicola inutilità
    prima di tutto chiedo quale tipo di reati dovrebbe prevedere? stupri, molestie sessuali, tentata violenza sessuale, stalking… e soltanto per le condanne in via definitiva o anche per il primo, secondo grado e anche le denunce?
    ma davvero qualcuno pensa di consultare un casellario italiano di tale portata prima di far salire un cliente sul taxi?
    e perché non si dovrebbe prevedere un casellario anche per i reati di rapina, estorsione, atti violenti in genere dal momento che la gran parte dei soprusi verso i tassisti riguardano questo tipo di crimini e che anche gli omicidi avvenuti sono solitamente collegati alla rapina?
    http://archivio.panorama.it/archivio/Vita-e-morte-dei-tassisti-di-notte
    io penso che, come dichiarano gli interessati, gli interventi possibili siano rivolti alla sicurezza con strumenti come il GPS, il vetro divisorio e perfino una fotocamera installata nell’auto tipo queste:
    http://fotocameredigitali1.blogspot.it/2014/03/importanza-della-fotocamera-taxi.html
    http://www.smarttaxi.it/index.php/it/13-box1/72-smart-taxi-security.html

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