Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Tassista stuprata a Roma: ‘Preferenziale Rosa’, sicure che il Registro Pubblico sia una soluzione?

Una tassista è stata stuprata a RomaGrave, gravissimo. Sono solidale con lei e con chiunque subisca un abuso, in orari di lavoro, in casa, in strada, ovunque. Pare che il tizio che l’ha stuprata ne avesse precedentemente molestata un’altra. Il fatto è venuto fuori a stupro già avvenuto. Così sappiamo che quest’uomo sarebbe ora accusato di molestie, violenze nei confronti della tassista e non so cos’altro.

Le colleghe sono preoccupate. Quel che è successo a una potrebbe accadere a tutte. Alcune pensano che se avessero saputo, di lui, dei suoi precedenti, sarebbe stato più semplice per loro evitarlo e difendersi. Per questa ragione un gruppo di tassiste, che ha deciso di chiamarsi “Preferenziale Rosa”, ha diffuso una petizione, già sottoscritta da 12.000 persone, rivolta al Presidente del Consiglio e al Prefetto di Roma, in cui è descritta la richiesta di un Registro Pubblico che contenga “nomi, foto e dati degli stupratori”.

Mi occupo di violenza sulle donne da molto tempo e ho qualche obiezione in proposito. Primo: come potrebbe una persona che non è stata condannata, con sentenza definitiva, essere schedata in un registro pubblico? A meno che non si ritenga di voler inserire in questo registro anche persone che sono state semplicemente accusate a ancora non condannate o addirittura neppure processate. Del tizio che ha stuprato la tassista non si sarebbero potuti in ogni caso registrare i dati, perché esiste il rispetto della privacy e se anche potrà sembrarvi troppo crudo quello che ho da dire, rispetto quel che comunica chi ama toccare solo molle emotive, il punto è che diffondere nomi e foto di qualcuno, regalandogli una gogna eterna, durante e dopo il tempo in cui egli avrà scontato la sua pena, alimenta semplicemente una fobia che si trasforma presto in linciaggio pubblico nei confronti di chiunque somigli anche solo vagamente all’accusato.

Nei paesi in cui il Registro Pubblico per i sex offenders è imposto per legge quel che succede è veramente atroce. La paura genera vere e proprie cacce alle streghe. Il volto o l’ubicazione di un uomo condannato e che ha scontato in carcere la sua pena sono comunque diffusi dappertutto e così si scatena l’isteria collettiva che a volte si traduce in aggressioni ai danni delle persone schedate e altre volte in un alibi che non permette di scoprire quali siano i veri criminali che, per esempio, in un dato giorno hanno stuprato una bambina o hanno aggredito una donna.

Il rispetto per le persone che finiscono in galera è dovuto perché si tratta di diritti umani. Perciò bisogna, a mio avviso, cercare di immaginare soluzioni che mettano al sicuro le donne senza violare diritti che anche ad un condannato devono essere garantiti.

Per prima cosa, viene da chiedere, perché non pensino di dotarsi di sistemi di autodifesa. Potreste chiedere che sia inserita una mascherina che separa il tassista dal cliente, con sistemi di chiusura centralizzati che consentono al cliente solo di entrare e uscire o, al massimo, pagare dal piccolo finestrino che è l’unico mezzo per poter comunicare col tassista. Lo fanno in altre nazioni e potrebbe essere un’idea, per tutti e non solo per le donne.

Poi c’è da capire da dove viene quel tipo di violenza. Perché si ritiene che una donna possa essere felice di diventare l’oggetto sessuale di uno stupratore? Che genere di vita sessuale aveva quell’individuo? Qualcuno gli avrà spiegato che se non è consensuale è stupro? Gli avranno spiegato qual è la differenza tra capacità di seduzione, accettando il fatto che può arrivare un rifiuto, e cieca violenza per prendere quello che gli serve? Perché è sul tasto della cultura che bisogna battere. E’ di prevenzione che bisogna parlare. La parte repressiva, tanto severa fino ad arrivare alla lesione dei diritti di ciascuno, siete davvero convinte che sia utile e risolutiva? Perché io non ne sono convinta affatto. Invece penso che sia opportuno chiedere, insieme, che si pratichi educazione sessuale e al rispetto dei generi nelle scuole. Bisogna spiegare ai ragazzi e alle ragazze cos’è il sesso consensuale e quale no. Serve spiegare cosa vuol dire rispetto dell’autodeterminazione altrui.

Perché se non si spiega questo, se certi uomini dovranno solo aver paura di un deterrente richiesto con la convinzione che tanto possa scoraggiarli, io credo che non si arriverà ai risultati sperati. Quindi vi prego, per voi stesse e per tante altre ancora che hanno subito o rischiano di subire la stessa violenza, pensate semplicemente che non potete trasformarvi in ronde senza licenza, con gli occhi aperti, mentre state di pattuglia, per individuare qualcuno servendovi di una foto probabilmente scattata prima che il tizio è finito in carcere.

Chiedete a chi vive nei paesi in cui il Registro Pubblico, come la castrazione chimica o la pena di morte, tutti strumenti repressivi e di destra, se il numero di stupri è calato. Io so che non è così.

Perciò siete certe di aver considerato la soluzione giusta?

[Già pubblicato su Il Fatto Quotidiano]

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