Bis. Bise. Bisessu. Bisessuale. C’è voluto un po’ per dirlo, perché non mi piacevano le etichette e perché non avevo voglia di autodefinirmi, di essere così incerta. Ché poi, in realtà, incerta non lo ero affatto. Lo erano altri o altre. Lui che amava sentir raccontare di avventure con altre donne perché pensava di poterci stare in mezzo, tra due donne, lì per lui. Oh, quanto si sbagliava. Quanto si sbagliavano quelli che pensavano che non eravamo in grado di godere senza un cazzo. E poi c’era lei che quando le parlavo del mio rapporto con un uomo preferiva non sapere, negava quel pezzo importante della mia vita, la infastidiva. Chiedeva solo: “ma come fai?”. Chiudo gli occhi e mi faccio trasportare dall’olfatto, la pelle, la chimica, l’attrazione che non esiste solo in base ad alcune eguaglianze o differenze. Succede. Tutto qui.
Ho provato a conciliare le due cose, perché con uno mi mancava l’altra e viceversa, ma quando li ho fatti incontrare, ingenuamente pensavo potessero sentirsi uniti dall’amore per me, e invece. Si comportavano da rivali. Gentili in apparenza ma senza un grammo di reciproca attrazione. Come potevo restare insieme a due persone che non si piacevano l’un l’altra? Come se io fossi il centro dell’universo. Se entrambi piacciono a me loro devono piacersi. Stupida ed egocentrica convinzione, coltivata senza fare attenzione alle ferite che infliggevo a lei o a lui. Gelosi. Erano tanto gelosi. Chiedevano chi mi piacesse di più, se a letto era più brava lei o lui. Dicevo “è diverso”. Si ma, diverso come? Diverso, fattelo bastare. Ed ero infastidita perché dentro di me tutto era così chiaro.
Che io lecchi una fica o un pene per me è lo stesso. Com’è possibile? – chiedevano. Lo è, possibile. Eccome se lo è. Poi cominciai a capire che non potevo essere presuntuosa quanto a volte mostravano di esserlo loro. In fondo era un po’ la stessa cosa. Cercavano di schematizzarmi e io li consideravo un po’ sbagliati perché involontariamente veicolavo stereotipi duri a morire. Di lei pensavo che se solo avesse voluto si sarebbe fatta anche piacere un cazzo. Di lui pensavo che se fosse stato un po’ più furbo avrebbe smesso di ritenere una lesbica come un corpo estraneo. Se chiudi gli occhi le mani sono identiche, o no? Invece no, dicevano, il fatto che lo sia per te mi ferisce, mi ricordava lei. Di lui ascoltavo meno le lamentele perché gli bastava avermi a letto e succhiarmi pelle e liquidi e riteneva di essere tutto quello di cui avevo bisogno. Dopo di lui il nulla.
Mi divertiva un po’ la loro competizione, perché davano il massimo, mi adoravano, baciavano, leccavano, fino a non avere più fiato né saliva. Erano in grado di farmi avere decine di orgasmi, uno dietro l’altro, immaginando di toccare limiti che l’altr@ non avesse superato. Poi cominciai a divertirmi molto meno. Il mio corpo era diventato un terreno di battaglia e chiesi a entrambi perché non si incontrassero a far la guerra da soli e da qualche altra parte, e dato che sentivo di dover assumermi le mie responsabilità dissi addio a entrambi. Addio, per sempre.
Il mese dopo stavo con un uomo e provai a restare fintanto che non riuscii più a ignorare la mancanza, di lei, di una donna, di quello che solo lei sarebbe stata in grado di darmi. Lasciai lui e mi concentrai in un rapporto esclusivamente lesbico per un paio d’anni. Anche lì non ho più resistito, nonostante la tradissi con alcuni amanti che tappavano le falle e compensavano il mio bisogno. Dovetti ammettere che oltre ad essere omosessuale io ero poliamorosa, o non saprei. Forse egoista? Incontentabile? Che diamine mi passava per la testa? Come era possibile essere così indecisa, incerta, rischiando di essere infelice per tutta la mia vita?
Un idiota, una volta, disse per scherzo che avrei dovuto cercare una trans non operata, secondo lui sarebbe stato un utile incrocio tra le due parti. Per poco non gli mollai un pugno. Gli diedi solo un buffetto sulla guancia e gli afferrai le palle con le mani. Tu pensi che se ti fai crescere le tette e tieni questo coso io sarò davvero soddisfatta? Di te non prenderei niente, per esempio, perché mi fai schifo all’infinito. Il tuo cazzo non mi è utile in alcun modo. Prova a sventolarlo altrove.
Che cosa sono io? In tanti hanno fatto a gara a dirmi che restavo in una fase di transizione. Amiche lesbiche dicevano che non avevo abbastanza coraggio per schierarmi. Amici uomini dicevano che ero solo una turista del sesso lesbico ma prima o poi sarei tornata da papà. Alcune persone mi definiscono Queer. Come faccio a cercarmi e trovarmi se devo combattere contro una serie infinita di stereotipi? Ho sempre avuto grande difficoltà a restare da sola, perché continuavo a passare da un paio di braccia all’altro. Poi incontrai un’altra come me. L’ho riconosciuta subito. Potevano spartirci l’amore per un uomo o un’altra donna. Ma eravamo troppo gelose l’una dall’altra. Durò un anno, più o meno.
Mi consegnai, armi e bagagli, ad un uomo che non rappresentò una resa. Mi disse che non sarebbe stato geloso delle mie uscite lesbiche. Per strano che fosse in realtà capivo che lui non si sentiva messo in discussione. Nella scala gerarchica delle relazioni sessuali un uomo è sempre più temibile di una donna. Le stesse lesbiche dichiarate con le quali ho avuto una relazione, non tolleravano che io andassi con un uomo. Lo giudicavano un tradimento fisico, morale, quasi una sorta di perversione. Per lui, invece, andare con una donna significava concedersi un capriccio. Lo eccitava. Lo eccitava la mia sensualità, la mia varietà di metodi di seduzione. Lo eccitava sapermi sapiente in più modi e sapermi corpo a corpo con un’altra e poi poter prendere di me tutto, inclusa l’epidermide che le altre mi lasciavano addosso.
Sono rimasta con lui per tanto tempo perché ci piacevamo, molto, avevamo interessi comuni, ci sentivamo complici e lo eravamo per davvero. Poi fu lui a lasciarmi, convinto com’era del fatto che io fossi comunque infelice. Disse che non si divertiva più e dovevamo fare un passo avanti, fare un figlio, sposarci, forse, e io non ero pronta, e non lo sono neanche adesso. Sto ora con una ragazza, più giovane di me, che ama il mondo e sa di meraviglia. Mi ama, mi cerca, e la nostra intesa sessuale è perfetta. Fino ad ora non le ho detto che qualche volta faccio sesso con uomini, vecchi partner per lo più perché di conoscerne di nuovi non ne ho voglia. Lei non capirebbe, così come non hanno capito altre. E sto con lei, finché andrà bene. Finché ci ameremo senza essere oppressivi l’una nei confronti dell’altra. Finché anche lei, maledizione, non mi chiederà in moglie o qualcosa del genere. Di tutto quel che ho vissuto e ancora vivo quel che davvero non era e non è semplice per me accettare è il fatto che le convenzioni siano diventate così importanti per chiunque. Opporrò una sfida. Potrò prendere in moglie e in marito una donna e un uomo? Contemporaneamente? Ditemi di si. Altrimenti ciao.
Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.
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Bellissimo non avere limiti nella scelta … bella storia
Come capisco la protagonista di questa storia… sarebbe bello poterci fare una chiacchierata!
Pensavo fossero invece rare le persone che la capiscono davvero. Chiacchiera con me.
Bisessuale mi pare chiaro che tu lo sia. Poliamorosa… be’, quello che desideri (sposarti con un uomo e una donna) potrebbe essere poliamoroso. Ma quello che stai facendo adesso (tradire la tua ragazza) non lo è di certo. Quindi al momento no, non sei poliamorosa, ma potresti diventarlo se scegliesti di cercare di perseguire quel sogno con coerenza.
Dimmi chi è questa donna che la sposo io! Dove si trova?! Devo parlarci!!
La capisco perfettamente, profondamente, totalmente! Articolo incantevole.