Contributi Critici, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

L’addio di Barbara

Pubblico qui questo eloquentissimo intervento che commenta la decisione di Barbara Spinelli, l’ennesima, presa senza tenere conto di chi l’ha votata, del progetto che diceva per se’ prioritario, della persona che ha mollato lì, e mi riferisco a Marco Furfaro, pur avendo lei promesso che non avrebbe accettato l’incarico di parlamentare, per non parlare di quella vicenda che è bene ricordare con un po’ di ironia, così come è tipico di Paola Bacchiddu, che riguardava un tal bikini che fu descritto come il principale problema per la Lista Tsipras. Felice di essere stata allora al fianco di Paola, assieme ad Angela Azzaro, Elettra Deiana e tante altre persone. Perché alla fine di tutto, quel che dovrebbe sempre contare, anche e soprattutto in politica, sono i legami umani. Le persone lasciate indietro quei legami li hanno coltivati e ne hanno avuto cura. Barbara Spinelli può dire altrettanto?

Vi lascio allo scritto di Elettra. Buona lettura!

>>>^^^<<<

L’addio di Barbara

di Elettra Deiana

Non voglio dire nulla sugli esiti odierni della vicenda umana e politica di Barbara Spinelli, che dice addio all’area politica che le ha consentito di arrivare all’Europarlamento. Ho provato della stima per lei quando scriveva i suoi infiammati articoli su Repubblica, contro la supponenza nordica della Troika e il declino delle grandi promesse dell’Europa unita. E anche ammirazione ho provato allora per quel suo stile un po’ profetico e visionario, che avrebbe dovuto scuotere le coscienze europee e risvegliare la forza di una nuova politica ispirata a grandi principi di giustizia sociale e democrazia. Ma questo non succedeva, pensavo io, perché il canone del neoliberalismo aveva ormai scavato nel cuore del vecchio continente, alimentando soprattutto una formidabile attitudine umana ad adattarsi allo stesso canone. E a lasciar perdere chi si perdeva. Ma quegli editoriali erano comunque un segnale di intelligenza critica, di vigilanza democratica. Chapeau, pensavo. Ma evidentemente le cose non stavano solo così.

Tutta la gestione della campagna per le elezioni europee condotta dalla lista unitaria “L’Altra Europa per Tsipras” mi ha messo di fonte a una Barbara Spinelli sconcertante, compresa di sé come raramente succede, espressione di una fenomenologia politica elitaria, così poco orientata all’empatia, alla capacità di scambio umano, alla voglia di tener conto delle ragioni altrui che ha superato quello che un po’ in verità mi aspettavo. Mi è servito però avere lo sguardo ravvicinato sul personaggio per convincercmi di una cosa di cui sono convinta da tempo. Una nuova politica di sinistra è cosa difficile da mettere al mondo, perché va costruita con materiale nuovo, che nasca dalla fatica del fare i conti e del parlare della e soprattutto con la durezza dei problemi incarnati dell’oggi.

Che affronti le difficoltà inenarrabili, le contraddizioni, gli scarti dell’oggi, non le memorie ancorché nobili dell’altro ieri, con le mani sprofondate nelle cose dell’oggi e l’occhio però capace di guardare al futuro. Utilizzando strumenti e materiali di ogni tipo, anche del passato, ma solo come materiali, nient’altro che materiali. E soprattutto con l’entusiasmo di una sfida che il tempo della vita rende possibile.
Il solipsismo intellettuale non serve a niente. Al più a chi vi si abbevera.
Ho scelto di non scrivere nulla neanche dell’increscioso episodio di cui Barbare Spinelli si è resa responsabile nei confronti del mio amico Marco Furfaro, che è un giovane attivista che stimo moltissimo. Temevo, già prima che la scelta di Spinelli di andare al Parlamento fosse annunciata, che la cosa sarebbe successa.

Quest’ultima scelta, di abbandonare la sua area di riferimento italiano, non me l’aspettavo. Ma forse soltanto perché di Barbara Spinelli ho perso nel frattempo le tracce. Non scrivo altro, perché è una storia così. Deprimente come altre, troppe storie di quella politica che riesce solo a campicchiare esangue e autoreferenziale ai lati della vicenda umana.

Leggi anche:

#Spinelli in Europa: così muore un progetto politico!
#Spinelli: fai sapere alla base di che morte devono morire!
Quella “sinistra” moralista: Paola Bacchiddu demansionata per un bikini!
Il “corpo a corpo” con il capitale – risposta a Cristina Morini – di Mario Gamba
Sarai libera di essere conformista! (che culo!) – risposta a Cristina Morini
Un corpo a corpo – di Elettra Deiana
Il corpo è mio o non è mio? Risposta a Ida Dominijanni – di Angela Azzaro
Libertà (evitare le crociate di liberazione delle altre donne, please!) – di Valeria Ottonelli
Davvero il corpo è mio ma non è mio?
Paola Bacchiddu e il “bene” superiore del partito!
Paola Bacchiddu, c’era una volta un bikini che indignò le moraliste
Le critiche ai culi scoperti e il femminismo moralista
Ce lo chiede l’Europa: “Il corpo è mio è ci faccio quello che voglio io!” – la campagna di solidarietà per Paola Bacchiddu.

5 pensieri su “L’addio di Barbara”

  1. Abbandonare il gruppo ad un anno di distanza dall’elezione e senza dare le dimissioni che erano promesse sin dall’inizio è veramente la cigliegina sulla torta! però un pò se lo merita tutta la sinistra ….ma perché bisogna per forza candidare qualcuno con un nome “grosso” tipo lei (o il Moni Ovadia che correttamente si dimise)? ma possibile che anche nella sinistra dipinta come “estrema” dal mainstream si debba sempre cercare il “lider maximo”???

  2. Purtroppo queste persone non possono essere i nostri portavoce, perché, opinioni politiche a parte, sono maturate nello stesso humus dei loro avversari; come accaduto in tutte le epoche (basta guardare al Gruppo di Bloomsbury), i membri dell’intelligentsia di turno raramente hanno sperimentato/desiderato sperimentare le ragioni profonde che portano tante persone comuni ad abbracciare gli ideali di cui si fanno coltissimi, ma elitari portavoce.

  3. Scusate se vado contro corrente… e lo scrive uno che la Lista Tsipras l’ha votata… ma la prossima volta imparano a non prendere per i fondelli elettrici ed elettori. Candidare A perché personaggio noto per attirare voti, imponendogli poi di “abdicare” in favore di B è stato a mio parere poco corretto nei confronti dell’elettorato e non riesco a essere deluso dal fatto che il giochetto si sia rivoltato loro contro.

    Se vuoi che sia eletto Furfaro, candidi Furfaro, non candidi Spinelli.

    1. Su questo sono d’accordo: francamente mi sentirei offeso da una poltrona ottenuta solo al traino di un pesce grosso: come farei a parlare in nome e per conto di elettrici/tori che non sanno chi sono e non mi hanno votato?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.