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#Sessista – E se la reputazione in gioco fosse la sua?

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Teniamo tanto a questa cosa. Si può chiamare onore, reputazione e sono ragioni per le quali si interviene a tutela o addirittura in via preventiva. Mia madre sorvegliava la mia reputazione prestando orecchio tra i pettegolezzi dei vicini e soprattutto delle vicine. Mio padre aggiungeva il suo onore al mio, ovvero quel che riguardava me riguardava di riflesso anche lui. Il mio onore da salvaguardare per salvaguardare il suo e quello della famiglia.

La reputazione in un paese di provincia si perde proprio presto. Basta che si sparge la voce che tu hai fatto un pompino a un compagno di scuola, o che il tizio è riuscito a strusciare il cazzo sulle tue tette. Girano ambizioni alla Pierino nel bel mondo di provincia e a volte, chi lo sa, anche nelle grandi città.

Il mio onore volò via quando strizzai il pene di un tizio che prese la mia mano e se la posò sul suo affare. Subito dopo la mano poggiava sul bagnato. Un po’ come aprire un rubinetto. Poi me ne fu rubato un altro po’ quando presi a pomiciare dietro l’istituto delle medie. Uno più grande era venuto a prendermi che ero in terza media. Prendermi significava proprio prendermi. Era letterale. Io non sapevo da dive cominciare. So solo che anche lui mi fece toccare il pene e anche in quel caso la cosa durò poco.

La parte rimanente di reputazione andò persa quando a cosce aperte mi trovarono i compagni nella casetta di campagna in cui avevamo fatto la pasquetta. Non era chiuso a chiave. Ma io gli dissi di non smettere. Poi si seppe che a me piaceva farmela leccare e quasi facevano la fila per morderla e assaggiarla. La figa liberata era senza un briciolo di reputazione e io so che avrei dovuto chiedere scusa a mio padre ma non era mica colpa mia se lui si era fissato sul fatto che il suo onore dipendesse dal grado di apertura della mia vagina.

Su questa cosa della reputazione si gioca ancora adesso. Se non fai questo metto la tua foto nuda online. Se non fai quello posto quel video su youtube. Ma chissenefrega, dico io. Non vi sentite meglio, senza orpelli e costrizioni, se ad un certo punto vi è dato il potere di poter dire, quella lì sono io, che cazzo vuoi? Anzi, che figa vuoi? Pensate a come funziona la storia ribaltata, se ci mettessimo a fotografare uccelli, per grandezza e varietà, palle piccole, enormi, che strisciano o che si ritirano alla lavata. Pensate a come potrebbe essere liberatorio un giorno dire: embè? Si, ci sono stata, e ho visto il tuo pene.

E via a riempire il web di foto e video del suo culo peloso, del suo cazzetto moscio, di quelle palle senza significato. Giù a fare il video della prestazione più imbranata che ci sia. Di quello che la cerca e non la trova. E tu che sai che c’è un microfono che ascolta farai sentire che lì no e lì nemmeno, pirla hai beccato il materasso e stai scopando solo con quello.

Pensate a mettere online le smorfie di questi presunti maschioni che dicono in giro di farci vedere le stelle e poi chiudono gli occhi, strizzano le cosce, muovono i piedini come fossero pinne acquatiche e aprono la bocca in un lamento che può diventare un urlo o un grugnito a seconda delle circostanze. E siete belli voi, razza di idioti, quando vi mostrate in video. Sorridi caro, facciamo un primo piano del massimo della tua erezione così combatto stereotipi con stereotipi. Perché è l’unico argomento che conosci, finchè non la smetterai di ricattarmi per le mie prestazioni sessuali e non capirai che quello che faccio io è affar mio e non sono affatto cazzi tuoi, non lo puoi fare, non ti puoi permettere.

Orsù fanciulle, che ormai avete il cellulare pure a 10 anni, e se qualcuno si avvicina fate un click e così tenete in serbo le prove per quando vi serviranno, perché è possibile che possano servirvi. E allora finirà la storia che la reputazione di una donna va a gambe all’aria se, per l’appunto, apri le cosce e per una cavolo di volta godi.

Dunque pensa a quel che in assoluto gli uomini e ‘sti ragazzini stronzi, cioè quelli che sono machisti alla prima chiamata, temono di più. Quel che non tollerano è che si metta in discussione la loro virilità. Sapete che una volta ho sventato un quasi stupro, di uno che mi aveva chiuso in bagno in una discoteca e quando non ho più capito cos’era meglio fare mi sono messa a ridere? Ridevo e ridevo e quello mi guardò come se fossi pazza, strega o posseduta. Avrebbe potuto farmi a pezzi ma gli si ammosciò e allora se ne andò via.

Una risata, credo, possa seppellirli, maschilisti, stupratori, coglioncelli d’ogni risma, dicendo chiaro e tondo che della reputazione non ce ne fotte niente. Piuttosto a voi, dite, quanto vi frega della vostra?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente casuale.

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