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#NoExpo #Milano – “Prendiamo ‘sta stronza, arrestiamo ‘sta puttana”

arrestatelaputtana

Mi arriva la segnalazione di Giulia che mi dice un po’ di cose che cerco di sintetizzare. A lei non è piaciuto lo show delle tute nere. Non le è piaciuto vedere quel tale lanciarsi tra le fiamme per salvare la macchina. Mi dice, manifestando dissenso rispetto ad altre opinioni, che secondo lei c’è poco da capire. Non fa sconti. Non è per attaccamento alle cose, non per indignazione populista, ma ci siamo già passati, dice, e questa cosa non ha portato a niente. Chi sarà individuat@ e arrestat@ si beccherà l’accusa di devastazione e saccheggio che prevede fino a 15 anni di carcere. Come se non bastasse c’è che se fino a un paio di settimane fa si parlava della tortura che i poliziotti hanno inflitto a Bolzaneto e dell’introduzione di quel reato nel nostro codice penale, invece ieri erano tutti a invocarla, Bolzaneto, anzi di più. Perché il voyeurismo prende da due parti diverse. Da un lato c’è quello che Raimo, su l’Internazionale, chiama Pornografia della devastazione, Riot Porn, sostenendo che il riot è diventato oggetto di consumo al pari di qualunque altra esibizione pubblica.

E’ parte della società dello spettacolo e attrae il pubblico più delle ragioni di chi manifesta. Ecco perché i media inseguono la tuta nera invece che chi manifesta con i soliti, noiosissimi, cartelli e striscioni. Dall’altro c’è chi sta sugli spalti, come un qualunque ultrà, a tifare per la polizia e non solo. Vorrebbe che la polizia soddisfacesse un bisogno di sangue che devia il porno verso lo splatter. Il Torture Porn. E vi basta vedere quel che hanno scritto ieri su twitter per capire che c’è chi avrebbe pagato per vedere un po’ di sangue. Allora Giulia dice che è assurdo combattere contro il capitalismo diventando oggetti di consumo – e io su questo ho un po’ di argomenti per ragionare di comunicazione e complessità – perché, secondo lei, per essere coerenti, se c’è chi dice che va bene sfasciare la vetrina di una banca poi c’è la parte che preme più per ottenere il consenso indignato delle masse che dirà che i “poveri”, malstipendiati eccetera eccetera, poliziotti hanno ragione di pestare in piazza i “figli di papà”. Si spiega il conflitto di classe in forma Pasoliniana, insomma, alla faccia di tutte le persone precarie che sono oggetto di repressione quando rivendicano diritti e non hanno né reddito né casa. Circa la precisione con cui abbiano contabilizzato il reddito dei manifestanti in black c’è ancora da riflettere perché se applicassero la stessa capacità per beccare gli evasori delle tasse o gli usurai, legalizzati o meno, forse l’Italia avrebbe una chance in più di non finire in bancarotta.

Spezzone http://noexpopride.noblogs.org
Spezzone http://noexpopride.noblogs.org e altri modi di manifestare

Giulia dice però che non va bene per niente, che manca l’elaborazione politica e che quello che è successo ieri ci riporta indietro, ci obbliga di nuovo a restare schiacciati tra i pro e contro la “violenza”, assumendo che protagonisti della giornata siano le tute nere e non gli argomenti e i contenuti che si volevano portare in piazza. Perchè i contenuti sono spariti. Per responsabilità di chi? Si chiede Giulia. Non per quelle entità nomadi che fanno riot, vestiti e rivestiti in due secondi e poi in fuga. Non per chi si indigna e passa il tempo a far sparire contenuti e rivendicazioni perché i neri sono utili al potere. Ma per un insieme di elementi e responsabilità che bisogna assumersi collettivamente. Forse non ci siamo spiegati bene, scrive Giulia. Forse non abbiamo detto che pur non scandalizzandoci per i riot in Turchia, in Grecia, qui, c ‘é da capire in quale contesto si inseriscono e l’utilità che ne verrà tratta.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che non solo si legittimano machismi a go’ go’, ma in particolare si svela il volto cameratista e patriarcale che attraversa le forze di polizia. Non per nulla per fermare una ragazza si dirà “Prendiamo ‘sta stronza, arrestiamo ‘sta puttana“. Perché nel caso della ragazza che attraversa la piazza, qualunque sia il modo in cui sceglie di farlo, c’è da dire che si scontra con quella mentalità puramente patriarcale che divide le donne in sante e puttane. Dunque la santa sta a casa o è la vittima che il prode cavaliere salverà, godendo di gratitudine eterna of course, e quella che scende in piazza a sfidare la sorte è una puttana. Allora viene fuori l’altro elemento di contraddizione del quale in questo blog si parla spesso. Se le polizie sono attraversate da questi umori sessisti come sarà possibile per le donne che subiscono violenza, dentro e fuori casa, affidarsi a costoro?

Il video del fermo alla ragazza è QUI e bisogna dire anche che su questo fermo in rete si è ricamato un po’. La ragazza fermata ad un certo punto, per fare del sarcasmo, parla di sesso selvaggio in cella. C’è chi ha voluto crederle e la sta sputtanando in rete, nel senso che si insiste con la versione che la etichetta come una “puttana”. Perché la faccenda sta proprio e sempre così, per quanto non si richiedano sconti o privilegi particolari per il fatto di essere donne, si può pretendere però che a questi signori in divisa si insegni che quando compiono fermi, così come è avvenuto in passato o come ricordiamo è avvenuto anche a Genova, ci risparmino i loro giudizi di parte, a volte un pochino anticentrosocialisti e un po’ maschilisti. I giudizi sessisti e il manganello, care guardie, teneteveli per voi. E questo è quanto.

—>>>Per chi volesse sapere che altro è successo alla manifestazione e per chi volesse ascoltare un’opinione diversa vi segnalo questo video.

Leggi anche:

#NoExpo #Milano: l’analisi del giorno dopo

#NoExpo #Milano: rivoluzionari o briganti?

10 pensieri riguardo “#NoExpo #Milano – “Prendiamo ‘sta stronza, arrestiamo ‘sta puttana””

  1. il testo del video

    da Eleonora Cirant
    Eravamo decine di migliaia al corteo di Milano
    decine di migliaia eravamo, oggi primo maggio 2015
    festa dei lavoratori e delle lavoratrici
    Da anni a Milano ogni primo maggio per dire no
    al precariato, allo sfruttamento, al potere della finanza e delle multinazionali
    per dire sì al diritto
    al lavoro dignitoso, al lavoro non alienante,
    alla casa, a ricevere cure nel bisogno, alla trasmissione del sapere, alla cultura.
    Oggi, primo maggio 2015
    eravamo a decine di migliaia
    per dire No Expo
    Per denunciare che Expo è
    lavoro precario, lavoro che toglie dignità
    è tutto ciò che non vorremmo nel presente e nel futuro.
    C’era un popolo, forse.
    E c’era anche qualche centinaio di adolescenti frustrati e rabbiosi
    ma rabbiosi di una rabbia senza sbocco
    la rabbia provocatrice e autolesionista
    di chi non ha strumenti né argomenti.
    Incappucciati di nero, come squadre che sollecitano ricordi raccapriccianti
    figli e figlie di famiglie borghesi
    Ragazzini che gli piace giocare alla guerra, per sentirsi
    virili
    importanti
    visibili
    Che grandi machi! Domani torneranno nelle loro stanzette, tra Ipod e tostapane
    con mamma che gli lava le mutande e gli stira la maglietta.
    A noi rimane
    un’occasione persa,
    e i nostri contenuti sparpagliati tra i cocci delle vetrine di qualche banca
    (le assicurazioni pagheranno e in due giorni sarà tutto come prima).
    I cocci di una parodia di guerriglia urbana
    che di rivoluzionario non ha nulla
    ma proprio nulla.
    Questi soggetti sono funzionali al potere dei media e alla casta politica economica nel cancellare le nostre ragioni e ridurre ulteriormente le libertà.

  2. Ho seguito i telegiornali in questi giorni e con la ripresa della vecchietta che aizza la polizia alla violenza contro i black block, ho perso il filo del discorso… A cosa manifestavano? A cosa ci si ribellava che io, pur cercando su internet, non l’ho ancora capito? Cioè, lo so, ma mettere in primo piano solo la violenza e la crudeltà senza capire cosa ci sia di fondo nella manifestazione, mi sembra un pò di parte….

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