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Sono cicciona, brutta, ma vado a testa alta

Opera di Fernando Botero
Opera di Fernando Botero

Io sono sempre stata grassa. Ero cicciotta già da piccola e l’adolescenza non mi ha aiutata a stare meglio. La cosa strana era che nei miei sogni ero magrissima, mi sentivo splendida e se non mi guardavo allo specchio riuscivo a immaginare che fosse così. Poi c’era lo specchio umano, anche più crudele rispetto a quello che vedi appeso alla parete. Qualcuno ti dice che sei grassa, che hai la faccia da maiale, che al massimo sei buona a fare pompini.

Non so perché, o forse si, ma quando avevo 13/14 anni avevo questa propensione a farmi umiliare. Lo ritenevo persino giusto. Che altro potevo aspettarmi, io grassa e brutta, da chi sembrava avere un aspetto assai migliore del mio? Ho smesso di farmi mortificare quando un ragazzo, così, per divertimento, mi disse che dovevamo fare un gioco. Non ho memoria a sufficienza per dirvi tutto quello che mi ha proposto ma so per certo che sono finita con un bastone infilato nel culo.

Cosa mai mi era venuto in mente di ascoltare le chiacchiere sadiche di quell’idiota non saprei. Mi venne in mente che fosse una cosa che dovevo sopportare, perché altrimenti non mi avrebbe accarezzato, baciato, restituito qualche attenzione. Mentre crescevo mi sono resa conto di piacere ai vecchi. A quelli non importa se sei grassa o magra. Purché respiri e ti concedi a quei lascivi sguardi, alle parole volgari, per loro va sempre bene. Ce n’era uno che stava vicino casa mia. Un giorno mi chiamò con una scusa e io pensavo che dovesse dirmi qualcosa di importante da riferire a mamma. Invece cominciò a toccarmi e io pensai perfino che fosse una fortuna che lui mi guardasse in quel modo. Avevamo 65 anni lui e 16 io.

Mi ritrovai a sentirmi in colpa, zitta, immobile, mentre lui si spalmava sul mio corpo, scoprendo i seni e quando si sbottonò i calzoni vidi quel coso moscio, con quelle palle penzolanti, e lui voleva che mi appassionassi alla sua carne. Non durò molto e io non dissi niente a nessuno. Alla fine mi diede un biscotto e qualche soldo, per comprarmi cose belle. Così disse. Tornai da lui un altro paio di volte, immaginando perfino di farmelo piacere, ma era un altro modo di disprezzare il mio corpo. Non sentivo niente. Non sapevo com’era un orgasmo. Non avevo mai ricevuto nulla più che attenzioni volgari.

A 17 anni e mezzo incontrai un 40enne. Brutto, tamarro, ignorante, uno di quelli che si occupa di agricoltura ma non si sposta mai dalla campagna. A lui serviva una donna in casa, perché sua madre era appena morta, e io, evidentemente, facevo al caso suo. Abbiamo fatto la fuitina, come si dice dalle nostre parti. Ci siamo sposati, io, che a malapena avevo finito la quarta superiore, smisi di studiare, restavo a casa a fare il mio dovere mentre lui andava dalle 4 del mattino fino alla sera a lavorare.

Ho avuto un figlio, ed è diventato la mia sola e unica gioia. Se non ci fosse stato lui mi sarei ammazzata prima dei venti anni. Con l’altra figlia la gravidanza andò male e la bambina mi morì in pancia. Per mio figlio io sono stata madre, amica, insegnante, confidente. Studiavo i suoi libri per aiutarlo, perché volevo diventasse indipendente. Speravo che da grande potesse essere in grado di scegliere. Io continuavo a leggere, perché mi è sempre piaciuto. Non scrivo bene ma so esprimermi meglio che posso. Negli anni ho pensato io agli affari di mio marito. I conti, le vendite, i contatti con i clienti e tutto quello che era burocrazia era affare mio.

Sapevo condurre un’azienda ma non avevo però ancora provato cosa fosse un orgasmo. Ho avuto poche persone amiche in vita mia. Mia cognata all’inizio faceva la dolce ma poi dalla sua bocca non uscì altro che veleno. “Sta cosa brutta” – mi diceva – e proseguiva dicendo che avrei dovuto ringraziare tanti santi perché suo fratello mi aveva preso in moglie. Poi sono diventata amica della fidanzata di mio figlio. Io sfacchinavo e nel frattempo l’ammiravo perché lei stava studiando, era bella e anche affettuosa. Mi veniva a prendere per andare insieme a fare la spesa. Cucinava assieme a me e mi ha rivolto più carezze lei di quante non me ne abbia mai date mia madre.

Un giorno mi disse che mi portava dal parrucchiere, perché secondo lei dovevo curarmi di più. Le dissi, scherzando, che la bellezza si era scordata di passare dalle mie parti e lei invece mi trascinò fuori e io la seguii per farle una cortesia. Dal parrucchiere mi consigliò di fare un taglio che valorizzasse un pochino i miei lineamenti. Grassa si ma almeno curata. Mi disse – “lavori tanto… e te lo meriti”. E io che avevo sempre risparmiato ogni centesimo per mio figlio, per mio marito, per le cose necessarie, io che andavo dal parrucchiere solo se dovevo partecipare a un matrimonio, mi guardai allo specchio e mi sentii ringiovanita.

Non ero più l’adolescente presa di mira dai bulli. Non ero la sprovveduta che si faceva toccare da un vecchio. Ero una madre di famiglia che portava avanti l’azienda, ero l’unica che sapesse maneggiare un computer, organizzai perfino una vendita online di prodotti tipici, eppure di mio, in quei terreni e in quei guadagni, non c’era niente. Potevo fare assegni, organizzare i conti ma non toccavo un solo euro senza il consenso di mio marito.

Grazie a mia nuora, che rispetto e adoro anche ora, io sono cambiata. Pensare che mi bastava solo un briciolo di attenzione. Pensare che avrei forse potuto scegliere diversamente, per quanto penso che la vita è fatta così. Ci sono vie da percorrere che sono strane e imprevedibili e se non avessi vissuto quelle esperienze non avrei avuto la gioia di crescere un figlio che mi ama e di conoscere una nuora che mi rispetta e mi vuole bene come se fossi sua madre.

Racconto questo perché leggo di ragazze e donne che hanno problemi con il loro peso. Io so di cosa parlano e so che rinchiudersi, abbassare le proprie aspettative, ti rende fragile e predisposta ad accontentarti anche di gesti orrendi. Ogni piccola cosa può sembrarti una buona attenzione, perché non distingui o non riesci a immaginare che a prescindere dal tuo peso tu comunque meriti di più. È giusto stare male per il peso, se non ti senti felice, ed è giusto dirlo, perché se lo nascondi ti infili dentro vie buie che ti portano a fare mille errori e a subire cose che non potrai mai raccontare a nessuno. Alzare la testa e dire che stai male è sempre meglio che restare a testa bassa a vedere la vita scorrerti attraverso.

Se io fossi stata più sicura di me avrei preso quel bastone e l’avrei dato in testa a quello stronzo e poi già che c’ero l’avrei usato per mettere in riga quel vecchio bavoso. Se fossi stata più sicura di me forse avrei comunque sposato mio marito che alla fine si è rivelato un brav’uomo. Non gli sono mai piaciuta. Il sesso tra noi è sempre stato un disastro. Gli serviva una donna di casa senza pretese e non aveva neppure messo in conto che io potessi essere intelligente. È stato lui a guadagnarci, ora lo so, e non io. Ma non mi fa mancare niente e io oramai sono una donna di mezz’età che non saprebbe dove andare e che altro fare.

Potrei scrivere tomi sul fatto che essere fragile agli occhi degli altri ti mette allo stesso livello dei pezzi di merda più pezzi di merda del mondo. Guardi con gli occhi bassi e se guardi giù non puoi fare altro che vedere vermi strisciare e merda che sarebbe meglio non calpestare. Solo ora cammino a testa alta, con i capelli colorati e il rossetto che mi piace tanto. Le vicine dicono che sembro una battona ma io ho mia nuora che viene da me, mi prende sottobraccio, e così attraverso la via facendo una pernacchia a chi mi ha sempre considerato niente. In fondo, anch’io posso dire di aver fatto la mia resistenza. O no?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente casuale.

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6 pensieri su “Sono cicciona, brutta, ma vado a testa alta”

  1. rifletto guardando me stessa.
    mi riguardo oggi e mi commuovo.
    ognuno fa il suo percorso, ma da sole non si attraversa nessun ponte. un evento o una persona sono necessari e questa storia ne è la riprova!
    grandissima la nuora 🙂

  2. “Non gli sono mai piaciuta. Il sesso tra noi è sempre stato un disastro. Gli serviva una donna di casa senza pretese e non aveva neppure messo in conto che io potessi essere intelligente. È stato lui a guadagnarci, ora lo so, e non io. Ma non mi fa mancare niente e io oramai sono una donna di mezz’età che non saprebbe dove andare e che altro fare.”

    Io credo che una donna a qualsiasi età non meriti di stare accanto ad un uomo che non ama e non ha mai amato. Hai tutto il diritto e le capacità per rifarti una tua vita, conoscere persone in gamba che ti sappiano apprezzare per le doti che hai, che da come hai descritto, non sono poche;) In bocca al lupo, un abbraccio! Claudia

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