Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Qual è l’approccio sbagliato per gli studi di genere nel medio oriente?

[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
Il titolo letterale di questo pezzo è “Come non fare gli studi di genere nel medio oriente“, e così Maya Mikdashi, autrice di questo articolo, spiega in dieci punti il perché non bisogna realizzare gli studi di genere in medio oriente senza tenere conto del fatto che ignorare una serie di elementi vorrà dire che si tratta di neocolonialismo, di un punto di vista occidentale, della donna bianca e occidentale, che viene imposto anche alle donne mediorientali. La traduzione è di Giulia, che ringrazio molto. Buona lettura!

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Uno: il gender non è lo studio di ciò che è evidente, ma un’analisi su come ciò è diventato evidente.

Due: prima di decidere di scrivere di genere, sessualità, o qualsiasi altra pratica o aspetto della soggettività in Medio Oriente, si deve prima definire quale sia esattamente l’oggetto dello studio. Essere specifici. Quale paese, regione, e periodo storico è oggetto del vostro studio? Inoltre, i termini “Medio Oriente”, “mondo islamico” e “mondo arabo” non si riferiscono allo stesso luogo, allo stesso popolo, o alle stesse storie, anche se i legami tra loro sono cruciali. Oltretutto, lo “stato” è un fenomeno relativamente nuovo in Medio Oriente. Per studiare economia politica di genere in Siria, per esempio, si deve essere consapevoli della storia ottomana e regionale che ha prodotto questa economia politica di genere nella zona che noi oggi chiamiamo “Siria.”

Tre: uno studio che parli di questioni di genere deve tener conto della sessualità. Allo stesso modo gli studi sulla sessualità non possono escludere le analisi di genere. Farlo sarebbe simile a studiare la politica e la storia del Partito Comunista Iracheno (ICP), senza riferimento al ruolo dell’ideologia o delle politiche socio-economiche dello Stato iracheno.

Quattro: Il genere è un aspetto della soggettività individuale e di gruppo. È anche una tecnica di governabilità – la produzione e la regolamentazione dei rapporti tra il corpo dell’ individuo, le popolazioni, e le strutture di potere e di quantificazione. Inoltre, gli studi di politica, storia, e diritto devono tener conto di genere e sesso, proprio come dovrebbero porre attenzione alla classe, la razza, l’economia politica e – in particolare – come tutti questi fattori interagiscono tra loro.

Cinque: Il corpo senza genere non esiste, proprio come non esiste il corpo senza classe sociale. Tale disarticolazione riproduce le false trasposizioni del corpo e della politica senza genere e del corpo e della politica senza classe. Questi a loro volta confermano il ruolo di sistemi normativi e pratiche politiche maschili come un qualcosa apparentemente “senza marchio” che assume valenza universale. Tale equazione nasconde che il genere non è qualcosa che si può porre fuori da noi. Non è una lente analitica che può essere messa e tolta secondo genitali e/o pratiche sessuali delle persone oggetto di studio. Quando un’attenzione al genere è limitata a persone di sesso femminile e/o LGBTQ in Medio Oriente, riproduce in realtà lo studio di come (altri) uomini trattano le “loro” donne ed i gay.

Sei: Evitare simbologie ed ampie generalizzazioni. A volte un hijab è solo un hijab, e talvolta non lo è.

Sette: Non date per scontato che la politica di genere o le preoccupazioni femministe riguardino un puro e semplice pacchetto familiare. Invece, permettete che la vostra ricerca espanda la visione di ciò che una “politica femminista” possa essere. Potrebbe essere, per esempio, che le proteste contro la ristrutturazione del mercato neoliberista in Egitto non siano comprese in un quadro politico globale che includa le nozioni di giustizia di genere. Come Saba Mahmood e Lila Abu Lughod ci hanno insegnato, le ipotesi del femminismo liberale su cosa costituisca una “politica femminista” o le “cause femministe” sono, nel migliore dei casi, imperfette. Nel peggiore sono esercizi di egemonia epistemologica ed il violento rimarcare di una struttura di diritti neoliberale e storicizzata. Inoltre, non date per scontato che ciò che chiamiamo “canone femminista” sia esaustivo o che non includa una serie di esclusioni, gerarchie, ed imperialismi. Dopo tutto Simone de Beauvoir, che ci ha insegnato che una donna non nasce, ma si costruisce, ha scritto anche in termini che oggi riconosciamo come “islamofobi” sulle donne “sotto” l’Islam in Algeria al tempo in cui questa era una colonia francese. Questo non significa che dobbiamo respingere de Beauvoir, proprio come sarebbe troppo facile condannare Hegel o Marx per i loro “punti di vista” sull’Africa. Piuttosto, è fondamentale (comprendere), per abitare criticamente ed indagare la realtà, che il canone occidentale era, ed è, costituito attraverso la produzione di una serie di “noi” e di “altri”.

Otto: So che questo è difficile da credere, ma l’Islam non può essere il fattore più importante, o anche uno dei fattori particolarmente importanti, quando si studia il genere nei paesi o nelle comunità a maggioranza musulmana. Ad esempio, studio il sistema giuridico libanese, concentrandomi sullo status personale, di diritto civile e penale, ormai da anni. Nonostante i modi intricati con cui questi interconnessi corpi di legge producano cittadinanza in Libano, ogni volta che discuto il mio lavoro, i miei interlocutori vogliono sempre sapere di più sulla shar’ia e la presunta “oppressione” delle donne. Queste domande arrivano sempre dopo una mia accurata spiegazione sul fatto che in Libano alcuni personali stati di diritto cristiani ed ebrei sono molto più stringenti, nella loro produzione e regolazione dei ruoli di genere, delle codifiche islamiche (che non sono la stessa shar’ia, a proposito). Inoltre, le leggi civili raggiungono più ampi “effetti di genere” rispetto a qualsiasi norma religiosa. Più in generale, l’Islam non è l’unica religione nella regione, anche se spesso i media mainstream ne parlano come fosse una superficie spessa che fa ombra a tutto il resto. Quando si interpreta un’azione come quella del picchiare le donne che non sono conformi ai “propri” ruoli di genere, cosa che può avvenire nei quartieri ultra ortodossi di Gerusalemme o nei quartieri conservatori di Riyadh, bisognerebbe leggere le due dimostrazioni di violenza, accadute in due luoghi differenti, in termini radicalmente diversi. Se non rifletti quando vieni a conoscenza di queste cose non stai scoprendo qualcosa che riguarda tutto l’Islam, ma stai leggendo un discorso che può essere compreso in quella grande cultura che è l’Islam.

Nove: Richieste di diritti di genere e giustizia di genere non sono una novità per il Medio Oriente, e neanche le lotte che ora leggiamo sotto il segno di “femminismo”. Infatti, una gran parte delle leggi spesso considerate oppressive per le donne ed il gruppo LGBTQ arabi e/o musulmani sono relativamente recenti. Sono state introdotte nella regione tramite il codice napoleonico, la codificazione ed il grande svuotamento della shar’ia nella storia moderna. Ad esempio l’aborto, a lungo considerato una questione di diritti delle donne nel mondo occidentale a causa della sua storia gemellata con il cattolicesimo ed il cristianesimo più in generale, non era illegale in tutto il mondo arabo fino alla nascita dello Stato nazionale. Alcune tradizioni fiqu (giurisprudenza coranica) continuano ad avere posizioni sull’aborto che le femministe americane dovrebbero desiderare di estendere agli Stati Uniti attuali. Inoltre, i giuristi fanno fatica a capire e promuovere nozioni “progressiste” delle relazioni tra sesso maschile e femminile e per fare spazio a persone di genere diverso nella regione. In realtà, studiosi come Paula Sanders ci hanno dimostrato che molti secoli fa, i giuristi islamici stavano sviluppando un sistema di alloggi per ermafroditi e persone di genere non binario nelle comunità islamiche.

Dieci: Non date per scontato di conoscere gli attori ed i fattori che incidono sul genere in Medio Oriente, o il ruolo produttivo che la vostra borsa di studio potrebbe giocare in questa dinamica. Istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e Human Rights Watch sono stati a lungo impegnati a normare l’eterosessualità e le famiglie eterosessuali, per esempio. L’insediamento israeliano in Palestina interviene anche nel tessuto di genere e sessuale della popolazione autoctona, come gli attivisti di pinkwatching (per info pinkwatchingisrael.com) ci hanno recentemente ricordato. Allo stesso modo, le invasioni e le occupazioni in Iraq ed Afghanistan si basano in parte sulla costruzione di piattaforme interventiste in nome delle donne e dei diritti LGBTQ. Altri fattori che influenzano la pratica del genere e della sessualità in Medio Oriente sono le innovazioni tecnologiche come la fecondazione in vitro, il viagra, la chirurgia ricostruttiva dell’imene, oltre alla cultura pop, la rapida trasformazione dell’economia globale, e la circolazione internazionale di persone, discorsi e merci.

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