Disforia ponderale: quando vuoi essere più magra e ti dicono che stai bene così!

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La battaglia antisessista è fatta anche di spinta all’accettazione del tuo corpo per quel che è. Come se il malessere derivasse dal mondo esterno, la cultura, lo sguardo maschile, questo è quello che alcune dicono, come se immaginarsi più magre o più rotonde, a seconda di come è la percezione che si vuole avere di sé, fosse di per se sbagliato perché se non fosse per il mondo fuori tutte noi saremmo ben felici di essere come siamo. In realtà la storia è molto più complicata di così. Non si può banalizzare e non si può arrivare ad una conclusione semplice quando si parla di quel che vuoi che sia il tuo corpo per te. Capita a volte che diventi perfino un tabù, come se ci si dovesse vergognare, del fatto di voler dimagrire, perché se tu fossi antisessista fino al midollo dovresti piacerti così, no?

Ma quel che riguarda i corpi non lo si può prescrivere come se ci si dovesse attenere ai comandamenti di una religione, perciò pubblico molto volentieri questo post scritto da Elena, perché abbatte un altro muro e forse darà ad altre la voglia e il coraggio di raccontarsi senza timidezze perché non c’è nulla di male e di sbagliato nel cercare di avvicinarsi il più possibile all’immagine che si vuole avere di sé. Così è per le persone trans e così dovrebbe essere per chiunque altr@. Buona lettura e se volete raccontarvi, anche su questo, la mail è sempre abbattoimuri@grrlz.net.

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Disforia ponderale

di Elena

Disforia ponderale sembra che me la sia inventata io, come definizione. Quando ti guardi allo specchio e la persona che vedi riflessa non è come quella che senti di essere, ma più magra o più grassa, quella sensazione lì come la chiami? Non è solo una questione di piacersi o non piacersi, ma proprio di dissonanza tra significato e referente, tra l’idea astratta e la rappresentazione reale; è come svegliarsi un giorno e scoprire che all’idea di libro non associate più tutti i volumi presenti nella vostra libreria ma, per dire, una scarpa: voi sapete che la scarpa non è un libro, tuttavia è quella la rappresentazione reale dell’idea di libro.

A me personalmente è capitato nel corso degli ultimi anni di aver visto il mio corpo virare verso un’immagine sempre più distante da quella che sentivo essergli propria. Sono alta 163cm e adesso peserò intorno ai 75, 76 chili. Ho smesso di pesarmi da più di sei mesi ormai. Ho l’addome gonfio, le cosce grosse, il sedere sembra più grande di quanto non sia perché ho una lordosi molto pronunciata, i miei fianchi sono diventati spropositati – li ho presi da mio padre, non sono mai stati larghi, non così larghi almeno. È vero, da quando il mio corpo è esploso soffro di binge eating e sono perennemente alla ricerca di un regime alimentare che mi sazi e mi tenga calma, altrimenti al minimo stress parte il bisogno di abbuffarsi fino a scoppiare.

Esploso: non so come altro chiamare un corpo che passa da 57kg a 68 nel giro di due mesi o poco più. Poi ci si è messo un ciclo di prednisone per la sclerosi multipla di cui soffro dal 2006, e da 68 sono arrivata a 73 come ridere: un gonfiore che non mi ha mai lasciata, idem per il doppio mento. Tre anni fa da 68 ero riuscita a scendere a 63, ma non so come ho fatto. Mangiavo meno di 1300 calorie al giorno e facevo più di un’ora di esercizio fisico tutti i giorni, drogata di endorfine.

Ma avevo tempo, era estate, non avevo in programma di dare alcun esame, stavo in casa o al più uscivo mezza giornata a fare un giro un paio di volte a settimana. I sacrifici che ho fatto per arrivare a 63 chili, con una dietista molto standard che una volta al mese esultava per il risultato anche se le dicevo che non sarebbe durata perché non conducevo uno stile di vita adatto alla quotidianità, quei sacrifici li ho bruciati tutti in poco tempo quando ripresi i corsi è ripreso lo stress, la mensa, la fatica, la non voglia di preparare la sera il pranzo per il giorno dopo, lo sconforto per non riuscire a tenere insieme tutti quei pezzi che andavano piano piano disgregandosi.

Di nuovo. Non reputo di aver mai seguito un’alimentazione così tanto sballata, finché non sono ingrassata. Ho cercato le risposte altrove anziché nel mio stile di vita nel momento in cui ho visto che anche stando alle istruzioni dei coach più esperti la mia situazione non cambiava di una virgola. Ho 32 anni, non 45, sono iperattiva e faccio almeno 30 minuti di esercizio fisico 3 o 4 volte a settimana. Corsa, aerobica, bici, potenziamento muscolare mirato, senza contare tutte le camminate che faccio anche solo per sfogare le energie in eccesso. Che motivi può avere il mio metabolismo per essere quasi a 0?

È vero, non sono sempre costante, ma non è un’interruzione di un mese ogni tanto o di una settimana se non ho voglia che può far danno. Ho cercato le risposte altrove perché ad un certo punto ho iniziato a sentire una presenza estranea all’interno del mio corpo, come se un meccanismo si fosse inceppato e non capissi di cosa si trattava. È un puzzle che sto ancora finendo di costruire. L’ovaio policistico pare porti un rallentamento del metabolismo basale, e uno. E poi la tiroide: ipotiroidismo cronico autoimmune (la tiroide cannibale), ma i valori secondo le scuole standard di pensiero sono ancora normali e quindi sì, può darsi che faccia più fatica a perder peso, ma che non riesca proprio a perderne non è da imputare alla tiroide – dicono. Dovrò sottopormi ad una gastroscopia per sospetto helicobacter e soffro di malassorbimento da 2 anni; ebbene, nemmeno queste due situazioni congiunte mi fanno perdere anche solo mezzo etto.

Ma il punto non è solo voler dimagrire, il punto è perché. Perché non mi sento io. Mi guardo allo specchio e non vedo quello che credo di dover vedere. È stato in altri momenti della mia vita che mi sono sentita giusta, che mi guardavo e anche se non ero perfetta mi andavo benissimo così. Persino nel 2009, l’annus horribilis, quando ero gonfia per i 4 cicli di prednisone in 6 mesi sapevo che sarebbe passata, come poi è successo. Quando ho smesso di fumare è iniziato il mio calvario. Da un lato mi sono sentita e mi sento sollevata e fiera di me per essere riuscita ad affrontare una tale impresa senza mai ricascarci una sola volta, e non tornerei indietro per nessun motivo al mondo; dall’altro ogni tanto mi succede di chiedermi se, magari, riaccendendone una ogni tanto… Ci sono stati dei momenti fugaci in cui sono stata persino gelosa di chi soffre di anoressia o bulimia, pensate: se non avessi il terrore di vomitare perché lo associo alla malattia per antonomasia probabilmente lo sarei anche io nonostante non abbia problemi con la figura materna, non soffra di manie di controllo e i miei stati d’ansia si manifestino in altri modi.

C’è chi dice non patologizzare. E come faccio? Come faccio se non so perché né come mi sono ritrovata in questo corpo che non mi appartiene, se ogni volta che finisco un allenamento mi sento incredibilmente in forma, slanciata, muscolosa, e poi quando passo davanti ad uno specchio nuda dopo la doccia mi rivedo con l’addome gonfio, i fianchi larghi, l’adipe concentrato sui fianchi alti, cosce e ginocchia gonfie e grassocce, i glutei alti e bassi allo stesso tempo, se qualsiasi movimento io faccia con la testa lo temo per via del doppio mento? Come faccio se non so se questa condizione sia di origine fisiologica o psicologica? Come faccio se mi sento come se il mio corpo non mi rispondesse né mi rappresentasse? Il mio corpo non mi identifica. Il mio corpo è altro da me: incontrollato, guasto, alla deriva. Mi sento separata da esso, e lui si fa beffe di me rispondendo all’opposto di come dovrebbe quando io cerco di prendermene cura.

Ho chiamato questa situazione disforia perché non credo vi sia molta differenza tra quello che provo io e quanto deve provare una persona transessuale riguardo alla sua disforia di genere. È straziante. È straziante che le persone là fuori, oltretutto, dicano che stai bene anche così come sei ora, che in fondo non è la fine del mondo. Chissà, chissà se lo dicono anche alle persone trans. Non è paragonabile la violenza a cui veniamo sottopost*, di sicuro, ma le frasi, gli sguardi, gli atteggiamenti quando cerchi il coming out e tutt* minimizzano… Non ne parlo, non ne parlo più perché non è facile né liberatorio, molto spesso, dare una forma a tutti questi pensieri. Espormi è pericoloso: rischio di non essere capita, di essere sovradeterminata da qualcuno che non sa cosa vuol dire sentirsi come mi sento io – perché non ne ha mai sentito parlare, quindi la cosa non esiste e me la sto inventando, oppure cerca di darle una forma che secondo l*i è più adeguata. Me lo aspetto anche con quello che ho appena scritto, cosa credete?

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Comments

  1. “Ma il punto non è solo voler dimagrire, il punto è perché. Perché non mi sento io”. Come la capisco! Anche io (problemi di salute a parte) combatto con il peso da quando ero piccola, dimagrisco, ingrasso, sembra che voglia vedere quanto il mio corpo può sopportare prima di cedere del tutto. L’anno scorso ho perso 10 kg ma ho mollato perché, dopo tutta la fatica che ho fatto a perderli, ancora mi vedevo come prima: si, più sgnofia forse, ma niente di davvero radicale, come avrei voluto io. Allora ho ripreso gli stessi percorsi alimentari sbagliati di prima, anzi, forse peggiorandoli. Qualche giorno fa mi sono vista in una foto a figura intera e sono rimasta allibita: cosa ho fatto a me stessa? Fianconi, cosce grosse, viso gonfio: non voglio essere così! Adesso ho ripreso la dieta, l’esercizio fisico, spero che questa volta sia quella buona perché, come dice appunto Elena, “io non mi sento io”. E non c’entra il femminismo, c’entra la percezione di sé e l’immagine che si ha di se stesse/i.

  2. Elena, grazie per queste pagine intense, sentite, scritte meravigliosamente. Se non altro giudicando dalla consapevolezza che traspare dalle tue parole, sono convinta che, col tempo, riuscirai a riprenderti il tuo corpo. Un abbraccio.

  3. Bella lettera, grazie per averla condivisa. Non avevo mai sentito parlare di “disforia ponderale” prima d’ora, invece mi è familiare la dismorfofobia, ovvero la paura che nasce dalla percezione della propria forma corporea diversa da quella che è realmente. Nel mio caso dovuta all’anoressia. Certo, è ben diverso vedersi grasse quando si pesa poco più di 40 chili, rispetto a 70, ma il malessere di fondo è uguale: non ci si riconosce nel proprio corpo, si prova rabbia, vergogna, disgusto, e a rendere tutto più difficile è l’atteggiamento di squalifica con cui le persone accolgono queste manifestazioni… Come se fossero solo delle fisime, perché ci sono cose più importanti, il corpo non è tutto… Invece il corpo è il modo in cui stiamo al mondo, sentiamo il mondo; e scusate se è poco e diventa un problema.

    • Grazie Antimusa, di queste tue precise parole che descrivo chiaramente il mio stato d’animo da più di 20 anni.

    • Ciao Antimusa, mi informo su questa dismorfofobia, ché magari sono la stessa cosa ma io la mia l’ho chiamata disforia ponderale perché quell’altro termine non l’ho mai incontrato.

      Il corpo è il nostro mezzo di contatto col mondo, tra il sé e la realtà esterna. Chi dice che non ha importanza non ha capito un tubo di niente né il fatto che ancora oggi si combattono battaglie campali per l’autodeterminazione e contro la sovradeterminazione sociale e politica 😉

  4. Ciao!
    Io ti capisco perfettamente, io sono nella stessa identica situazione, senza sclerosi multipla però, io oltre a non pesarmi, non mi guardo allo specchio e se lo faccio è per truccarmi, tanto da cancellare quella che sono per far comparire un’altra ragazza, una più sicura, più bella, una che non deve chiedere.
    Mia madre mi continua a dire che devo dimagrire e il mio ragazzo mi dice che sono bella così, io mi vesto di scuro, metto maglie lunghe e larghe tutto per coprire, per nascondere quello che sto diventando.
    Io mangio, mangio per sfogo, mangio perché a volte mi dico che la vita è una sola, mangio perché in compagnia non si dice mai di no, mangio per il semplice fatto che mi sento così frustrata che la sola cosa che mi consola è il cibo.
    Io lo vedo che sono ingrassata, ho la pancia e non l’ho mai avuta. Ho anch’io il doppio mento, sono piena di brufoli e cellulite.
    Chiamala come vuoi, ma anch’io quando mi guardo penso di vedere un’altra che non sono io. Questa cosa mi rende nervosa, invidiosa e impotente.
    Non lo so, si potrebbe fare un gruppo e motivarci a vicenda.

  5. care amiche, secondo me il problema è fuori, non dentro. la percezione di se è indotta dal sistema che ci fa il lavaggio del cervello con donne belle, perfette, che mortifica il corpo femminile che non somigli a quello decantato. io non sono grassa, ma a 52 anni il mio corpo è cambiato, le forme non sono più quelle di una volta. il viso è segnato, ed ancora ci propinano l’eterna giovinezza con le chirurgie riduttive, siliconi e vari. purtroppo non ne usciamo perchè i mass media sono potenti e capaci di entrare nella nostra mente senza soluzione di continuità. l’accettazione di se dovrebbe essere il fine di un percorso per rafforzare la nostra identità e la nostra coscienza di PERSONA innanzitutto e poi di PERSONA SESSUATA. ognuno è un mondo, ognuno è diverso dall’altro e questa è una fortuna. dovremmo combattere ciò che ci rende così fragili….

    • Ciao, sono l’autrice. Il problema ti posso garantire che è dentro, non fuori. Il problema non è la pressione sociale, che avverto poco e nulla, tant’è che a 32 anni sto ancora finendo di studiare con tutta calma e non mi interessa non avere un lavoro, per dire, in più sono una pansessuale genderfluid senza problemi ad ammetterlo; il problema è passare davanti ad uno specchio e chiedersi chi diavolo è la persona che viene riflessa, non essendo io. Non è questione di accettarsi e di accettare il passare degli anni, è questione di riconoscersi 🙂 Non riconoscendomi non riesco a darmi forma, non riesco a dire “oggi mi sento così e colà” perché non mi sento. E aggiungo che “non sentirsi” per una persona che ha già la sm a farle da monito con le sue parestesie è parecchio ironico 😀

  6. Quando tenti il coming out e tutti minimizzando, perché “al mondo ci sono problemi ben più gravi!”.
    Grazie Elena, da oggi non mi sento più sola nella ricerca di uno specchio che rifletta la vera immagine di me..

    • Beh Chiara per fortuna con me la carta dei “problemi più gravi”, anche se sto bene nonostante la sm, difficilmente se la giocano, o potrei uccidere qualcuno 😄

  7. Scusa @Luisa se mi permetto, ma come viene specificato all’inizio dell’articolo il problema dell’accettazione di sé è tanto profondo e complesso che non si può ridurre alle pressioni sociali, certo, queste hanno una grande influenza, ma io credo che donne e uomini dotati di una certa sensibilità, avrebbero comunque problemi a relazionarsi con il proprio corpo-peso a prescindere dall’estetica corrente. Del resto molte donne non si piacciono, quando anche sono oggettivamente bellissime e senza difetti, proprio perché l’insicurezza nasce da dentro.

  8. jackie brown says:

    beh, però se già una condizione del genere non si conosce dal punto di vista lessicale, figuriamoci come possibilità di provare a capire cosa si provi a vivere con questa condizione.

    Io però, e mi scuso se sono indelicato, non ho capito bene una cosa. Antimusa parla della condizione in cui ci si vede in maniera differente da ciò che si è, una persona magra che si vede grassa, e ciò anche se difficile da prendere come punto di vista, si capisce. Qui invece si descrive una situazione in cui una persona che pesa più del suo peso ideale non si riconosce e soffre. Ma soffre proprio perché quel peso non lo vuole. Una persona anoressica sta male con qualsiasi peso, mentre qui mi sembra che sarebbe accettabile il peso “ideale”, quello per intenderci che si calcola dividendo il proprio peso per il quadrato della propria altezza. Quindi parlare di disforia ponderale è un po’ fuorviante, perché dà l’idea di una persona che si vede diversa da come è, mentre qui mi pare di capire che il problema sia proprio vedersi come si è. Oppure che c’è una difformità tra ciò che si crede di essere e ciò che si è, tipo uno che pensi di saper cantare benissimo fino a che non si ascolta da una registrazione, che è un po’ quell’esperienza straniante che si prova la prima volta che si ascolta la propria voce registrata.

    • jackie brown says:

      ho frainteso il termine disforia

    • Jackie se hai dubbi sui termini dimmelo e te li chiarisco 😉

      • jackie brown says:

        No, credo di no, dopo il commento sono andato a controllare sul dizionario e ho capito 🙂

        Poi vabbè, visto che cmq hai scritto di te, anche rischiando di sfociare nei consigli non richiesti, rileggendo ho comunque notato che riporti un dimagrimento passato di 5 chili con dieta ferrea e più di un’ora di esercizio tutti i giorni, mentre ora ne fai solo 30 minuti tre o quattro volte la settimana e mangi a cacchio :). C’è una enorme differenza.

        è difficile parlare di queste cose. se una ragazza mi dice che si sente grassa e non lo è, istintivamente le dico che sta bene, perché obiettivamente sta bene. al limite se ha voglia possiamo parlare di fitness o di alimentazione. se invece una ragazza è sovrappeso o peggio, non mi permetterei mai di dirle che sta male, quindi abbozzerei una qualche frase di circostanza. Se fossimo amici e mi chiedesse un parere obiettivo glielo potrei dire.

        • No, beh, alt. ADESSO mangio ad capocchiam perché dopo altri 6 mesi a dieta senza perdere nemmeno mezzo chilo o mezzo cm di girovita mi sono anche stufata e ho lasciato perdere 😄 Ridendo e scherzando ormai è dal 2011 che sto a regime ipocalorico ipoglicemico continuativamente 6-7-8 mesi l’anno e i risultati che ottengo sono ridicoli, ed è anche per questo che sono stata spedita a fare accertamenti due anni fa, da cui poi è saltata fuori la tiroidite.
          Ai -5 ci ero arrivata con 6 mesi di privazioni alimentari e un’ossessione endorfinica che non si adattano ad una vita “normale” studio-lavoro-casa, capisci? poi 7 ore di esercizio alla settimana tra bici, cyclette e aerobica si fanno nell’agonismo, ma per un* dilettante sono davvero troppe e me l’hanno confermato divers* personal trainer e ginnast* 🙂 Io già ringrazio che a livello di salute non ho colesterolo, glicemia o trigliceridi sballati, o altri problemi “tipici” del sovrappeso o delle sindromi metaboliche.
          Il fatto è che quando una persona si sente grassa, difficilmente quando ne parla vuole un parere obiettivo – o meglio, tra le persone che ho conosciuto io non ce n’era una che lo voleva. Al massimo serve motivazione, perché se ci si sta sottoponendo a delle privazioni o ci si sta sforzando, come capita a me, ci si lamenta quando le energie stanno venendo meno – è come se tu, che ne so, stessi 6 mesi a ciucciarti film e serie tv solo in inglese per migliorare la tua conoscenza della lingua e poi durante il weekend a londra non riuscissi a spiccicare parola. Fai fatica, perché switchare continuamente da una lingua all’altra è mentalmente faticoso se non sei immerso 24/7 nella cultura di quella lingua (ne sappiamo qualcosa noi studenti di lingue), e se alla fine vedi che non hai ottenuto risultati lasci perdere e torni a guardare tutto doppiato. E’ come quel meme dove c’è l’omino che “How I speak English in my head” [like a lord] e sotto “How I really speak English” [me name is potato].

          Nel mio caso oltretutto il problema non è neppure quello, perché non ho discordanza tra aspettativa e realtà, io la discordanza la provo tra quello che incosciamente mi aspetto di vedere nello specchio e quello che alla fine vedo: le due immagini non coincidono. Immagina di specchiarti appena sveglio ancora non perfettamente lucido e vederti con gli occhi o i capelli di un colore diverso. Non ti sentiresti tu, giusto? Ecco, quello è ciò che io provo ogni santissima volta in cui mi vedo riflessa 😦 Dopo di questa temo di aver finito i paragoni 😄

          Scusa per il pippone. Mi sono fatta subappaltare un blog 😀 quindi se preferisci anziché qui puoi scrivere sul “mio”, dovresti vederlo cliccando sul nome.

  9. Ciao collega disforica,
    pensavo di essere l’unica ad aver pensato e di sentire, credere ed essere massacrata da questo concetto… O, meglio, da questa condizione. Perchè è reale, invasiva e precede tutto, ogni gioia, ogni emozione.
    Mi sento esattamente come dicono le “persone trans”: intrappolata in un corpo non mio. È una violenza quotidiana e mi vergogno tanto di me.
    In più, vorrei sempre, sempre mangiare e, da quando sono ingrassata, sento come se “tanto valessesse” e le abbuffate sono diventate una gioia. Già che mi faccio ribrezzo e paura, almeno esperisco la gioia della gola… Ed è sempre, sempre peggio, un terribile circolo vizioso.

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