Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il brand antisessista che realizza altri stereotipi sessisti

10489769_10152492138791063_7985439350637314640_n

C’è stato un tempo in cui avremmo fatto carte false pur di leggere un ragionamento critico sui condizionamenti estetici che obbligavano le donne a ritoccarsi per adeguarsi al modello offerto dalle riviste patinate. Poi avvenne che ci si interessò, fino all’ossessione, di quel che il corpo delle donne doveva patire per guadagnare punti in paradiso. Qualcuna fu felice di veder scippate lotte antisessiste da chi ne realizzò un ulteriore business ed eccoci ad avere a che fare con il brand donne, antiviolenza, antisessismo, riprodotto in salsa glamour senza che sia minimamente messo in discussione nulla di quel che bisognerebbe far notare.

In questi giorni, giusto per fare un esempio, su D di Repubblica, un paio di articoli [1] [2] raccontano come alcuni marchi oppongano pubblicità progresso, “innovative”, ad altri marchi che si presentano con una immagine un po’ più stereotipata. Poi si fa a gara a chi dà notizia di progetti in cui le donne si ribellano alla dittatura della chirurgia plastica, delle diete, del ritocco su Photoshop. Video e immagini, diretti al target di donne che pensano di fare la rivoluzione con un click su facebook, sono diffusi in modo virale e a seguire potete leggere centinaia di migliaia di commenti di donne soddisfatte, pronte a delegare le loro battaglie femministe a quelle aziende, e a supportarle comprando quel prodotto.

Si può coniugare la vendita di un prodotto con la diffusione di un messaggio positivo? Certo che si. C’è chi attraverso questo sistema ha fatto miliardi. Il mondo pullula di fondazioni e associazioni benefiche che vivono di questo e ogni volta che una battaglia assume importanza per i cittadini e le cittadine ecco pronto un nuovo prodotto e un nuovo spot per far rientrare dalla finestra del capitalismo quel che era uscito dalla porta principale. Puoi vedere spot di prodotti in cui le supermamme tengono il mondo più pulito grazie a un detersivo ecologico. L’importante è che sia sempre una super-mamma e mai un super-papà ad avere la responsabilità della monnezza mondiale sulle spalle. Innovare mantenendo tutto a portata delle menti reazionarie. E’ il trucco di sempre.

Così succede che un’azienda racconterà di essere molto attenta alle condizioni di lavoro dei propri dipendenti, al punto che tutti quanti sono gioiosi e felici di fare mille ore di straordinario. Poi c’è l’altra azienda che del volto senza trucco ha fatto l’immagine perfetta per i propri spot e serve a poco dire che quei volti acqua e sapone comunque sono perfettamente telegenici e non hanno un benché minimo difetto. Infine abbiamo chi racconta che ogni corpo ha una sua precisa dignità e invece che le figure di donne magre presenta donne con un minimo di ciccia. Bellissime, anche loro. E c’è poi chi sostiene di non supportare la chirurgia plastica o i ritocchi su Photoshop ma a raccontare questa versione della storia sono sempre delle gran fighe.

Quello che io so, per averlo letto nelle reazioni di molte donne con le quali ho il privilegio di interloquire, è il fatto che il messaggio pubblicitario di per se’ è normativo, definitivo, privo di una portata rivoluzionaria. Si tende sempre a presentare un mondo perfetto e quella perfezione deve comprendere, per quanto ribaltato, un messaggio positivo che invogli all’acquisto di qualcosa. Dunque ci ritroviamo a vederci piombare addosso nuovi e perfino più subdoli stereotipi. Mascherati di bene. Mimetizzati tra i messaggi positivi. Riprendendo in mano lo scettro della comunicazione sociale. Se ne lamentano le donne magre che vengono oramai definite, in generale, tutte come anoressiche, non importa se sono magre per costituzione o per effetto di una portentosa dieta. Sono anoressiche e basta. Ci sono un botto di stereotipi che accompagnano le donne magre in “nome delle donne”. Le magre sarebbero malate, peggiori di quelle più in carne, tutte ossa, prive di sex appeal, affamate, problematiche, da psichiatrizzare. Perciò dovranno vergognarsi.

L’altro stereotipo è quello delle donne che non fanno uso di interventi di chirurgia plastica. Al solito non ci sono vie di mezzo. Si finisce per criminalizzare chiunque scelga di farsi operare per avvicinarsi di più alla donna alla quale vuole somigliare. Lo stereotipo è anche un po’ transofobo perché ho letto spesso di donne che giudicano la chirurgia estetica come inadatta alle “vere donne” perché è una cosa da trans. Loro, poverine, devono per forza farsi operare. Ma noi, che siamo donne vere, non ne abbiamo affatto bisogno. C’è la battaglia contro ritocchi al naso, al collo, i lifting in generale, le liposculture e tutto l’ambaradan che – ed è questa la cosa più importante – la maggior parte delle donne non si possono permettere. Perciò mi chiedo spesso di che cazzo stiano parlando quelle là che tanto si sbracciano su chirurgia plastica si e chirurgia plastica no.

Vedi quelle che erano favorevoli al botulino, al silicone e chissà a che altro a dire che oggi va di moda invecchiare bene perché le rughe sono okay. Poi sui quotidiani leggiamo del crollo verticale della faccia della tizia o del caio, tanto per consolare quella che non s’è mai rifatta non perché fosse piena zeppa di autostima, ma solo perché non ha un soldo, e così il difetto della diva diventa la consolazione della massa priva di mezzi economici perfino per mangiare. Quello che resta è il pregiudizio, per cui se cogli l’assurdo vedi chi parla di corpi al naturale che teme di vedersi scoperta perché s’è tirata è levigata la sua faccia. Che cosa me ne frega di quel che fa con la propria faccia quella tizia? Nulla. Il punto è che tante non se lo possono permettere e che comunque a me interessa che le donne siano libere di scegliere e se scelgono di rifarsi il culo che facciano pure. Chi sono io per dire che loro in questo caso sarebbero il peggio dell’umanità?

Poi c’è la gara a non farsi photoshoppare, e di tutte le campagne antisessiste questa è quella che trovo un po’ più sensata, perché in realtà non stigmatizzi chi si fa photoshoppare ma chi ti photoshoppa per plasmare l’immagine come gli pare. Peccato che anche questa, come altre campagne antisessiste, diventi il mezzo per un’azienda per pubblicizzare il proprio marchio.

Allora spiegatemi: non ho problemi circa “l’uso” del corpo delle donne che si fanno pagare per posare da modelle. Ho qualche problema, invece, con chi usa le mie lotte senza dirmelo con chiarezza. A me pare un modo un po’ più subdolo di fregarmi le lotte. E a voi che sembra?

10402451_10152492138976063_4186681004165432001_n

6 pensieri su “Il brand antisessista che realizza altri stereotipi sessisti”

  1. Insopportabile la patologizzazione: io sono sempre stata molto magra e per anni ho sofferto di nausea dovuta a disturbi di stomaco. Non ti dico la rottura di scatole di avere sempre gli occhi addosso se avevo un rigurgito, subito, anche da quasi sconosciuti partiva la crociata anti-anoressia. Se fossi stata malata davvero un trattamento del genere mi avrebbe sicuramente ferito e umiliato, già mi sembrava imbarazzante dover dare conto a tutti di quanto e come mangiavo per tranquillizzarli che ero sana.

    1. Non ho mai avuto problemi di stomaco, ma anche io, come te, sono sempre stata molto magra.
      155 x 42 kg
      Lo notavano tutti subito, anche se la fortuna di non essere troppo alta, alleggeriva la cosa.
      “Ma non mangi abbastanza?” – “Come sei magra!” etc…
      Sempre costretta a tranquillizzare chiunque, a volte se c’era anche di mezzo una situazione di convivialità, un pranzo o una cena, mi sforzavo appositamente di mangiare davvero l’impossibile per dimostrare che questa è la mia costituzione e non posso farci niente. Proprio per questo motivo, nell’ultimo anno, sono stata spesso a casa dei miei *promessi suoceri*, e visto che la mamma del mio ragazzo ci tiene molto a farti mangiare qualsiasi cosa a cena, beh è riuscita a farmi guadagnare quei sei chili che mi sono sempre mancati, complice anche il fatto che adesso vivo in un contesto di maggior benessere rispetto a prima che conoscessi F. Adesso arrivo a 48. In teoria è il mio pesoforma ideale, ma rimango comunque quella magra. Eppure io, per quanto mi sforzi ad evitarlo, mi vedo la pancetta e adesso mi vergogno ad indossare certi vestiti perché, in effetti, sembro troppo sexy! Mi piaccio di più, specie in viso, ma… cavolo quanto sono contaminata dal giudizio degli altri.
      E con questo arrivo al punto: il giudizio degli altri, la libertà di parola. Queste cose cozzano come il latte insieme al limone. Creano acidità di stomaco.
      Sarò sincera, io non ho più idee su come combattere questi pregiudizi e ignorare i giudizi in generale. Sono stanca di tutti questi discorsi… e non capisco come facciano quelle là che lottano contro la chirurgia estetica a non stufarsi.
      Ma è anche colpa di internet, almeno un pochino. Con internet diamo sfogo alle nostre opinioni più disparate… senza controllo.
      E il mondo dei giudizi è diventato ancor più selvaggio di prima.

  2. Credo che i mass media riempiano gli spazi creando la patologizzazione. non potendo scegliere una via di mezzo, o tutto è nero, o tutto è bianco….

  3. Mi piace questo blog, i temi che tocca e la sensibilità con cui lo fa e quest’articolo rispecchia il mio pensiero, tranne per una cosa: il ruolo della pubblicità, che secondo me è uno strumento profondamente rivoluzionario proprio per il fatto che presenta stereotipi. Ad esempio, piano piano ci sono sempre più pubblicità in cui compaiono coppie omosessuali (mi vengono in mente Mac Donald’s e Findus, ma ce ne sono tante altre) e grazie a questo, ovvero la progressiva naturalizzazione e interiorizzazione di un concetto, i nonni del futuro non sverranno più quando il nipotino presenterà loro il fidanzato.
    Certo, sarebbe meglio se gli stereotipi non esistessero, ma per quello la strada è lunga e nel frattempo potremmo cominciare a sfruttarli in favore di un cambiamento…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.