Antiautoritarismo, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

#G8 #Genova – Dove finisce l’abuso lecito e dove inizia la tortura?

Immagine di Mauro Biani da Il Manifesto
Immagine di Mauro Biani da Il Manifesto

Si si. L’Italia è stata condannata per la tortura inflitta alla gente che stava alla Diaz durante il G8 del 2001. E ora tutti raccontano che lo dicevano da prima, che loro sono sempre stati dalla parte giusta, e così nascondono anni di omertà, rimozione imposta e connivenze. Adesso tutti parlano di una legge (quale?) che condannerà il reato di tortura ma fino a poco tempo fa nelle trasmissioni televisive si lasciava intendere che criminali fossero i manifestanti. Ipocriti, e non è la sola cosa che, a me che c’ero, fa incazzare.

Come si stabilisce quel che è un abuso delle forze dell’ordine per “contenere” una manifestazione? Da che misura in poi l’abuso diventa illegale e si può parlare di tortura? Perché anche dopo Genova a me non è sembrato di vedere meno teste spaccate dai manganelli, meno labbra rotte, meno botte, violenza indiscriminata, meno abusi. A voi sembra che il clima per i manifestanti sia un po’ migliorato? A me pare di no. Anzi. Mi pare che si cerchino semplicemente nuovi modi per fare intendere che sia reato quel che fai quando ti opponi all’occupazione militare del tuo territorio, ad uno sgombero che butterà in mezzo alla strada una famiglia povera di gente che occupa per disperazione, ad una aggressione verbale da parte di chi ti chiama criminale anche se sei tu che sei rimasto lì sull’asfalto, con le ferite aperte e il sangue che tinge di rosso il grigio.

E come la mettiamo con quelli che per anni hanno giocato ai servitori dello Stato anche se poi hanno ammazzato un ragazzo senza una ragione? Come la mettiamo con quelli che insultano le madri, le sorelle, i padri, le famiglie, dei figli ammazzati da gente in divisa e pensano ancora di poterlo fare impunemente? Come la mettiamo con chi ritiene addirittura di vietare la possibilità di fare vedere al mondo la brutalità di chi dovrebbe difendere il tuo diritto a manifestare, scioperare, a ribellarti contro chi sta al potere e specula sulla tua e su molte altre vite. Come la mettiamo con le tante balle raccontate, con quei colpevoli senza nome che hanno popolato gli incubi di chi c’era, con la superficialità di quelli che separano i manifestanti buoni dai cattivi facendo leva su un legalitarismo che diventa oppressione quando le leggi sono fatte per farti tacere e per criminalizzare chi si ribella.

Come cazzo la mettiamo con quello che oggi succede per le strade, quando ci si oppone a chi vuole toglierti certezze, reddito, diritto alla casa, all’istruzione, alla sanità. Come la mettiamo con chi subisce una condanna perché basta una parola, solo una critica, per contemplare il reato di vilipendio alla divisa, quando a nessuno frega niente di quello che chi sta in divisa ha fatto contro di noi?

Leggo i commenti, oggi, di quelli che si dicono indignati perché i responsabili di quel massacro sono stati promossi, stanno bene, al contrario di tutti quelli che riportano le cicatrici fisiche e psicologiche delle torture subite. Ma dove eravate quando noi urlavamo che stava succedendo, guardate, dicevamo, guardate che succede, ma non vedete che schifo? Possibile che non ve ne freghi un cazzo? E non gliene fregava. Non ve ne fregava niente.

A me quel che interessa, come ho già più volte scritto, è che chi fu responsabile di quello e di altri massacri, che siano riconosciuti in quanto tali o meno, non abbiano più nulla a che fare con la gestione dell’ordine pubblico, perché vedere il sangue schizzare dalle teste non li ha resi migliori. Non sono pentiti, dispiaciuti, non hanno mai neppure chiesto scusa. Non sanno cosa significhi umanità e hanno trascorso il tempo a colpevolizzare le vittime supportati da fascisti che raccolgono gli umori autoritari di chi porta la divisa per trarne consenso elettorale.

Poteva esserci vostro padre, madre, sorella, fratello, figlio, figlia, in quella piazza, così come in quel dormitorio e in altre mille piazze a reclamare diritti, e state pur certi che chi viene picchiato non è quello che è colpevole di qualcosa. Gli ingenui che dicevano “non ho fatto niente” e stavano con le mani alzate in segno di resa sono stati i primi ad essere pestati, in quel di Genova. E ancora noi dovremmo credere alle parole di chi ci governa? Genova ha cambiato la vita a molte persone, ha capovolto le prospettive di tante persone, ha consegnato disillusione, amarezza, lucida analisi della realtà. Nessuno più può prenderci per il culo. Neanche adesso. Neanche ora che vi dite dispiaciuti. Dispiaciuti un cazzo.

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3 pensieri su “#G8 #Genova – Dove finisce l’abuso lecito e dove inizia la tortura?”

  1. Non potrei esser più d’accordo. Scajola ha già motivato sul Fatto il motivo per cui non ritiene proprio di chieder scusa, a chi poi? A quella banda di scalmanati che spaccavano tutto a Genova, quello è il senso. E tutta la catena di comando di Genova, i vari De Gennaro e Gratteri, promossi da subito, assolti in tribunale, saranno poi ex post redarguiti almeno? Non credo, come non credo che l’ordine pubblico sia gestito direttamente. Anni e anni di addestramento agli stadi, un governo che tratta chi protesta come un nemico. A volte mi trovo a pensare che almeno Scelba si sapeva che era fascista, e che la DC di quegli anni settanta era avversario politico e sociale chiaro. A volte, solo a volte, li rimpiango.

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