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Io, trans, prostituta, chiedo la regolarizzazione del sex work

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Sono Carmen, nata e cresciuta nel sud. La mia famiglia era povera. I miei crescevano me e due sorelle. Ero il maschio di famiglia, quello che avrebbe dovuto continuare la stirpe. Sapevo di essere quella che sono oggi ancora prima di accorgermene. A scuola mi sfottevano e mi chiamavano ‘ricchione. Mio padre non mi guardava in faccia. Mia madre si raccomandava a Dio per farmi aggiustare. Le mie sorelle hanno avuto un’adolescenza normale e normalmente hanno finito per sposarsi e avere figli. Sono scappato da casa, dalla mia città, a 22 anni. Cercai un lavoro per tentare di iniziare il mio periodo di transizione. Il mio nome è Carmen, dicevo a me stessa, e io Carmen devo diventare. Ho cominciato a battere più o meno dopo un anno. Era il metodo più veloce per fare soldi e se non sei tossica e hai un obiettivo hai anche qualche speranza che le cose per te si metteranno bene.

Di tutto il mercato della prostituzione, quello che si considera di meno è quello che coinvolge i gay e le trans, perché fa tanto comodo parlare solo di donne e perché le stesse trans, a quelle che dicono di voler proteggere le puttane, sembrano nemiche, maschi travestiti da femmine, perciò non meritano considerazione. Rovinano le statistiche e l’immagine generale che preti e missionarie di ‘sto cazzo danno del fenomeno della prostituzione. Invece ci siamo anche noi e ci sono tanti ragazzi, più o meno giovani che hanno un gran giro di clienti. Si parla di baby puttane ma io ho visto tanti minorenni fare la vita e nessuno viene mai a soccorrerli. Poi c’eravamo noi, i maggiorenni, ed eravamo quelli ai quali i clienti davano più spago per non rischiare la galera.

Per un periodo un cliente volle offrirmi ospitalità in casa sua e raccontò un mare di balle per giustificarsi con vicini e amici. Io credo che tutti sapessero ma di sicuro non erano cazzi miei. Ho trascorso lì circa tre mesi, e poi tornai in strada, perché si stava arenando il mio vecchio progetto. La cura di ormoni e i vari procedimenti per diventare donna iniziarono parecchio dopo. Fu tutto concluso, fino alla plastica al seno, però mantenni il pene. Non volevo rinunciarci. Io mi sentivo donna già così. Di prostitute trans le strade sono piene, ma anche di quelle non si tiene conto. Non si pensa che una trans difficilmente può trovare un altro lavoro, a meno che non sviluppi una competenza o abbia titoli e qualifiche precisi. Chi come me aveva solo un diploma scarso, non poteva aspirare a nulla che non fosse attinente al sex work. Ho tentato di lavorare in un sexy shop ma dopo un po’ andai via perché anche lì si guadagnava poco. Il mio progetto a quel punto diventò quello di emigrare. Volevo andare in un paese in cui la prostituzione fosse regolamentata, perché in Italia la prostituta trans soffre di un doppio stigma: è puttana e anche trans.

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Quelle come me sono oggetto dei puttan tour di fascisti che ci tirano di tutto. Qualcuno tenta di investirci e qualcun altro dice che facciamo schifo, ci considerano mostri, malati, depravati, perversi. Quando in città fecero l’ordinanza per mandare le puttane in periferia, per fare capire che facevano sul serio, arrivò la ronda di stronzi che ci inseguivano e strappavano i capelli perché secondo loro meritavamo una multa. Solerti cittadini che volevano fare pulizie nel proprio quartiere e che prima ci rastrellavano e poi chiamavano la municipale. Tante volte abbiamo chiesto una regolamentazione del lavoro e avremmo voluto, in tante, smettere di stare per le strade, avviare business al chiuso, servire i clienti in condizioni igienicamente perfette e senza rischiare di essere linciate da fascisti d’ogni tipo. Ma chi può mai ascoltare una Carmen come me?

Quando si parla di prostituzione si nega l’esistenza di uomini e trans tra i/le sex workers, perché il discorso vittimista predilige descrivere le donne come vittime, deboli e schiave. Non sanno quanti ragazzi e quante come me guadagnano perfino più che le donne, perché di clienti che amano quelle come noi ce ne sono tanti. L’anno scorso ho avuto un incidente con la macchina. Una donna anziana mi è venuta addosso e per sterzare sono finita contro un albero. Sono rimasta in ospedale per sei mesi e quell* che sono venut* a trovarmi si contano sulle punte delle dita. Per la convalescenza sono stata ospitata da un’amica che si prostituisce pure lei. Perché noi trans e puttane a volte abbiamo il problema di restare senza un tetto sulla testa e di questo le varie femministe tanto ben intenzionate, fuorché quando si pongono problemi economici, non si curano minimamente.

L’operazione mi ha lasciato un problema serio alle gambe. Cammino ma non così velocemente e sto in equilibrio con difficoltà. Dicono che prima o poi mi riprenderò ma per ora sto ancora così. Se fossi una lavoratrice come tante io avrei potuto mettere in cantiere i contributi accumulati e provare a chiedere un minimo di pensione. Avrei potuto forse fruire di qualche beneficio, invece mi devo affidare alla bontà di una collega sulla quale di certo non potrò pesare in eterno.

Come faccio a lavorare in strada in queste condizioni? Potrei farlo a casa, ma come si può fare se con la legge attuale chi mi affitta la casa e chi vive con me finisce in galera per favoreggiamento? Vorrei davvero immaginare per me un futuro migliore, ma è difficile poterlo fare senza una regolarizzazione della prostituzione. E per favore, dateci fiato. Permetteteci di uscir fuori dall’area della clandestinità. Smettete di essere egoiste e di pensare solo a voi. Qualcun@ ci chieda cosa ne pensiamo perché sulla prostituzione c’è poco da fabbricare ideologie e teoremi. Si tratta di esseri umani, di persone, come me, e a queste persone bisogna dare voce. Altrimenti, ditemi, dopo che voi “femministe abolizioniste” vi alleerete a razziste, ch* vogliono cacciare le prostitute via dalle strade perché sono migranti, e transofobe, che vogliono cacciare le trans perché trans, quanto sarete affidabili quando proclamerete le vostre battaglie per l’indipendenza e la libertà di scelta? La libertà di scelta di chi? Qualcuno ha mai tenuto conto della mia?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente casuale.

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1 pensiero su “Io, trans, prostituta, chiedo la regolarizzazione del sex work”

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