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Donne dell’Isis reclutate da estremisti ipnotizzatori

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Da un po’ di tempo non si fa che parlare delle donne dell’Isis. Di tutti gli argomenti che si potrebbero trattare a proposito di questa organizzazione estremista quello che più preme all’occidente, come sempre, è il ruolo, la funzione esercitata dalle donne. Dapprincipio sono stati pubblicati articoli in cui si parlava della maniera orrenda in cui gli uomini dell’Isis trattavano le donne. Vendute come schiave, uccise se non volevano sposarsi, costrette alla riproduzione per generare figli di jihadisti, con dei comandamenti da rispettare sotto stretta sorveglianza di altre donne cattivissime. Dopo un po’ cominciò a circolare un manifesto in cui ‘sta gente spiegava come doveva comportarsi una donna. Niente scuola o lavoro, figli, marito e famiglia, combattenti solo se necessario e sotto gli ordini dei capi maschi, preferibilmente nel ruolo, un po’ più nascosto, di cecchine.

Tutte queste voci, che non posso dire siano vere o meno, si sono arricchite, qui da noi, in Italia, di un pettegolezzo offensivo che voleva Greta e Vanessa arruolate in quell’esercito. Per dimostrare ciò è stata fatta circolare un’immagine di una donna curda, combattente a Kobane, spacciandola per Vanessa alle dipendenze dell’Isis. L’immaginario medio dell’uomo un po’ fascista, avendo in mano poco più che illazioni e gossip menzognero, ha concluso che le due donne, durante il loro rapimento, avessero perfino avuto rapporti sessuali con i carcerieri. Un’infamia, una diffamazione, motivo per cui, le due ragazze, da quel che ho letto, hanno incaricato avvocati per denunciare chi ha parlato in questi termini. Quando parlo di immaginario fascista penso a quella mentalità coloniale e razzista che non avrebbe mai permesso all’uomo “nero” di stare con una donna bianca e una donna bianca che si dà all’uomo nero sporca la razza, è una zoccola che tradisce la razza alla quale invece dovrebbe essere orgogliosa di appartenere.

donne-isisPerciò che c’è di meglio che continuare questa narrazione su quel che è l’Isis, dicendo che rubano le “nostre” donne? Addirittura le stregherebbero. Donne che si lasciano irretire da jihadisti e accorrono in loro aiuto per sposarli, dare loro dei figli, che presumibilmente nasceranno con un mitra in mano e una bomba nel pannolino, e per combattere al loro fianco da vere combattenti Isis. Il ritratto che si fa di queste donne, che oramai sono diventate fenomeno di costume da descrivere nei rotocalchi rosa, è di donne vissute nell’occidente che sono musulmane e si sentono tradite dagli impedimenti rispetto alla loro religione, altre si fanno convincere della bontà di quella causa e poi ci sono le bianche, imperdonabili, che per beccare un uomo si convertono e diventano musulmane e così si espongono a commenti parecchio sessisti. Pare che quelli lì le convincano dicendo loro che l’occidente le maltratta, che le mercifica, le rende oggetti sessuali e invece là saranno rispettate in quanto mogli e madri e mai faticheranno un solo giorno in vita loro fuori casa.

E figuratevi che se io avessi qualche anno meno, sentite queste meravigliose proposte, sarei subito volata lì da loro apposta per diventare la regina del focolare… si si, come no. Roba che neanche il vademecum della sottomissione scritto dalle nostre parti può dare altrettanta soddisfazione. In ogni caso alla donna non si riconosce la tendenza ad essere violenta. Se fa la guerra è sempre per conto di qualcun altro, che sia un uomo o uno stregone, che siano consapevoli e innamorate o stregate e sotto incantesimo, comunque sia non si ammette il fatto che le donne possano combattere senza che vi sia alcuna differenza tra loro e i loro colleghi uomini.

islamofobiaInfine mi chiedo se si sono rincitrulliti i giornalisti o se davvero abbiamo voglia di seguire il correntone islamofobo che parla dell’Isis come se rappresentasse tutto l’Islam e oltretutto parla delle donne come delle autentiche imbecilli pronte a correre in cerca del pene esotico dall’altra parte del mondo. Ci sono quelli, poi, che si spingono perfino oltre. Danno i numeri, di quante donne sono partite e andate in Siria e non sono più tornate, o di quelle che sono partite per vacanza o chi lo sa, per ricerche, per motivi di studio, e vengono incluse nell’elenco delle spose jihadiste pronte ad essere recuperate in una azione simil Rambo per riportarle a vivere meravigliosamente il modello occidentale. Questione è: come sanno queste cose? Chi, come quando? Le calcolano sulla base dei viaggi? I biglietti aereo? I passaporti? E metti che una sta in quelle zone per altri fatti, come la mettiamo?

Non so perciò quanto sia vero e sono comunque certa che l’approccio per trattare questo tema è non solo pruriginoso, un po’ morboso, ma anche parecchio neocolonialista. Se è vero che partono così tante donne per andare a imbracciare un fucile accanto a questi maschilisti dell’Isis bisognerebbe capire perché. Cosa mai ha negato loro l’occidente per farle fuggire? Cosa le ha indotte ad abbracciare quella causa? In generale, cosa ha indotto alcune persone musulmane a dare retta a chi ha estremizzato il proprio credo? Leggevo ieri, per l’appunto, un pezzo che parlava della presunta laicità di alcuni paesi occidentali che impongono alle donne musulmane un modello di vita che quelle non vogliono copiare. Un atteggiamento normativo, autoritario, quello di chi dice che se sei qui da noi devi obbedire alle nostre leggi e dunque via il velo, niente moschea, nessun luogo o tempo per farti pregare, niente di niente, e tutto ciò non ha forse l’effetto di causare l’irrigidimento identitario di chi lo subisce?

E poi vorrei capire un’altra cosa: se ai mezzi di informazione occidentali interessa tantissimo la sorte delle donne che stanno laggiù, com’è che non hanno applaudito e regalato prime pagine alle donne curde, combattenti di Kobane, libere, artefici del proprio destino e in prima fila nella trascrizione del modello di Stato che vogliono realizzare, in cui la donna ha un ruolo centrale e si parla di diritti civili a tutto tondo? Perché gli unici che hanno parlato di loro hanno semplicemente commentato di quanto siano belle, esteticamente belle, senza riconoscere loro altro ruolo che quello di decorative intrattenitrici sessuali dei compagni d’armi? Perché non si parla di quel che succede lì dove c’è una meravigliosa parte laica, donne incluse, che combattono contro gli estremisti dell’Isis? Perché si pretende che la parte del liberatore la faccia l’occidente e non si riesce mai a riconoscere un merito per chi abita lì? Io so perché. E voi?

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2 pensieri riguardo “Donne dell’Isis reclutate da estremisti ipnotizzatori”

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