'SteFike, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Se non allatti tuo figlio sei una “cattiva madre”?

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Se ho allattato mio figlio? Intanto vorrei dire che trovo antipatica l’esaltazione del materno con tante signore con le tette esposte in battaglia contro i social media, i ristoranti, gli alberghi, i vigili urbani, affinché sia consentito allattare in pubblico. Non si battono perché le donne mostrino le tette a prescindere dall’allattamento, eppure ci sarebbe bisogno di una battaglia antimoralista in tutti i sensi. L’unica tetta plausibilmente nuda deve allattare qualcuno. Non lo trovate un po’ sessista? Giusta rivendicazione, per carità, ma per quel che mi riguarda si porta dietro una cultura sempre più insidiosa che parla di ritorno alla natura, di maternità vissute al limite del sacrificio umano. Orgogliose del dolore provato, di tutto quel che hanno vissuto e del loro rapporto con quel figlio attaccato al seno. Sono i medici, in primo luogo, che consigliano, anzi, impongono l’allattamento materno. E io vorrei intanto dire che non ritengo sia un caso se qui da noi la madre ha il dovere di allattare un figlio e nel paesi del “terzo mondo” invece danno subito una pillola che secca tutto perché lì vendono quintali di latte in polvere ovunque. Le donne nere parrebbero portatrici di malattie comunque e le donne bianche, invece, non corrono il rischio, secondo questo pensiero neocolonialista, di infettare nessuno.

Oh se sapessero di quelle che mi raccontavano di madri che rendevano i figli “ritardati” con il latte acido. E quelle che pensavano che non potevi provare paura perché il latte sarebbe andato a male. La donna andava custodita e difesa in quanto lattificio e non altro che quello. Allora mi inserisco nella diatriba che pare interessi tante donne. Io non ho allattato se non per qualche settimana, credo che al ventesimo giorno il latte mi abbia abbandonato spontaneamente. Mi dissero che ero una donna arida, che non produceva nutrimento per quel figlio. Mi dissero che ero egoista e che forse avevo indotto l’esaurimento di quel liquido. Mi dissero che volevo le tette belle e che volevo lasciare il figlio prima del tempo per andare a fare la “bella vita”. Perché col latte in polvere non devi attaccarti al seno il figlio ovunque. Porti con te il biberon ed è fatta. Il biberon glielo può dare il padre, la nonna, perfino il nonno, chiunque, e tu recuperi un minimo di indipendenza. Volendo puoi fare la stessa cosa anche con il latte materno. Succhi un po’ di latte e lo metti nel biberon. Lo metti in frigo, poi riscaldi il biberon e il bimbo mangia. Ma lì intervengono quelli che ti dicono che è il contatto che devi preservare. Perché se non c’è contatto il figlio ti si guasta.

Personalmente non mi sono sentita una cattiva madre per non aver allattato mio figlio, anzi ho compreso quella ragazza che urlava dal dolore mentre l’infermiera le mostrava come usare il tiralatte. Sono dure, le tette, durissime, e fanno un male assurdo. Fatele smettere. Così chiedeva la pillolina magica e dichiarava di non voler allattare la sua prole. Allora apriti cielo, il mondo si schierava contro di lei, perché sei una stronza, cattiva, egoista, perché tuo figlio avrà problemi psicologici, forse diventerà un tossico, un ladro, finanche uno stupratore, perché è provato che tra i criminali una ampia percentuale sarebbe figlia di mamme che non hanno voluto allattare. Perciò bisogna mettere in conto tutto quanto, giusto per sapere quanto hai da scontare.

Il Trauma psicologico + l’egoismo + la cattiveria + l’infantilismo + il senonvoleviunfiglioallorapotevinonfarlo = un nuovo girone dell’inferno creato apposta per quelle che non vogliono allattare. Non so se e quanto faccia testo ma mio figlio sta benone. Il poco latte che gli ho dato l’ha salvato? Non saprei. Di certo l’ha salvato il fatto di non abitare in compagnia di una presenza oppressiva, autoritaria e fatalista, perché di fatalismo, in questa storia del latte, ne trovi veramente a iosa. Il latte materno ti destinerà a qualcosa, come se fosse un liquido eccezionalmente taumaturgico. E andava bene questa storia forse nel tempo in cui la gente era povera e non aveva altro da dare da mangiare ai figli, ma oggi che di cibo ce n’è in abbondanza, perché bisogna continuare a comportarci come fossimo ancora nell’età della pietra? E allora, giacché giudicano me per non aver adempiuto al sacro dovere dell’allattamento vorrei chiedere: a voi che siete votate al martirio e volete tornare al tempo in cui la natura faceva il “suo corso”, perché non tornate a partorire nelle caverne? Perché non sgravate mentre arate i campi? Perché non vi nutrite con poco, il cibo che c’era una volta, pane e cipolla, a pranzo e a cena? Perché trascorrete tanto tempo sul web a rompere le ovaie alle altre su come bisogna far le madri? Perché non c’è un modo corretto di fare la madre. Non c’è una obbedienza da preservare e di sensi di colpa le donne, le madri, ne hanno già abbastanza. Non è possibile che si debba subire un atteggiamento così normativo, proprio di chi ti impone la propria visione delle cose senza neppure provare una volta ad ascoltare te.

Si fa quel che si può. Ai figli si dà nutrimento per ben nove mesi in cui quei figli ti succhiano tutto quel che hai lasciandoti stremata da ogni punto di vista. Che altro dovrebbero dare le donne? Perché non c’è nessuna comprensione e nessun rispetto per le libere scelte delle donne? Allora tenetevi la colpevolizzazione, lasciateci in pace e fatevi le mammelle vostre che noi facciam le nostre. Va bene così?

Ps: è una storia vera, grazie a chi me l’ha raccontata, ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

—>>>A proposito del dibattito allattamento si o allattamento no vi suggerisco di leggere anche questo pezzo che sta sul sito di Freedom for birth Rome action group: Di opposte fazioni e libertà delle donne.

32 pensieri su “Se non allatti tuo figlio sei una “cattiva madre”?”

  1. una rappresentazione della maternità come sacrificio e negazione di sè….

    boh, sono madre perchè l’ho voluto, l’ho desiderato… l’ho desiderato contro la natura che mi era contraria – tube chiuse – ho lottato, subito interventi chirurgici… è andata bene, sono riuscita ad avere mia figlia… sono fiera del mio parto senza analgesici, perchè mi ha dimostrato quanto il mio corpo sia onnipotente, e di come vivono il parto le altre me ne frega poco, ognuno faccia quello che le pare, ma io sono orgogliosa di me, della mia forza e della mia determinazione… ho allattato dopo un’ora dal parto, e per oltre quattro mesi siamo state una cosa sola, e per altri cinque mesi siamo andate avanti, ho smesso perchè un tumore ci si è messo di mezzo, ma amen, la natura con me non si è mai dimostrata benigna…

    detto questo, le parole sopra sono un giudizio altrettanto feroce sulla mia persona, sulle mie scelte e sulle mie convinzioni… ti considero infantile perchè non allatti per non rovinarti il seno? si, lo penso, perchè il mio corpo è la mia storia, con tutte le sue cicatrici e le sue smagliature e i suoi cedimenti, un corpo che ha lottato, e finora ha vinto, sempre, io ho usato il mio corpo, l’ho vissuto, e ne porto i segni…

    non vuoi essere giudicata? tutta la ragione a te… non rompere le scatole a me, please, siamo madri entrambe, e ognuno faccia come vuole, non mi sento una vacca al pascolo perchè ho provato soddisfazione nell’allattare mia figlia – pur essendo un’esperienza dura e faticosa – e non accetto che mi si tratti come tale!

  2. Il tono di questo post è violento, l’immagine volgare. Mi dispiace per chi lo ha scritto o dettato, perché di rabbia ce ne è fin troppa, e di rielaborazione dei vissuti c’è n’è tanta da fare. Inoltre è irrispettoso verso tutte sonoro che allattato, e per la Natura umana…..

  3. In realtà l’articolo riporta alcune informazioni non corrette. Anzitutto il latte non ti abbandona da solo, gli studi scientifici spiegano che non è la fortuna a determinare la produzione del latte ma bensì la stimolazione. Secondariamente esistono numerose attività di sensibilizzazione affinché nei paesi del terzo mondo( parlo di Africa in particolare vista la mia esperienza sul campo) non venga somministrato latte artificiale se non strettamente indispensabile ( piuttosto il sistema della mamma che allatta più figli) a causa delle scarse condizioni igieniche e dell’alta percentuale di contaminazione del latte in polvere. Aggiungo per concludere che allattare il proprio figlio non è sto gran sacrificio, anzi, è molto più comodo dell’utilizzo di latte artificiale, è gratis, è ecologico ( risparmio enorme di costi di smaltimento rifiuti), è salutare ( minor rischi di cancro al seno, più digeribile, trasmette anticorpi, previene l’obesità, otiti, ecc..) e quindi un enorme risparmio per la spesa pubblica.

  4. Nei paesi del terzo mondo é ancora più raccomandato allattare. basta ragionare: il latte artificiale si dá con acqua e nei paesi del terzo mondo l acqua fa schifo e porta infezioni… Il latte di mamma no!!!

  5. Allattare non è un’offesa per la donna, così come non lo è portare in grembo il proprio figlio. L’aspettativa un figlio per 9 mesi, l’amare una creatura ancora prima di conoscerla e di incrociare i suoi occhi, non mi ha lasciato stremata come dici, ma mi ha arricchito soprattutto come donna. Non credo che tu abbia figli, perché non rivendicheresti in questo modo i diritti di una femminilità che può essere solamente arricchita dalla gravidanza e dall’esperienza dell’allattamento.

  6. Ciao, sono Silvia, leggo spesso il tuo blog, sono femminista e condivido sorridendo o riflettendo a lungo molti dei tuoi post.
    Questo in particolare mi fa riflettere e mi fa sollevare diverse perplessità. Sono un’ostetrica, e credimi, la problematica dell’allattamento è enorme e particolarmente complicata all’interno del mondo ospedaliero/sanitario/sociale. Intanto devo ammettere di non aver visto, nella maggior parte dei reparti/ospedali dove ho lavorato, questa propensione, che tu descrivi, da parte dei medici a consigliare l’allattamento al seno, anzi, spesso e volentieri il meccanismo è inverso.
    Sono la prima a supportare ed accompagnare qualsiasi scelta la donna decida di prendere riguardo alla propria gravidanza, al proprio parto e puerperio e allattamento; tuttavia ritengo che vi sia una diffusione lacunosa e approssimativa di informazioni sia sul tema dell’allattamento al seno che dell’allattamento artificiale.
    La “magica” sfera della gravidanza, della nascita, il mito della maternità, i canoni di femminilità, nel mondo ospedaliero (e non) contemporaneo sono osannati, ingrassati, glorificati; tuttavia allo stesso tempo la medicalizzazione dei corpi, dei processi, la patologizzazione della fisiologia, rende qualsiasi tipo di esperienza (in particolare quella della maternità) un ingranaggio del meccanismo medico-ostetrico asettico, pulito, controllato, organizzato, standard.
    Sono profondamente sicura che gli aspetti positivi dell’allattamento al seno siano numericamente, razionalmente e professionalmente più accettabili di quelli a sostegno dell’allattamento artificiale (che oltretutto è finanziato dai grandi colossi di multinazionali, come la Nestlè ad esempio). Ciò non toglie che la scelta, debba essere della donna, sempre e solo della donna.
    Le riflessioni che ho espresso, vogliono portare nella direzione in cui il problema non è l’allattamento al seno di per sè (o l’allattamento artificiale), ma è un problema ben più esteso e si incastra in un paradigma medico, che non è mai stato bio-psico-sociale, ma solo meccanicistico e opportunistico. L’industria ospedaliera non è personalizzata, non accompagna e supporta nessuno, non pone domande, non ascolta opinioni, non contestualizza le scelte personali, non include mai, piuttosto giudica, umilia, vìola, sterilizza, categorizza, si impone e rende chiunque oggetto rotto da aggiustare.
    Sono femminista, non credo nel determinismo dell’approccio naturalistico alla maternità, ma sono anche ostetrica e credo profondamente che la gravidanza e l’allattamento non siano una patologia (poi sono molte le patologie che possono essere collegate a queste due particolari situazioni) e che pertanto non dovrebbero essere trattate dai medici, negli ospedali.

  7. Leggo sempre con interesse questo blog. Trovo però l’immagine di questo post una caduta di stile: lo trovo offensivo, pur non avendo mai allattato.

        1. ma non è mica un’immagine rivolta a loro. è come il mondo considera tutte noi. corpi da riproduzione. la scelta autodeterminata di allattare cosa c’entra con l’imposizione data da una cultura anacronistica e sessista?

          1. sì capisco, il senso della foto e il senso per cui è stata pubblicata.
            Ma non trovi che fra autoderminazione e imposizione vi siano situazioni intermedie? Io mi trovo in queste situazioni intermedie moltissime volte.
            In secondo luogo, l’immagine di una donna che allatta con sembianze da mucca in cosa è diverso dall’immagine di un nero con le catene che mangia una banana?

            1. forse non sono stata sufficientemente chiara. questa non è un’immagine che dice ecco le donne sono mucche. al contrario, è un’immagine che racconta come gli altri vedono le donne. perchè è paradossale, la donna ha quattro tette, viene munta, e il parallelismo è anche con la maniera atroce in cui sono trattate le mucche. quindi il parallelismo in termini antispecisti non solo non lo vedo offensivo ma parla di due diverse imposizioni entrambe atroci. l’ipotesi che fai tu non sovverte niente. il paragone che fai è assolutamente scorretto in termini comunicativi. tu mostri l’uomo “nero” esattamente come l’hanno mostrato i razzisti. nella donna con le quattro tette dove vedi riprodotta un’immagine messa in circolo dai sessisti?

      1. Credo (interpretazione mia, discutibilissima), che l’idea dell’immagine fosse riassumere il pensiero della donna che ti ha scritto, nel senso di un: “mi volete così? Beh andate tutti aff…”. La donna del racconto infatti non ha avuto un’esperienza positiva con l’allattamento al seno ma più che altro se la prende con le persone che la giudicavano negativamente per questo e ritenevano che fosse suo dovere allattare al seno, facendo di questo atto, a suo dire, una specie di religione. A me almeno il messaggio è arrivato così, ripeto: interpretazione mia, discutibilissima.
        Forse invece ad altre è arrivato come un “ecco, fanatiche dell’allattamento, guardate come siete”. Ovvero come un giudizio su chi allatta al seno, e si sono offese.
        E’ solo una mia ipotesi eh? 🙂

        1. lo scrivevo prima “è come il mondo considera tutte noi. corpi da riproduzione. la scelta autodeterminata di allattare cosa c’entra con l’imposizione data da una cultura anacronistica e sessista?”
          ed è così, per una donna che sceglie di non allattare e vive di tutte quelle ingerenze e imposizioni alla fine si sente solo una mucca da mungere. non è una immagine diretta alle altre.

          1. Scusa, mentre scrivevo il commento non vedevo ancora la tua risposta.
            Infatti a me è arrivato quel messaggio, che come confermi voleva essere appunto, quello e non un giudizio sulle persone.

  8. Perche’ devo mangiare pane e cipolla o partorire nelle caverne solo perche’ allatto i miei figli? Perche’ io che allatto mio figlio devo sentirmi indecente quando la volgarita’ che c’e’ intorno a me e’ ben altra…non mi sono mai trascurata perche’ ho allattato e sto allattando…non ho rotto le scatole a nessuna delle mie amiche che non hanno allattato al seno ma hanno preferito il latte artificiale…non sono un’integralista dell’allattamento e non ho mai giudicato chi ha preferito a parer mio la strada piu’ semplice…ma sti articoli di chi non ha allattato e fa sembrare chi allatta una poveretta snz cervello troglodita capace solo di buttare fuori la tetta obiettivamente li trovo decisamente tristi….mi dispiace x queste mamme che devono trovare il modo di sminuire uno dei gesti piu’ vecchi del mondo per sentirsi meno in colpa per non averlo potuto o voluto fare….siamo donne mamme basta cn sta storia…una mamma e’ una mamma cmq, migliore o peggiore lo dira’ il tempo ma non l’allattamento…basta far passare una mamma che non allatta una mamma snaturata ma basta anche far passare per forza come una mucca una donna che allatta….l’importante e’ essere consapevoli delle scelte che si fa e portare avanti la propria decisione con dignita’, altrimenti si rischia come in questo articolo di apparire frustate invidiose e patetiche…peccato magari e’una mamma migliore di me che invece ho preferito la santa tetta!!!!

  9. io sono una mamma retrograda,ho tirato su mio figlio a latte materno lavorando e non mi.sono mai sentita martire..perché non mangio cipolle come una volta?perché non allattiamo per essere.come una.volta ma per.dare ciò che è stato scientificamente provato sia l’alimento migliore per i neonati, perché aiuta la diade.madre figlio, perché è bello sano.conveniente comodo e perché ci piace e fa pure.dimagrire!.. e nessuno obbliga nessuno a farlo. perché non prtoriamo nelle caverne?che paragone è? tu fai.ancora sesso.per.concepire?retrograda schiava del.madchilismo!c’è l’inseminazione artificiale e nei paesi più “avanti”puoi anche comprartelo un figlio così non ti sentirai.un’incubatrice umana sottomessa alla natura e all’uomo, costretta al dolore e all’ingrazzamento. e per nutrirti mangi ancora???ma non sai che puoi vivere di pillole?latte artificiale, cibo.artificiale, le.conquiste della modernità! e vuoi mostrare le tette anche se non allatti?vedi tu no problem se.sono belle tette magari ti pagano anche. criticare chi allatta adducendo ragioni che.non stanno ne in cielo ne.in terra mi fa molta.tristezza….e cmq.visto.che.sei tanto moderna, informati, hai detto cose non vere ad es in africa la pillola la danno solo on caso di aids cosa che per altro fanno anche nel resto del mondo.

  10. Se ti impegnassi a capire ciò di cui davvero ha bisogno il tuo cucciolo invece di stare a sentire i giudizi degli altri (che comunque ci sono e ci saranno sempre allattamento o non allattamento ) sarebbe meglio,te lo dico anche per il futuro.
    Se ti avessero fatto capire che il tuo piccolo appena nato sente il tuo odore e che l’unica cosa familiare in tutto quel caos sei tu,l’unico suo riferimento sei TU e lo sarai per un bel po’ …forse…ti si sarebbe aperto il cuore e non avresti pensato a tutto il resto delle stronzate che hai scritto.
    Per quanto riguarda l’allattamento non hai avuto le giuste informazioni,e anche se pensi che tutti spingono per l’allattamento materno..non e’ per niente cosi’ perchè a quest’ora le donne allatterebbero senza tutte queste paranoie visto che il latte C’E’ E NON VA VIA.
    Non si parla solo di nutrimento ma di conforto , contatto , custodia e mille altre sensazioni meravigliose .Non siamo frustrate ,non siamo mucche …anzi povere mucche che dovranno “allattare” sempre di piu’ perchè noi l’unica cosa che sappiamo fare è ALLONTANARE… PER RENDERE INDIPENDENTI I NOSTRI PICCOLI !!!Sai quante volte mi dicono “Stai attenta che cosi’ lo vizi,lo rendi dipendente ,non te lo stacchi piu’ …”io sorrido….e per questi imbecilli non ci penso proprio a togliere niente a lui !
    Questo pensiero forse è un po’ altezzoso ma….siamo ANAFFETTIVI !!!… insegnamo noi mamme per prime ai nostri figli il contatto e l’affetto vero , allattamento o non ,invece di avere paura .

  11. Che razza di immagine avete pubblicato?Per dare ragione e forza a determinate mancanze o problematiche,è necessario essere così offensivi?La prossima volta che “abbatteimuri”con la testa,munitevi di casco.È ancora evidente l’ombra delle vostra cervella sparse sul terreno.

  12. 1.Che immagine becera! non un bel modo per impugnare poi la bandiera della libera scelta in tema di allattamento mentre si da della “mucca” a chi allatta! 2. Di tette non allattanti al vento se ne vede eccome…! Quasi tutte esposte senza scalpore per i (falsi) moralisti in Italia ed altrove. Ed allora, certo che si fa una battaglia se invece, lo scalpore lo suscita un seno che allatta. 3.Se sei incappata in donne ( e uomini) giudicanti sulla tua scelta, mi dispiace molto, certo non è tra donne che si deve far la lotta. Ognuna deve scegliere quello che ritiene opportuno per un numero x di ragioni valide per sé stessa in quel momento.4 Se La cosidetta “libera scelta” in tema di allattamento è sacrosanta e nessuno, dico nessuno può permettersi di giudicare le scelte personali di una donna in quel frangente…nessuno può negare che nelle società occidentali del “benessere” si ha stigmatizzato l’allattamento al seno tanto da spingere molte madri verso l’allattamento artificiale (e non il contrario!).

  13. Mi piacciono le storie di maternita’ di cui parlate nel blog e pur silente lo leggo spesso. Da madre femminista che ha allattato 3 anni non mi sento offesa, e questa e’ un’esperienza personale, di come e’ stata vissuta una parte della maternita’ e quindi non mi interessa in alcun modo giudicarla, ma solo rispettarla. Pero’ aggiungo alcune riflessioni 1) il latte materno viene esaltato con fior fior di articoli e mi sa arriveremo a dire che bambini* allattat* al seno camminano sulle acque. Capisco che si tratti di una strategia, ma allattare al seno e’ la norma biologica, punto. Quindi migliore perche’ e’ un alimento creato per uno scopo preciso e adempie al suo ruolo meglio del latte artificiale che meno male che c’e’! (non apro parentesi lunga sulla politica delle multinazionali del latte materno nei paesi in via di sviluppo e sugli ingredienti del latte artificiale) 2) PArliamo molto di autonomia del corpo delle donne, cosa SACROSANTA, ma si parla abbastanza di dipendenza? L’allattamento e’ un esempio, cosi’ come la maternita’, e va spesso – non per tutte, lo so – in due direzioni. La madre dipende dal bambin* e viceversa. Succede, va fatto spazio anche per questo. 3) riguardo alle caverne, pane e cipolle, etc: sono contraria alla romanticizzazione tout court del naturale, ma veramente arare i campi, stare accovacciat*, camminare a lungo come si faceva ai tempi delle caverne invece che stare sedut* per otto ore al giorno e piu’ davanti ad un computer aiuterebbe tante donne a partorire meglio perche’ il corpo sarebbe piu’ flessibile. La civilizzazione ha tantissimi vantaggi, i progressi della scienza e della medicina sono importantissimi e la mortalita’ infantile e’ materna e’ sicuramente diminuita molto, ma negli USA dove le nascite sono super medicalizzate, il tasso di mortalita’ materna e’ alto.
    Grazie per spunti di riflessione!

  14. TU NON stai molto bene, curati, perché fare un figlio non è esattamente salire sulla croce e conficcarsi i chiodi… tu mi sai di la volpe e l’uva, tu non mi piaci e si, tu come madre non mi piaci, ma non perché non hai allattato, non mi piaci perché dici una marea d’amenità, semplicemente tu non dovresti scrivere.

  15. E siamo sicuramente d’accordo sul fatto che l’allattamento venga eccessivamente esaltato anche in ambito ospedaliero, ma soprattutto da moralisti d’ogni età e razza. Però non capisco perché ci si inalberi così tanto quando qualcuno t’accusa di essere “arida”. E’ una palesissima cazzata, non esiste egoismo che possa farti evaporare il latte, ma queste persone sono vittime del contesto e dell’ignoranza nella quale vivono. Difficilmente queste persone cambiano idea, soprattutto se si parla di loro come se fossero dei cretini e basta. O li si accetta per quello che sono (se sono degli amici), o ci facciamo una risata senza serbare rancori.
    Secondo me quando si espone la propria “ribellione” bisogna farlo nel modo più positivo possibile, noto un eccesso di sarcasmo e di rabbia (ingiustificata, nessuno ha infilato la tetta in bocca a suo figlio a forza) che non aiuta. Avrei puntato di più sul messaggio positivo del figlio in salute, ad esempio.
    Per quel che riguarda le povere donne che non hanno in qualsiasi momento un browser a disposizione per raccogliere informazioni anche opposte per farsi un’idea del mondo, è vero che sono state vittime di abusi da parte delle aziende (vedi Nestlè), è anche vero che queste aziende hanno pagato caro i propri errori. Ma soprattutto c’è da ricordare che il latte è un fluido corporeo, come lo sperma ed il liquido vaginale, perciò passa non solo immunoglobuline ma anche l’HIV al neonato. Perciò, se il bambino ha avuto la fortuna di non prendersi l’HIV alla nascita (perché non hanno a disposizione parti cesarei come noi fortunat* che riducono il rischio all’1%), è meglio che non rischino con l’allattamento.
    Ripeto, sono d’accordo col messaggio di fondo, non mi piacciono però i toni.
    “E ‘sticazzi”. Hai ragione pure te.

  16. Confermo in pieno, per esperienza personale, ciò che ha scritto Silvia Landi: […]L’industria ospedaliera non è personalizzata, non accompagna e supporta nessuno, non pone domande, non ascolta opinioni, non contestualizza le scelte personali, non include mai, piuttosto giudica, umilia, vìola, sterilizza, categorizza, si impone e rende chiunque oggetto rotto da aggiustare.[…] Quando sono nati i miei figli non solo mi hanno letteralmente terrorizzato perchè non avevo latte, medici e ostetriche addirittura non davano neanche da bere a mia figlia (nonostante da me non uscisse niente!) per costringerla a succhiare, cosa che lei faceva con forza e disperazione, e nonostante questo NON mi è mai venuto il latte. Risultato: urlava di fame e di sete, ha perso peso più di quanto fosse fisiologico, hanno dovuto trattenerla all’ospedale per reidratarla, hanno talmente sconvolto il momento della poppata che per mesi ogni volta che le davo il biberon ricominciava a urlare come quando tirava al seno e non usciva niente. Bastardi, lasciatemelo dire. Nessuno che mi abbia mai ascoltato quando dicevo che non mi veniva, ‘sto cxxo di latte, che mia figlia aveva sete (era luglio!)… venivano, ripetevano di insistere e se ne andavano. E io mi sentirò sempre in colpa per averli ascoltati, danneggiando mia figlia. E sì, io sento molta rabbia, non verso chi allatta ma per questo integralismo decerebrato che non ti guarda in faccia ma ti tratta veramente come una mucca da mungere, nel mio caso difettosa. (Non parliamo poi della pretesa di farti partorire attaccata tutto il tempo alla macchina del monitoraggio, nonostante stia andando tutto bene, così per precauzione… e tutto questo in uno dei migliori ospedali di Milano… ma sarà per un altro post)

  17. Direi che la maggior parte dei commenti alla testimonianza, ( che a mio vedere in modo eloquentissimo non vuole affatto accusare le donne che allattano, ma solo quelle che ne costruiscono una retorica eroica ed aggressiva), danno pienamente ragione alla testimonianza stessa. Quanta strada, quanta strada c’è da fare.

  18. Io posso riportare la mia esperienza, per quanto già so che pioveranno critiche. Ho un bambino di cinque mesi, al quale, purtroppo, stento ancora ad affezionarmi. Ne soffro moltissimo, vorrei tanto amarlo come ogni mamma dovrebbe, ma non riesco a sentire quasi nulla per lui. Vengo fuori da una storia famigliare di violenze e umiliazioni, non so se questo sia il motivo scatenante della mia anaffettività verso mio figlio, che tra l’altro è ,sanissimo, buonissimo e oggettivamente bellissimo. Mi auguro solo che il tempo ponga rimedio a questa situazione, è l’unica speranza che mi spinge ad andare avanti. Dunque questo è il preambolo per dire che, appena nato, le cose se possibile, andavano ancora peggio. Costretta ad allattarlo a causa della famiglia e delle, oserei dire, imposizione delle ostetriche (quando accennai a non volerlo allattare le sentii bisbigliare “queste cretine cosa li fanno a fare i figli se non li vogliono”. Ricordo che per poco non mi cedettero le gambe per il dolore. Ero fin troppo consapevole della mia mancanza di sentimenti e già di per se’ questa cosa mi distruggeva. Sentire quelle parole dalle uniche persone umane dalle quali mi aspettavo un sostegno ricordo che finì di devastarmi) finii con iniziare a provare una sorta di disgusto per lui. Quel contatto mi faceva male all’anima, se possibile ci allontanava ancora di più. Repulsione. Alla fine mi inventai di sana piante che il latte non usciva più e accolsi il dolore del seno gonfio come una benedizione. Tutto pur di non provare più quel senso di odio. Con il biberon quanto meno non lo detestavo più. Questo è solo per dirvi che, per quanto io invidi chi riesce ad allattare con amore il proprio bimbo, in alcuni casi questo non è psicologicamente possibile. Vorrei solo non essere giudicata per quello che “non provo”, per quanto mi senta in colpa, so che non è assolutamente una cosa voluta e cercata, anzi. Ogni mattina mi sveglio e mi sento morire. Non posso parlarne con nessuno perchè l’inquisizione esiste ancora ed esiste per “streghe” come me. Soffro ogni giorno in silenzio, sperando di svegliarmi prima o poi con il cuore traboccante d’amore e puntualmente questo non succede. Ed ogni giorno è un pò più buio dell’altro.

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