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GenDelirium – Perché chi è omosessuale non può contare su un altro genere di scuola?

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Tumulto Borgosfranto” è il protagonista dell’iniziativa Take The Street di cui avevo parlato qualche tempo fa su FaS. La foto che vedete sopra, di Marco Casolino, ritrae Tumulto mentre attraversa la città con una gonna. Così lui spiega la sua iniziativa:

“Take The Street” non è un invito per gli uomini a mettere la gonna ma per chiunque a prendere il controllo della propria identità senza paura ne vergogna.

Ora scrive un bell’intervento per raccontare, dal personale al politico, come l’ipotesi della teoria gender sia una sciocchezza. Leggetelo, fino in fondo. Ne vale la pena. Grazie a lui e buona lettura a voi!

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Sono stanco di leggere sproloqui e deliri su una cosiddetta “Ideologia Gender” che di fatto nemmeno esiste.
Per chi non lo avesse ancora chiaro, seppure dubito fortemente ne sia ancora rimasto qualcuno in vita, io sono omosessuale. A chi stesse pensando che la mia omosessualità sia dovuta ad una situazione familiare complessa faccio presente che ho un fratello cresciuto nella medesima che è inequivocabilmente al 1000% eterosessuale e, nonostante la complessità della situazione ed i limiti del caso, i miei genitori ci hanno sempre fatto sentire amati ed hanno fatto di tutto per non farci mancare nulla, né dal punto di vista materiale che spirituale.

So di essere omosessuale sin da piccolo, ma sono arrivato fino ai 17 anni infelice nella negazione, perché gli unici input che mi arrivavano dal mondo esterno alla mia famiglia erano che l’omosessualità era una malattia, un disturbo psicologico, anormale, una perversione, uno scherzo della natura. Quasi tutti i bambini e i ragazzi usavano molto frequentemente parole come “frocio”, “ricchiuni” ed altre varianti per insultare, a prescindere dal fatto che la persona a cui lo dicevano lo fosse veramente o meno.

Non ero attratto dai miei compagni di scuola ma mi capitava di trovare foto di bei ragazzi su riviste e di sentirmene attratto e, anziché affrontare la realtà, mentivo a me stesso, traducendo la mia attrazione come un desiderio di essere bello e in forma come loro.

Non posso dire di essere mai stato esattamente innamorato di ragazze e non ero fisicamente attratto da loro, ne riconoscevo la bellezza e le virtù e su quelle basi ero periodicamente ossessionato da una anziché da un’altra, perché già solo esserne “innamorato” rappresentava per me un barlume di speranza per riuscire a sentirmi “normale” ed accettato dal mondo che mi circondava. Queste ragazze non mi volevano ed io lo sapevo bene, ma preferivo arrovellarmi nella tristezza di non poterle avere, piuttosto che arrendermi alla verità.

Verso i sedici anni, nonostante tutti miei sforzi per eluderle, arrivarono le prime esperienze sessuali con donne. Nonostante l’atto in sé arrivasse a compimento, non mi sentivo affatto appagato per quanto potessi cavarmela nel simularlo: non c’era il trasporto e non potevo più mentire a me stesso.
Erano i primi anni del 2000, iniziai a cercare di conoscere gente omosessuale in chat ma nella vita reale facevo fatica a trovare riscontri perché, salvo poche eccezioni, le persone che vivevano la propria omosessualità senza nascondersi erano soltanto la punta emersa di un gigantesco iceberg la cui enorme parte sommersa era composta anche da gente sposata e con figli.
Incominciai ad avere anche qualche amico omosessuale, ma ero molto legato alle mie vecchie amicizie e sentivo il bisogno di essere onesto con loro per cui feci coming out con una coppia di amici a cui volevo molto bene e che frequentavo molto spesso.

Per circa un anno e mezzo tutto andò abbastanza bene fin quando questa coppia non si sfaldò e mi ritrovai una porta sbattuta in faccia. In quel momento il mondo mi crollò addosso, mi sentivo completamente smarrito e allora mi decisi ad approcciare la presidentessa del circolo arcigay della mia città e da quel momento in poi fu tutta una strada in salita perché, anche grazie al suo supporto emotivo, mi decisi a fare coming out con i miei genitori che, a dispetto dei film drammatici nella mia testa, (specie rispetto a mio padre che in effetti inizialmente ne rimase alquanto scosso e rattristato) la presero abbastanza bene e anzi mia madre mi disse “Perché parli di “problema”. Quale sarebbe il “problema”? Mi dispiace solo che incontrerai molte difficoltà nella nostra società”. Mi resi conto che se glielo avessi rivelato prima, avrei evitato anni di sofferenze psicologiche.

Non voglio raccontarvi la storia della mia vita, penso di avere già detto abbastanza ed ho omesso parecchie cose per rispetto dei terzi. Tutto sommato sono stato fortunato perché ci sono persone che hanno avuto esperienze nettamente peggiori della mia, ma vorrei che capiste che tutto ciò che ho passato è dovuto proprio all’ostracismo verso l’omosessualità che continua a permeare nella società di oggi.
Se avessi avuto la fortuna di avere qualcuno a scuola che mi avesse dato delucidazioni al riguardo probabilmente avrei passato una vita più serena, soprattutto durante il periodo dell’adolescenza.

Non sono cattolico, ma non sono nemmeno ateo: ritengo di aver coltivato la mia spiritualità e penso che porsi domande, sia sui temi religiosi e spirituali che su tutto il resto dello scibile, costituisca una grande ricchezza, quando non si rimane schiavi di dogmi. Pur comprendendone l’origine, non riesco a giustificare e accettare la dabbenaggine di chi si attiene letteralmente ai testi sacri solo quando ciò che è scritto quadra con la propria realtà o non contrasta con la propria convenienza (che dire, per esempio, del “no” al sesso prematrimoniale o “non desiderare la donna d’altri”?), mentre si oppone strenuamente a tutto ciò che reputa sia lontano da essa e oggetto di un diffuso disdoro e/o rigetto a livello sociale.

Potete pure pensare che la terra sia piatta e finisca dopo le Colonne d’Ercole, che sia al centro dell’universo e che il darwinismo sia un’ideologia perversa, ma non è giusto che precludiate agli altri di vivere felici solo perché diversi da voi o perché il loro pensiero non coincide con il vostro.
La natura umana ha tante sfaccettature, ci sono persone omosessuali, transessuali, intersessuali, bisessuali e così via, come persone a cui piace il rosso mentre altre preferiscono il giallo: dovete solo farvene una ragione perché non esiste un solo modo giusto di essere (cioè il vostro).

Non vivo più nell’ossessione di voler essere considerato “normale”, di essere accettato, perché ritengo che la “diversità” sia una delle più grandi ricchezze del genere umano e che la nostra crescita, spirituale e mentale, come individui, sia favorita proprio dal confronto tra le varie realtà e tra i diversi pensieri: certamente non può che considerarsi limitata e limitante la visione della vita di chi si trincera nel piccolo bozzolo della propria realtà di cartapesta, le cui pur fragili pareti costituiscano il limite di un misero, micragnoso e personale microcosmo, al di là del quale non riesce neppure ad intuire la realtà del mondo esterno che lo circonda.

p.s. A tutti i sostenitori della famiglia “tradizionale” dico solo un paio di cose: ci sono coppie “naturali” che abbandonano, trascurano, uccidono, abusano i propri figli mentre ci sono bambini che crescono sani e forti (mentalmente, spiritualmente e fisicamente) anche con un solo genitore (fenomeno estremamente diffuso) o cresciuti dalla nonna o dalle zie. Un ambiente sano per la crescita di bambini è quello in cui vi è cura della serenità, della stabilità emotiva e dell’arricchimento culturale.
La vera famiglia è dove c’è amore.

Tumulto Borgosfranto

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